La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Un violento, figlio di padre violento

Lei scrive:

Cara Eretica, volevo ringraziarti. E volevo ringraziare tutt* coloro che testimoniano le loro silenti e atroci sofferenze causate dalle ingiustizie subite. Mi hanno dato coraggio, ed eccomi qua a scriverti. Sono una ragazza molto introversa e timida e vorrei rimanere anonima. Ho 20 anni, eppure sento di averne molti di più. Purtroppo la mia fase adolescenziale non è stata spensierata come quella dei coetanei che mi circondano. Ho dovuto rinunciare a tanto; ho dovuto rinunciare alla leggerezza. All’età di 14 anni ho conosciuto un ragazzo che di anni ne aveva 25 e ci siamo innamorati. Solo dopo la chiusura della relazione mi son resa conto che quello non era amore. Lui aveva una storia molto macabra alle spalle: il padre era un uomo violento, pedofilo.

Abusava dei suoi fratelli e delle sue sorelle, picchiava la madre. È stato proprio lui a denunciare i fatti alle autorità. Lui era il figlio preferito, infatti non gli è mai stato strappato un capello. Vivo in un piccolo borgo, le voci girano e già conoscevo la storia del suo passato ma non mi son fatta influenzare. I primi mesi di relazione eravamo tanto felici nonostante la grande differenza d’età. Poi sono iniziate le prime liti. I primi insulti, le prime urla e i primi colpi. Ricordo ancora il suo sguardo. Gli occhi cambiavano, mi faceva paura. Sono passati quasi 7 anni e il pensiero mi fa ancora terrore. Purtroppo ero molto brava a nascondere questi problemi alla mia famiglia e ai miei amici. Una volta mia madre ha notato un livido sul braccio, chiedendomi se me l’avesse causato lui. Mi stupisco se ripenso alla nonchalance con cui le ho risposto “ma ti pare? Mi son sbattuta al comodino”.

Il livido me l’aveva fatto lui perché non avevo voglia di fare sesso. Da lì in poi il delirio. Ho capito che era un maniaco sessuale. Voleva fare sesso tutto il giorno, tutti i giorni. Abusava di me durante il sonno, mi violentava. Mi svegliavo di colpo nel cuore della notte e lo ritrovavo sopra di me, col suo cazzo infilato nel mio corpo. Mi sussurrava “ti piace troia?”. No, mi terrorizzava, mi faceva schifo. Non si metteva neanche il preservativo, l’unico anticoncezionale che usavamo. All’età di 15 anni ho fatto il mio primo test di gravidanza, risultato negativo. Nel frattempo le violenze continuavano e anch’io stavo diventando aggressiva: se mi dava un colpo non esitavo a fargli ancora più male. Non mi è mai appartenuta quest’indole violenta.

Una volta mi diede un cazzotto davanti alla sua famiglia. Le sorelle e la nonna mi davano il loro completo sostegno. Una frase che non dimenticherò mai, detta da sua nonna: “è proprio uguale al padre”. Mi segnò così tanto da non dormirci notti intere. Un giorno, circa alle 3 di notte, mi son svegliata poiché lamentavo un forte dolore alla vagina. Era lui, con le sue schifosissime dita. Me la stava lacerando. Gli pregai di smetterla ma lui continuava, mi faceva male. Gli presi con violenza la mano e gli girai il dito. Lì, presa dalla rabbia e dalla stanchezza (e sbagliando), glielo dissi: “sei uguale a tuo padre”. Lui si liberò dalla mia presa e mi girò il dito fino a rompermi qualcosa. Non potevo urlare dato che era tardissimo e la sua famiglia dormiva. Non feci visitare la mano, non lo dissi a nessuno. Tuttora, 6 anni dopo, soffro di dolorosissime tendiniti.

Nel 2017 ci lasciamo e lui inizia a spargere voci nel borgo dove vivevo. “È una troia”, “ha fatto un video porno con due ragazzi del paese”. La gente, anche se non è mai “la gente”, ci credeva e ho passato mesi e mesi rinchiusa in casa. Provavo una vergogna grandissima. Ogni volta che mettevo piede fuori le persone non esitavano a guardarmi con una faccia schifata. Credo di aver sofferto di depressione. Mi sono venuti i primi attacchi di panico. Non dormivo per giorni interi. Una volta non chiusi occhio per 5 giorni di fila. Sono passati quasi 4 anni, e ancora sento di essere depressa. È invalidante. Non riesco a creare progetti. Sento un grande vuoto, non riesco a lasciarmi andare in altre relazioni. Non riesco. Sento che tutto sia inutile.

Non so a chi rivolgermi. Non so con chi parlarne, non voglio chiedere aiuto alla mia famiglia o ai miei amici. Voglio parlare con un esperto, ma non so come fare. È per questo che mi rivolgo a te Eretica. Ho bisogno di essere aiutata. Vorrei iniziare un percorso di recupero. Ma non so come fare. Nel silenzio io l’ho perdonato, so che in fondo neanche lui voleva essere così. Però, ecco, certe ferite sono rimaste. Non so come curarle. Vi chiedo aiuto. E ringrazio già, con tutto il mio cuore, chi leggerà la mia storia e chi, in qualche modo, mi aiuterà. So di non essere la sola. Non siamo sol*.

Grazie.

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2 pensieri su “Un violento, figlio di padre violento”

  1. Le persone tendono a reiterare i vissuti per quanto dolorosi. Parliamo la lingua che ci hanno insegnato, per questo è davvero importante evitare relazioni che con molta probabilità saranno tossiche. Puoi farti aiutare da un professionista. Ce ne sono moltissimi di preparati. Buon cammino

  2. tesoro….. quanta sofferenza. sappi che non è assolutamente colpa tua. tu non hai nessuna responsabilità. però devi uscirne. cerca aiuto in un consultorio o da una associazione che si occupa di violenza o da uno psicolog…. sono tutti tenuti al segreto professionale. ti abbraccio.

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