Autodeterminazione, Pensieri Liberi, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

Cronache postpsichiatriche: ptsd e depressione

Un altro pezzo di me. Prima del tentato suicidio e della depressione ci sono i traumi, io credo. Ho spesso chiesto agli psichiatri con i quali sono stata in contatto se lo stress post traumatico fosse causa di qualcosa, se dovevo considerare la possibilità che essere sopravvissuta a più tentati omicidi non poteva farmi benissimo. Mi hanno detto che no, non c’entra. C’entra come affronti le cose e non come sono cominciate. Ma il punto è che io sono andata avanti per spirito di sopravvivenza, per puro istinto ed è diventata il mio metodo di vita al punto che in una dimensione di pseudo stabilità mi deprimo. Ma mi deprimo anche prima di un appuntamento, prima di svolgere un compito importante, avviene un blocco, autosabotaggio, che mi impedisce di arrivare ad un appuntamento in orario, di finire un incarico, di portare avanti un progetto. Questo negli ultimi anni è andato un po’ meglio perché c’erano persone che mi hanno dato una mano ma non so se sono in grado di farcela, non lo so ancora.

Sopravvissuta, dicevo: da bambina sono sopravvissuta all’abbandono dei miei che per seguire emergenze sanitarie mi hanno lasciato in una famiglia di schizzati (non come me, io sono pazza ma loro di più); sono sopravvissuta alle molestie del vecchio vicino, alle legnate di mia madre e alle botte di mio padre, allo strangolamento di mio padre (perché avevo osato prendere la sua automobile per fare un giro non appena presa la patente). Sono sopravvissuta a molestie sessuali e psicologiche in luoghi di lavoro e poi alle violenze del mio ex marito che mi picchiava, ha tentato di strangolarmi (devo averci fatto il callo) mi ha sodomizzata perché non gradivo quella posizione e me ne ha fatte passare di tutti i colori. In più sono sopravvissuta alle violenze psicologiche di una famiglia disfunzionale e questo è solo il principio. Dunque perché mai tutto ciò non dovrebbe c’entrarci con la depressione, con i miei blocchi, con la mia scarsa autostima, con l’autosabotaggio che mi impedisce di fare quel che vorrei, come se avessi sempre bisogno di qualcuno che mi tiene per mano e mi incoraggia.

Io sono convinta che c’entri e che come tutte le sopravvissute sono spezzata dentro eppure ho resistito fino a che ho potuto, ho resistito. Non posso vantare una gran resilienza ma ho amato e sono stata amata e sono ancora in grado di amare, non mi perdo il diritto di provare emozioni, la cui percezione casomai è compromessa dai farmaci. Ma ho lottato per non perdermi e mi sono persa lo stesso. Abbandonata, persa, senza nessuno che mi riportasse a casa. Mi sono sentita così per tanto, troppo tempo e oggi che mi sto risvegliando vedo che sono io ad aver abbandonato gli altri, persone che contavano su di me, che aspettavano che io rispondessi al telefono e questo mi distrugge e mi strazia l’anima.

Vorrei ricominciare con calma a ricercare una strada da fare, uno scopo, dichiarando al mondo che sono imperfetta e che non ho molto da offrire ma sono viva, eccomi qui, e posso ancora amare persone, progetti, nella maniera più sincera possibile.

Ricordatevi quando parlate di depressione che le somme delle vostre ferite ne formano una più grande, anche se non si vede, sta lì, e brucia, dall’interno, vi consuma, fino a farvi venire la paura di uscire, respirare, rispondere al telefono. La paura di aver paura, l’attacco di panico per eccellenza. Eppure ero io che marciavo contro la polizia a Genova nel 2001. Ero io che mi sono difesa dal mio ex che stava per accoltellarmi. Ero io che ho subito minacce dalla mafia quando scrivevo cose che a loro non piacevano. Ero io che andavo ovunque a testa alta con l’aria di sfida. Non dovrei avere paura di niente. Invece ho paura di tutto. E ancora di più ho paura di restare sola. Sola con quella parte di me fatta di tutte le menzogne che ho detto a me stessa per continuare a esistere. Sola e senza tenerezza, senza qualcuno che voglia scambiare con me un abbraccio, una carezza. Sola. E piango. Vabbè, sarà che mi avete inviato troppi doni. Dovreste smettere, ecco 🙂 così mi commuovete.

Eretica Antonella

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9 pensieri su “Cronache postpsichiatriche: ptsd e depressione”

  1. I traumi c’entrano eccome. Molte depressioni (non tutte, ma neanche poche) nascono dai traumi. Però pochi psichiatri e psicoterapeuti sono formati sul trauma. Io ho avuto la fortuna di trovarne una sulla mia strada e ti assicuro che da lì è cambiato tutto: come fai a curare la depressione se non tratti le esperienze che ci stanno dietro?

  2. Ho tentato il suicidio dopo aver perso il lavoro e un bimbo…un dolore devastante.
    Ti capisco, coraggio, non sei sola, sorella…ti abbraccio forte

  3. I traumi c’entrano eccome, credo serva trovare un* psicoterapeuta che sappia come affrontarli.
    Non certo il victim blaming e l’isolamento derivante da frasi del tipo “c’entra come affronti le cose”, come se il problema fosse l’incapacità del singolo o, peggio, un’anomalia “chimica” e l’essere fatti in modo sbagliato.
    L’impressione che ho è che ci si concentri su come attenuare i sintomi, ma senza grattare sotto la superficie, per non disturbare troppo i rapporti di forza malati di questa società.

    Riguardo a te: sei straordinaria.
    Hai aiutato, hai accolto e lo fai anche adesso, con questo diario, stai svelando un tabù che incatena e blocca nella vergogna e nel limbo sociale tante persone.
    Lo fai nonostante frenata dalla depressione.
    Siamo tant* a ringraziarti, a pensare a te.

  4. I traumi c’entrano eccome.
    I medici che non so come si definiscano tali ad asserire che non è così, dovrebbero saperlo.
    Sono stati fatti molti studi in merito, di cui uno ha evidenziato come in soggetti che hanno subito violenze fisiche e/o sessuali, tra i 25 ed i 35 anni, hanno una enorme percentuale di probabilita’ ad indirizzarsi a suicidi e/o abuso di droghe/alcool.
    Per cui, sorella,sì…al momento siamo tra le poche sopravvissute.

  5. Certo che quelle esperienze negative c’entrano! Sono mazzate che uno si porta sul groppone! Un medico che non vuole prenderle in considerazione è un vero idiota (come invero ce ne sono moltissimi).

  6. Come può uno psichiatra dire che il disturbo post traumatico da stress non è causato da traumi se le esperienze traumatiche sono insite nella definizione stessa di ptsd? Incredibile.

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