Antirazzismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

I reiterati attacchi di Nancy Pelosi a Alexandria Ocasio-Cortez non sono soltanto irrispettosi. Sono pericolosi.

Nancy Pelosi

 

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Luana del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

di Arwa Mahdawi 

Progressisti, per cortesia, possiamo stare zitti e ascoltare Nancy Pelosi? La Presidente della Camera dei Rappresentanti – vorrei ricordarlo a tutti – è una stratega consumata, una scaltra esperta di tattica, e una politica d’esperienza. Lei sa che cosa sia meglio per l’America. E il meglio per l’America, a quanto pare, non è scendere in campo contro Donald Trump; no, è assicurarsi che quattro deputate novelline non si facciano venire idee che travalicano il loro ruolo. È assicurarsi che Alexandria Ocasio-Cortez, in particolare, sappia stare al suo posto.

Da tempo ci sono tensioni tra Pelosi e la cosiddetta “Squad” delle neoelette deputate progressiste Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, Rashida Tlaib e Ayanna Pressley. La situazione è precipitata improvvisamente lo scorso fine settimana, quando Pelosi ha pensato bene di sminuire le loro colleghe sul New York Times. «Tutte queste persone hanno i loro social vattelapesca e il loro mondo su Twitter, ma non hanno avuto alcun seguito», ha affermato Pelosi, riferendosi a una proposta di legge sul finanziamento dei confini a cui la Squad si è opposta. «Sono quattro persone, e altrettanti sono i voti di cui dispongono».

Fin dall’inizio, gli attacchi denigratori di Pelosi alla Squad sembravano strategici. Adesso, tuttavia, si stanno spostando sempre più su un piano personale. «Quando sono iniziati questi commenti, ho pensato che stesse tenendo l’ala progressista a distanza di sicurezza per proteggere i deputati più moderati, e questo lo capisco», ha detto Ocasio-Cortez al Washington Post mercoledì scorso. «Ma questi attacchi persistenti e deliberati […] sono diventati apertamente irrispettosi: […] è l’esplicito isolamento di un gruppo di donne di colore neoelette alla Camera».

La deputata ha precisato la sua visione lo scorso giovedì, sostenendo alla CNN di non pensare «assolutamente» che Pelosi sia razzista. «Si vede uno schema, giusto? Non si sta parlando semplicemente di progressisti, ma del fatto che vengono precisamente segnalate quattro persone. E conoscendo il contesto mediatico in cui ci muoviamo, così come la quantità di minacce di morte che riceviamo […] penso che valga la pena di chiedere perché».

Come nota Ocasio-Cortez, gli attacchi di Pelosi non si situano all’interno di una bolla: sono situati in un contesto mediatico in cui la destra ha posto un bersaglio alle spalle della Squad. Lo scorso martedì sera, per esempio, il presentatore della Fox Tucker Carlson ha condotto un attacco razzista contro Ilhan Omar, che poteva essere verosimilmente interpretato come un incitamento alla violenza contro la deputata. «[Omar] ha un malcelato disprezzo per gli Stati Uniti e per la sua gente», ha affermato Carlson di fronte a tre milioni di spettatori. «Questo dovrebbe preoccuparvi, e non soltanto perché ora Omar è una deputata in carica al Congresso. Ilhan Omar è la prova vivente che il modo in cui gestiamo l’immigrazione è diventato pericoloso per questo Paese. Un sistema creato per rafforzare l’America lo sta invece minando dalle fondamenta».

L’America sta diventando un luogo sempre più ostile alle donne e alle persone di colore. I costanti attacchi pubblici di Pelosi contro le quattro deputate di colore neoelette non sono soltanto irrispettosi, sono pericolosi. Che questo sia il suo intento oppure no, le sue ripetute insinuazioni – secondo cui le “ultime arrivate” della Squad sono arrampicatrici populiste che stanno indebolendo il Partito Democratico dall’interno – aiutano a sostenere la narrazione al vetriolo sviluppata dalla destra contro di loro. Mentre l’America diventa sempre più sfacciatamente intollerante, Pelosi dovrebbe impiegare la sua aggressività per sostenere le sue nuove colleghe, non per tentare di affossarle. Allora perché non lo fa?

Senza tanti giri di parole, penso che Pelosi sia terrorizzata da ciò che le sue colleghe progressiste rappresentano. La Squad non consiste solo di quattro persone, come lei ha detto con condiscendenza al New York Times: rappresenta il volto di una nuova America. Rappresenta una sfida alla struttura di potere tradizionale. Ciò non fa paura solo a fanatici intolleranti come Tucker Carlson, ma anche all’establishment neo-liberale. Fa paura alle persone che non si definirebbero mai razziste (avrebbero votato per un terzo mandato di Obama, se avessero potuto!), ma che chiaramente hanno un problema con delle giovani donne di colore che dicono francamente quello che pensano. Fa paura a chi vorrebbe maggiore “diversità”, fintanto che quella diversità tiene la bocca chiusa o segue la linea del partito.

I razzisti fieri di esserlo sostengono la necessità di costruire muri per tenere i neri fuori dall’America. I razzisti perbene costruiscono altri tipi di muri: fanno leva su concetti come “civiltà” e “unità” per assicurarsi che certe voci non acquisiscano potere, o che siano messe ai margini come provocatorie e divisive quando cercano di criticare il potere. In tutte queste discussioni, il vero significato di civiltà è, naturalmente, obbedienza. Il vero significato di unità è accettazione acritica dello status quo. Noi progressisti continuiamo a sentirci dire che non dovremmo criticare i democratici di centro se vogliamo avere una possibilità di battere Trump nel 2020; eppure, figure dell’establishment come Pelosi sembrano non avere alcun problema a criticare i democratici progressisti e i milioni di persone che rappresentano.

Giovedì scorso, in conferenza stampa, Pelosi ha evitato le domande sulla sua faida con la Squad, dichiarando pomposamente: «La diversità è la nostra forza. L’unità è il nostro potere». È davvero così? Perché io non vedo alcuna diversità né unità dal mio punto di osservazione. Vedo solo un sacco di arroganza fuori moda.

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