Antisessismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Raccontare il femminismo

Poche e semplici istruzioni per evitare di essere uccise dal vostro ex

Foto di Giuseppe Ciccia. Da L’Internazionale

 

La violenza non viene all’improvviso. Se il vostro rapporto è finito c’è una ragione e in qualche caso la ragione è proprio la violenza, la volontà di controllo da parte del vostro partner. Comportamenti subdoli si inseriscono nelle dinamiche di coppia che trasformano la relazione in una vera e propria faccenda di codipendenza. La violenza può essere di tanti tipi, inclusa quella psicologica, economica, oltre quella fisica. In ogni caso quello che normalizza la violenza è la spinta al vostro senso di colpa. Se non avessi detto o fatto quella cosa; ma lui mi ama; generalmente è buono ma a volte perde la pazienza. Tutte le forme di giustificazione che fornite al partner violento vi fanno restare in quel pantano che diventa una trappola. La violenza spesso non viene neppure percepita come tale. Avrete senz’altro letto o sentito commenti di gente che parla di coppie normali – eppure sembravano felici – quando lui uccide lei. Come se tutto fosse accaduto in maniera sorprendente invece che lungamente premeditata. Avrete senz’altro letto articoli che parlano di raptus o di delitti passionali, distraendovi dalla vera sostanza della questione. Non è mai un raptus. Non si tratta di passione. Il “mia o di nessun altro” è solo un atto di violento controllo sulla vostra vita. L’uccisione viene preceduta da molti atti violenti. C’è la manipolazione che cronicizza l’atrofia della vostra volontà. Spesso ci sono impedimenti pratici perché non sapete come uscirne dato che non avete soldi o un’altra possibilità abitativa. Spesso ci sono di mezzo i figli e voi non sapete dove sbattere la testa perché senza di lui non sapete come mantenerli. La violenza di genere è molte volte anche una questione di classe. La solitudine sociale, economica e fisica è una delle strategie di controllo più attive gravemente fomentate dalla cultura patriarcale che vi vuole in casa a badare a marito e figli, quindi totalmente dipendenti dal vostro partner violento.

In ogni caso quello che potete fare è chiedere aiuto. Rivolgetevi ad un centro antiviolenza. Ne trovate in tutta Italia. Evitate di mentire quando andate al pronto soccorso perché lui vi ha ferita. So che è difficile ma da qui comincia la vostra prova di sopravvivenza. Dimenticate, seppur con difficoltà, tutto quello che lui vi ha detto o fatto per distruggere la vostra autostima. Voi non siete uno zero, non è vero che poi non vi vorrà più nessuno, non è vero che senza di lui non potrete esistere. Una delle cose più difficili da sconfiggere nella vostra battaglia per la sopravvivenza è la sua influenza su di voi. Dimenticate anche la vostra convinzione, a volte flebile o fortissima, di poter avere controllo su di lui. Il fatto di essere vittime, di ricevere delle scuse (non lo faccio più, ti amo, non voglio perderti), potrebbe darvi la convinzione di poter controllare la situazione. Se lui vi dice che dipende tutto da voi, dalla vostra capacità di sopportare, vi state assumendo una responsabilità che non è vostra. La vostra responsabilità è unicamente verso voi stesse. Siete imbrigliate in meccanismi di controllo e sentimenti confusi dai sensi di colpa che non vi fanno vedere altre prospettive se non quella di patire violenze o al massimo di sviluppare un istinto di autodifesa altrettanto violento – piccole o grandi vendette – che può essere legittimo ma vi fa restare legate a quella situazione.

Cercate una rete di protezione. Chiamate qualcuno. Fatevi aiutare. Non lasciatevi condizionare al punto da pensare che l’unico vostro potere derivi dalla sopravvalutazione sociale del martirio. Non lasciatevi condizionare dalla cultura maschilista che dice che una brava moglie deve tenere unita una famiglia o che dovreste sopportare per i figli. Non abbiate paura di denunciare o se non ne siete ancora convinte in ogni caso pensate che un centro antiviolenza non vi chiede di denunciare per forza a meno che non siate convinte di volervi misurare con quel percorso. Se riuscite ad andare via non lasciatevi convincere dai suoi inviti a tornare indietro. Un uomo che piange la vostra mancanza non è meno violento di uno che vi picchia in mezzo alla strada aspettandovi all’uscita del vostro posto di lavoro. Lui tenterà di convincervi perché da questo dipende il suo personale riscatto giacché non può ammettere di essere una persona violenta e di essere stato rifiutato.

Bloccate i messaggi al telefono. Bloccatelo sui social. Evitate di concedere un’ultimo incontro “chiarificatore” perché quello è il momento più pericoloso in cui lui vi metterà con le spalle al muro. O fate come dice lui o vi ucciderà. So che in quella situazione potreste sentirvi colte da una sensazione di potenza ma non siete potenti per niente. Se lo incontrate da sole, se finite per mettervi contro la vostra stessa famiglia o qualunque vostra rete di salvataggio, nascondendo loro che state per incontrarlo, rischiate di andare invece incontro alla morte senza che nessuno lo sappia. So che in quel momento potreste pensare che chi tenta di aiutarvi non ha idea della vostra tendenza a tornare indietro, della fragilità e dei condizionamenti che vi portano a pensare che lui in fondo vi amava. Quello è l’effetto della codipendenza. Una donna vittima di violenza è dipendente dalle dinamiche violente. Lei assume un ruolo in quel contesto e quando se ne allontana si misura con la propria fragilità, penserà che non la capisce nessuno e che forse l’unico vero alleato potrebbe essere lui, l’uomo violento che voi potreste perdonare.

Una situazione violenza esaurisce le vostre energie fisiche e mentali e di fatto vi rincoglionisce. Lo dico da persona che ha vissuto ogni fase di quello che sto descrivendo. Anch’io sono stata rincoglionita e mi sono affidata alla certezza del male passato al quale sono tornata più volte per paura di affrontare un incerto futuro. Ma ricordate che quel futuro incerto vi regalerà altre e magnifiche possibilità. Vi farà sentire libere e vi farà anche crescere interiormente perché dovrete chiedervi cosa vi fa restare ancorate a quella situazione di violenza per evitare di farvi intrappolare in schemi simili. Voi siete vittime. Allo stesso tempo voi avete la possibilità di crescere e cambiare, in meglio. Dovrete imparare ad amarvi di più, a pensare che meritate molto di più e che le botte non hanno niente a che fare con l’amore. Dovrete imparare a scansare situazioni e dinamiche conflittuali e controproducenti perché quella è la vostra parte nella lotta di liberazione per voi stesse. Crescere, acquisire sicurezza e autostima per poter affrontare in modo diverso il vostro futuro e anche i futuri incontri.

Non è un percorso semplice e lasciate perdere la gente che vi insulta e non capisce perché pensa che lasciare un uomo violento sia facile come bere un bicchier d’acqua. Lasciate perdere chiunque dica che comunque sia è colpa vostra. Non si tratta di colpa ma di una cultura che ci ha addestrate ad obbedire e a non valorizzare la nostra vita. Una cultura orientata a costruire gabbie sociali e ad addomesticarci per farci interpretare ruoli di genere che non prevedono un No come risposta. Lasciare un uomo violento vuol dire disimparare tutto quello che avete appreso fino a quel momento. Disimparare ruoli di genere, stereotipi, obblighi di cura. Vuol dire distruggere le gabbie che avete dentro e che vi tengono legata a situazioni che altri hanno voluto imporvi come uniche possibili nella vostra vita.

Ogni lotta per la propria sopravvivenza, ogni lotta di liberazione passa per l’acquisizione della consapevolezza che siete in una condizione di schiavitù e controllo. Dovrete imparare a disprezzare quello che le vostre famiglie, pur in buona fede, vi hanno insegnato a rispettare. Dovrete costruirvi altre vite, con altri valori, altre impalcature per potere crescere in direzioni inattese. Lasciare un uomo violento e sopravvivere a quella scelta significa avere la forza di non tornare mai indietro, di non lasciarvi condizionare dai giudizi della gente e di considerare che il calo di umore, la possibile depressione successiva, la solitudine, tutti i sentimenti negativi che proverete, finanche la paura del futuro, non sono un segnale volto a spingervi a tornare da lui. Sono segnali che vi indicano strade future. Quello è il momento in cui comincerete ad affrontare voi stesse. Tornare indietro anestetizzerebbe soltanto quella fase di crescita. Non cercate anestesie. O se anche potrete cadere nella dimensione autodistruttiva con disturbi alimentari, forme di autolesionismo, cercate di mancare la tentazione di tornare indietro. Non tornate da lui. Perché vi farà del male e se la vostra consapevolezza crescerà, se lui si rende conto che state sfuggendo al suo controllo, allora potrebbe uccidervi.

Tutto questo ripeto, contraddicendo il titolo che vuole ironizzare sulle scalette indicative di pagine che vi danno istruzioni per l’uso come si trattasse di un trattamento di cosmesi per abbellire il vostro viso, sperando che vorrete condividere con me incertezze e problemi, sapendo che non vi giudicherò e che vorrò fino alla fine spronarvi a vivere. Perché vivere, lo so perché in questa riflessione vi sto consegnando la mia pelle ferita e massacrata, è la scelta più sana che ciascuna di voi possa fare.

Con amore

Eretica

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Un pensiero riguardo “Poche e semplici istruzioni per evitare di essere uccise dal vostro ex”

  1. Fantastica Eretica!
    Ci sono passato anch’io in situazioni simili e trovo che i tuoi consigli siano ottimi!

    La consapevolezza in sé, disprezzo anche di tutti i luoghi comuni e condizionamenti della nostra cultura volti a screditare e sminuire ogni reazione di rivolta a situazioni opprimenti (“le donne cambiano umore senza motivo”, “se ribatto sembro isterica”, “perché la relazione funzioni ci vuole sacrificio”, ecc)… ma soprattutto è da riconsiderare il rapporto con la famiglia/amici e i pregiudizi con cui ti definiscono.

    “Dovrete imparare a disprezzare quello che le vostre famiglie, pur in buona fede, vi hanno insegnato a rispettare.” Assolutamente sì.
    Perché se inconsciamente accettate comportamenti manipolatori e li confondete con l’essere amata/o allora è perché siete stati cresciuti con questa idea sbagliata dei rapporti affettivi. Persone non codipendenti non cascano nella rete dei narcisisti e dei psicopatici.

    Quindi, se state uscendo da una situazione del genere, sappiate selezionare le buone parole di chi vi circonda da messaggi detti per riprendere il controllo su di voi, ignorando con orgoglio gli sminuimenti o le colpevolizzazioni gratute.
    A parte questa aggiunta al bellissimo post di Eretica, fidatevi di voi stesse.

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