Comunicazione, Critica femminista, Culture, R-Esistenze

Nancy Fraser: “Lo scopo del femminismo non è l’uguaglianza per le donne privilegiate”

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Elisa del Gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

Secondo la filosofa americana Nancy Faser la battaglia femminista è destinata a restare incompiuta se ignora i rapporti di dominazione fra classi sociali.

Risolvere la crisi degli alloggi, risanare il sistema sanitario e l’istruzione, gestire i flussi migratori con dignità, denunciare le violenze delle forze dell’ordine: queste sono tutte rivendicazioni femministe. E’ quanto affermano le teoriche del femminismo marxista, che braccano le falle del sistema neoliberale, con una prospettiva stimolante a discapito della novità.

L’ analisi marxista, quindi non esattamente femminista, sarebbe un ottimo strumento per leggere i rapporti di subordinazione di sesso e di genere. Perché incombenze come accudire i figli, prendersi cura delle persone anziane, dei malati, dare da mangiare ai lavoratori sono svolte, nella maggior parte dei casi dalle donne del mondo intero.

La prospettiva marxista è lo strumento analitico utilizzato dalla filosofa americana Nancy Fraser, femminista militante, e coautrice, insieme alle ricercatrici Cinzia Arruzza e Tithi Bhattacharya, di svariate pubblicazioni di teorie marxiste.

Nel libro Femminismo per il 99% ( pubblicato in Francia da La Découverte, in Italia edito da Laterza) , un manifesto che hanno voluto accessibile ad un pubblico più vasto possibile, queste teoriche marxiste decifrano la crisi dell’assistenza prendendone in esame le cause materiali. Per Fraser infatti questa prospettiva consente di allontarsi dalle concezioni liberali, che tralasciano le sorti delle donne provenienti da classi popolari.

In cosa il femminismo liberale “à la Sheryl Sandberg” direttrice operativa di Facebook, è elitista, come scrivete nel vostro manifesto ?

Quante sono le donne al vertice? Quante ottengono l’uguaglianza? Il fatto che una donna, Christine Lagarde, abbia diretto il FMI non cambia niente per il restante 99% delle donne. Lo scopo del femminismo non è quello di garantire alle donne privilegiate la stessa remunerazione, lo stesso status della controparte maschile della loro classe. Questa non è uguaglianza: è una sorta di parità fra ineguali. Se vogliamo una società veramente egalitaria, è necessario cambiare le strutture istituzionali.

Lei sostiene che il lavoro delle donne manager, e delle donne della classe media è reso possibile grazie al lavoro di altre donne.

Negli Stati Uniti, ma anche in Europa, ad ora di pranzo, nei parchi, si vedono donne di colore che spingono passeggini con bambini bianchi. E’ un nuovo tipo di divisione del lavoro riproduttivo paradossale. Abbiamo “liberato” le donne bianche della classe media, per poter permettere loro di lavorare a tempo pieno, delegando così una parte delle loro mansioni a donne sottopagate. E’ un grande cambiamento nei rapporti fra classi sociali, razza e genere. Se la “liberazione” delle donne viene fatta sulla pelle delle donne del Sud del mondo, allora non è un femminismo per tutte.

Oggi, per indicare le relazioni fra i sessi, classi sociali, origini, si usa spesso la parola “intersezionalità”. Cosa ne pensa?

Ritengo stia diventando una vera e propria prospettiva intellettuale. Finalmente riconosciamo che è necessario tenere conto di fattori come la razza, la classe e il genere per analizzare le ineguaglianze. Ma la parola “intersezionalità” è utilizzata troppo spesso come un totem. Il femminismo del nostro manifesto Femminismo per il 99% si concentra sulle strutture della società, e il modo in cui, in periodo di crisi, di egemonia compromessa, tutti questi pilastri diventano visibili, criticabili e possono essere rimessi in discussione. Da un punto di vista intellettuale siamo assolutamente d’accordo con le teorie d’intersezionalità, ma quello che cerchiamo di fare è mostrare come unaprospettiva marxista mostri i rapporti sociali alla base delle situazioni d’intersezionalità. Per questa ragione non utilizziamo la parola intersezionalità, ma questo non significa che siamo in disaccordo da un punto di vista politico.

Qual è il suo approccio ?

Utilizziamo un marxismo allargato, per poter studiare gli aspetti della società che non sono stati teorizzati a sufficienza da Marx. Marx non è riuscito a teorizzare le ineguaglianze di genere perché non è stato capace di descrivere tutte le condizioni che permettono la riproduzione del capitale, ovvero la cura dei figli, delle persone anziane, i lavori domestici, ossia quello che noi chiamiamo “la riproduzione sociale”. Per questo Femminismo per il 99% insiste sulla necessità, da parte dei poteri pubblici, di prendere ancora più in carico questo lavoro di riproduzione sociale, e di assistenza (“care”) . E’ essenziale metterlo al centro della società.

Perché sostiene che il sistema di riproduzione sociale sia in crisi, se non addirittura fallito?

L’accesso all’assistenza attraversa una crisi perché il capitalismo finanziaro esercita delle pressioni soprattutto sulle donne, affinché lavorino a tempo piento. Diminuzione degli alloggi sociali, diminuzione degli aiuti pubblici: una famiglia non può vivere con un solo stipendio.

Alcune persone, non trovando un lavoro con una remunerazione adeguata, sono costrette ad accumulare tre o quattro lavori. Mentre le politiche di austerità impongono agli Stati una maggiore riduzione delle spese dedicate a strutture come ospedali, asili, scuole. Il capitalismo gestisce sempre di più il nostro tempo, ne consegue che ne dedichiamo sempre meno all’assistenza, alle famiglie, e alle persone che ci circondano. In questo senso c’è una crisi, e i problemi delle politiche di riproduzione sociale sono al centro delle richieste dei cittadini. E’ quello che vediamo nelle manifestazioni contro l’austerità: richieste di alloggi, educazione, sistema sanitario, difesa dei servizi sociali pubblici. La politica si svolge su questo terreno, e meno a livello di lavoro industriale, che invece un tempo era il cuore della nostra società.

D’ora in poi la riproduzione sociale occupa questo spazio essenziale, ecco perché alle donne spetta il ruolo decisivo.

 

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