Personale/Politico, Precarietà

Mi manca l’aria

Sono bloccata. Non so cosa fare. Non riesco a respirare. Mi sento in trappola. E questo va al di là della depressione. Non ho futuro, non ho possibilità, non ho capacità di movimento. Sono piena di rimpianti. Se avessi fatto questo invece che quello. La verità è che non ho più l’età per tentare nuovi percorsi e le nuove opportunità sono quelle che ti danno solitamente fiato e speranza. Mi si è congelata la speranza ed ecco che arriva ancora una volta il buio.

Non posso pensare a ricominciare una nuova vita altrove perché non ho l’età e la forza per farlo. Se fossi più giovane e in salute potrei andare in un paese straniero e fare la cameriera. Imparare una nuova lingua, imparare a scrivere, leggere e pensare attraverso essa. Imparare una nuova cultura che sia più adatta a me, forse. Invece non posso più farlo. Non ho più l’età per farlo. Mi piacerebbe andare altrove, vivere in una comunità di lavoro tra donne di vari mondi e paesi, mi piacerebbe viaggiare e imparare ancora e invece la mia conoscenza resta congelata perché senza soldi e lavoro non posso fare niente e senza salute non posso pensare a darmi nuove opportunità.

Mi sento prigioniera di una vita non mia ma è la prigione che mi sono creata. Una stramaledetta prigione fatta di una unica certezza: la paura. Paura di attraversare mondi, di abbandonare quel minimo di sicurezze che ho. Perché se vado altrove chi mi assiste? Chi potrebbe pagare le mie cure? Chi mi darebbe una mano quando il mio terrore di vivere mi toglie il respiro? E sono quella che per anni ha parlato di indipendenza ma la verità è che mi scopro economicamente dipendente e prigioniera di questo corpo che non funziona più. Sono dipendente di chi in nome di un minimo di assistenza mi procura la certezza di avere i miei farmaci a portata di mano, la spesa a domicilio e una cazzo di connessione internet che ogni tanto posso usare per comunicare con il mondo o per osare guardare quel che accade nel mondo. Quello che accade e che io non faccio più accadere.

Una volta facevo accadere le cose, mi piaceva creare e inventare e ora non posso più e mi sento distrutta da milioni di cose e senza più la speranza per andare avanti. Non ho più futuro. Non ho più sogni, perché quelli che avevo si scontrano inevitabilmente con la realtà. Non ho più niente. Non ho più nessuno e, soprattutto, non ho più me stessa. Anzi, non ho più me stessa e perciò non ho nessuno.

Le mie cellule si frammentano. Il mio corpo muore, la mia sessualità è sfinita e le relazioni sono massacrate. Sono sola. Mi sento sola e questa dannata pandemia non mi permette di viaggiare e cercare solidarietà e calore altrove. Vorrei semplicemente morire al caldo, a questo punto, e neppure questo mi è permesso. Sono a pezzi. E non riesco a uscirne. E uso il blog per sfogarmi un po’. Solo un po’. Mi spiace per l’autoreferenzialità. A presto.

6 pensieri su “Mi manca l’aria”

  1. Il futuro non ce l’hanno in tanti. Ma si va avanti lo stesso.
    Pensavo che sarei morto solo ma adesso sono accompagnato.
    La vita riserva sempre sorprese. C’è sempre speranza.
    Quando ti sarà passato questo umore che ti fa vedere tutto nero potrai anche tu tornare a vederla così.
    Un abbraccio.

  2. Con questo blog hai creato uno spazio splendido dove ho potuto apprendere moltissime cose che tuttora risuonano in me.

    Hai acceso delle luci, hai amplificato voci.
    Di questo volevo ringraziarti, ora che sembra che tu non riesca più a vedere ciò che di buono hai fatto.

    Il che non significa che voglia invalidare le tue emozioni. Volevo davvero solo dirti grazie.

  3. Non credo c’entri l’età, cosa vuol dire non hai l’età? A 15 se ne ha per amare, a 75 se ne ha per amare? A una qualsiasi, volendo, volendo, ci si può spostare? Sì, sì, sì.
    Abbiamo la grande fortuna di essere cittadine europee, quindi possiamo spostarci liberamente in altri paesi e credo proprio anche accedere alla salute pubblica altrove. Magari ci sono dei posti che hanno particolare sensibilità alle tue patologie e potresti stare anche meglio di qui.
    I soldi, sì, sono un problema. Se fai un crowfunding (chissà se odi questa parola..) noi tutte credo potremmo sostenerti e magari per qualche tempo potrebbe funzionare, forse per poco ma basterebbe a dimostrarti che qualcosa hai fatto, che hai vinto la paura e le impossibilità e sei andata.
    Credo che queste siano indicazioni razionali, che un po’ ti darai anche da sola. Il problema è che la paura annienta tutta la razionalità. L’uomo nero non esiste ma esiste. Però integralo con la donna lucente che sei e sei stata. Ci sono periodi, come questo, in cui non sembrerà possibile. Ma da fuori noi possiamo vedere che è possibile. E’ successo a noi, ad amiche, chi ogni tanto ci ricasca, ma poi di nuovo unisce il brutto al bello, comunque trova questo equilibrio un po’ mediocre, ma non ondeggia fino al baratro, si ferma un po’ prima. Non puoi dimenticare il bello, e ne verrà di più. Quante donne adulte, se non proprio anziane, possono dirtelo? Tu che hai ascoltato tante storie. Ora hai davanti la tua, ma se non ti fidi di te, fidati un po’ delle altre.
    Un abbraccio

  4. Io ti leggo da poco, ma le tue parole mi toccano sempre forse perchè abbiamo lo stesso animo, in ogni caso mi piacerebbe tanto fare qualcosa di utile come hai fatto tu

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