Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, R-Esistenze

Risposta a Concita de Gregorio

In quanto donna e trans sento il bisogno di scrivere questa risposta.

Egregia Professoressa De Gregorio

ho letto con crescente costernazione il suo articolo intitolato “L’identità di genere è contro le donne”. Non pretendo di farle cambiare idea, vorrei tuttavia portare la sua attenzione su alcuni fatti incontrovertibili:

1) E’ possibile che “miliardi di persone” ignorino l’esistenza del concetto di identità di genere, come del resto ignorano tante altre cose, dai cambiamenti climatici alle tecniche anticoncezionali. Questo non è un buon motivo per non parlarne. Il concetto di identità di genere fu introdotto ufficialmente nel Congresso Internazionale di Psicoanalisi di Stoccolma del 1963 e da allora si è diffuso nei campi della psicologia, della medicina e in giurisprudenza. Usando le parole dell’Istituto Superiore di Sanità, l’identità di genere è il “Senso intimo e profondo di appartenere ad un genere e non a un altro, maschile, femminile o uno alternativo. L’identità di genere può o meno corrispondere al sesso biologico o alle caratteristiche sessuali primarie o secondarie.” (https://www.infotrans.it/it-schede-8-glossario_transgender?k=I). Questo “senso intimo e profondo” è iscritto nel nostro cervello (nell’ipotalamo, per la precisione) fin dal giorno della nostra nascita. Ciascun* di noi è consapevole del fatto di essere femmina o maschio non per averlo appreso durante la prima infanzia, ma perché il genere, cioè la consapevolezza di appartenere al gruppo sociale femminile o maschile, è un sentire istintivo, in noi così come in ogni altro mammifero. Transgender sono le persone che nascono con la consapevolezza di appartenere al genere non corrispondente ai loro genitali. Questa condizione si chiama ‘Incongruenza di Genere’ (espressione che l’OMS raccomanda di usare al posto del termine, stigmatizzante, di ‘transessualità’) e chi ne è affetto vive spesso una vita miserevole, nascondendosi o vivendo ai margini della società.

2) Non esistono uomini che a “cinquant’anni decidono di essere una donna”, esistono persone di sesso maschile che per 50 anni hanno sofferto recitando un ruolo di genere che non gli apparteneva, nella continua paura di essere smascherate, e che solo a quell’età trovano il coraggio di gettare la maschera e di iniziare un percorso di transizione che durerà anni, alla fine del quale in alcuni paesi più civili riusciranno ad ottenere nome e documenti femminili (l’Ungheria da ieri non fa più parte di questi paesi, presto seguirà anche la Polonia e poi chissà quanti altri). A questo punto inizia la parte più difficile della transizione, il riconoscimento sociale, che dipende irrimediabilmente dalle condizioni iniziali, se hai un corpo troppo massiccio o la voce troppo profonda troverai sempre qualcun* che preferirà “credere ai propri occhi” e si ostinerà a considerarti un uomo.

3) Già, siamo arrivate alla questione del cosiddetto ‘misgendering’, chiamare una persona con i pronomi sbagliati. E’ quanto di più offensivo si possa fare nei confronti di una persona trans, non meno grave di quanto sia chiamare ‘negro’ una persona di origine africane o ‘frocio’ un omosessuale. Lei lo fa sistematicamente per tutto l’articolo. E’ veramente difficile trattenersi dall’accusarla di transfobia!

4) A meno che io non abbia interpretato male le sue parole e che lei si riferisca ai trans, persone nate con genitali femminili, ma identità di genere maschile (e in questo caso mi scuso per aver pensato male!). Attualmente gli uomini trans, cioè le persone che transitano dal genere femminile al maschile, sono più numerosi delle donne trans. Le loro transizioni fanno meno scalpore perché oggetto di uno stigma sociale minore e perché mimetizzarsi nel genere maschile è più facile, una volta cresciuta la barba e approfondita la voce il più è fatto. E’ singolare che dei trans non si parli mai. Chi sono? Anche loro uomini che pretendono di negare la realtà come in una distopia orwelliana? Anche loro intenzionati a “ledere i diritti delle donne”? Visto la sua evidente difficoltà ad interagire con le donne trans le suggerirei di cominciare provando a conoscere gli uomini trans, le loro storie, le loro aspirazioni. Magari le risulterà più facile dare ascolto alle loro parole.

5) E poi parliamone di questi famosi diritti. Nel suo articolo lei fa affermazioni molto forti. Ci sarebbero persone che dicono che le donne, per definirsi tali, dovranno chiamarsi “persone con l’utero, mestruanti, proprietarie di vagina”. Scrive di donne che le avrebbero detto “di avere paura di parlare, di essere state minacciate, di aver perso lavoro, spazi e servizi solo per donne, incluse cure mediche”. Parla di un “movimento che vorrebbe eliminare il sesso come categoria distinta e le donne come categoria protetta” e di un “movimento sessista che sfrutta cinicamente i trans (sempre al maschile, per carità!) per distruggere le conquiste che le donne hanno ottenuto negli ultimi cento anni”. Nella mia esperienza di vita non mi sono mai accorta di nulla di tutto questo. Non sono esperta di giornalismo, ma credo che la deontologia imponga di documentare ogni affermazione non ovvia che venga fatta in un articolo. Altrimenti si perde la distinzione fra giornalismo e propaganda.

Il Protocollo de Savi di Sion è un falso prodotto nel 1903 dalla polizia segreta zarista con lo scopo di canalizzare contro gli ebrei la rabbia e il malcontento sociale, facendo leva sul secolare odio antisemita delle chiese cattoliche. Trent’anni dopo quel falso servì al nazismo per giustificare l’olocausto. Oggi la chiesa cattolica ha scatenato una nuova crociata contro la cosiddetta “teoria gender”, un complotto, dicono, della lobby lgbt avente lo scopo di far cambiare il sesso ai bambini. I primi risultati di questa campagna d’odio si vedono già. Non solo in Ungheria e in Polonia, ma anche negli Stati Uniti di Donald Trump e nella Gran Bretagna di Boris Johnson i diritti delle persone trans stanno arretrando. Fa specie vedere donne che si dichiarano “di sinistra da sempre” allinearsi a questa campagna d’odio, con il pretesto di doversi difendere da un “movimento sessista che sfrutta cinicamente i trans”, “movimento” che non ha più riscontri nella realtà di quanti ne avessero i Protocolli dei Savi di Sion.

Distinti saluti

Luce Nencini

Roma, 16/12/20

2 pensieri su “Risposta a Concita de Gregorio”

  1. Ottimo articolo.

    Ci ho scritto su qualcosa anch’io ma ovviamente non linko per non sconvolgere le lettrici con cose gendermaschiliste.

    Spero inoltre che tu ti stia riprendendo dalla depressione.
    Intanto auguri per le feste in arrivo.

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