Autodeterminazione, Pensieri Liberi, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: Legame tra violenza e depressione

Non se ne parla perché quello che interessa, ad esempio, è l’aspetto giudiziario della faccenda. Della salute mentale della vittima non gliene frega niente a nessuno. E se è così oggi figuriamoci cos’era prima. Voglio farvi alcuni esempi.

Mentre trascorrevo beatamente le giornate con il mio marito riparatore, per via della gravidanza, la notte lui decideva che doveva fare pulizie di stoviglie e ne rompeva parecchie lanciandomele addosso anche se ero incinta, cosa che per lui non cambiava alcunchè. Dopodiché mi picchiava, solitamente sulla testa, tanto da rompermi un timpano, e poi mi dava calci sulla pancia come se fossi stata io ad eiaculare al posto suo. Infine mi buttava fuori. Quando non faceva freddo io mi sedevo sullo scalino fino a che non si calmava, ma quando cominciò a fare freddissimo andai a bussare da varie signore che mi dissero che la faccenda non le riguardava e giù ferretti e serrande. Tutto chiuso. Dunque camminavo e non potendo tornare dai miei che mi avevano buttato fuori di casa, magnanimi, tentai di raggiungere l’ospedale giacchè non stavo tanto bene. Caddi per strada, mi raccolsero, mi portarono al pronto soccorso e indovinate poi che fecero? Non chiesero a cosa erano dovuti i lividi o perché mi trovassi in mezzo alla strada a quell’ora e incinta. Dissero che non ci stavo con la testa e mi diedero un sedativo che mi fece dormire fino al giorno dopo. Quando mi svegliai vidi il mio coniuge parlare amabilmente con il medico mentre gli spiegava che spesso facevo di queste follie ma lui, che volete, non poteva mica tenermi legata. Quando mi dimisero, io ero sola, inascoltata, completamente priva di scelte e dopo aver chiuso bene tutto aprii la bombola del gas. Non volevo far nascere mia figlia in quel contesto e io stessa non potevo fare niente per lei. Sfondarono la porta, dopo pochissimo, e la scampai. Se non vedete qual è il legame tra la violenza e il tentato suicidio e la depressione dovete proprio essere ciechi.

C’era un metodo che mia madre usava per sedare le mie rivolte casalinghe: fingeva di svenire. E quando fingeva di svenire ovviamente la colpa era tutta mia perché l’avevo fatta agitare, dunque beccavo legnate e poi mi toccavano tutti i lavori che la figlia femmina doveva svolgere per sostituirsi alla madre. La cosa strana era che quando avevo il controllo della situazione mia madre si sentiva defraudata del ruolo e allora diventava gelosa. Ricordo il suo sguardo quando io e mio padre andammo in macchina a trovare mio fratello in ospedale. Lui mi metteva la mano sulla spalla come faceva con lei. Come sostituta moglie. Era strano ma mi faceva provare uno strano compiacimento dato che da mio padre avevo solo botte e se ogni tanto mi dava una carezza era perchè somigliavo al tipo di donna che lui avrebbe voluto. Morboso ma cosa non si fa per farsi amare dai genitori. Mia madre aveva costituito un clan che comprendeva mia sorella, cui si dedicava anima e corpo perchè ammalata, e mio fratello, e tutti ce l’avevano con me perché ero quella che faceva dispiacere mamma facendo sbraitare papà ogni volta che mi veniva in mente di fare cose adolescenziali. Io cercai di entrare nel clan di mia madre ma o eri dedita alla cura dell’ammalata e carezzevole per il ruolo di martire di mia madre o non se ne faceva niente. Non ero brava in queste cose. Io amavo leggere e scrivere. Io volevo solo vivere e quando a 13 anni tornai con 5 minuti di ritardo e mi picchiarono a sangue progettai la mia fuga per gettarmi da una scarpata. Non sapevo dove andare. Poi incontrai brave persone che mi comprarono un biglietto del treno e mi mandarono da una parente. Non era il massimo ma la mia ingenuità mi garantì un passaggio per il paradiso.

Terzo e ultimo esempio, per ora: mio padre aveva l’abitudine di picchiare gli animali. Avevamo un cane e lui lo picchiava selvaggiamente, calci in ogni dove. Quando voleva divertirsi di più prendeva un coniglio dalla sua riserva personale (all’epoca c’era ancora in paese anche qualche stalla, figuratevi), chiudeva coniglio e cane nella stessa terrazza, lui incitava il cane a mordere il coniglio e ad azzannarlo e tutto ciò lo faceva davanti a me e a mio fratello, per forgiare il nostro carattere immagino. Quando il cane azzannava il coniglio allora mio padre lo finiva e gli spezzava la testa. Una tortura in piena regola. Poi lo cucinava e pretendeva che tutti lo mangiassimo. Io che oramai passavo per quella che voleva compiacere il padre a ogni costo, per evitare botte, lo mangiai, vomitando dopo, mio fratello si rifiutò e ne prese così tante perché da lui si pretendeva che fosse il macho di famiglia, cosa che non era e non voleva essere. Quelle scene per me diventarono incubi e quando dissi allo zio cosa aveva fatto disse che fosse stato lui gli avrebbe solo sparato in faccia, al coniglio. Un discorso tra sordi. In quel caso pensai che forse sarebbe stato meglio andare dai conigli e liberarli tutti quanti. Mio padre mi scoprì e mi chiuse in quella stanza, gabbia, quel che era fino al mattino dopo. Cosa pensate che io abbia progettato in quel frangente? Di morire. Perché è troppo comodo dire che ci si suicida per depressione senza assumersi la responsabilità di tutto quello che è successo prima e che ha portato la persona depressa a fare quella scelta.

Il suicidio può essere una scelta laica ma più spesso è un omicidio indotto, lungamente indotto. Dunque cominciamo con il chiamarlo con il proprio nome e cominciamo a dare e una visione di insieme a quello che ci ha resi depressi. Perché io sono certa di non essere nata così. Mi hanno resa tale e ancora combatto per cercare risposte che mi possano sostenere oltre la precarietà, senza casa e lavoro, gran bei motivi per essere depressi, per fissare un progetto di futuro che aiuti me e quelle persone come me. Che ci aiuti a reagire, a non sopire frustrazione e rabbia, a non pensare alla famiglia come al luogo di protezione perché spesso è il luogo che ci distrugge e noi poi dobbiamo rimettere insieme i pezzi. Con fatica. Vorrei che nessuno mi dicesse che è sbagliato essere arrabbiata perché io sono arrabbiata con chi mi ha reso la vita tanto difficile. Se fossi nata in un’altra famiglia sarebbe stato tutto più semplice? Non lo so ma di vita ho solo questa, ho 56 anni e per quanto sia tentata di dire basta vorrei urlare al mondo che non è colpa mia e vorrei farlo a più voci, non da sola. Perché se lo faccio da sola non mi ascolta nessuno. Nessuno.

Eretica Antonella

Se volete contribuire con una donazione vi ringrazio. Non è obbligatorio.

Una tantum
Mensile
Annuale

Donazione una tantum

Donazione mensile

Donazione annuale

Scegli un importo

€1,00
€5,00
€10,00
€5,00
€15,00
€100,00
€5,00
€15,00
€100,00

O inserisci un importo personalizzato


Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*
‘Abbatto i muri’ is a blog and an online platform run by a volunteer called Eretica. It aims to raise awareness of Intersectional feminism. It also tries to support the LGBT community in Italy and victims of domestic violence and many other issues which occur in Italy.
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Apprezziamo il tuo contributo.

Apprezziamo il tuo contributo.

Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente

8 pensieri su “Cronache postpsichiatriche: Legame tra violenza e depressione”

  1. Cara è molto facile prendersela con gli altri,ma viviamo in una società di leggi e regole. Anche io ho fatto terapia per 2 anni ma alla fine ne sono uscita,senza rompere i coglioni a tutti e senza trovare scuse. Comprendo che la famiglia può danneggiare le persone,ma arrivare a 56 anni senza né arte né parte è solo colpa tua e della tua inettitudine. Ti sei cullata in questo blog e in quella paginetta del cazzo per anni,evitando di affrontare i tuoi problemi e ora ci abbuffi le palle con la fine che hai fatto. Ipocrita che professava la fortezza e poi era la prima ad essere una minchietta fragile. Ognuno è artefice del proprio destino e dare la colpa agli altri è infantile ad un certo punto. Ti è piaciuto fare l’outsider,e mó come si dice dalle tue parti “suca”.

    1. Carissima Fessa,
      ci sono delle osservazioni che vorrei fare riguardo la sua disquisizione.
      1) Eretica non se la sta prendendo con nessuno, sta solo raccontando i fatti come sono accaduti
      2) Come lei sicuramente saprà, la psicoterapia non è una scienza esatta e ciascun individuo in quanto unico, risponde alla terapia a modo suo; in parole povere ciò che funziona per uno può non funzionare per un altro
      3) il successo nella vita è frutto di numerose variabili, tra queste la forza di volontà e l’impegno ne costituiscono sicuramente una buona parte. Tuttavia c’è da considerare il contesto in cui si vive e non da ultimo la fortuna. Aggiungo che la depressione è una malattia ufficialmente riconosciuta e costituisce un importante ostacolo alla realizzazione personale. E’ totalmente superfluo parlare di colpa in quanto la malattia non è mai una colpa.
      4) Se non vuole farsi “”abbuffare le palle”” nessuno la costringe a leggere questo blog. Può pertanto portare le sue palle abbuffate altrove.
      5) dare della “minchietta fragile” ad una persona che soffre di depressione e ha tentato svariate volte il suicidio non qualifica la destinataria del suo insulto quanto la meschinità e la grettezza della mente squallida che lo ha partorito.
      6) ribadisco ognuno è artefice del proprio destino fino ad un certo punto. Dopo 2 anni di terapia lei certamenente saprà che se ci sono traumi nell’infanzia l’intera vita dell’individuo è segnata.
      7) siccome sono “”outsider”” (che poi che vor dì?) anch’io concludo garbatamente che lei e la sua totale ed orrenda mancanza di empatia potete sucarmi la clitoride.

      Cordialmente
      Stramonia

  2. Essere arrabbiati è il minimo.
    Tuo padre e tua madre, criminali veri. Sarebbe bellissimo se un giorno venissero denunciati per quello che ti hanno fatto. Giusto per fargli capire che genitori di merda sono.
    E certo che i suicidi possono essere indotti dalla vita che uno ha fatto o subito. Sennò per quale oscuro motivo la gente in alcuni ambiti (per esempio di costrizione, come un carcere) tende a suicidarsi di più che in altri?!

  3. Leggere queste righe mi ha fatto veramente male. Non posso nemmeno immaginare cos’hai provato in quei momenti e nonostante tutto hai avuto la forza di andare avanti. Sei veramente più forte di quanto pensi credimi. Nonostante la vita sia stata veramente dura con te ci hai regalato così tanto in questi anni, ci hai illuminato la strada quando quasi nessuno parlava di femminismo e messo nero su bianco pensieri che erano dentro di noi ma che non riuscivamo ad esprimere. Ci hai sempre fatto sentire meno sole e ispirate. Io spero che riuscirai a sentire tutto l’ affetto di questa family interattiva che hai creato perché veramente ti meriti tutto l’amore del mondo. Resisti. Ti abbraccio.

  4. “””Gentilissima””. Sono d’accordo con chi Le risponde che lei è priva di empatia. 2 anni di terapia forse sono l’inizio dello sbloccaggio di alcuni pezzi di vita; equivale a dire, riprendendo i suoi termini “praticamente un cazzo”. La terapia, come lei certamente saprà dopo due lunghissimi anni di un cazzo, va portata avanti per anni. Vorrei anche metterla al corrente che la “”malattia mentale””” può succedere a tutti*. Io non gliela auguro…ma forse una toccatina dal destino la meriterebbe.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.