Antisessismo, Autodeterminazione, Pensieri Liberi, Personale/Politico

Io non mi piaccio. Tu pero’ amami

Ridicolo tentativo di coprire il grosso cu.lo con minuscola maglietta #cosechehofatto #complessiadolescenzialitrascinatiinvecchiaia

Il mio corpo è sempre stato indesiderabile, per me. da questo corpo sono fuggita. ho pensato di deturparlo, aggiustarlo, ho fatto ore e ore di allenamento per tentare di creare muscoli in zone in cui non esistevano e quando mi sono resa conto del fatto che sarebbe stato impossibile migliorarmi allora mi sono isolata, l’isolamento è stata l’unica risposta possibile e ha vinto la paura.

Paura di mostrarmi per ciò che ero e sono, paura di non piacere, di non apparire desiderabile, di non essere accettata e amata.
Per paura di mostrarmi e di non essere accettata mi sono rifiutata di partecipare alle assemblee femministe dove sono certa avrei trovato compagne che non si sarebbero curate del mio aspetto fisico.

Ma la paura paralizza, fa sentire vinta. completamente persa. si manca di lucidita . la razionalita abdica a pensieri meno logici.

Quando ho cominciato a pensare al mio corpo non più come funzionale, capace, sano ma solo come non-desiderabile? e desiderabile per chi?

ci sono state volte in cui mi sono conciata in un certo modo per me stessa ma se il mio criterio e modello di desiderabilita e’ stato condizionato quanto c’è oggi di mio e quanto di indotto?

so che stamattina mi sono svegliata. qui non c’è uno specchio eppure toccandomi il viso mi sento bene. do importanza al tono della voce, sperando che non sia troppo stridula.

ma il corpo non lo guardo. vedo i piedi nudi, decenti, starebbero bene con lo smalto nero ma qui a psichiatria non ce l’ho e si ricomincia da capo.

il mio corpo di bambina di sesso femminile è stato giudicato desiderabile da un vecchio vicino di casa che mi prendeva a cavalluccio e io -4anni- dovevo fare su e giu’ toccandogli il pene. Nessuno sa. nessuno deve sapere. lui e morto da persona stimata e io mi sono ricordata di questo solo da grande.

in famiglia il mio corpo era oggetto di disprezzo, invidia, mille sentimenti contraddittori: mia sorella per indispettita gelosia mi diceva che avevo due cosce grosse come tronchi d’albero. mio padre dopo aver vantato la mia nascita e fanciullezza con chiunque, motivo per cui mia sorella era gelosa, alla fine disse cose come ”ma sono cosce quelle? E Un culo quello? non che lui fosse laureato in culologia ma insomma.

non ero desiderabile per mia sorella e mio padre. non mi sentivo desiderabile per nessuno. cominciai nell’adolescenza a digiunare, salvo abbuffarmi ogni tanto, ma il digiuno era accompagnato da tanta attivita fisica, fino a rompermi le ossa, per diventare bella e desiderabile.

non credo lo diventai mai secondo i modelli estetici dominanti ma in compenso mi beccai slogature e tendiniti varie, ginocchia indebolite, corpo dolorante e della mia struttura corporea cambio’ ben poco. Sono sempre rimasta rotonda, col culo grosso e le cosce a tronco d’albero.

nel tempo ho anche capito che la desiderabilita era data da altro, il fascino, essere attraenti, ma io come adolescente convinta che con un tocco di magia tutto si sarebbe potuto migliorare. migliorare il mio aspetto anche solo fino la mezzanotte. io che pensavo cosi malamente non avevo ancora fatto della mia difficolta una rivendicazione e quando arrivai a dire che il corpo è mio e lo gestisco io comunque non ho mai davvero superato tutto questo.

la parte più difficile è stata quella di non poter presentarmi in assemblea femminista per paura di essere giudicata e offesa. non centravate voi, era un problema mio.

ma il body shaming d’altronde veniva praticato da uomini e donne. da chiunque. se ti prendevano di mira soprattutto online allora eri finita. e io finita lo ero da sempre.

ho sottovalutato le mie compagne o avrei dovuto degnarle di una risposta o dire loro quello che stavo passando, se solo non mi vergognassi di tutto come una ladra .

mi sono vergognata di dirvi come stavo, dov’ero rintanata e reclusa, di dirvi che mi vergognavo ad accogliervi in casa o a farmi vedere da voi perché non mi piacevo e non mi piaccio.
questo, unito alla depressione, vi assicuro che non è affatto di aiuto. anzi.

il corpo femminista credo che non sia libero da tutte le difficoltà di cui parliamo da sempre. invitiamo le altre a mostrare il corpo senza vergognarsi ma ci vergogniamo del nostro. non abbiamo ricette, siamo umane, imperfette, per questo disposte ad ascoltarci l’un l’altra. come migliorare? cosa fare? davvero non lo so e sono le uniche riflessioni che mi vengono al momento.

tenderò di stendere un capitolo alla volta le questioni che mi riguardano.

la questione della desiderabilità è sempre stata legata ai disturbi alimentari. almeno per me. io non mi piaccio dunque digiuno fino a svenire o mangio fino a scoppiare. fino ai 30 anni digiunavo e mi allenavo. per mantenere un peso per me accettabile.

poi il corpo ha preso un’altra strada, invecchiando risponde meno, il metabolismo va in malora, le diete non funzionano come prima, di sport solo roba rara perché tendini e ginocchia sono andati.

Dunque l’alternativa era mangiare e mangiare e ho preso 40 chili in un botto. obesa. almeno mi ero tolta il cruccio di essere desiderabile. non lo sono e basta. andate tutti affanculo.

sono indesiderabile e con la diagnosi della depressione e i farmaci la libido è andata a zero e guarda un po’ non mi desidero neanche io. mi viene da ridere anche a immaginare la masturbazione perche non sento quasi niente.

ora sono di nuovo in ospedale tentando di continuare a mettere giu’ la mia autobiografia

a presto

eretica antonella

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2 pensieri su “Io non mi piaccio. Tu pero’ amami”

  1. Io da piccola non avevo un vicino di casa pedofilo, avevo direttamente il nonno.
    Abbuffate, depressione, odio verso il mio corpo, ci sono dentro con tutti i piedi anche io.
    Quando non lavoro sto fissa a letto e non ho affatto voglia di prendermi cura di me, né di lavarmi.
    Ho cominciato a prendere farmaci giusto qualche giorno fa, sono in terapia da un mese con una psicoterapeuta.
    Spero sia la volta buona.
    Un abbraccio

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