Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Bannate gli uomini rancorosi che cercano badanti online

Una delle cose che non è mai facile far capire a uomini, maschilisti, che nelle donne vedono comunque e sempre delle addette alla cura, è che possiamo rifiutarci di consolare, sentire e perfino veicolare i loro messaggi pieni di odio e rancore nei confronti delle donne. Ci sono storie complicate, con uomini che raccontano di essere stati vittime di violenza da parte di donne. Noi li ascoltiamo e diamo loro spazio perché è giusto così.

Ma non diamo spazio all’odio, al vittimismo fine a se stesso, ai messaggi misogini e antifemministi e poi non diamo corda a chi, nel frattempo, non ricevendo risposta, si conforta inviandoci immagini dei loro peni (con la misurazione in centimetri, tanto per farci capire quanto valgono) e infine adotta l’intimidazione come unico mezzo di comunicazione. “Dovete morire”, ci dice un tale, uno dei tanti che alla fine dobbiamo bannare. E ha ragione. Tutti noi dobbiamo morire, un giorno. Ma sta di fatto che di donne che muoiono di morte violenta per via di uomini che non hanno che rancore e odio da dare ce ne sono fin troppe. Non si tratta di “diffamazione” nei confronti del genere maschile ma di una cronaca che siamo costrette a registrare perché sono le nostre vite in gioco e nulla ci dice che il giorno dopo non capiterà ad un’altra o un’altra ancora.

Gli uomini violenti, che restano chiusi in casa a fotografarsi il cazzo per farci vedere quanto conta la loro forza muscolare, dovrebbero rivolgersi a centri per uomini maltrattanti, confrontarsi con chi può e vuole dare loro una mano. Non è a noi che bisogna chiedere aiuto, per fornire consolazione o l’idea che ci siano donne che accolgono il livore di questi uomini per poi diventare in qualche modo complici delle narrazioni stravolte contro altre donne. Agli uomini che ci scrivono chiediamo di raccontare se stessi, non per formulare fratture nelle statistiche che svelano il numero di violenze che altri uomini compiono nei confronti di tante donne. Che parlino di se stessi, che ci raccontino, senza intento propagandistico, senza dirci menzogne sullo stato delle cose e senza tentare di interrompere il flusso di empatia nei confronti delle donne vittime di violenze.

Un tale scrive “sono stato in carcere perché lei non ha accettato il mio amore”. Invece no. Sei stato in carcere probabilmente per stalking e perché lei aveva il diritto di dire di No. C’è una cosa che ci dimostra che la galera cambia poco la consapevolezza degli uomini violenti ed è il numero di messaggi incazzati che riceviamo da parte di uomini che pensano di essere stati vittime di complotti di qualunque tipo. Non riconoscere la libertà dell’altra significa continuare a nutrire la convinzione di avere il diritto di poter pretendere da lei attenzione, cura, corpo, cuore, anima, amore. A cosa serve, mi sono sempre chiesta, il carcere per uno stalker se poi lui pensa che stava solo tentando di parlarle per dirle quanto l’amava. E nel tentativo va compreso uno speronamento con la macchina e l’esposizione di un’arma per obbligarla ad ascoltare.

Online siamo tutelate da attacchi fisici ma le dinamiche sono le stesse. Se ti rifiuti di essere referente e strumento, veicolo propagandistico di maschilisti, misogini e violenti, allora ti becchi le minacce e le intimidazioni, alle quali diamo l’importanza che meritano, ovvero nessuna. Ne parliamo perché sono certa che accade a molte, essere contattate online, con richieste insistenti e poi con insulti nel caso in cui non date le risposte desiderate. La molestia è un atto fisico e anche virtuale. Comporta una pressione insostenibile che solo quelle navigate e che sanno praticare un minimo di autodifesa e che sanno come lasciar scorrere quegli insulti sulla propria pelle senza cambiare l’umore che influenza la propria vita reale, possono affrontare. Ma non è giusto. E’ intollerabile.

Intollerabile essere oggetto di piagnistei sulla condizione mentale di uomini che pensano di essere stati piegati al volere del mostro femminile. Perciò soffrono, perciò pensano che l’odio vada rivolto alle donne. E poi ci sono quelli che nutrono le fantasie violente di questi tizi e che danno loro ragione. Uomini che sostanziano la propria propaganda antifemminista nutrendo e legittimando l’odio di uomini che avrebbero bisogno di ben altro aiuto.

Io sono una donna che ha scelto di ascoltare molte storie di uomini. Storie ma non messaggi di odio e generalizzazioni stereotipate. Non temo di vedere descritta la cattiveria di alcune donne. Non temo di analizzare l’espressione della violenza di alcune donne. Non lo temo perché non penso siamo tutte uguali e non mi interessa difendere la categoria. Ma è un fatto che la violenza sulle donne è un affare sistemico e che riguarda una cultura che ci vorrebbe tutte obbedienti e ferme all’accoglienza del livore di certi uomini. Non funziona così. Possiamo dire no. Non siamo infermiere. Non siamo badanti virtuali. Non siamo le vostre balie. Possiamo scegliere di ascoltarvi ma non siamo obbligate a farlo. Tutte voi non siete obbligate a farlo e dunque bannate senza pietà e non sentitevi in colpa per aver bloccato i deliri di chi vi molestava. Non siete costrette a fare nulla che non vogliate.

E voi, uomini in cerca di spazi entro i quali scaricare il vostro odio, aiutate voi stessi assumendo consapevolezza di quel che siete e che fate. Se avete bisogno di aiuto rivolgetevi a chi può darvelo. La causa del vostro male non sono le donne ma dovreste ricercarle altrove. Nella speranza che possiate stare meglio. Sul serio. Con l’augurio più sincero che voi un giorno possiate ritrovare serenità.

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