Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, Personale/Politico, R-Esistenze

Bodyshaming

Una delle pratiche più odiose messe in circolo da uomini con la clava e relative consorti è quella del bodyshaming. Letteralmente vuol dire vergognati del tuo corpo. Dunque ogni volta che qualcuno vi importuna e fa delle battutacce per disprezzare il vostro aspetto fisico sta usando una forma di molestia che può riferirsi a tutto ciò che non corrisponde con il modello estetico imposto dalla maggioranza o particolarmente gradito al o alla idiota che vi disprezza. Il modello estetico cui certa gentaglia fa riferimento prescinde dal fatto che voi siate sane, debilitate, qualunque cosa. Loro disprezzano tutto quello che nella loro testa suona come anormale. L’influenza dei media nel creare un immaginario normativo per i corpi di ciascuna di noi è enorme. Tant’è che l’idiota di turno disprezza spesso una donna che potrebbe perfino somigliare a sua madre o sua sorella o alla sua fidanzata. L’importante è dar fiato alla bocca o metter mano alla tastiera, cosa che rende il web una giungla nella quale spesso si è più soggette ad aggressioni di haters che si nascondono dietro nickname e schermi per schernire con tutto l’odio che hanno in corpo e in testa.

Questo tipo di violenza colpisce indubbiamente e senza dubbio maggiormente le donne perché di rado vedo uomini aggrediti per la loro scarsa prestanza fisica. Ma è vero che tale violenza viene compiuta da uomini e anche da donne che hanno interiorizzato il sessismo in forme tali da farle sentire in obbligo di recitare la parte delle portatrici sane di bellezza ovunque vadano. E’ chiaro a tutti che i corpi delle persone cambiano a seconda del sesso, del genere, dell’età, perfino della provenienza geografica. Una forma di bodyshaming razzista veniva ad esempio praticata quando i colonialisti usavano le donne nere rapite e deportate dall’Africa per paragonarle alla fulgida bellezza delle donne bianche. Così anche per le donne latino americane che rivendicano la propria diversità rispetto al modello nord americano o nord europeo.

A fare bodyshaming sono per primi i padri che poi insegnano ai figli, frugoletti di un metro appena, che non solo fanno a gara per toccarti il culo quando passi ma imparano epiteti sull’ampiezza dei culi, sulla miseria dei seni e quant’altro non eccita il loro caro papà. La cosa è parecchio sottovalutata al punto che ancora si esita a portare nelle scuole corsi di educazione al rispetto dei generi, corsi antisessisti e contro il bodyshaming. Ci si dimentica che combattere contro il bodyshaming significa combattere contro l’insorgere di ansia, bassa autostima, disturbi alimentari e depressione nelle donne.

Il Bodyshaming ha poi zone di particolare odio rivolte contro le donne grasse e per questo è stato coniato il termine di grassofobia. Le ragazze “grasse” sono le maggiori vittime di bullismo e cyberbullismo. In una campagna ideata e portata avanti da Abbatto i Muri (Body Liberation Front o Shorts per tutte), con foto accompagnate da storie personali che trovate sulla pagina facebook di Abbatto i Muri, sono state prese di mira le ragazze in carne, quelle per alcuni “troppo magre” e quelle che si rifiutano di radersi le gambe. L’odio riversato tra i commenti simulava un interesse per la salute fisica o mentale delle ragazze in posa ma, in realtà, dicevano sempre la stessa cosa: questi corpi non seguono la norma e dunque bisogna cancellarle, renderle invisibili. Da lì il rischio che una persona oggetto di simili attacchi chiuda i profili social, vergognandosi di se stessa, e infine eviti perfino di mettere un piede fuori casa. Parlo di agorafobia.

Perché le malattie mentali non nascono per caso e frequentemente dipendono dal grado di accettazione e dal livello di stima della persona che se oggetto di aggressioni, bullismo, cyberbullismo, di questo tipo, vengono meno. Cosa può venire di buono in una società che fa della bellezza in photoshop il modello ideale. Chi giudica spesso è influenzato da modelli che non corrispondono neppure alla realtà perché le modelle in copertina vengono allungate, smagrite, sgonfiate o gonfiate nei punti giusti per creare silohuette da fantascienza.

Rendersi conto del fatto che bisogna invadere il mondo con i nostri corpi invece che nasconderli è indispensabile affinché l’immaginario di tutti possa mutare. Io stessa ho partecipato alle campagne e anche le mie foto sono state oggetto di attacchi terribili, perché ho la cellulite, le smagliature, il peso in eccesso e una serie di caratteristiche che poco c’entrano con la desiderabilità del mio corpo. C’entra invece il fatto che come tutte voi sono cresciuta subendo giudizi ogni volta che andavo in strada. Non mi piacevano i giudizi buoni e neppure quelli cattivi ma l’impressione che ne ho ricavato è che tutti quegli uomini o ragazzi pensavano alle donne come fossero partecipanti ad una passerella per competere al titolo di Miss Italia. Ho ricevuto perciò la mia buona dose di bullismo, perfino in famiglia, e ho sviluppato disturbi alimentari, di ansia, depressione e agorafobia per vergogna e paura che gli altri mi vedessero quando non ero al meglio delle mie possibilità.

E se pensate sia qualcosa che passa con l’età non è affatto così. Ho provato disagio da adolescente, nell’età adulta e ora dopo la menopausa ancora di più perché dovrei solo lasciare in pace il mio corpo affinché segua il suo normale corso. Ecco cos’è normale: invecchiare. In una società che odia le vecchie, le mette a riposo come presentatrici tv superati i 50 anni, a meno di non farsi plastiche facciali che allungherebbero la loro redditività di qualche anno.

Uno degli stereotipi peggiori che riguardano le femministe è che siano tutte brutte e vecchie. Perciò nelle manifestazioni le giovani generazioni occupano le prime fila, perché giustamente e coraggiosamente non temono nulla. Mentre noi, le vecchie, o almeno io, ho avuto difficoltà perfino a partecipare ad una assemblea femminista per timore di essere vista. Non bella o brutta ma proprio vista. Questi sono ovviamente pensieri distorti dalla percezione oramai nefasta che ho di me stessa, perché per quanto razionalmente pensi al fatto che agli altri può non fregare assolutamente un tubo di come sono fatta io mi preoccupa dover affrontare più di una o due persone per volta.

Quindi, ecco, dato che mi sono messa in testa di voler scrivere qualcosa che parli di femminismo e salute mentale, vedete che le due cose sono collegate. La nostra salute mentale dipende da come ci tratta il mondo e da come trattiamo noi stesse. Ma quel continuo bombardamento normativo non ci aiuta affatto. Ci sono troppe ragazze che soffrono di anoressia e bulimia o depressione per lasciare che se ne occupi solo la psichiatria. La medicina può intervenire quando devi essere curata, ma questi disturbi possono essere scongiurati con una sana prevenzione antisessista e soprattutto comprendendo tra gli argomenti all’ordine del giorno femminista quel che riguarda la nostra salute mentale

E con il terzo capitolo de Il Femminismo secondo la Depressa Sobria vi saluto.

Con amore

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