Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Ti sei accorto di avermi stuprata? No, ma lo hai fatto!

Lei scrive:

Ti sei accorto di avermi stuprata?
Vorrei guardarti negli occhi e chiedertelo, per poi farti male, farti tanto male quanto tu ne hai fatto a me, perché la risposta la so benissimo ed è che no, non te ne sei accorto.

Sono andata a ballare e mi sentivo bella, anzi, bellissima. Per la prima volta dopo tanto tempo mi sentivo sexy e forte, mi sentivo padrona di me stessa e sentivo che era una mia scelta essere guardata, che se qualcuno avesse superato il limite non avrei avuto problemi a respingerlo.
Mi sono sentita così e poi mi hai ricordato perchè è una sensazione tanto rara.

Sono andata a ballare, ero felice, la musica mi piaceva e anche tu mi piacevi, mi piaceva il modo in cui ci toccavamo, baciavamo, come ballavamo insieme, mi stava piacendo tanto.
Prima di andare da te ti ho fatto promettere che se avessi voluto fermarmi mi avresti ascoltata, senza se e senza ma.
Lo faccio ormai da anni, mi illudo che far promettere all’uomo con cui sto per scopare di rispettare il mio consenso possa funzionare, mi illudo che possa ascoltarlo.
Erano più di due anni che non facevo sesso con un uomo non politicizzato, anni in cui ho fatto solo con uomini che prima me lo chiedevano e poi mi toccavano e con i quali comunque non riuscivo a provare piacere, perché non riesco a rilassarmi neanche con chi ha la cura più assoluta.

Eppure, anche se il blocco nella mia mente viene da lì, mi ero scordata come è dire di no e essere ignorata.
Mi ero scordata come è chiederti di entrare piano, quando ancora mi sta piacendo, e sentirmi invece aperta in due, sentire il primo squarcio e il dolore che inizia.
Mi ero scordata come è trattenere il fiato per non piangere, come è ripetermi ossessivamente che se sto calma finirà presto, che forse se ti faccio un pompino ci vuole meno, che comunque vada domani è un altro giorno.
Mi ero scordata il dolore così acuto, mi ero scordata come è chiederti per favore di rallentare, di smettere, chiederti per favore di non farmi male e sentirmi rispondere solo “rilassati”.

Mi hai sussurrato “I will kill you”, come se fosse eccitante, come se mi dovesse piacere, come se fosse solo una finzione quando stava succedendo proprio quello: stavi uccidendo un pezzo di me.

Ho ancora i lividi sul seno, sulle cosce e sulle braccia. I lividi perché hai trattato il mio corpo come quello di una bambola, mi hai hai presa, spostata, girata, morsa, mi hai stretto un seno talmente forte che se lo tocco mi fa un male cane.
Mi hai penetrata così violentemente mentre non ero bagnata che ogni volta andare in bagno è una tortura.
Guardo il mio corpo e vedo te, sento il tuo respiro, le tue parole e la mia impotenza.

Faccio femminismo da anni, ho iniziato a partire dalla mia storia e ho imparato a difendermi da tantissime cose, ma da questa non mi sono riuscita a difendere, neanche questa volta.
Non mi sono riuscita a difendere perché sono solo riuscita a chiedere per favore, invece che lanciarti lontano e scappare. Non mi sono riuscita a difendere perché anche se lo ho vissuto decine di volte nella mia adolescenza è un trauma ogni volta.
Quando, dopo non so neanche quanto tempo, hai finalmente finito mi hai chiesto se mi fosse piaciuto e sono riuscita solo a sorriderti e annuire, ho messo sulla faccia lo stesso sorriso fatto dopo ogni botta, dopo ogni insulto, dopo ogni stupro.

Non ti sei accorto di avermi stuprata perché non mi sono dimenata abbastanza, perché non mi hai rapita, perché non mi hai strappato i vestiti.
Non ti sei accorto di avermi stuprata neanche quando il giorno dopo ti ho scritto dicendoti che cosa hai fatto ricevendo come sola risposta “ma non è vero”.
Non te ne sei accorto perché sei così abituato a poter fare quello che vuoi del mio corpo e di quelli delle mie sorelle che per te non c’è niente di male.

É successo venerdì notte, sabato sono andata alle terme, doveva essere una giornata all’insegna del relax, della cura, della morbidezza, e invece è stata una giornata fatta di continui flash della nottata prima e di tante altre volte, sono ripartita da quando avevo 15 anni e ho ripensato a tutti, ho ripensato a quando non riuscivo neanche a mormorare i no e ad ora che riesco a scandirli ma non a urlarli, ho ripensato a questo corpo e a questa voce con cui urlo, rido, faccio politica, a questo corpo che si è stretto a così tanti corpi di altre donne per sostenerci, per difenderci, per riprenderci noi stesse.
Ho pensato a tutto questo e mi sono sentita falsa, perché non ci sono riuscita, non sono riuscita a trattarti come avresti meditato e a trattare me stessa come avrei meritato.

Non so tra quanti giorni andranno via i lividi, non so quanto ci metterò a non sentire dolore ad ogni passo.
Non so se arriverà un momento in cui potrò fare sesso con una persona per senza arrivare a questo, non so quanto ancora manchi al giorno in cui potrò godermi il sesso e non trovarmi ad avere paura anche davanti a uomini che conoscono e rispettano il consenso, che ascoltano le mie parole e il mio corpo.
Non so se arriverà un momento in cui saprò attaccare a un muro quelli come te o se semplicemente rinuncerò di tutto al sesso perché troppe volte ha smesso di essere tale ed è diventato stupro.
Non so niente di tutto questo, però so che ho affrontato di peggio e che ogni giorno è una lotta per portarmi sulle spalle una vita di violenza, una lotta per lasciarmi alle spalle la violenza e passo dopo passo scoprire il piacere, l’amore, la dolcezza.

Non so se mai riuscirò a provare piacere, ma so che continuerò a lottare perché sia così, continuerò a lottare stretta alle mie compagne, spalla spalla con chiunque vuole distruggere tutto questo.
In questi giorni più che mai sento di sapere poco, perché il dolore è ciò che conosco più da vicino, però in questi giorni più che mai accanto a tutti quei volti che mi hanno strappato la capacità di provare piacere penso ai volti di chi mi sostiene e di chi sostengo, penso ai volti delle compagne più vicine e di quelle più lontane e penso che la strada è lunga, ma dalla violenza usciremo tuttx insieme.

Non so se mai riuscirò davvero a provare piacere, però so che lotterò con tutta me stessa perché nessun uomo possa mai più dire che non è vero, che non ha stuprato, che mi/ci è piaciuto e so che lo farò tanto con compagne e compagnx quanto con compagni, perché quella roba lì non è essere uomini, è essere uomini maschilisti.
Oggi la debolezza è più della forza, è così da venerdì, ma mi conosco e devo solo fare qualche altro passo, poi mi nutrirò di questo dolore e ne uscirò più forte di prima, perché di una cosa sono certa: posso sentirmi a pezzi, debole, stanca, posso aver voglia solo di fermarmi, ma poi guardo negli occhi le donne con cui lotto e sento solo, chiaro e forte dentro di me, che non ne vale la pena, che vale la pena di andare avanti perché davanti a noi c’è tutto.

 

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*


Donate Now Button

Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.