Antisessismo, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

La mia storia di violenze subite

Lei scrive:

Ciao, ho 22 anni e sono felice. La mia famiglia è fiera di me e dei traguardi che ho raggiunto, il mio compagno mi ama e mi sostiene, il mio bambino è sano e felice.. mi ritengo fortunata.
Ad oggi mi sento così, ma tempo fa era diverso.

Quando avevo 13 anni, un bambino mio coetaneo decise di sfogare la sua frustrazione da pessima situazione famigliare su di me, deridendomi quotidianamente di fronte ai nostri compagni di scuola. Quando non c’era nessuno nei paraggi che potesse lodarlo, invece, si comportava come fossimo amici.. si era formato una sorta di tacito accordo secondo il quale, semplicemente, lasciavo che si sfogasse e poi facevamo finta di nulla.
Purtoppo però questo bullismo non era circoscritto fra le mura scolastiche come accade normalmente, perché la sera tornavamo nella stessa “casa” poiché anche io, a casa mia, era meglio se non ci stavo. Mia madre e suo marito all’epoca stavano divorziando e l’atmosfera in casa era tagliente. Litigavano costantemente, ogni minima cosa era un pretesto per insultarsi a vicenda e così, quando arrivava la sera, il più delle volte mia madre era ubriaca ed esausta.
Sempre in quell’anno, inoltre, subii una doppia molestia. Mi spiego meglio.. Un pomeriggio, mentre passeggiavo da sola in città mi fermò un ragazzo di colore (non che sia rilevante ad oggi, ma purtroppo lo è stato per l’anno successivo..avevo paura) sui 25 credo, e mi chiese se avessi una sigaretta. Con questo pretesto mi si parò davanti e cominicò ad insistere sul fatto che andassi via con lui in un’ altra città, a casa sua, e mi propose di andare in discoteca insieme ecc.. insistendo anche sul fatto che fosse cristiano (?).

Continuavo a dirgli di no, cercando di essere gentile e sorridente perché temevo una sua reazione ma lì, in mezzo alla gente che passava, non avrebbe potuto farmi niente pensai, così trovai il coraggio di dirgli un “no” secco e me ne andrai. Avevo 13 anni, nessuno mi aveva mai trattata con fare allusivo, così mentre mi allontanavo cominciai a piangere.. e proprio questo mi si ritorse contro. Un uomo, da quel che ricordo sui 50/60, mi fermò chiedendomi perché stessi piangendo. Voleva (sembra quasi uno scherzo) offrirmi un gelato. Dissi di no al gelato ma lui insistette per accompagnarmi fino a casa per “proteggermi”. Così, quando arrivai al portone di una casa qualsiasi, gli dissi di essere arrivata. Mi sentivo il suo sguardo addosso, mi sentivo a disagio. Quando ci fermammo di fronte al portone arrivò la ciliegina sulla torta di quella splendida giornata. Mi abbracciò all’improvviso per congedarsi e mi ritrovrai stetta in un abbraccio troppo forte, troppo prolungato, e con le sue mani una sul c*lo e l’altra schiacciata sul mio seno, che ancora faceva male perché stava crescendo. mi raggelai, non un muscolo del mio corpo aveva il coraggio di muoversi e io mi limitai vigliaccamente a trattenere il respiro, come se questo potesse fermare il tempo, farmi scomparire.

Quell’anno si insinuò in me un profondo malessere, mi sentivo inadeguata, con il mondo contro e così l’anno seguente iniziai a soffrire di autolesionismo, condizione che mi accompagnò quasi quotidianamente per 4 anni, più altri 3 di sporadiche ricadute. Ma questa è un’altra storia.. andiamo avanti.

A 15 anni mi ubriacai ad una festa a casa di un conoscente e, dopo aver dato più volte di stomaco, mi ritrovai a dormire nella stanza che mi era stata riservata per la notte. Mi svegliò una mano che si muoveva lentamente fra le mie gambe.. mi congelai. Sentivo freddo, avevo la nausea e ancora una volta il mio corpo non fu in grado di muoversi. Questa volta mi concentrai per tenere gli occhi chiusi, così forse poteva essere solo un sogno, così forse si sarebbe stufato. Non si arrese facilmente come speravo, prese la mia mano a peso morto e se la mise sulla sua mezza e a dir poco squallida erezione. Riuscii a lamentare solo qualche parola e, dopo un paio di minuti, si chiuse la porta e ci fu un gran silenzio nella stanza e un gran casino nella mia testa. Pensai che se ne fosse andato, di essere finalmente rimasta da sola.. pochi istanti dopo un’altra mano mi toccò e con disgusto scoprii un’ altra persona alle mie spalle. Stesso nome, stessa violenza. Un’altra pessima coincidenza. Questo mi sfilò i pantaloni, io tremavo, avevo paura, non sapevo reagire e per questo mi odiavo al punto che credevo di meritarlo.

In fondo se non reagisci è perché lo vuoi giusto? Credo che nessun uomo potrà mai capirlo e forse anche qualche donna. Poche persone sono in grado di capire cosa si prova, quando la tua mente si spegne, il tuo corpo non reagisce e tu ti odi con tutta te stessa per quella fragilità. Come puoi essere così vigliacca, come puoi non ribellarti, cosa c’è che non va in te..
Eppure è così reale ed umiliante, quella sorta di paralisi che ti trasforma in qualcosa di astratto, senza forma, senza identità. E c’è pure chi direbbe che se una beve se lo deve aspettare e okay, certamente non sarà stata una mossa furba bere fino a stare male, ma è una cosa che riguarda me e me soltanto. Dove sta in questo il diritto di prendermi di spalle, mentre sto dormendo, mentre sto male? Dove sta scritto che tu possa molestarmi, toccarmi e toccarti senza che io possa difendermi, darti o negarti il mio consenso? Perché si presuppone che tu possa violentarmi e io debba prendermi “le mie responsabilità”? Tu, così vigliacco e meschino e disperato, cosa ti marcisce nel cervello, per non capire il male che fai?
Stavo dormendo, da sola, nella “mia” stanza. Non stavo provocando, dormivo. Come anni prima stavo solo camminando, e nemmeno li avevo guardati per sbaglio quei due.

Fatto sta che si fermò all’improvviso, disse di non avere con sé un preservativo e se ne andò senza aggiungere altro, lasciandomi mezza nuda, pietrificata, con un senso di vergogna e umiliazione nauseante.. e la cosa più brutta è che in quel preciso momento odiavo solo me stessa.. Dopo un paio d’ore di sonno scesi al piano di sotto. Per quasi due ore rimasi seduta fra persone che parlavano e altre che riordinavano e non dissi una parola; non risposi neanche a chi mi rivolse la parola e quando iniziarono ad andarsene le prime persone me ne andai anche io, in completo silenzio come una ladra, colpevole.

Da quel giorno e per 4 anni non ebbi più esperienze così, se non che un paio di rapporti sessuali poco felici per motivi differenti, ma di cui non ho bisogno di parlare, divagherei inutilmente.

In ultimo arriviamo a quasi 3 anni fa, in gita con la scuola. Finii a letto con un compagno di classe, entrambi solo per “divertimento”, entrambi consapevoli e consenzienti, nonostante avessimo bevuto qualche bicchiere nel corso della serata. Gli chiesi subito di mettersi il preservativo e lui acconsentì senza batter ciglio. Al termine del rapporto mi accorsi che il preservativo non c’era. Mi allarmai subito, gli gridai contro e andai in panico tanto che mi misi a piangere disperatamente. Mi disse che non sarei rimasta incinta e io davvero non so quanto tempo passai in lacrime cercando di farlo ragionare, di fargli capire quanto fosse c*glione e che il rischio fosse ben più ampio e complesso. In seguito continuai a sentirmi arrabbiata per la sua ignoranza e tradita, ingannata, calpestata, sminuita. Mi sentivo però anche in colpa e mi vergognavo per la reazione esagerata che avevo avuto. Solo qualche settimana più tardi vidi casualmente su Facebook un articolo che parlava di stealthing. Spiegava di cosa si trattasse e di quanto fosse diffuso, ma soprattutto di quanto fosse sminuito nonostante si tratti a tutti gli effetti di un rapporto non consensuale e quindi di violenza sessuale, oltre che con conseguenze potenzialmente devastanti sia a livello fisico che morale. Qualche mese dopo questo ragazzo mi scrisse e, nel momento in cui gli feci presente che ciò che aveva fatto aveva un nome ed era legalmente considerato uno stupro, mi diede della putt*na e, in sintesi, mi disse che ‘avevo goduto e quindi non dovevo lamentarmi’.
E intanto, per l’ennesima volta, chi si sente sporca e umiliata è la vittima, mentre -el violador- continua a vivere la sua vita serenamente e con la coscienza leggera leggera.

Non è stata certamente solo questa la mia vita, ma ecco, ci sono cicatrici che impiegano mesi o anche anni a rimarginarsi, ed è proprio per questo che ho deciso di scrivere di questi episodi.
Ad oggi sono completa, so ciò che voglio, so chi sono. Sono pronta e avevo bisogno di mettere un punto a questa parte del mio passato, per togliermi definitivamente questo peso, per vomitare ancora un po’ di dolore e di rabbia residua, per lasciare più spazio al presente, senza dimenticare, ma per poter sentire finalmente anche io la coscienza leggera, anche se non tanto quanto loro.

(Grazie Eretica per aver creato questa pagina stupenda)

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