Autodeterminazione, R-Esistenze

Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani: Uno sguardo in prospettiva dai network delle Sex Workers migranti

Comunicato in lingua originale Qui. Traduzione di Luisa del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

Luglio 2019

C O M U N I C A T O

Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani:

Uno sguardo in prospettiva dai network delle Sex Workers migranti

In questa Giornata Mondiale contro la tratta di esseri umani lasciate che noi, in qualità di Sex Workers migranti e alleate, riaffermiamo il nostro impegno a porre fine allo sfruttamento del nostro lavoro, a creare rotte sicure per le migrazioni, a proteggere realmente le vittime di tratta, garantendo il loro diritto a rimanere nel paese di destinazione e a veder rispettata la propria scelta lavorativa.

Fondata nel 1993 in risposta alle esigenze delle Sex Workers migranti, TAMPEP è una rete europea gestita dalle Sex Workers stesse. Unisce i gruppi di Sex Workers e loro alleate nella costruzione di partenariati più solidi per difendere i diritti delle Sex Workers migranti e che lavorano su strada, che affrontano molteplici forme di discriminazione ed esclusione a causa della convergenza di misure repressive delle migrazioni e del Sex Work. TAMPEP ha sviluppato un approccio tripartito ai diritti umani, al patrocinio e alla creazione di reti: il diritto al lavoro, alla salute e alla libera circolazione, con al centro le specificità delle Sex Workers migranti e che lavorano su strada.

Sex Workers migranti e vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale

Sia l’Unione europea che le Nazioni Unite hanno sottolineato che l’industria del sesso è uno dei settori in cui si verifica la tratta di esseri umani. Indipendentemente dal fatto che le migranti impegnate in attività sessuali siano state ingannate o meno, che lavorino volontariamente o vi siano costrette, devono affrontare estremo isolamento, vulnerabilità e mancanza di accesso a diritti e giustizia. Tale esclusione sociale e politica è una delle cause principali sia dell’espansione della tratta a fini di sfruttamento sessuale che dell’impunità dei trafficanti.

Una delle cinque priorità dell’UE in relazione alla tratta di esseri umani è quella di rafforzare le misure preventive. La maggior parte dei decisori politici ha limitato la propria interpretazione del concetto di ‘misura preventiva’ al porre fine alla domanda di servizi e beni nei confronti delle vittime della tratta.

Si ritiene generalmente che la fine della domanda di servizi sessuali porrà automaticamente fine alla tratta a fini di sfruttamento sessuale. Tuttavia, non sono state prese analoghe misure per scoraggiare la domanda di servizi e merci nei confronti delle vittime di tratta costrette a lavorare nei settori della pesca e della marineria, nell’industria delle costruzioni, in agricoltura, nella trasformazione dei prodotti alimentari, nel lavoro domestico e nei lavori di cura. Né vi sono stati tentativi di far uso della depenalizzazione del lavoro sessuale come strategia per combattere la tratta e garantire diritti e tutele alle Sex Workers in Europa.

Nonostante sia evidente che tratta e lavoro forzato sono conseguenze della domanda di manodopera a basso costo, poco qualificata e facilmente disponibile, combinata a politiche di immigrazione sempre più restrittive e alla mancanza di garanzie in ambito lavorativo per i lavoratori migranti, i politici non cercano di affrontarne le cause strutturali.

Vi è una crescente necessità di una legislazione che offra assistenza alle persone vittime di tratta. Dovrebbero essere loro offerte opportunità realistiche di accesso ad un ambiente sicuro, libero dalla paura di ulteriori abusi e sfruttamento – invece di essere espulse dopo aver testimoniato contro i trafficanti. Viceversa, la legislazione repressiva che regola il lavoro sessuale ostacola la lotta alla tratta a fini di sfruttamento sessuale e limita qualsiasi intervento sociale positivo che possa incoraggiare e sostenere le vittime.

Le Sex Workers migranti sono costrette a vivere e lavorare in circostanze estremamente difficili e devono affrontare isolamento, vulnerabilità ed esclusione sociale ancora maggiori di quelle sperimentate dalle altre Sex Workers. Vengono gestite e controllate principalmente attraverso la legislazione sull’immigrazione piuttosto che quella sul Sex Work – pur subendo gli effetti della repressione del Sex Work ed essendo svantaggiate, legalmente e socialmente, a causa del loro status di migranti.

Ciò rende ancora più complessa l’inclusione politica delle Sex Workers migranti e delle vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale; queste persone spesso non hanno permesso di soggiorno e quindi accesso alle pur limitate strutture legali, sociali e sanitarie disponibili per le Sex Workers residenti.

L’opinione corrente sul lavoro sessuale delle migranti, tuttavia, tende a ignorare la complessità della loro vita reale e a presentare la tratta in modo semplificato, concentrato sullo sfruttamento sessuale ignorando le altre forme di lavoro forzato e schiavitù. In questo approccio, il lavoro sessuale è equiparato allo sfruttamento sessuale e quindi alla tratta. Il lavoro sessuale viene descritto come intrinsecamente violento e le Sex Workers – in particolare le Sex Workers migranti – come vittime. La legislazione contro la tratta di esseri umani è quindi erroneamente e pericolosamente applicata all’intera industria del sesso.

Rispondere in modo complessivo alle necessità delle lavoratrici del sesso migranti è lo strumento più efficace contro il loro sfruttamento e quindi contro la tratta.

Rotte di migrazione sicure e lotta alle cause strutturali della tratta.

L’aumento della migrazione internazionale nella seconda metà del secolo scorso, principalmente da aree meno avvantaggiate a paesi più economicamente robusti, è stato il risultato diretto della trasformazione in senso globale della società e delle maggiori opportunità di mobilità. Inoltre, guerre e disordini civili in molte regioni del mondo hanno sradicato tante persone dalle loro case e creato centinaia di migliaia di migranti e rifugiati, molti dei quali sono venuti in Europa.

La mancanza di opportunità sociali ed economiche nei paesi svantaggiati è rimasta la causa principale delle migrazioni. Dagli anni ’70 c’è stato un significativo aumento del numero di donne che migrano da sole alla ricerca di nuove prospettive per la propria sopravvivenza e per sostenere le loro famiglie nei loro paesi di origine. La crescita globale della povertà tra le donne ha influenzato direttamente la “femminilizzazione della migrazione”.

Un approccio governativo focalizzato esclusivamente sulla repressione dell’“immigrazione clandestina” non offre alcun contributo al benessere delle migranti e delle vittime di tratta. Ha determinato una maggiore vulnerabilità per tutte, indipendentemente dall’autonomia di cui disponevano nell’attraversamento delle frontiere o nella scelta dell’impiego. L’inflessibilità e la durezza delle recenti politiche sull’immigrazione in Europa hanno moltiplicato le possibilità di sfruttamento delle donne migranti, ma non sono riuscite a ridurre il loro afflusso o la loro presenza.

È giunto il momento di riconoscere che le donne migranti sono parte integrante del mercato del lavoro e che per molte di esse, a causa della barriera linguistica, della mancanza di formazione professionale o di permessi di lavoro, il lavoro sessuale rimane una soluzione pratica per provvedere a sé stesse e alle proprie famiglie.

Rispondere efficacemente sostenendo gli sforzi delle Sex Workers per sostenere le vittime della tratta

Fondamentale per l’inclusione sociale e politica delle Sex Workers migranti e delle persone colpite dalla tratta e dallo sfruttamento sessuale è il riconoscimento dei loro bisogni e diritti, attraverso un dialogo continuo con le Sex Workers – tramite organizzazioni guidate dalle Sex Workers e servizi sociali non giudicanti.

Alcuni esempi di tale dialogo hanno permesso, negli ultimi due decenni, la creazione di servizi sanitari e sociali in grado di collaborare con le Sex Workers in modo da garantire efficacia nel dare risposte alla realtà delle loro vite.

Tali interventi, per avere successo, dovrebbero essere indipendenti da qualsiasi autorità statale e operare in un quadro etico di universalità dei diritti civili e umani.

TAMPEP supporta il concetto di firewall: una chiara separazione tra l’applicazione delle normative sull’immigrazione e l’offerta di servizi essenziali.

Per porre fine allo sfruttamento e agli abusi nell’industria del sesso, i governi hanno utilizzato la legislazione anti-tratta contro il lavoro sessuale e le migrazioni, invece di creare un ambiente sicuro e favorevole per le Sex Workers, dove lavorare, auto-organizzarsi e rivendicare buone condizioni di lavoro.

Invece di fornire programmi completi di diritti e protezione per le vittime della tratta, vengono attuate misure punitive contro le prostitute, in particolare contro le migranti e le Sex Workers che lavorano su strada. Tali misure mettono in pericolo la sicurezza e il benessere delle prostitute, compromettono la loro salute e le loro condizioni di lavoro e le fanno precipitare in condizioni di maggiore dipendenza e maggiore sfruttamento. Tale approccio, repressivo e non equilibrato, alla tratta implica che

Porre l’applicazione della normativa sull’immigrazione al di sopra dei diritti fondamentali delle persone impedisce alle Sex Workers prive di permesso di soggiorno di accedere ai servizi, denunciare reati e ottenere protezione.

Raccomandazioni TAMPEP sulla Giornata mondiale contro la tratta

Attingendo ai 25 anni di lavoro ed esperienza di TAMPEP nella valutazione di migrazioni e sex work in Europa e nell’attuazione di programmi per la protezione dei diritti umani delle Sex Workers migranti e che lavorano su strada, la rete TAMPEP presenta le seguenti raccomandazioni in occasione della Giornata mondiale della fine Tratta di persone:

  • Riconoscere l’intersezione delle politiche su lavoro sessuale, migrazioni e salute, e il loro impatto sulle condizioni di vita e di lavoro delle Sex Workers. Adottare una posizione basata su non-discriminazione e inclusione.
  • Il lavoro sessuale e il lavoro forzato sono due fenomeni separati. Le leggi anti-tratta non devono essere utilizzate per colpire le Sex Workers, in particolare le Sex Workers migranti e che lavorano su strada, e per limitare i loro diritti.
  • Rispettare e proteggere i diritti umani delle Sex Workers migranti, compresi i diritti
    • al lavoro
    • alla libera scelta dell’impiego
    • a condizioni di lavoro giuste e favorevoli
    • alla libertà di movimento e di residenza
    • alla parità di protezione ai sensi della legge
    • ai più alti standard raggiungibili di salute fisica e mentale
  • Le politiche sul lavoro sessuale dovrebbero garantire accesso alla giustizia e alla protezione legale.
  • Riconoscere la realtà globale della migrazione, anche per il lavoro sessuale.Abolire le leggi e le politiche che criminalizzano entrambe le attività e offrire la possibilità ai lavoratori del sesso migranti di ottenere permessi di soggiorno e di lavoro al fine di aumentare la loro autonomia e indipendenza e prevenire lo sfruttamento.
  • Riconoscere e rispettare l’autodeterminazione delle prostitute.
  • Garantire la partecipazione dei migranti e delle prostitute mobili alla progettazione, allo sviluppo, all’attuazione e alla valutazione delle politiche in materia di migrazione e lavoro sessuale.Usare il loro background culturale e la loro vasta esperienza con il lavoro su strada per trovare soluzioni politiche giuste e sostenibili.
  • Le vittime della tratta non devono essere ulteriormente sfruttate come testimoni.Gli Stati dovrebbero riconoscere la propria responsabilità di assistere e proteggere le vittime della tratta – indipendentemente dalla loro capacità o volontà di cooperare o testimoniare in procedimenti giudiziari.
  • I governi dovrebbero affrontare la povertà delle donne, l’educazione delle ragazze e la protezione dei diritti delle donne come strategia globale contro la tratta.

Gli enti statali dovrebbero riconoscere la legislazione restrittiva sull’immigrazione e le politiche anti-prostituzione come fattori che contribuiscono alla tratta di esseri umani e ai relativi abusi.

TAMPEP considera le prostitute migranti come agenti di cambiamento sociale e, in tal modo, riconosce la loro identità culturale e il loro diritto a contribuire allo sviluppo di politiche e servizi efficaci.

TAMPEP

Network Europeo per la Promozione dei diritti e della salute delle Sex Workers Migranti

network@tampep.eu

www.tampep.eu

@tampepnetwork

@tampepeu

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