Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, R-Esistenze

Consenso Vs Cultura dello stupro

La Fontaine – Tales and Novels in verse – v2

Se volete sapere qual è in Italia l’età del consenso basta cercare un po’ e la troverete, sempre che vi interessi davvero. Che cos’è la cultura dello stupro? E’ quella cultura per cui viene minimizzata, incoraggiata, normalizzata la violenza sessuale. Di più: viene giustificata, al punto da colpevolizzare la vittima che denuncia di essere stata stuprata. La colpevolizzazione della vittima si chiama Victim Blaming, tanto per saperlo.

Se nasci con una vagina tutto quello che ci si aspetta da te è che tu sia sempre disponibile allo sguardo, alle attenzioni, alle molestie e al desiderio sessuale maschile. Nessuno si pone il problema di quello che tu voglia. Cosa desideri, con chi vuoi stare o non vuoi stare. Men che meno se hai 6 o 10 anni e non hai ancora raggiunto l’età per poter dare il tuo consenso a nessun tipo di attenzione che un pedofilo decide di dedicare al tuo corpo, violandolo.

Se sei una bambina ti viene insegnato fin da piccola a non attirare l’attenzione, a essere una brava bambina (altrimenti te la sei cercata!), a fare quel che dicono gli adulti. Ma se l’adulto in questione è tuo padre e lui vuole stuprarti nessuno ti spiega che puoi mandarlo a quel paese e dato che vige l’omertà in molte famiglie e in molti contesti, secondo cui quell’uomo è una brava persona e mai e poi mai farebbe cose del genere, la bambina che decide di raccontare cosa le ha fatto il suo papà viene definita bugiarda e la faccenda viene liquidata così, con facilità, lasciando alla vittima il carico di un dolore troppo grande da sopportare perché rappresenta la negazione di tutto quello che le hanno insegnato. Fidarsi degli adulti, obbedire, fare la brava bambina, dire sempre di sì.

La cultura dello stupro poi ha la responsabilità di diventare elemento cardine di educazione per bambini e ragazzini che pur compiendo brutali violenze contro coetanee non sentono di doversene assumere la responsabilità. Ai maschi si insegna che alle donne piace essere corteggiate, e loro indugiano in quel corteggiamento fino allo stalking. Insegnano che la donna dice No ma in realtà vuol dire sì, dunque è dovere del maschio provarci e riprovarci perché lei ceda, senza che ci si aspetti che sia lei a fare mai il primo passo. Ancora oggi se incontri un ragazzo e gli dici a bruciapelo “scopiamo” lui ti guarda come se si trattasse di una trappola, qualche gioco perverso, perché nessuno gli ha insegnato che la donna non è un oggetto ma può essere soggetto del proprio desiderio e dunque esprimerlo quando le va.

Alle bambine viene poi insegnato di essere cortesi, gentili e di non provocare troppi grattacapi. I maschi, invece, possono essere ribelli, rumorosi, urlare e pretendere ciò che vogliono. Alle bambine viene insegnato ad essere silenziose e pudiche, a vergognarsi di parlare di sessualità, quindi a non approfondire quel che può piacere ad una donna o meno. Ai ragazzi viene data la spinta a provare, fottere, scopare, fartene due alla volta, allungare il pene fin quasi ad adombrare il tramonto perché tutto per lui è concesso.

E se queste difficoltà relazionali nascono tra persone che hanno la stessa età figuriamoci se c’è un divario di potere e la donna è molestata da chi può avere un ascendente su di lei. Il prete, il professore, il tutore, colui il quale dovrebbe avere la responsabilità di insegnarle a progettare la propria autonomia decisionale e invece interpreta il ruolo dell’orco cattivo. In situazioni di ricattabilità l’uomo presume sia più semplice che lei dica sì e così scopriamo di moltissime donne che sono state molestate sul lavoro, che vengono stuprate e non possono denunciare per non perdere l’unica fonte di reddito che hanno.

Altra questione riguarda il consenso in coppie regolarmente fidanzate o perfino sposate. C’è chi pensa che quel legame affettivo consenta all’uomo di poter fare tutto ciò che vuole di lei ma non è così. Anche in quelle situazioni, sebbene sia difficile denunciare un marito per stupro, perché i giudici potrebbero pensare a barzellette per il proprio sollazzo, se la donna dice di No allora è un No. Non si va oltre. E quel No può avvenire prima, durante e perfino quasi sul finire di un rapporto. Se lei dice No e tu prosegui si chiama stupro.

E se la donna non è in grado di dare il proprio consenso, sebbene sia maggiorenne, abbia scelto di uscire con una congrega di amici o cosiddetti tali, se lei è stata drogata o ha provato delle droghe, se ha bevuto o le è stato offerto da bere un bicchiere contenente qualche droga, se insomma lei resta in piedi per miracolo, vomita, tiene gli occhi chiusi e vuole solo poggiare la testa su un cuscino ciò non vuol dire che tu, uomo che l’hai accompagnata, puoi giocare al piccolo esploratore, toccarla, palparla e penetrarla eiaculandole addosso. Il fatto che il giorno dopo lei non ricorderà benissimo non significa che non ricorderà te, lo stupratore, e non vuol dire che la passerai liscia. Ma la cosa senz’altro più grave è il fatto che pur parlandone con amiche o parenti la vittima potrebbe incontrare un muro di gomma e rimbalzarvi contro, con tutta la vergogna e il senso di colpa che ciò comporta.

Se poi alla ragazza che non era molto in sé, oltre a stuprarla, hai fatto anche un video o hai scattato foto durante lo stupro, per minacciarla di mettere tutto online se lei parlasse o per mettere tutto online a prescindere da quello che lei vorrà fare, quello si chiama revenge porn ed è un altro pezzo del puzzle che compone la cultura dello stupro e i reati ad essa connessi. Il revenge porn non è solo un atto di violenza, ulteriore rispetto allo stupro, ma è anche la conferma che in Italia si può impunemente indurre vergogna e colpa nella vittima immortalandola mentre lo stupratore compie su di lei azioni oscene. Se lui ha la sicurezza per poter fare questo significa che ritiene valida la mentalità secondo cui la vergogna incuta nella vittima il timore più grande. Quello di non sembrare più una ragazza perbene e tutte queste lezioni ottocentesche che ci hanno massacrato le ovaie per secoli insistendo fino ad ora.

Se all’uomo viene insegnato perciò che può prendere un corpo di donna, stuprarlo, fotografarlo, picchiarlo, ricattarlo, colpevolizzarlo, sequestrarlo nella morsa della vergogna è chiaro che qualcosa non torna. Non nelle donne ma nella sessualità maschile. Gli uomini dovrebbero mettere seriamente in discussione la propria sessualità. Parlo di uomini etero che sembrano quelli con un minor grado di comprensione di quel che è il consenso da parte di una donna e continuano imperterriti a interpretare il ruolo dell’uomo con la clava che vedendo una donna, senza pensarci due volte, la prende con la forza e la chiava. Si dice così, no?

Cosa bisogna fare per prevenire questa guerra contro i corpi delle donne? Ancora educazione al rispetto dei generi, al rispetto del consenso, educazione sessuale nelle scuole. E se chi si oppone che questo tipo di educazione venga impartita non si rende conto dello scempio che nel frattempo dilaga, vedrà un’onda enorme di donne inarrestabili che prima o poi butteranno giù palazzi, chiese, chiunque sia intrappolato all’interno. Perché è ciò che meritano. Agli uomini va insegnato cos’è il consenso e ad averne assoluto rispetto, alle donne va insegnato che il silenzio è l’arma per proteggere i carnefici. Se qualcuno non rispetta il vostro consenso ditelo, raccontatelo. Se intimano il silenzio mandateli a quel paese. Non è più tempo di tacere. La misura è colpa.

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