Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: la responsabilità di trasmettere memoria orale (o scritta)

Appunti per la mia autobiografia.

Forse mi è mancata quella memoria orale, quel passaggio di informazioni di donna in donna, avendo messo in discussione tutto ciò che mia madre aveva da dire. Forse è per questo che mi sento senza radici. Eppure volgendo il mio sguardo al passato io so che le radici sono lì, solide, resistono alle tempeste e non parlo di mere illusioni ma di notizie che posso riferire su tutte le cose non dette. Le donne di un tempo comunicavano servendosi di messaggi cifrati. Quando dicevano che andava tutto bene poteva significare qualunque cosa. Quando erano dispiaciute per la perdita di un feto durante la gravidanza potevi leggere fra le righe un po’ di sollievo. Quelle donne non erano abituate o educate a dire le cose con chiarezza. Nascondevano sentimenti ed emozioni per concederle solo in rari momenti e in angoli bui. Non si aspettavano di essere capite e recitavano spesso una parte corrispondente al ruolo sociale che gli era stato assegnato.

Io so che sono cresciuta con due nonne fin troppo vestite di nero. Sempre a lutto, per un motivo o un altro. So che una aveva fatto un matrimonio discreto e l’altra un po’ meno. So di mia madre che ha avuto tre figli ma ne ha concepiti sei in tutto. Si è fatta chiudere le tube del falloppio solo al terzo cesareo. Degli aborti, vissuti tra una faccenda e l’altra, senza darvi tanta importanza, non ha mai parlato molto. Non con me almeno. So di memorie familiari che mio padre ha tentato invano di ricucire, per molto tempo, cercando parenti di parenti di parenti per risalire la genealogia, forse, non so, nella speranza di trovare qualche risposta al suo “da dove vengo?” o per dimostrare di avere qualche titolo nobiliare che nella sua mentalità sarebbe stato utile. So che la mia infanzia è stata costellata di chiacchiere poi negate (shhhhh non si dice) su questa o l’altra parente. Cose che le donne non dicono, quasi a voler fingere di essere idiote o giù di lì per pareggiare gli sguardi ignari di uomini codardi di fronte al coraggio e al dolore delle donne.

So che canticchiando durante le pulizie della strada polverosa, ancora senza asfalto, tra vicine potevano udirsi i suggerimenti su come non avere figli o come abortirli senza che ne rimanesse traccia. So di donne del vicinato picchiate dai mariti e poi costrette a sanare le proprie ferite in silenzio, senza dirlo a nessuno. Ma le altre sapevano, ascoltavano le urla, stringevano i pugni senza intervenire. Questa era la regola. Tra moglie e marito non mettere il dito. L’altra cosa che so è che una donna faticava spesso il triplo rispetto ad un uomo. Non era tutto com’è adesso. Ricordo giornate intere a trascinare bidoni di venti o trenta litri d’acqua dal basso, risalendo due piani, per raggiungere la vasca che avrebbe garantito liquido per cucinare, lavare i piatti, lavarsi, pulire i pavimenti. Tutto questo fa parte della mia memoria. Se solo ne avessi un altro pezzo, un pezzetto ancora. Così ho cercato di diventare tramite delle memorie di altre donne, affinché il loro sapere non si perdesse, perché è importante, sapete, custodire e poi lasciare in eredità quel sapere.

Nessuno ci dice quello che davvero vogliamo o abbiamo bisogno di sapere. Dobbiamo scoprirlo da sole. Dobbiamo lottare per affermare la veridicità di quelle esperienze contro chi continua a negarle per mantenere intatto il potere di un patriarcato incline a incoraggiare la nostra ignoranza. Quante volte avete sentito di uomini che dicono che le donne migliori non sanno, non fanno le saputelle, non dicono, non si esprimono, non hanno parole e pensieri propri. Invece quei saperi, pelle a pelle, cellula a cellula, sono arrivati a noi, incluse le ferite e i pianti segreti delle donne, per illuminarci il cammino quando la via è più buia. Volevo solo accendere un lumicino, cercare una via anche per me o forse dapprincipio solo per me. Non mi pare di scorgerla, la luce, ma il mio momento buio, dovuto alla depressione, non deve condizionarvi. Tutto quello che viviamo nel presente è nulla rispetto a ciò che trasmettiamo alle generazioni future. Io sono niente rispetto alla ricchezza di esperienze diffuse nel mondo. Perciò, dal mio angolo attualmente buio, tra una lacrima e un sospiro affranto, vi chiedo di non disperare e continuare a lottare. Continuate a farlo, anche per me. Grazie.

Eretica Antonella

Una tantum
Mensile
Annuale

Donazione una tantum

Donazione mensile

Donazione annuale

Scegli un importo

€1,00
€5,00
€10,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*
‘Abbatto i muri’ is a blog and an online platform run by a volunteer called Eretica. It aims to raise awareness of Intersectional feminism. It also tries to support the LGBT community in Italy and victims of domestic violence and many other issues which occur in Italy.
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.