Autodeterminazione, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, Sessualità

Sessualità: da oggetto a soggetto del desiderio

Sono stata stuprata quando avevo quindici anni. Ero andata a trovare una amica che mi disse Rimani! e io restai in un lettone che ospitava me, lei e il suo ragazzo. Lui scavalcò e mi stuprò. Il giorno dopo capii che la mia amica gli procurava le adolescenti per il suo sollazzo. Lei sapeva. Non ci vedemmo mai più. Io non capivo perché rimasi ferma, fingendo di dormire, quando era chiaro che non dormivo affatto dato che mi fece male. Era la mia prima volta e l’ho subita da oggetto del desiderio altrui. Non da soggetto. Non ero un soggetto desiderante e servì tempo per capire come difendermi da chi mi considerava oggetto e come esprimere la mia sessualità da soggetto.

Da adolescente incontrai spesso ragazzi che con un Dai, su, fallo, volevamo impormi qualcosa. Ero stata cresciuta in modo che soddisfacessi le voglie degli uomini. Non sapevo cos’era il piacere finché non cominciai a sperimentare, da sola. Perché per riuscire a dire No dovevo sapere cosa piaceva a me. Vendevano un settimanale titolato Due Più. Vietato ai minori, con foto di vagine e peni di ogni tipo, spiegava in qualche articolo quali esercizi fare per raggiungere l’orgasmo. Era un esercizio di contrazioni e rilassamento dei muscoli interni alla vagina. Poi spiegava che stimolando la clitoride si poteva ottenere piacere e l’orgasmo clitorideo. Spiegava che ogni donna aveva diverse zone erogene, ovverosia quelle zone che se toccate, sfiorate, procurano piacere. Per alcune erano i capezzoli, per altre l’inguine o i lobi delle orecchie. Spiegava che non a tutte piace la stessa cosa e io sperimentavo, tentando di capire cosa piacesse a me. Con il mio primo ragazzo, dopo quelle esperienze, fu tutta da ridere perché lui mi piaceva, a pelle, ma voleva guidarmi e io lo fermai e dissi Chiacchieriamo un po!.

Lui colto alla sprovvista non sapeva cosa fare ma rimase calmo e gli dissi che se voleva fare sesso con me avrebbe dovuto fare quel che volevo io. Potevamo sperimentare, certo, ma principalmente doveva sapere quello che non mi piaceva, senza bisogno di insistere perché non avrei detto sì. E doveva sapere cosa mi piaceva e lui con molto imbarazzo mi confidò di essere stato a letto con una donna più grande. Io avevo 17 anni e non me ne poteva fregare di meno della sua esperienza. Hai anche le referenze? Chiesi. Ridemmo e gli chiarii che ogni donna era diversa, perché l’avevo letto su quel settimanale. Dunque quello che piaceva all’altra poteva non piacere a me. Fu la mia vera prima volta. Non sono certa che lui sia rimasto altrettanto soddisfatto, ma a me piacque riuscire a guidare qualcuno alla scoperta del mio corpo.

Essendo una persona molto diretta non confidavo nell’intuito degli uomini. Inutile tentare di spostargli la testa per dirgli che doveva leccare in un altro punto mentre levigava una zona priva di sensibilità. Da adulta ho incontrato idioti che ho cacciato fuori dal mio letto perché non capivano e non solo i gesti, il linguaggio dei corpi ma neppure le parole, espresse in corretto italiano dunque comprensibilissime. Se ti dico lì no, significa no. Se ti dico lì sì è lì che devi andare. Diversamente vai a farti un giro altrove. E non perché sono ingenerosa, mi frega un tubo del tuo dolore alle palle. Lo risolvi da solo, in bagno, giusto per non andare in giro col promontorio in bella vista, ma arrivederci a mai più.

La cosa che mi stupiva, più di tutte, era come certi uomini si sentissero devirilizzati quando spiegavo che volevo guidarli. Passionali finché non li fermavo per dire che di là non c’è nulla. imbranati quando spiegavo cosa fare. Erano stati educati ad essere soggetti del proprio desiderio ovvero a pensare che quel che piaceva a loro doveva piacere alla donna. Se dicevi Eccomi, mi vedi? Qui c’è un’altra persona e della tua erezione non mi frega un tubo, allora diventavano insicuri, imbarazzati, cercavano comprensione, cura e consolazione. Ma se vuoi sesso non ti aspetti conforto dalla donna che vuole provare piacere tanto quanto te. Se non sposti l’asse di attenzione da te stesso per rivolgerla alla persona con cui fai sesso il tuo è un monologo, niente di più che una sega in presenza di una testimone ignara che se inconsapevole fingerà un orgasmo per fare in modo che tu smetta di fare quella cosa che ti sembra tanto bella ma che dà solo un fastidio enorme.

L’incontro che avviene tra due soggetti è soddisfacente. Quello in cui il soggetto è lui non lo è. Può avere tutta l’esperienza che vuoi ed essere empatico a dismisura ma se non è cosciente del fatto che tu sei altro da lui e puoi non gradire o puoi volere cose diverse, quel rapporto diventerà un disastro. Non mi pongo neanche il problema di dirvi che lo stupro è stupro ed è chiaro che è solo un atto di dominio. Parlo di tentativi, incontri, consensuali che smettono di esserlo ad un certo punto perché non c’è reciproco ascolto e spesso non c’é ascolto da parte dell’uomo che insegue solo la sua pulsione e nulla di più. Dunque vi prego, ragazze, siate chiare, dirette, non preoccupatevi di sembrare cattive ragazze, chissenefrega, c’è il vostro piacere in ballo e solo voi sapete come procurarvelo.

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