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Cronache postpsichiatriche: l’estetica della depressa

E dovrei aggiungere quella della donna affetta da disturbi alimentari, l’autolesionista, l’agorafobica, quella con tendenze suicide, eccetera.

Dato che stanotte ho dormito bene, mi è venuta voglia di cercare su Google la parola depressa. Non solo la parola viene più spesso associata alle donne ma le immagini che vi ricorrono sono quasi sempre raffiguranti una modella con le sopracciglia perfette e col viso perfetto che resta in ombra in qualche angolo della casa. Da che io mi ricordi essere depressa per me ha significato in primo luogo trascurarmi dal punto di vista estetico. 

E a parte dimenticarsi di fare doccia e shampoo, ci si dimentica di spiluccarsi le sopracciglia in eccesso e di sicuro non ci si fa la manicure. Se mi guardo indietro, non parlo di anni fa ma solo di qualche settimana fa, mi vedo stiracchiata sul divano, come componente che integra il divano, un monolite, a guardare serie tv per ore e ore mangiando schifezze e tirando su il culo solo per andare a fare pipì al cesso. 

Qui mi ci vorrebbe l’amico di ZeroCalcare, il Bradipo, a farmi il verso sui commenti simil intelligenti che mi venivano fuori dalla bocca approfondendo perfino il dietro le quinte dei drammi coreani. Da una intellettuale come me non ci si poteva aspettare certo una depressione priva di osservazioni eccezionali sulla merda di ogni cavallo che passava. Il bradipo potrebbe rifarmi il verso anche osservando l’esatto aspetto che assumevo guardando quelle serie. A bocca aperta in attesa di un espediente narrativo di un certo tipo, con lo sguardo perso per tentare di cogliere il significato di qualche metafora, o con le lacrime agli occhi non perché mi commuovesse il dramma in sé ma perché il lungo sopracciglio trascurato strizzando le palpebre mi era finito dentro un occhio. 

So che questa pseudo riflessione mattutina non cambierà il mondo in meglio né arricchirà il dibattito sugli effetti che la depressione ha sulle donne, ma non ho potuto fare a meno di desiderare (se solo sapessi farlo) di poter realizzare graficamente immagini alternative da diffondere anche sul web per meglio rappresentare me stessa e tutte le persone come me. 

La depressione non è soltanto qualcosa che incide sull’umore e ti fa sentire male ma schiaccia completamente la tua autostima. Tutto quello che vedo di me allo specchio è un essere informe che in un altro tempo appariva un po’ più umano. La specie o la categoria animale a cui appartiene la persona che vedo allo specchio non somiglia affatto alle eteree e meravigliose creature che vengono fotografate per rappresentare la depressione sui magazine e sul web. 

Ora non starò qui a tediarvi con la metafisica della depressione ma tento di descrivervi soltanto la depressa formato Antonella che avreste dovuto trovare sul web se solo Antonella avesse il coraggio di fotografarsi e farsi vedere da qualcuno. Perché se la vergogna ci rende invisibili e anche vero che le comparse che ci sostituiscono nei palcoscenici in cui si parla di depressione al femminile sono veramente inverosimili. Quindi non vi do una fotografia ma vi regalo l’immagine di una depressa come me con la mutanda strappata è stra-abusata fino ai massimi termini, sostituita con un’altra mutanda strappata, maglietta slabbrata, pigiamone comodo, taglia eterna xxxxxxxxxxx.

Mettete in moto la fantasia e cercate di fare vostra questa immagine. Generalmente corrisponde alla fotografia di una donna sulla quale gli hater sessisti ritaglierebbero un perfido meme.

Donna con sopracciglia non spuntate, senza manicure perfetta, con pelle disidratata e arrossata, obesa per effetto di dimagrimenti o ingrossamenti improvvisi. Pigiamone pesante, calzini arrotolati, ciabattone comode, ed ecco il quadro della donna che viene usata per raffigurare la casalinga disperata. Immaginate una foto del genere messa online e i commenti successivi che possono derivarne a partire da tutti i sessisti e anche le donne sessiste che non farebbero altro che dire cose tipo fai ginnastica, vai da un chirurgo plastico, truccati, vai almeno dal parrucchiere, vestiti con stile. Per non parlare degli insulti che normalmente si leggono sul web per menzionare la chiattona, la bruttona, eccetera. Se per le donne in condizioni più o meno sane è difficile lottare affinché la propria immagine non sia inquinata da quella del modello estetico dominante fatto di bellissime modelle e attrici, pensate a quanto sia difficile tentare di rendersi visibili per contrastare un’immagine che schiaccia una persona depressa o comunque affetta da qualunque patologia mentale al punto da non considerare più nessun dettaglio della propria estetica.

Noi siamo le invisibili non solo per scelta ma siamo anche obbligate ad esserlo. Ci vergogniamo a mostrarci perché non viviamo bene con noi stesse e siamo le prime a giudicarci per quel che vediamo allo specchio. Io ho fatto tante campagne che parlavano di accettazione del corpo così com’è, eppure non riesco oggi ad accettare il mio corpo per quel che è diventato. Non riesco a fare mia la filosofia del grasso è bello né riesco a guardarmi allo specchio senza rimpiangere la ventenne o la trentenne che ero. Restare ancorate a quelle immagini del passato non significa che non si vuole crescere. Ciò avviene quando quello che invecchia di te lo fa senza che tu te ne renda conto. Avviene nonostante te. Perché essere depresse significa anche essere assenti a se stesse. Significa non guardarsi più allo specchio. Vuol dire perdere il contatto col proprio corpo finché un bel giorno non si sente una puzza tremenda e il bisogno di una doccia ti mette di fronte alla realtà dei fatti. Così ci si ritrova con un corpo che non corrisponde a quello che ricordavi di te e con un volto che è totalmente cambiato, un’immagine di te che non ti corrisponde. Si potrebbe parlare di dissociazione, o non so di che altro tipo di fenomeno. Sta di fatto che se io avessi ha avuto una vita “normale” mi sarei resa conto di quel che al mio corpo stava succedendo. Invece è come se fossi stata ibernata in un angolo remoto della mia testa abbandonando la visione del reale e poi mi fossi risvegliata vent’anni dopo con un altro aspetto con cui nel bene e nel male devo convivere. Questo stato di dissociazione penso che avvenga in generale un po’ in tutte quelle che soffrono di gravi disturbi alimentari. Semplificando ci sono donne magrissime che si vedono grasse e donne in carne che si vedono grassissime.

Per chi ha convissuto con me per tutto questo tempo probabilmente è normale vedermi come sono ora perché ha assistito a tutti i passaggi che io ho compiuto nel tempo. Per me che sono stata per troppi anni assente da me stessa è veramente difficile ed è per questo che tenterò di ricominciare ad appropriarmi del mio corpo non solo contando il numero delle smagliature, i chili di troppo, le taglie in più, o i capelli meno voluminosi, ma tentando di valorizzare quello che c’è. Ed è per questo che oggi farò lo shampoo e se l’operazione riesce tingerò i miei capelli di rosso. Ed è per questo che tenterò di ricordare come si fa una manicure e tingerò le mie unghie con lo smalto nero che io amo tanto. Il resto forse lo ricorderò pian piano e poco a poco proverò a riappropriarmi di tutto quello che mi rappresenta considerando le taglie in più di reggiseno e di mutande che devo indossare. 

Vi auguro una buona giornata informandovi anche del fatto che venerdì finalmente ho preso appuntamento con una psicologa privata che spero di poter pagare almeno per un pò di sedute. Grazie di aver letto fin qui.

Eretica Antonella

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