Antisessismo, Comunicazione, Culture, Personale/Politico, R-Esistenze

Depressione, violenza di genere e fantascienza

Non so per gli altri ma a me la fantascienza ha salvato la vita in molti modi. Quando mio padre mi picchiava io immaginavo di poter migrare su un altro pianeta. Quando il mio ex marito mi lasciava fuori la notte, incinta, al gelo, immaginavo distopie post apocalittiche e ricorrevo alla fantasia per resistere a tutto. Quando iniziò a farsi viva la depressione, nei momenti di buio, un po’ come capita ancora, e di intensa solitudine, pensavo di incontrare un robot scassato in un mondo di cui ero l’unica abitante. Inventavo linguaggi e simboli e metafore della mia condizione. Ho scritto tanti racconti ma dovrei andare a rileggerli tutti per consegnarli al pubblico. In molti tra essi c’è più oscurità che voglia di lotta e rivoluzione. La mia prima distopia pubblicata, Limbo: l’industria del salvataggio, l’ho scritta lucidamente, come La fabbrica degli umani. Quei personaggi mi accompagnarono in un periodo di voglia di rinascere. Poi svanì e smisi di scrivere. Quindi quello che immagino ora, con Legittima Difesa e l’ultimo pubblicato Lo sguardo dello stupratore, tornano ad essere un po’ soluzioni immaginarie che mi salvano dal buio. Non per niente Legittima Difesa inizia con me che vado a cercare un posto per lanciarmi nel vuoto e continua con una auto volante che mi afferra e mi salva. L’ho inventata per un salvataggio che riguarda me ma non solo.

Ho continuato a descrivere personaggi incontrati nella realtà che ho trasformato in alleate di una rivolta contro l’oppressione del controllo sociale e di una psichiatria ottocentesca che ancora, a volte, con costrizioni, legature, elettroshock, riappare. Lo sguardo dello stupratore inizia con un prologo che mi riguarda, fu il mio stupro, a quindici anni, e lo sguardo di quell’uomo non lo dimenticai così facilmente. Su questo ho costruito una storia che parla di soluzioni estreme, ribellioni violente, per sopravvivere. Perché vorrei si dicesse, in qualche modo, che le donne hanno il diritto a manifestare rabbia per legittima difesa. L’ultimo libro, dunque, è fatto di traumi non superati, stupri, femminicidio e uomini che usano le donne come oggetti. Per riumanizzare le donne ho umanizzato le androidi chiamate a sostituire le donne nel lavoro sessuale. Continuerò a scrivere e fantasticare, è il mio percorso, la mia salvezza. Chi vorrà salire a bordo è benvenut@. Nel mio mondo immaginario c’è posto per tutt*.

Un bacione e grazie sempre per la vostra attenzione e il vostro sostegno.

Eretica Antonella

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2 pensieri su “Depressione, violenza di genere e fantascienza”

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