Autodeterminazione, Critica femminista, Culture, R-Esistenze

Undici consigli per essere un* buon* complice nella lotta

(articolo pubblicato originariamente da Lysandra, Sarah Zouak e Justine Devillaine dell’associazione Lallab a questo indirizzo – traduzione di Luana e revisione di Benz del Gruppo di lavoro Abbatto I Muri)

>>>^^^<<<

Quando noi presentiamo l’associazione Lallab, avviene una cosa buffa: non otteniamo affatto le stesse reazioni! «Noi» vuol dire Sarah, musulmana, e Justine, atea, entrambe cofondatrici di Lallab, realizzatrici della docu-serie Women SenseTour in Muslim Countries e femministe.

Semplice: quando è Justine a presentare l’associazione, generalmente le si dice che «è geniale quello che fa» e che è «molto altruista da parte sua aiutare le donne musulmane». Invece, quando la presenta Sarah, le si ribatte che «è comunque un progetto pubblico e bisognerebbe parlare anche delle discriminazioni vissute dalle altre donne». Alcune persone aggiungono che lei è «troppo coinvolta dal tema, troppo appassionata» e che «non ha il distacco necessario per essere obiettiva». Evidentemente, nella nostra società, la parola di una donna bianca e atea ha più peso di quella di una donna musulmana, persino quando si parla del vissuto personale di quest’ultima.

Ricordiamolo: la missione di Lallab è incentrata sulle donne musulmane e uno dei valori centrali dell’associazione è «la parola alle interessate». Ma come il nostro duo, anche le altre componenti di Lallab – in prevalenza donne – sono molto diverse tra loro! Poiché non vogliamo riprodurre i rapporti di dominio della società al nostro interno, ci poniamo la questione di quale sia il posto nell’associazione di ciascun* e soprattutto delle persone che non sono donne musulmane, cioè gli/le ally (i/le complici nella lotta).

Siamo tutt* privilegiat* di qualcuno

La parola «privilegio» tendenzialmente fa paura, porta le persone a infuriarsi e  a chiudersi alla questione – «come faccio a essere privilegiat* quando non riesco ad arrivare a fine mese?». Il termine «privilegio» viene spesso associato alla ricchezza, ma il concetto impiegato qui ha un’interpretazione molto più estensiva.

Un privilegio è un potere o un’immunità particolare che si detiene senza aver fatto sforzi per ottenerlo, che ci facilita la vita senza che ne si abbia necessariamente consapevolezza e senza che lo si sia domandato. In sé non è né un bene né un male, ma è importante averne coscienza.

Essere in buona salute, per esempio, pone in posizione di privilegio rispetto a una persona con una disabilità, per la quale il semplice fatto di spostarsi può essere una lotta continua, o che magari ci mette degli anni per vedersi riconosciuta la sua patologia.

Nel lessico militante, si insiste sul fatto che è importante «guardare i propri privilegi», cioè fare un lavoro personale per capire in che cosa e in quale misura siamo privilegiat* per evitare di partecipare, consapevolmente o meno, a un sistema oppressivo.

Check your privilege – metti una spunta ai privilegi di cui godi:

□ Sono bianc* □ Non sono mai stat* senza fissa dimora
□ Non ho mai subito discriminazioni per il colore della mia pelle □ I miei genitori mi danno del denaro
□ Non sono mai stat* la sola persona di colore in un locale □ Ho una laurea magistrale
□ Non mi hanno mai fatto notare il mio accento □ Mi sento a mio agio con il mio genere
□ Non mi hanno mai detto che ero bell* «per essere una persona della mia etnia» □ Mi identifico sempre con il genere in cui sono nat*
□ Non ho mai subito violenze a causa delle mie origini □ Non ho mai dovuto fingere che *l* partner fosse «solo un* amic*» per evitare discriminazioni o violenze
□ Nessuna persona estranea mi ha chiesto di poter toccare i miei capelli o se «siano veri» □ Non sono mai subito ostracismi per via della mia religione o del mio orientamento sessuale
□ Non ho mai dovuto andare in un negozio specializzato per trovare articoli di igiene personale/bellezza/cura dei capelli dedicati a persone della mia etnia □ Non mi è mai stato detto che «brucerò all’inferno» per il mio orientamento sessuale

All’interno di Lallab cerchiamo di creare una società più giusta ed egualitaria per tutte le donne, senza giudicare le loro identità o le loro scelte. Siamo, dunque, tutt* alleat*. Ma come si fa a essere un* buon* ally?

  1. Ascoltare e imparare a tacere

Una delle regole più importanti è non invadere tutto lo spazio monopolizzando la discussione. Puoi certamente partecipare al dibattito se il tuo contributo apporta un arricchimento, se pone domande pertinenti che possono far avanzare la discussione, ma sii in grado di farti da parte. Essere ally vuol dire restare al proprio posto di «persona non coinvolta» da una forma di oppressione: è necessario saper ascoltare le parole e i sentimenti di chi subisce l’oppressione, le testimonianze, le analisi, le soluzioni proposte. Bisogna saper essere un buon orecchio.

Se un argomento ti mette a disagio, sei assolutamente liber* di non impegnartici e di lasciar dibattere le persone interessate.

  1. Leggere e formarsi

Un* ally si forma costantemente e non aspetta che le altre persone facciano il lavoro al posto suo. È importante fare le proprie ricerche in prima persona e non spossare coloro che subiscono l’oppressione subissandol* di domande. Leggi e impara dalle loro esperienze. Google (o LiloNdA: un motore di ricerca che ha già donato tre milioni di euro a progetti sociali e ambientali monetizzando le ricerche degli utenti) è tuo amico.

  1. Accettare le critiche

Di fronte alle critiche, è importante non mettersi sulla difensiva, ma piuttosto ascoltare, scusarsi, assumersi le proprie responsabilità e cambiare atteggiamento. Non aspettarti che il rispetto dei tuoi sentimenti sia la priorità delle persone ferite dai tuoi atti o dai tuoi propositi, e concentrati sulla sostanza più che sulla forma. Il tone policing è un’arma per ridurre al silenzio le persone, nella misura in cui permette di porre fine a una discussione spingendo chi vi partecipa ad arrabbiarsi, per poi delegittimarne meglio i discorsi.

  1. Non occupare tutto lo spazio

Quando si è ally di una causa, l’ideale è non ricondurre tutto a sé e non mettersi in prima fila. La cosa migliore è lasciare spazio, giustamente, alle persone interessate, e aiutarle nella maniera che queste considerano più opportuna.

Non farne una questione di ego: è importante non impegnarsi in una causa solo per brillare in società o per fare la figura della persona geniale e di mente aperta, ma per reale convinzione, per il desiderio di far progredire la società.

Tanto meglio se questo ti dà modo di arricchirti per il tuo sviluppo personale – ed è anche essenziale! Ma mettiti in testa che sei qui per l’interesse di tutt* e non solo per il tuo.

Per esempio, nel gennaio del 2017, quando Lallab ha partecipato a l’Émission politique (NdA: un programma d’informazione politica andato in onda in Francia fino al 2019), il canale France 2 (NdA: il corrispettivo francese di Raidue) ha insistito perché l’invitata di fronte al conduttore Manuel Valls fosse Sarah, cofondatrice di Lallab. Noi ci siamo battute per giorni con il canale televisivo perché l’invitata fosse Attika, tesoriera di Lallab. Perché? Semplicemente perché l’argomento della trasmissione era il velo in Francia, e Sarah è musulmana ma non porta il velo. Dentro Lallab abbiamo una regola semplice: sempre dare la parola alle persone direttamente interessate! Poiché Sarah non è titolata a esprimersi a nome di chi porta il velo, ha semplicemente passato il microfono a Attika.

Non c’è bisogno di essere la voce di chi non ha voce: basta passare il microfono.

  1. Concentrarsi sul dialogo con le persone

Il tuo ruolo di ally è anche quello di combattere le oppressioni, di educare le persone vicine a te che sono razziste/fasciste/misogine/omofobe/bifobiche/transfobiche/etc., perché non riversino le loro idee rivoltanti sulle vittime di oppressione. E sì, questo vuol dire che avrai veramente una conversazione con quella zia che non è razzista, ma… mamma mia, ci sono così tante donne col velo in giro! 😉

  1. Niente pause

Le persone di determinate etnie devono affrontare il razzismo tutti i giorni, senza avere mai scampo; le donne subiscono la misoginia in continuazione, nel loro lavoro e nelle loro stesse case.

Allo stesso modo, in qualità di ally non puoi tacere quando questo «ti conviene», o semplicemente quando «non hai sbatti». Mostrarsi solidale vuol dire anche condividere il peso di decostruire l’oppressione e non addossarlo tutto sulle spalle delle persone che la subiscono.

Se resti neutrale di fronte a un’ingiustizia, hai scelto di stare dalla parte dell’oppressore.

  1. Essere ally non è un’identità, ma un processo

Essere ally vuol dire non arrivare mai veramente alla fine: c’è sempre qualcosa da imparare, da fare meglio, è un processo che non finisce mai. Non è un titolo che ci si può attribuire, una medaglia da appuntarsi al petto. È soltanto dai tuoi atti e dalla tua attitudine che il gruppo, e soprattutto le persone danneggiate dall’oppressione, potranno determinare se puoi restare in uno spazio sicuro o se, invece, puoi inquinarlo con i tuoi interventi, con il tuo non metterti mai in discussione. Non è un’identità, perché essere ally non è un lasciapassare o un’assoluzione per tutte le cose dette e fatte in passato, né protegge da errori futuri.

  1. Non servirsi di una persona oppressa come «garante»

Non basta avere un* amic* oppress* (il famoso «ho tanti amici neri», «ho tanti amici gay»…) per avere una conoscenza generale della vita di tutte le persone che vivono quella medesima oppressione. Peggio: non puoi usare quell’amic* o la sua parola per confortare e legittimare un discorso razzista.

Per esempio: conosco una ragazza e suo padre la obbliga a portare il velo, quindi tutte le donne velate lo fanno per costrizione? No!

  1. Non giocare alle Olimpiadi di chi è più oppress*

Sei nel bel mezzo di una conversazione sul razzismo? Allora no, non è il momento di parlare di un’altra discriminazione che subisci tu. Essere oppress* in certe situazioni non ti dà un lasciapassare per uscire dal tuo ruolo di ally su argomenti che non ti riguardano. Non far deragliare la conversazione. Non si parla sempre di te.

  1. Non monopolizzare l’energia e la forza mentale

Gli/le ally non possono domandare alle persone oppresse di asciugarsi le lacrime perché «questa situazione l* fa stare tanto male»; non possono nemmeno sfinirle raccontando tutte le situazioni di oppressione di cui loro sono stati testimoni. Queste oppressioni, la persona con cui parli le conosce, le vive ogni giorno, e non è detto che abbia voglia che tu gliele ricordi continuamente.

  1. Mai arrendersi!

Il cammino della decostruzione è lungo e talvolta doloroso. A volte ti sentirai a pezzi. Allora non dimenticare di prenderti cura di te. E ricordati che ne vale davvero la pena: si cambia il mondo!

 

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*


Donate Now Button

Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

1 pensiero su “Undici consigli per essere un* buon* complice nella lotta”

  1. Grazie davvero per pubblicare pezzi come questo. Certe idee traspaiono da slogan e meme ma generalmente non vengono esposte così esplicitamente e sistematicamente e risulta difficile farsi un quadro chiaro della situazione attuale, anche perchè non ci si crede a quello che si legge, in prima lettura. Chi è nato oggi, molto probabilmente tra quindici o venti anni, specie se avrà intrapreso studi che affineranno le sue capacità logiche, faticherà a credere che si potessero formulare pensieri di questo tipo pubblicamente.
    Questi pezzi saranno un importante documentazione storica già da qui a una generazione, quindi grazie e continuate così.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.