Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Sono stata violentata. La lotta di una è la lotta di tutte

Lei scrive:

Cara eretica e car* tutt*,
vorrei raccontare la mia storia in forma anonima. È la prima volta che lo faccio. Prima dell’altro giorno non l’avevo mai raccontata neanche a me stessa. Grazie all’intervento della mia terapeuta sono riuscita a riconoscere il mio trauma e sto iniziando a processarlo.
Sono passati dieci anni. Avevo 14 anni. Con alcun* amic* avevamo deciso di festeggiare il capodanno a casa, con tanto alcool e poca pochissima conoscenza dei nostri corpi, dei nostri limiti. Abbiamo cominciato a bere da subito ed alla mezzanotte ero già ubriaca. Abbiamo passato la notte nella stessa casa e abbiamo continuato a bere.

Molt* se ne erano andat*, ero rimasta tra intim*: pochi maschi e poche femmine, tutt* coetane*. Continuammo a bere. Da un certo istante in poi andai in totale blackout. La mattina dopo mi svegliai con una bacinella piena di vomito accanto, la mia migliore amica ai piedi. Sveglia anche lei mi raccontò della sera prima, erano tutt* così divertit* da quello che era successo: tre amici avevano deciso di approfittare del mio stato di totale incoscienza (seppur a tratti fossi sveglia e urlante nonsense a quanto pare) per giocare con me come fossi la bambola dei loro sogni. Il porno, d’altronde, gliel’aveva promessa.

Mi raccontarono che mi sbatterono il ca**o in faccia “Ti piace eh?! Si vede che ti piace”. Uno di loro me lo mise in bocca. Scappai in bagno, loro mi inseguirono. Non mi è dato sapere cosa successe dietro quella porta. Forse troppo. Credo nulla. Molti anni dopo, quando perdei la verginità non sentii dolore.

Erano tutt* così divertit* da quello che era successo. Me lo raccontarono ridendo. Sebbene sin da subito percepii forte il mio disagio (quel giorno mi feci tre volte la doccia e piansi al pranzo di famiglia), il riso di tutt* mi costrinse a processare la cosa come “niente di che” “cose che capitano” “è così che ci si diverte, è questo che ci fa stare bene”, fino ad arrivare a provare eccitazione solo quando il mio corpo venisse usato come un oggetto. Da allora non riesco a stare in mezzo alla gente senza bere. Non sono un’alcolista, è solo il mio corpo che ha deciso che ho bisogno dell’alcool per affrontare la gente.

Quel giorno non mi lamentai dei soprusi, risi anch’io con i miei violentatori. Eravamo bambin*. Solo bambin* ubriach*, nessuno di noi sapeva cosa stesse succedendo. Poco tempo fa uno di loro ha fatto coming out. Io ero una bambina. E come una bimba nascosi tutto sotto un tappeto immaginario, rinunciai a sentire la mia pesantezza in favore ed onore della loro leggerezza. Continuai a frequentarli.

Due anni dopo cominciarono gli attacchi di panico. Cinque anni dopo mi fu diagnosticata una forma di depressione piuttosto grave. A 19 anni mi fidanzai. Feci con lui l’amore per la prima volta. Per circa tre anni portai il peso dell’autolesionismo: ad ogni orgasmo stavano 10 tagli, più piacevole era il sesso più profondi e visibili sarebbero stati i tagli. Mi furono prescritti più farmaci. Dopo tre anni ho concluso la mia terapia farmacologica. Ho valutato tutte le opzioni, ho cercato la ragione di questo mio dolore ovunque, ho odiato i miei genitori, mi sono sentita pazza. Invece stavo solo reagendo a un trauma. Sono passati dieci anni da quando sono stata violentata. Sono stata violentata. Sono stata violentata. Non lo ricordo ma è successo, ero lì, il corpo era il mio. Non importa se nessuno ha visto una penetrazione. Non importa se nessuno lo ricorda. Non importa se non sono arrabbiata, se non trovo nessuno da incolpare. Non importa se qualcuno in questo mondo ha sofferto di più. Non importa. Sono stata violentata. Il mio corpo lo ha saputo ben prima della mia mente ed ha cominciato a processarlo a modo suo.

Ma un corpo senza razionalità è una mina vagante. Prima o poi esploderà.
Sono stata violentata. Solo in questa notte, mentre scrivo questa strana lettera anonima che sono tanto sicura non dovrebbe leggere nessuno sin quando non avrò il coraggio di firmarla, per la prima volta, per la prima volta dopo tanti anni questo dolore acquista un senso, tutto mi sembra risolvibile. Sto male. Ogni ora è una battaglia, resisto contro queste voci che mi dicono che sarò macchiata a vita, lotto contro ogni illogico istinto suicida. Ma finalmente il mio dolore ha un senso. Sono stata violentata. Da quel giorno soffro di un disturbo dissociativo. Ho paura non saprò mai come essere amata.

Da anni empatizzo profondamente con ogni donna vittima di violenza, con ogni essere umano a cui viene negata la possibilità di essere al di fuori del proprio corpo.
A molt* di noi è stata negata un’anima.
Ho insegnato ai ragazzi che educo il rispetto a priori; ho urlato fino a piangere quando li ho visti toccare goliardicamente il sedere delle proprie compagne a dodici anni.
Questo è il motivo per cui sono viva. Questo è il motivo per cui lotto ogni giorno. Perché queste cose non accadano più, perché nessun* bimb* debba più diventare donna, o uomo, temprare il proprio carattere, guidata da un trauma che non sapeva di avere. Se solo quel giorno un* di loro non avesse riso. Ne sarebbe bastat* solo un*.

Da circa 15 giorni ci sto provando, ma la mia mente non fa altro che volare via. Cerco di smetterla di dissociarmi, di cercare il mio dolore e viverlo, ma ogni volta che lo trovo mi sembra così profondo, così irrimediabile, che dalla paura me lo scordo di nuovo. Fa così male.

La nostra mente è uno strumento straordinariamente potente, dovremmo prenderci più cura di lei.

Ora inizia la lotta. Auguratemi buona fortuna. Avrò bisogno di tutto il vostro sostegno.
Ce la farò, un giorno dopo l’altro.

La lotta di una è la lotta di tutte ✊🏻🌹

 

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3 pensieri su “Sono stata violentata. La lotta di una è la lotta di tutte”

  1. Ogni volta che leggo queste storie sento un malessere fisico.
    Sarà una frase fatta ma, sinceramente, mi vergogno di appartenere al genere maschile.
    Cara, ti auguro di cuore di guarire anche se non sarà facile.
    Hai una vita davanti!

  2. Carissima Eretica. Due parole per ringraziarti di questa testimonianza. Non riesco a condividerla, non oggi e non ora. Ci pregherò sopra a “cuore aperto” e ascolterò ciò che sentirò. Vorrei solo dire alla coraggiosa donna di questo racconto che è vero che “un corpo senza razionalità è una mina vagante” ma è più vero che una razionalità senza cuore è l’inferno. Uso un linguaggio ebraico-cristiano consapevolmente, ritenendo di sapere che ti è estraneo. Ma è quello che serve a lei: il discernimento dei sentimenti e delle passioni. Serve anche a me e ci provo ogni giorno. Grazie e buon lavoro.

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