Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

La scelta è delle donne: il tasso di natalità non è affare del governo

Illustrazione di Nathalie Lees

 

 Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Sara del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

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Il tasso di natalità del Regno Unito è estremamente basso, ma la politica dovrebbe stare alla larga dal provare ad influenzare questa decisione personale.

Quanti figli dovrebbe avere una donna? E quando? Sono sicuramente domande difficili perché la risposta è quasi sempre: “non sono affaracci tuoi”. Non c’è una risposta perfetta a questo dilemma strettamente personale e intimo, non ci sono regole ferree a cui sottostare, ma comunque, questo non sembra fermare il mondo o tua zia, a quanto pare, dall’avere un’opinione a riguardo.

Alle giovani donne che insistono sicure di non voler figli, viene detto, con la certezza di chi sa tutto, che cambieranno idea quando saranno più avanti con l’età, anche quando chiedono, durante una visita con il dottore, la chiusura delle tube. Le madri di figli unici possono aspettarsi anni e anni di domande dai ficcanaso che chiedono a quando il secondo, con santa pace di chi, per una ragione o un’altra, non può o non vuole rimanere incinta di nuovo. Ma nemmeno aderire alla regola dei due bambini non rende immune a criticismi, a giudicare dalla reazione scatenata dal Principe Harry quando si è lasciato scappare che Archie potrebbe avere un solo fratello o sorella. Ovviamente neanche per la duchessa del Sussex c’è scampo dal giudizio delle persone, ma l’idea che la coppia possa deliberatamente decidere di non avere più di due figli per il benessere del pianeta, pare scatenare una specie di ostilità impulsiva generalizzata.

Però, nonostante tutto questo incessante lamentarsi collettivo, pare ci stiamo veramente dirigendo verso una carenza di neonati. Questa settimana ci ha portato la notizia dell’ennesimo crollo delle nascite in Gran Bretagna, e per la prima volta, questo crollo coinvolge anche le nascite da madri immigrate, la cui tendenza ad avere famiglie più numerose ha, per anni, silenziosamente assistito il tasso di natalità infantile della nazione, tradizionalmente in declino. Forse, parte delle motivazioni si può trovare in una situazione economica difficile in cui i prezzi esageratamente alti delle case forzano i giovani a rimandare la scelta di avere figli perché non possono permettersi lo spazio per far crescere dei bambini, o anche alla seccante incertezza della Brexit che convince ad aspettare tempi più sicuri.

Questo però riflette anche il fatto che il tasso di natalità stia diminuendo in tutto il mondo. Questa generazione di donne in età fertile è, infatti, quella dal più alto livello di educazione di sempre e combatte con scelte che, in altri tempi, le loro nonne semplicemente non avevano. Negli Stati Uniti lo scorso anno, il tasso di natalità ha raggiunto il livello più basso degli ultimi 30 anni, mentre il Giappone ha registrato il maggior declino della popolazione di sempre. Secondo le Nazioni Unite, la popolazione globale avrà il suo picco alla fine di questo secolo per poi scendere trasformando così la nostra idea di pianeta sovraffollato. Una buona notizia forse per le risorse naturali ormai esaurite, non così buona per la crescita economica, anche se, va detto, l’ago della bilancia a favore della crescita degli ultimi decenni l’hanno spostato le donne cominciando a lavorare fuori casa. Curioso come gli aspetti positivi della liberazione femminile non vengano pubblicizzati quanto quelli negativi.

C’è il pericolo di reagire in maniera eccessiva a tutto questo, trattando la diminuzione della fertilità come un salto nel vuoto invece di un declino graduale e lento che darà abbastanza tempo alla politica di adattarsi (e che ha oltretutto portato una gradita diminuzione delle gravidanze in età adolescenziale nel Regno Unito). Ciò nonostante, la diminuzione del tasso di natalità sta diventando un argomento molto spinoso per la politica perché le domande legittime su come i giovani lavoratori in diminuzione potranno supportare gli anziani in aumento si stanno intrecciando pericolosamente all’isteria dei supremazisti bianchi che incolpano un ipotetico fallimento delle comunità cristiane che non riescono a figliare abbastanza velocemente, e all’ansia costante della destra che non capisce cosa mai vorranno fare queste donne al loro corpo se avessero il controllo totale delle proprie scelte. Ad alcuni uomini, l’unica cosa che spaventa di più di una donna che li vuole incastrare con un figlio è l’idea di una donna che deliberatamente si rifiuta di procreare.

Per anni, la credenza popolare era che i politici potessero aumentare il tasso di natalità investendo in asili economici e lavoro flessibile in modo tale che le donne non dovessero affrontare la straziante decisione tra lavoro e maternità. (Alla fin fine, “che sia troppo tardi” è proprio il problema centrale. Non è che le coppie si dimenticano di fare figli, ma le donne lo vedono cosa subiscono le madri negli uffici e non hanno coraggio di rimanere incinta fino a che non si sentano più stabili nel mondo del lavoro, e a quel punto diventa spesso più difficile procreare.) Ma adesso il tasso di natalità sta diminuendo anche in Svezia, nonostante abbia le migliori leggi su maternità e paternità al mondo, ottime sovvenzioni per gli asili e una cultura egualitaria in cui gli uomini sono fortemente incoraggiati a condividere il peso della maternità con le loro partner sfinite.

Anche il primo ministro della vicina Norvegia ha recentemente dichiarato che la nazione “ha bisogno di più bambini” dato che il modello di stato del welfare potrebbe risentirne. Le opzioni sono due: o il mondo del lavoro non si è evoluto abbastanza velocemente da sopperire alle aspettative dei genitori dei millennial, o qualcosa di più fondamentale sta cambiando.

La settimana prossima, Channel 4 manderà in onda la serie TV “I am Hannah”, parte di un ciclo sulla vita delle donne, e ha come protagonista una avvocata trentenne assillata da tutti sul muoversi ad avere figli prima che sia troppo tardi. Fino a qui, tutto fin troppo familiare, ma quello che contraddistingue questa storia da tante altre girate in una clinica che congela ovociti è che la protagonista ha serie difficoltà a capire quanto veramente vuole leidiventare madre e quanto lo sente solo imposto dall’esterno.

In una recente intervista, Gemma Chan, l’attrice che interpreta Hannah e che ha anche contribuito alla scrittura della storia, ha dichiarato: “Credo che siamo più libere in questo periodo storico, ma non ci sentiamo necessariamente libere quanto vorremmo di fare scelte differenti per noi stesse”. E qui è dove il dibattito politico comincia solo a scalfire la superficie di questa sensazione oscura che i genitori non riescono ad ammettere nemmeno a loro stessi: non esattamente rammarico, ma una sorta di rancore nei confronti dei sacrifici inevitabili che aver bambini richiede e l’occasionale sogno ad occhi aperti che fa sentire in colpa se si pensa a cosa potrebbe essere stato se.

Più la maternità verrà concepita come scelta dell’individuo invece che un fatto inevitabile dell’esistenza della donna o una sorta di grandioso destino romantico, maggiore sarà l’ansia legata al fare la scelta sbagliata e al vivere con il fantasma dell’altra vita. Provare a contrastare tutto questo assillando le giovani donne con il mettersi sotto per evitare un deficit nelle pensioni future è destinato al fallimento che si merita questa tattica insensibile.

Sarebbe meglio, forse, trattare il restringersi della popolazione meno come una fastidiosa anomalia economica da correggere e più come il mistero della felicità umana. Dove le persone fanno fatica ad avere la vita familiare che vorrebbero, lì è dove il governo dovrebbe intervenire creando più lavori fissi, abitazioni che ci si può permettere e condizioni lavorative a misura di famiglia in modo da renderla possibile. Ma se i millennial dovessero solamente pensarci di più delle generazioni precedenti se avere figli o no, o se alcune persone che in passato si sarebbero sentite forzate ad avere una famiglia non voluta adesso trovano il coraggio di rimanere senza figli, beh, allora questo è diverso. A volte, un buon governo, così come un buon genitore, deve solo riconoscere quando non sono affari suoi.

 

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