Pensieri Liberi, Personale/Politico

Tra me e me

Cosa porta una femminista a vedere film di un misogino molestatore come steven seagal? La depressione, è chiaro. L’alienazione che mi porta a dire: ma come cazzo mi sono ridotta. Eppure eccomi qui. Cerco un modo per comunicare con me stessa, come ho detto, e il blog forse può essere una alternativa. Senza pretese e senza attese. Con tempi che non posso prevedere e ritmi che non posso garantire. Non so dare risposte se non ho le mie risposte. Questo è un punto di partenza, forse.

Vediamo: mi guardo intorno e vedo il caos. Non riesco a far conciliare la mia vita teorica con quella pratica. In teoria dovrei essere orgogliosa di me e in realtà mi vergogno di essere stanca, invecchiata, abbruttita, ingrassata, trascurata, incapace di valorizzare il poco di gradevole che vedo in me. Vorrei cestinare le mie incoerenze ma per farlo devo prima esaminarle. Chiedo alle altre di piacersi a prescindere dall’aspetto fisico ma io non mi piaccio e mi nascondo. Ho passato anni tra esercizio fisico, diete, disturbi alimentari gestiti alle meno peggio indossando l’armatura della donna orgogliosa di essere quel che è. Ho mentito a me stessa e alla fine devo farci i conti. Con tutte le mie insicurezze, la mia falsa determinazione nel gestire le mie vulnerabilità.

In realtà il terrore di apparire vulnerabile mi ha poco a poco distrutta. La fatica è tanta se passi il tempo a nasconderti per proteggerti invece che risolvere e rafforzarti. Credo di aver sbagliato obiettivo e di essermi ritirata con codardia in un privato senza riscontri per paura di ricevere danni. Non so quando e come è iniziata ma ho avuto paura di essere bullizzata, di essere considerata poco o niente. Non che il bullismo io lo abbia evitato, anzi, ma quello che colpisce le mie scelte politiche lo trovo più accettabile rispetto a quello che potrebbe ferirmi come individuo, intimamente. Perciò è così difficile esporsi. Per non darsi in pasto a chi potrebbe farti del male, a chi potrebbe distruggere quel po’ di serenità e di equilibrio che ti resta, per evitare un suicidio annunciato del quale è così semplice prevedere l’esito.

Mostriamo quel che non ci porta a correre rischi ma le rivendicazioni richiedono rischi e quello di cui ieri ci vergognavamo oggi lo rivendichiamo. Dunque l’atto di coraggio sul quale poggio la mia azione politica, ora, è quello di chi mi ha preceduto e non il mio. Sono sopravvissuta a problemi e violenze per merito di quelle che hanno lottato prima di me e non riuscirò a sopravvivere a me stessa se non rintraccio quella forza individuale che serve per esistere e resistere.

La mia, attualmente, è più che una ricerca emotiva, intima, privata. Vorrei trovare, dopo averlo perso, il senso di quel che sono e che faccio e dato che l’ho perso non posso che ricalibrare tutto senza contare su adattamenti vari ed eventuali a quel che ho fatto già. Niente ripetizioni, niente rievocazioni di quel che è stato perché non funzionerebbe, non per me. Non basta rivestire panni nuovi per rendere soddisfacente quel che nuovo non è. E il punto è che lo stadio della mia vita non mi consente più di sentirmi a posto con quello che mi ha reso consapevole dieci anni fa. Si cresce, si comprende di più o di meno e comunque si cambia. In meglio, spero. Lo spero per me.

Perciò ho affrontato quello che in passato ha reso vulnerabile altre. Ora dovrebbe toccare a me. Sarebbe il mio turno. Ma ne ho la forza? E cosa mai potrei dire di nuovo che non ho già detto o che non hanno detto altre persone prima di me. Ho perso fiducia nell’efficacia della comunicazione interpersonale e delle interazioni sociali. Quante vite si possono migliorare se non si è in grado di migliorare la propria? Come si può trovare un punto di origine per una nuova, personale e politica lotta? Non so davvero da dove cominciare o forse un buon punto di inizio sarebbe quello di smettere di vedere i film di misogini maschi alpha e ricominciare a leggere un buon libro. Nonostante la vista stanca.

Un’altra cosa mi viene in mente, e fa parte dei miei processi incompiuti, le mie incertezze: sentirsi brutte e indesiderabili, sebbene accanto si ha chi ti desidera, cosa mai può significare? Ho risposte banali: la forza arriva da te e non da chi ti stima e ti vuole bene, forse. Se tu non ti piaci è chiaro che non permetti neppure che ti si avvicinino o che le persone a cui piaci davvero diventino una risorsa. Oppure è qualcosa di più complesso, che ha a che fare con il rapporto con se stesse, quello che ti riporta a momenti passati, adolescenze, infanzie, vite perdute e mai ritrovate. Perché non mi piaccio? Cosa c’è di irrazionale che mi porta a pensare quel che non dovrei? Perché non mi adeguo, semplicemente, a quel che vedo allo specchio, a quel che sono stata, ai miei momenti di beltà e a quelli di bruttezza? Perché mi sento così bloccata da non riuscire a reagire, a trascinarmi altrove, lontana da questa zona d’ombra? Come faccio a mettere in luce quello che oggi e per tanto tempo non sono riuscita a vedere?

Come si fa a reinventarsi per vivere bene se non si capisce quel che hai vissuto fino a questo momento? E vedersi brutte è davvero un modo per mascherare il fatto di non piacersi come persone? Se lo è: cosa non mi piace di me? Cos’è che non voglio che traspaia dal mio aspetto? Quale particolare vulnerabilità sto proteggendo? Cosa mi ferirebbe tanto se guardassi al mondo esterno senza abiti di alcun genere? Non posso far diventare un punto di forza quella debolezza di cui non sono ancora consapevole. So che il terrore mi blocca, al punto che non riesco a fare nulla a parte starmene a guardare film insensati (a volte belli, raramente) e mangiare, cacare, dormire, e poi mangiare, cacare, dormire. Tenendo in sottofondo i pensieri che si ribellano all’anestesia forzata. Si ribellano sempre di più e non so come e quando o perché vinceranno sulla mia paura di espormi. Il punto è che prima o poi forse lo faranno. O forse no.

E’ ora del mio audiolibro, mollo il film. A presto.

Ps: mi sono resa conto, rileggendo, che potrei aver scritto cose che sminuiscono le lotte di quelle che, se non per la prima volta nella storia dell’umanità ma per la prima volta certamente nella propria storia, affrontano con coraggio battaglie difficili. Non voglio trascinarvi nel mio magma depressivo e perciò prendete quel che scrivo per ciò che è, ovvero una riflessione personale tra me e me, per l’appunto.

1 pensiero su “Tra me e me”

  1. Cara Eretica,
    leggo ora questa tua riflessione e tante cose vorrei dirti, tipo che ti capisco bene, la depressione, quella capisco e conosco bene, ma anche la crisi di una che ha lottato sempre e ora si guarda allo specchio e si fa domande sul senso del proprio percorso, del proprio agire. Ma queste cose no, non te le dirò, sono certa che le risorse che io alfine ho scovato in me saprai ben trovarle, con i tuoi tempi e i tuoi modi, tu in te stessa. Ti dedico una canzone di un compagno, di quelli veri che non avevano bisogno di sbandierare sempre e comunque uno slogan ma che avevano anche la capacità (l’autenticità, l’onestà umana e intellettuale, la forza) di farsi domande (pur credendoci, eh! nelle idee espresse in quello slogan); il pezzo, forse lo conosci già, è di Giorgio Gaber, si intitola Ci sono dei momenti. Ti abbraccio forte, aggrappati a tutto ciò che ti sembra anche minimamente bello e autentico e tirati fuori dal buio, ché di donne come te, che sanno lottare a testa alta ma anche, quando serve, rivolgere lo sguardo verso l’interno e vedere le proprie maschere, per abbatterle (anche quelle, a volte, sono muri) e ricominciare a far sentire la propria voce (sarà uguale a prima? sarà diversa? che importa, io e noi aspettiamo di sentirla), di compagne, di donne, di persone come te, dicevo, abbiamo un gran bisogno. Davvero. Persone belle, sì ho detto belle, perché autentiche, nel bianco, nel nero e in tutte le sfumature dell’esistenza. Grazie per quella che sei stata, per quella che sei, e per quella che sarai. Di cuore. Antonella

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.