Personale/Politico

Peccati da confessare

Non che i miei problemi siano risolti ma pare che io debba fare i conti con i miei peccati prima del trapasso. Non quello solito. Trattasi di passaggio a miglior vita, una vita migliore nel vero senso della parola. Dunque vediamo. Metto in moto il tapis roulant per i neuroni privi di allenamento e accelero al massimo la velocità per tornare indietro nel tempo. Mi sono toccata da bambina, e vabbè, questa è la più ovvia. Con il mio cuginetto provammo le gioie del sesso bimbesco e fummo scoperti nientemeno che dalla sua religiosissima madre. Quella che non si perde mai, neanche con neve o pioggia, una uscita del Papa dal finestrone del Vaticano, quella che voleva far diventare la figlia suora perché grassa. Invece lei si sposò e fece due figli. Tiè. La scoperta di quella cattiva azione fu naturalmente imputata solo a me. Giammai il figliolo poteva pensare a cose sporche se bene aveva udito il tono delle sue preghiere e lo scorrere delle sue dita sul rosario. Io la vastasa, tre volte tanto, dopo che la madre di una vicina mi scoprì a misurare la febbre nel culo, con una matita, alla pargola innocente. Come se c’avessi scritto maniaca sulla fronte. Eppure ero timidissima e innocente. Insomma peccaminosa, perché tre volte al fiume decidevo di voler a tutti i costi sopravvivere e galleggiare. Le turbe sessuali che causai al cuginetto non so quali furono. Di certo la zia non mi guardò più allo stesso modo, sebbene volesse aggiustarmi, come si dice, redimermi, e allora fu lei che mi accompagnò alla cresima, minacciandomi con l’indice: e ora devi chiamarmi madrina. Sssì madrina. 

Ma quella cresima non mi aggiustò del tutto. Anzi portai a mala strada anche la potenziale suora. Io la portai con me alla radio dove leggevo gli oroscopi e mi ero girata un attimo poi la trovo a pomiciare con una specie di sagrestano. Sul serio, pareva si fossero trovati. Questo comunque la diceva lunga su quanto la figlia tenesse in considerazione la struggente religiosità e il clima da repressione sessuale della madre.

Altro peccato, mio malgrado, fu quello di partorire appena poco prima di Chernobyl. Ero allo svezzamento e dissero che quella marca di latte era stata esposta alle radiazioni. Le vacche, non la marca, per essere precisi. Quindi la prole l’ho avvelenata con le radiazioni e chissà quante bestemmie mi saranno arrivate dai mondi di quello là, il Dio uno e trino, vedendomi così priva di conoscenza al punto da non saper proteggere i bambini. A mia discolpa però posso dire che in un momento in cui ci fu un disastroso terremoto, per prima cosa presi la prole e mi lanciai dalle scale, cadendo, con salto mortale, non so come, riuscii a sbattere il cranio e mantenere la prole in alto. Poi venne mio padre: si è fatto qualcosa? Ma chi? Guarda me piuttosto, mi sono fracassata la testa. Ma la testa a te non funzionava da prima. Può darsi che s’aggiusta. Ed ecco come venivano accolti i miei dolori in casa mia. 

Ci fu la volta in cui la sorella mi fece cadere per le scale e scivolando il mento mi si ruppe. “E’ tutto sangue pazzo che se ne va!” Disse mio padre. Niente paura. Potevano svenarmi e tutto sarebbe andato meglio. 

Sarei stata tentata di mostrargli l’assorbente in tempo di mestruazioni. Volevo vedere se se ne usciva con la battutona del cazzo sul mio sangue pazzo. Fa pure rima.

Peccati e peccati. Oh sì. In chiesa per le confessioni mentivo sempre. Inventavo cose e poi non sapendo imparare a memoria le preghiere, stesso difetto per le poesie la cui declamazione non posso addurre tra le mie innumerevoli capacità, muovevo la bocca sillabando cose strane e concludevo con “mea culpa mea culpa mea sanctissima culpa amen”.  Non so se il prete se ne sia mai accorto. Lo chiamavamo lo sputacchiere, perché beccava a suon di sputi tutti quelli nelle prime fila. Noi, i furbi e le furbe, ci mettevamo dietro, contando le vittime e scommettendo sulle prossime. 

Ho peccato d’arroganza mentre con l’amica facevo in giro questionari sulle zone erogene. Domande poste ai vecchierelli in piazza i quali si sforzavano di pensare e poi indicavano i quattro canti o la piazza dietro l’altra via. Avevamo conoscenza della geografia del luogo ma di zone erogene neanche l’ombra. 

Infine c’erano gli scherzi a scuola, dei quali mio malgrado ero complice perché se sai devi tacere. Dunque prima ci furono le api per la prof di disegno, poi la porta scardinata per il prof di filosofia, che era anche un prete dopotutto. Se non con lui quell’apriti sesamo con chi poteva funzionare. E booom, la porta cedeva a terra. Infine ricordo un calpestare frenetico di palline di naftalina per poi sollevar l’obiezione che l’aria a suo modo era diventata irrespirabile e fummo tutti fuori dalla classe in due secondi. 

Avendo la scrittura fluida già a quel tempo finivo il tema nei primi dieci minuti e per la durata dell’ora riuscivo a scrivere altri tre temi per altrettanti compagni che in fretta e in furia copiavano dalla mia grafia. Si può chiamare peccato? Ah sì, il mio peccato vero e proprio era il fatto di aiutare altri a studiare materie che conoscevo a menadito e poi andare a fare quasi scena muta davanti al professore. Non so perché mi venisse un blocco di fronte alle figure autoritarie, ancor di più se alzavano la voce. Di fronte al prof di matematica un bel giorno svenni e tutti pensavano fossi incinta. Avevo solo 14 anni e non avevo conosciuto le gioie dell’amore carnale. 

Peccati gravi, sarò passata col rosso qualche volta e in un giorno feriale ricordo che il sedile in cui stavo si ribaltò. Guidai in un equilibrio decisamente fragile. Poi c’erano le volte che dopo aver fumato canne io e la mia amica, thelma e louise per gli amici, cercammo una festa in una zona in cui le strade erano tutte uguali. A lei venne l’idea di mettere la testa fuori per sentire da dove venisse la musica, così io tenevo il manubrio mentre lei guidava. Arrivammo a festa finita ma dopo un sacco di risate. Potrei ricordarne ancora e mi sforzerò. Per ora i miei neuroni hanno spento il tapis roulant e sono andati a indossare il camice dei depressi cronici. Ma c’è una parte di me che vive e ride. Devo solo imparare a cercarla e farla riemergere. Prima possibile. Buona serata. 

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