Pensieri Liberi, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: depressione, percezione di sé, questione di genere

Appunti per la mia autobiografia.

La percezione di sé dipende da tanti fattori: come ti vedi tu, come ti vedono gli altri, che tipo di riscontro hanno le tue azioni o riconoscimenti hanno le tue competenze sul lavoro, per esempio. Tutto questo compone la tua autostima. Se hai delle competenze ma non hai lavoro la percezione di te stessa equivale quello che vedi come mancato riconoscimento. Puoi anche essere consapevole del fatto che non hai lavoro per milioni di altre ragioni ma tutto ciò influisce negativamente nel modo in cui ti vedi. Se le azioni che compi non hanno riconoscimenti anche in quel caso il tuo modo di percepirti diventa negativo. Se gli altri ti coprono di insulti, fanno body shaming, ti ricordano quanto sei brutta o grassa o vecchia o qualunque altra cosa ecco un altro pezzo di identità condizionata in negativo. Resta la percezione che hai tu di te stessa. Per quanto tu possa essere forte, sicura di te e avere una ottima autostima come base di partenza tuttavia non potrai non essere condizionata da tutto il resto. Dicono che la depressione dipenda dal fatto di far prevalere un sé agli altri sé. Come dipendesse da noi depressi. Come se fossimo noi a non vedere qual è il nostro reale valore sebbene il mondo lo riconosca e gli altri ti dicano sempre che sei perfetta. In realtà non funziona proprio così. Io credo che la depressione abbia radici nell’impatto sociale su ciascuno di noi. Credo che questo impatto sia tanto più cruento quanto più ci avviciniamo al genere femminile.

Io sono nata femmina, cresciuta da femmina, con aspettative che mi volevano attenta alla cura della casa e dei familiari. Non corrispondere a quel modello ha significato un disconoscimento del mio reale valore. Come tante tra voi sono cresciuta in una casa con maschilisti che compivano vilipendio dei nostri corpi, maltrattandoli o giudicandoli secondo il loro gusto estetico. Poi ho attraversato strade in cui dovevo ascoltare molestie o insulti sempre per via del gusto estetico di chi si sentiva in diritto di mostrarci quel che si intende, per misoginia appresa, per bellezza. Ho affrontato molestie sul lavoro o rifiuti sulla base del mio aspetto. Ho trovato poche persone che riconoscessero il valore della mia intelligenza, della mia unicità e dei miei talenti.

Ad un disconoscimento di massa di questa portata corrisponde quel 96% di persone depresse tutte donne. Se non fossimo condizionate da ruoli e modelli che ci inducono a pensare a noi stesse come inferiori e dunque sotto lo stretto controllo maschile, se non fossimo accerchiate da chiunque ritenga di poter dire la propria opinione sui nostri corpi come se sfilassimo per il loro piacere, se ci lasciassero esprimere come, dove e quando vogliamo senza subire ritorsioni o violenze nel caso in cui dimostriamo sete di autonomia, di certo gioverebbe alla nostra autostima. Perché a pensarci bene la percezione che ho di me stessa non è così malvagia. Dipende dalle giornate, dritte o storte, mi guardo allo specchio e mi vedo brutta o bella a seconda dei casi ma il mio giudizio su di me è consapevole del valore che possiedo come persona. Io so che a lungo ho combattuto eppure mi piacevo, mi sono piaciuta, avevo stima di me. La precarietà sociale e il fatto di non essere corrispondente al ruolo imposto mi ha dato la botta finale in testa ed eccomi qui. Ma ancora ho una buona percezione di me stessa.

Sono disoccupata, mio padre diceva che sarei sempre stata una fallita, la società ti dice che se non produci non vali niente, ebbene io so di valere. Potrei fare milioni di cose, apprenderne altre. Questo non sembra importare.

Sono una donna che ha superato la menopausa, mio padre diceva che ero grassa già alle medie, altri mi hanno trattata come fossi un’inutile egoista per non aver generato più figli e infine ora non servo più a niente. Il mio ruolo riproduttivo è finito, cessato, ultimato. Se le norme seguissero la ragione maschilista ci abbatterebbero finita la menopausa. Invece devono tenerci in vita per farci svolgere eventualmente altro ruolo di cura, nei confronti di nipoti e parenti vari. Chiunque veda una donna della mia età dichiara che dovrei essere felice nel crescere un eventuale nipote. Se dico di no mi osservano come se fossi cacca di cavallo, enorme e fetida.

Una donna oltre la menopausa non è il massimo in termini di desiderabilità, seguendo lo schema pedofiliaco di certi uomini potenti. O sei costretta a correggerti chirurgicamente per allungare la giovinezza oppure ottieni la pace dei sensi. Quel che non si può cambiare è il fatto che avviene un calo della libido, la vagina non è ben idratata come un tempo e ogni penetrazione potrebbe causare serie escoriazioni se non si fa attenzione. Oltre questo i nostri corpi non più giovani riportano ferite dovute a parti naturali o cesarei, ad aborti, a interventi di vario tipo che con il passare del tempo si rendono necessari perché, ad esempio, l’utero in disuso non fa che produrre fibromi. Siamo da rottamare. Ciò non viene mai detto di un uomo della stessa età e la sua autostima ne viene fuori glorificata.

Sono una donna intelligente, che ama pensare lucidamente, che dà valore alla sensualità del pensiero. So scrivere ciò che mi passa per la testa, ho letto tanti di quei libri che prima o poi il condominio ci caccia per aver superato il peso mobili consentito ad ogni inquilino. Conosco tanto e conosco la natura umana, conosco le persone, e mi lascio ancora sorprendere, sono una persona curiosa e vorrei continuare a perseguire lo scopo della conoscenza per abbracciare tutto il sapere del mondo. Ah, se potessi. Ma questo non ha valore. Quindi come faccio ad essere sicura che sono i miei pensieri a indurmi la depressione e non quel cumulo di merda che il mondo mi ha scaricato ogni giorno addosso?

Per rinascere riparto da me, dalla percezione di me. Io mi percepisco come una donna perfettibile e umana ma pur sempre straordinaria nella sua unicità. E voi?

Eretica Antonella

Una tantum
Mensile
Annuale

Donazione una tantum

Donazione mensile

Donazione annuale

Scegli un importo

€1,00
€5,00
€10,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*
‘Abbatto i muri’ is a blog and an online platform run by a volunteer called Eretica. It aims to raise awareness of Intersectional feminism. It also tries to support the LGBT community in Italy and victims of domestic violence and many other issues which occur in Italy.
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.