Culture, Precarietà, Puttana, R-Esistenze, Strega

Storia di una Strega

Qui comincia una nuova vicenda, che ha per protagonista una donna che si è macchiata del peggior crimine nella storia ed è stata reclusa in una stanza dalla quale poteva a malapena guardare uno spicchio di mondo, una porzione di prato, qualche albero, automobili parcheggiate, finestre del condominio di fronte. Udiva però con chiarezza le voci dell’inquilina del piano di sopra e di quello dell’appartamento confinante. Voci alterate, persone che usavano toni litigiosi per un nonnulla. La donna che per battesimo fu denominata Strega, rifletteva spesso su come gli uomini adorassero concentrarsi sulle guerre in altri mondi ignorando la battaglia che si svolgeva ogni giorno dinanzi ai loro occhi. La concentrazione si sa, ha il difetto di volgersi dove fa meno male. Le guerre lontane impediscono di pensare alle responsabilità del qui e ora. Ci sono uomini che usano parole con toni piene di enfasi dedicate alle ferite altrui e nel frattempo svolgevano il proprio lavoro di parlamentari o giornalisti al soldo dei partiti di cui non davano notizia a nessuno. Strega dal suo angolo di reclusione non trovava notizie su quel che il governo stava facendo, su quali provvedimenti stava adottando. Quel che sapeva è che se voleva trarre la verità da fonti certe doveva imparare ad ascoltare il vento. Con esso giungevano lamenti di persone innamorate e deluse o povere in canna, prive di sostentamento, disinformate e senza cognizione dei diritti cui avrebbero dovuto godere. Il vento lasciava viaggiare voci di storie di donne stuprate, picchiate, malate, recluse, un po’ come lei, per aver disobbedito all’ordine dei padri fondatori. Così venivano definiti quelli che ritenevano di aver posto la prima pietra di questa o quella città. Ignorando il fatto che quei padri avevano avuto una madre che li aveva generati e nutriti finché i figli non le avevano rinnegate.

Le madri, d’altronde, dovrebbero fare solo le madri, non possono definirsi fondatrici di nulla. Non hanno di certo inventato l’alfabeto, alcune non sanno scrivere e quelle che lo sanno fare vengono considerate solo per il proprio aspetto. Strega ascoltava il vento e arrivavano voci di editori che pubblicavano solo testi scritti da donne di bell’aspetto. Tutte le altre dovevano faticare, nel mondo della cultura, delle professioni, di qualunque situazione si trattasse c’era sempre qualcuno che accreditava il titolo di Dottore ad un uomo e definiva Signorina la dottoressa con doppia laurea e due master superati con voti eccellenti. Il mondo dei padri fondatori temeva d’altronde una rivoluzione poiché se le donne smettevano di svolgere lavori casalinghi e di crescere figli tutto sarebbe andato in malora. Perciò le donne restavano al confine della vita, potendo solo pregustare il sapore di vita e liberazione che pure a loro era stato promesso quando pagavano le tasse universitarie o si candidavano per ruoli minori in ogni azienda diretta da uomini pressoché incapaci. L’invidia degli uomini era sempre stata un gran problema e Strega ne sapeva qualcosa dato che la reclusione le era stata imposta per aver desiderato essere persona, prima che moglie o madre. Ma se non fai queste cose non servi a niente e dunque eccoti una stanza, luminosa quanto basta, senza specchi, perché tu non possa vedere lo scorrere del tempo sul tuo corpo, senza misuratore dei tuoi desideri inespressi.

Strega avrebbe solo voluto amare ed essere amata, voleva scrivere e inventare storie che potevano rappresentare il mondo per com’è oggi. Meglio la reclusione in modo da non mostrarle nulla poiché ella potrebbe dire troppo e potrebbe finanche essere ascoltata. Quel che i padri fondatori non sapevano è che lei dominava gli elementi, avrebbe potuto demolire le città, soprattutto i palazzi in cui i padri si riunivano. Lei avrebbe potuto annegarli con piogge torrenziali dirette contro ogni uomo prepotente, avrebbe potuto bruciare tutto se solo avesse voluto. Così i padri inventarono qualcosa che contenesse quei poteri: minacce, intimidazioni, violenze e traumi che demolivano la psiche delle donne. Tutte quelle che non collaboravano sarebbero state infettate da una malattia chiamata depressione e i gran dottori avrebbero detto di volerle curare con farmaci che inibivano i poteri, la creatività, la gioia di vivere e i desideri. Una donna depressa non era una minaccia, una donna consapevole e lucida invece lo era. Strega sapeva tutto questo e quando arrivava il sorvegliante mostrava quante medicine aveva ingerito e tuttavia i farmaci non le impedivano di pensare e restare in contatto con il vento.

I padri fondatori sapevano che troppe donne erano ammalate per via dei traumi che avevano subito, ma a loro stava bene così. Più depresse e meno concorrenza sul lavoro. Più depresse in casa e meno uomini lasciati soli a ripulire il fango dagli scarponi indossati per attraversare la merda lasciata a indurirsi per le strade. Strega poteva pur notare queste cose e scriverle, poiché nessuno avrebbe dato importanza a tali osservazioni. Oggi non serve mettere al rogo una strega per annientarla. Basta molto meno. Basta lo stigma della follia. La folle non può combinare danni. Non può competere con i padri fondatori. Non può contendere il loro scettro né può far notare quanto siano perversi e deviati nelle loro camere da letto. Poveri vecchi che ancora nutrono l’illusione di poter pagare una donna giovane e bella da esibire per dimostrare la propria virilità. Poveri padri la cui autorevolezza è sempre ridicolizzata da quelle stesse donne che hanno compreso che succhiargli l’uccello può bastare a svuotargli i portafogli. E nel frattempo i padri fingono di occuparsi di guerre in altri luoghi, pensano che l’avanzata delle donne possa essere fermata da intimidazioni e molestie, guardano il dito ma non vedono la luna.

Luna è mia sorella e li guarda da lontano, vede tutto, comprende ogni cosa, e assiste allo sbriciolarsi del patriarcato. Strega gratta la schiena, allunga le braccia e fa uno sbadiglio, mentre ascolta il vicino che contratta per un appalto truccato grazie alle conoscenze con la commissione edilizia. Uomini che pensano ad arricchirsi per costruire stanze in cui altre come Strega potranno essere recluse, a prendere farmaci e calmanti, per impedire loro di urlare a squarciagola per le brutture cui hanno assistito o che hanno subito per tutta la vita. L’urlo amputato è l’altra strategia dei padri che mostrano solidarietà e marciano nelle manifestazioni contro la violenza sulle donne tenendo una mano sul culo della segretaria che per non perdere il lavoro si rifiuta di protestare. I padri governano, male, un mondo in cui esistono prigioni per le donne che non obbediscono. Prigioni fatte di burocrazia, diritti non riconosciuti, colloqui di lavoro con pretesa di esibizione di portamento in minigonna, mentre in casa hanno una moglie che prepara loro il pranzo, stira la camicia che la segretaria molestata sbottonerà, cresce figli convinti che il padre li tirerà fuori dai guai quando stupreranno una donna.

Strega continua a sbadigliare e sotto effetto dei farmaci infine si addormenta. Così i suoi pensieri non costituiranno un problema, limitati e brevi. Ma se solo i padri conoscessero il potere delle donne non se ne starebbero tranquilli. La rivoluzione arriverà, prima o poi. Arriverà.

Ps: da oggi in poi quel che Strega vede Strega dirà.

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