Pensieri Liberi, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: il non-valore della donna non-riproduttiva

Autobiografia. Ancora qualche riflessione a margine.

Al primo post sul valore di una donna attribuito secondo la valutazione sessuofobica maschile aggiungo quest’altro che riconosce valore alla donna se in grado di fare figli.

Quando conobbi quello che sarebbe diventato il mio secondo marito l’unica cosa che disse mia madre fu che ero ancora in tempo per dargli un paio di figli, come se lui mi avesse scelta per quello. In realtà non ne volevamo e quando rimasi incinta, per incrocio deleterio tra pillola e antibiotico, entrambi decidemmo per l’aborto. Non ero riuscita bene, delegando troppo a mia madre, a crescere il primogenito, figuriamoci tentare ancora nel bel mezzo della precarietà economica. In mille occasioni adulti e conoscenti chiedevano spesso di eventuali gravidanze o si chiedevano perché lui volesse stare con una donna divorziata e tendenzialmente prossima alla menopausa.

Non dare un figlio all’uomo amato viene giudicata da molti una specie di offesa a lui e poi alla società, perché il concetto stesso di famiglia patriarcale vuole che essa sia costituita da una coppia eterosessuale, alla faccia della mia ritrovata bisessualità, e da un certo numero di figli. Una donna che non usa l’utero per fare un figlio commette grave peccato, se abortisce peggio ancora ed è per questo che della scelta non parlai mai con i miei.

Per loro era già una soddisfazione aver dato via la figlia in matrimonio ad un altro uomo quando pensavano che nessuno mi avrebbe più voluta. Inutile sedare il loro stupido entusiasmo. Nella mia vita fatta di lavori precari, nomadismo da una città all’altra e attivismo politico, non c’era posto per nient’altro a parte un compagno o una compagna che sposasse con me questo tipo di vita. Perciò io donna che si dedicava alla lettura e alla scrittura invece che alle faccende domestiche o a cambiare pannolini valevo nella cultura popolare meno di zero.

Ne sanno qualcosa tutte le donne appena accoppiate che vengono regolarmente tartassate di domande sugli intenti riproduttivi o le donne che vengono guardate con pietà quando la capacità riproduttiva viene messa da parte per altre priorità o quando quella capacità non c’è per ragioni di salute. Della donna ciò che ha valore ed è da tenere sotto controllo è la sfera sessuale e la sfera riproduttiva. Qualunque altra cosa non ha importanza, il nostro curriculum, la nostra formazione, le competenze, i sogni, i desideri, le esigenze creative. Se viviamo in un paese in cui abortire o trovare la pillola del giorno dopo è ancora così difficile lo dobbiamo a questo. E dobbiamo a questo anche il fatto che una donna della mia età, sul finire di una relazione importante, senza più capacità riproduttive, con una libido consumata e da allenare, valga tanto poco o senta di valere poco.

Devo aver introiettato tanti di quei valori fasulli per essermi sentita persa all’annuncio della separazione perché una delle prime cose che mi è venuta in mente è “io non valgo niente” e poi “chi mi vorrà più?”. E questo perché le donne (io di sicuro) sono state educate da sempre a dover dipendere da qualcuno, ad appartenere a qualcuno o comunque a sentirsi prive di valore senza qualcuno che faccia loro da riflesso, da specchio. Sto pensando molto in questi giorni a quello che mi rende malinconica, triste, in lutto o arrabbiata. Se il fatto di non essere mai stata capita, se il fatto di sentirmi tradita nelle intenzioni di vivere con la rassicurazione, anche non monogama (senza pretese, per carità), di una presenza come un caldo abbraccio che restituisca il senso del mio valore. Se dopo tanto tempo io non riesco a trovare valore in ciò che ho fatto mi chiedo dove mi sono persa e perché. Quando ho rinunciato. Quando ho abbassato le mie difese per dimenticarmi del fatto di essere nata e vissuta comunque sempre da sola, chiunque mi sia passato accanto in quella o in tal altra fase.

Sono una donna sfinita, non finita, solo sfinita, ma sono pur sempre io. Ricominciare dal poco che mi resta è difficile ma non sono morta, non ancora. Ho vissuto per tanto tempo senza amore ed è per questo che mi spaventa ancora l’abbandono? Ma quel che faccio è camminare con le mie gambe, scrivere con le mie mani e pensare con la mia testa. L’amore non mi ha mai regalato queste capacità. Le ho per nascita o perché me le sono guadagnate. Dunque perché guardo con un misto di invidia e tristezza donne della mia età molto più belle, sane e capaci di ottenere le attenzioni di altri amori? Perché vivere in funzione dell’amore altrui? Perché misurare la bellezza secondo modelli sessisti e parzialmente pedofili? Perché per sentirmi bella dovrei oggi somigliare ad una modella che potrebbe essere mia nipote? Come esprimo la mia bellezza ritrovata o da scoprire? Qualcuno scriveva, non ricordo chi, che non piacere è un’arte. Dovrei dissimulare le mie lacune emotive e farne un’arte? Ritrovare me stessa come unica voce invece che racchiusa in un duo o trio o che ne so?

Quello che so è che amo, riamata o meno, alcune persone e nella letteratura romantica dovrebbe già rendermi felice. Io però amo la fantascienza, le distopie e i racconti di disastri interplanetari. Mi vedrei bene come nomade tra i pianeti ma qui abbiamo un solo pianeta da esplorare e i biglietti per viaggiare costano cari. Comincio dal fatto che io sono una donna di valore. Ho valore. Anche abbracciare la solitudine dovrebbe essere un punto di valore. Abbracciata a me stessa o ad un libro, nel mio letto, nella stanza tutta per me, cercando di dare un senso al disagio e nutrendomene senza reputarlo immangiabile. Il mio valore dipende anche da come affronto questa parentesi. E se non fossi stata sempre tanto intransigente e la peggior giudice di me stessa forse direi che esprimo bellezza e che solo per il fatto di saper mettere giù questi pensieri valgo un po’ più di zero. Facciamo 4+?

Eretica Antonella

Una tantum
Mensile
Annuale

Donazione una tantum

Donazione mensile

Donazione annuale

Scegli un importo

€1,00
€5,00
€10,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*
‘Abbatto i muri’ is a blog and an online platform run by a volunteer called Eretica. It aims to raise awareness of Intersectional feminism. It also tries to support the LGBT community in Italy and victims of domestic violence and many other issues which occur in Italy.
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.