Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Anch’io sono stata violentata da un “amico”

Lei scrive:

“Ciao Eretica,
ho letto la storia della ragazza che racconta dello stupro subito da un suo amico, nonostante il suo iniziale rifiuto. Anche a me è successa una cosa simile diversi anni fa e volevo condividere con voi la mia storia.

Avevo 18 anni, e all’epoca ero fidanzata con una ragazza da qualche anno (sono omosessuale e quella era la mia prima relazione in assoluto). Quello che credevo essere un caro amico mio e della mia ragazza mi aveva invitata a passare il Capodanno con lui e alcuni suoi amici in un albergo di proprietà di suo zio: dato che la mia ragazza doveva andare a trovare dei parenti, e pur di non passare Capodanno coi miei genitori avrei fatto qualsiasi cosa, ho accettato.

Lui aveva fatto qualche apprezzamento nei miei confronti in precedenza, ma mi pareva chiaro che io non fossi interessata. Al mio arrivo nella località di vacanza, mi racconta che tutti i suoi amici avevano disdetto all’ultimo, saremmo stati solo noi due e la sua famiglia, e per giunta io dovevo stare in camera con lui; se mi fosse successo adesso mi sarei arrabbiata, ma all’epoca ero ingenua, e ho creduto davvero che non l’avesse fatto apposta. In ogni caso non volevo sembrare scortese per cui non ho detto nulla.

Dovevo passare lì tre notti, nelle prime due non è successo nulla, l’ultima notte invece lui a un certo punto si infila nel mio letto e inizia a provarci, io inizialmente lo rifiuto cercando di non essere scortese (maledetta “gentilezza” che ci viene inculcata…), lui continua ed io, pensando che dopotutto un po’ me la sono cercata, lo lascio fare. Rimango immobile, non mi muovo né parlo mentre lui fa tutto, gli chiedo solo di mettersi il preservativo, che lui mette, salvo toglierselo durante il rapporto a mia insaputa.

Per fortuna dura poco, e quando finisce io non dico nulla e mi rivesto (e scopro il preservativo già per terra). Il giorno dopo non ci rivolgiamo la parola, io lo saluto a malapena al momento di andarmene. Lui non mi scrive più nulla, non si scusa, non mi chiede come sto.

Inutile dire che è stata la fine di quella “amicizia”. Non l’ho detto alla mia ragazza perchè mi vergognavo, mi sentivo molto in colpa per averla di fatto tradita e perchè temevo che lo avrebbe ammazzato se lo avesse saputo. Anni dopo ne ho parlato con alcune amiche, che per fortuna sono state comprensive. E’ stato il mio primo rapporto sessuale con un uomo, e di certo non è stata un’esperienza piacevole. Io non penso che questo ragazzo lo abbia fatto con un intento criminale, ma penso davvero che qualcuno dovrebbe insegnare agli uomini che, anche quando una donna non dice un “no” esplicito e non si sottrae attivamente al rapporto, non vuol dire che automaticamente sia consenziente.

Per fortuna io ho elaborato l’episodio e sono riuscita a metterci una pietra sopra, ma ogni volta lo ricordo con disgusto e di sicuro ora faccio molta più fatica a fidarmi degli uomini, anche dei miei amici. Penso che a molte di noi siano successi episodi analoghi, è facile giudicare le altre e pensare che avrebbero dovuto reagire, sottrarsi, ribellarsi, ma spesso si ha paura di “essere maleducate”, di essersela cercata, e che sia più facile concedersi sperando che finisca presto. Invece no, noi abbiamo il DIRITTO di dire di no e di essere rispettate in questa scelta in qualunque situazione.

Grazie mille per il lavoro che fai e per condividere storie che alla fine ci fanno sentire meno sole. Se vorrai pubblicare questa storia, vorrei essere anonima, grazie.”

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