Antiautoritarismo, Comunicazione, Recensioni

The Great Hack – come social e analisti della comunicazione rubano la nostra privacy

Ho appena finito di guardare The Great Hack, la privacy negata, che parla di social e soprattutto di come facebook sia stato coinvolto nello scandalo che ha riguardato la Cambridge Analytica, una società di comunicazione, di analisi di dati tratti senza il nostro consenso da facebook, per poi restituirci una serie precisa di fake news e una campagna propagandistica a noi indirizzata a sostegno del voto per la Brexit e per Trump. Tutto parte dalla singola domanda di un utente che ha richiesto indietro i dati, che non gli sono mai stati restituiti, ed è così che si è aperta una falla che ha coinvolto varie personalità tutte pronte a dire che non sapevano ma in realtà sapevano, come i risultati dell’inchiesta hanno dimostrato. I nostri dati restano in possesso di simili società per anni e ne fanno quel che vogliono. Parliamo di profilazione, del fatto che ogni volta che tu metti un like, pubblichi una foto, diventi uno strumento per chi vuole sapere tutto di te per sapere come si potrà influenzare il tuo voto. Alla domanda se questo condiziona la democrazia dei Paesi, se la comunicazione che bersaglia la gente con campagna di odio e paura non sia responsabile del fatto che nel mondo i governi sono orientati verso il totalitarismo, molti specialisti hanno risposto che è vero e che facebook non è più quell’allegra compagnia di giovani che volevano mettere in comunicazione i parenti lontani.

Si tratta di un enorme business che trae profitto dalla profilazione degli individui che pure pensano la propria privacy sia in qualche modo protetta quando non lo è. E dire che sono così duri nel chiedere documenti, e perfino l’impronta digitale per essere sicuri che sia tu a entrare nel tuo profilo. Ma tutto ciò è un’enorme presa per il culo se chi comanda su facebook sono gli inserzionisti, quelli che spendono più soldi e che dunque possono raggiungere più persone per persuaderle del fatto che la loro idea sia giusta. Nell’inchiesta non si parla delle elezioni italiane ma c’è una mappa che la traccia in rosso, come uno tra i paesi in cui questo metodo è stato o viene utilizzato. Sappiamo che le fake news sono una vera merda anche per noi e sappiamo come viene gestita la comunicazione che aiuta gli indecisi e perfino quelli decisi a votare per qualcuno che fino al giorno prima considerava merda. Se questa è la situazione diciamo che non abbiamo speranze ma io continuo a credere che la presenza di persone in piazza posso fare la differenza. Sebbene il decreto sicurezza bis abbia ulteriormente minato i nostri diritti civili e ci fa somigliare sempre di più alla Russia.

Una chicca: sapete che molte fake news e molte campagne contro la Clinton e contro il movimento “Tutti i neri contano” sono risultate essere state fatte da russi? Sapete che la Russia ha un ruolo importante nella creazione di iniziative apparentemente simili a quelle che potrebbero piacervi ma che poi vi rimandano sul fronte opposto? Guardate il documentario per capire come fanno e poi ditemi che in Italia non corriamo lo stesso rischio a partire dalla presunta questione dei rubli donati per la campagna elettorale della Lega e poi delle armi russe in possesso di fascisti che secondo notizie più ampie potrebbero far parte di gruppi che vanno ad addestrarsi in Ucraina. Quello che succede è che le nostre vite sono manipolate e mentre noi riteniamo di essere liberi di dire e fare qualcosa in realtà non lo siamo più. Quando la comunicazione è completamente infangata da queste metodologie come possiamo dirci realmente liberi?

Come possiamo dirci liberi se non c’è un tetto di spesa massimo di inserzioni in un social che vuoi o non vuoi riguarda tutti? Come possiamo se ci sono specialisti del settore che studiano i nostri dati per sapere quale status avrà un determinato effetto e come cavalcare l’onda comunicativa rispetto un determinato fatto. Noi siamo qui a compiacerci degli errori che fanno, dei tweet cancellati o degli status facebook che non dicono la verità. Pensiamo di averli sgamati ma la gente che viene indotta fanaticamente in un credo quasi religioso non cambierà idea. A loro non importa delle stronzate dette da un leader o da un altro. Abbiamo a che fare con migliaia di analfabeti funzionali che riescono soltanto a ripetere a memoria slogan senza senso. A recitare un copione, ritenendo perfino di essere liberi di aver scelto di farlo, che è stato progettato e messo in rete con le tecniche di comunicazione più adatte a colpire un certo tipo di elettorato. Ed è per questo che nelle conclusioni dell’inchiesta britannica si può leggere che le leggi elettorali non sono adeguate a quel che succede in rete. Non tengono conto delle fake news e non tengono conto del trattamento dei nostri dati e di tutto quello che a noi viene indirizzato per manipolarci.

Siamo al furto di consenso, ma soprattutto siamo al furto delle nostre identità e dato che facebook non è uno Stato e non siamo legalmente tenuti a dire loro la verità vorrei potessimo formare profili in cui dire e fare cose che non ci riguardano affatto per capire come funziona. Ma sarebbe una minuscola goccia e non risolverebbe il problema. Dunque cosa fare di fronte ad una dittatura comunicativa che ci impone di vedere le cose in un determinato modo e di fronte una dittatura reale che non ci permette di scendere in strada per opporre il nostro senso critico rispetto alle scelte politiche e di governo? Quando ci renderemo davvero conto che non siamo realmente liberi. E che tutto quello che cerchiamo di fare sembra inutile? In tutto ciò il meglio che si può fare è sfruttare la piattaforma sapendo che dietro c’è un impero che ci opprime o lasciarlo perdere? So che ci sono compagni che hanno provato a starne fuori ma alla fine siete tutti lì e quel che è peggio è che non c’è una piattaforma social alternativa che riesca bene nonostante l’impegno di alcuni ad attirare persone senza loggare e profilare nessuno.

Il punto è che per molti la privacy ha lo stesso appeal di un pezzo di carta igienica usata. Non gliene frega niente. Continuano a ripetere che non fanno nulla di male e che non hanno nulla da nascondere ma non si rendono conto del fatto che tra profilazioni, teknosorveglianza per le strade, intercettazioni cellulari e monitoraggio sapiente di tutto quel che fanno grazie alle app che scaricano sul telefonino, non c’è più nulla che possano nascondere e tutto ciò è una violazione dei nostri diritti civili. E’ Minority Report. E’ essere considerati criminali e sorvegliati prima ancora di esserlo davvero, o senza avere l’intenzione di esserlo mai. La presunzione di innocenza non esiste più se una legge ti dice che se scendi in piazza per ribellarti potresti fare qualcosa di brutto dunque te lo impediscono a prescindere. Questo è il decreto sicurezza che parla della sicurezza di chi sta al potere senza che mai sia messo nulla in discussione. Non parla di certo della nostra sicurezza. E non c’è sicurezza alcuna ogni volta che ci chiedono di accertare che il profilo attraverso cui accediamo su facebook sia reale perché vogliono solo accertarsi che tu non menta per poterti bersagliare di giuste pubblicità e notizie. Perché sulla tua home scorrano news che ti piacciono e non quelle che cestineresti, perché è così che si orienta l’opinione pubblica. Così si realizza il potere. Così ci tolgono la libertà.

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