La posta di Eretica, Personale/Politico, Violenza

Il mio ragazzo mi picchiava. Io costretta con lui per il Corona Virus

Lei scrive:

Cara Eretica, credo di non dire niente di nuovo quando descrivo la trappola in cui mi sono trovata per mesi per via del Corona Virus. Il mio (ora ex) ragazzo è venuto a trovarmi dalla città in cui vive (abitiamo a chilometri di distanza) e poi tutto è stato bloccato e io mi sono trovata a vivere in un incubo. Capisco che la situazione creata poteva essere claustrofobica ma lo era per entrambi, eppure ad essere violento era solo lui. Lo conoscevo ma non avevamo mai passato insieme più di due giorni.  Ci vedevamo nei week end, io andavo da lui o viceversa, e tutto sembrava magnifico. Così mi sono ritrovata assieme ad un uomo geloso, insicuro, narcisista e violento.

Per prima cosa cominciò ad essere geloso dei miei contatti online, amiche e amici in videochiamata e per rassicurarlo lo coinvolgevo nelle chiacchierate. Poi cominciò a dirmi che con un amico d’infanzia non avrei più dovuto parlare perché secondo lui ci provava. Ma io lo conosco da tempo e non c’è mai stato né ci sarà mai niente di più. Quando cominciai a pretendere di poter parlare con i miei amici da sola, perché volevo almeno sfogarmi, lui mi faceva scenate e urlava che era lui la vittima. Finché non cominciò a lanciarmi oggetti e poi a picchiarmi. Gli dicevo di andarsene e lui mi faceva sentire in colpa perché non sapeva dove altro stare, non conosceva nessuno in città a parte me e non aveva soldi per affittare un posto,  perciò doveva restare. Ho chiamato più volte per informarmi sulla possibilità di farlo tornare a casa sua ma non c’era modo dato che non si poteva viaggiare. Risultato: stavo per perdere il lavoro, che nel frattempo svolgevo da casa. Ho dovuto tagliare i ponti con gli amici perché minacciava di rompermi il computer e ho dovuto dormire e fare sesso con lui anche quando non ne avevo voglia.

Sono stati mesi terribili e non sapevo davvero cosa fare fino a che un mio caro amico non si è offerto di ospitarlo fino a quando non sarebbe potuto tornare nella sua città. A lui però non andava bene e prima di trasferirsi mi ha spinta e fatta cadere procurandomi un taglio profondo su un braccio (per ripararmi dalla caduta l’ho sbattuto su un pezzo del caso di ceramica di un vaso che mi aveva tirato addosso). Chiamai il 118 e mi ricucirono in casa dato che non era gravissimo. Lui faceva finta di essere dispiaciuto e diceva che ero inciampata e nel frattempo mi guardava male intimandomi di non dire niente di più. Il giorno dopo ho minacciato di denunciarlo, di chiamare la polizia e lui se ne è andato dal mio amico che è stato un vero angelo a sopportarlo per altre cinque settimane.

Io mi chiedo in quante si siano trovate nella stessa situazione o anche peggio e mi rendo conto che lui avrebbe potuto tranquillamente uccidermi e nessuno lo avrebbe saputo per giorni. E’ come se io fossi stata sotto sequestro di un violento e stupratore senza poter scappare. Ancora oggi non riesco a sentirmi al sicuro in casa mia e prima di invitare un uomo a restare anche solo per cenare ci penso mille volte. Io spero che questa mia storia sia di aiuto a qualcuna e spero che non ci siano state tante vittime in quel periodo. Grazie per avermi ascoltata. Ti abbraccio. F.

 

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