Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Quando le forze dell’ordine scoraggiano le denunce di violenza di genere

Lei scrive:

Ciao Eretica, ho riflettuto molto se raccontare la mia storia o meno, ma alla fine ho deciso di condividerla, sperando sia di trovare conforto, che magari, di darlo.
La mia non è stata una vita facile, ho avuto problemi in famiglia fin da piccola e durante l’adolescenza ho iniziato con l’autolesionismo. Solo da qualche mese, quasi trentenne, ho iniziato a farmi seguire da una psicologa, a seguito della storia che sto per raccontarti.

Sono stata per molti anni con un ragazzo che stava dall’altra parte dell’Italia, mi fidavo di lui, lo consideravo l’amore della mia vita. Facevamo progetti, fantasticavamo sul futuro e così via.

Con il tempo mi sono resa conto che stava cominciando a rendermi la vita difficile; era geloso, insultava il mio percorso di studi, ignorava le mie idee catalogandole come stupide, e se litigavamo ovviamente ero io l’esagerata. Negli ultimi tempi aveva avuto anche qualche scatto violento. Mi sono molto spaventata pensando di passare il resto della mia vita con una persona che non faceva altro che sminuirmi, e lo lasciai. Nel corso dei mesi successivi fece di tutto per farmi cambiare idea; diceva ai miei amici che si voleva fare del male, me lo trovai sotto casa, mi mandava fiori e lettere, ma io non volevo cedere. Stavo male, ero ancora innamorata (o forse, come credo adesso, dipendente), ma ero convinta fosse la scelta giusta. Dopo mesi ci rivedemmo, e parlando mi chiese se in quei mesi fossi stata a letto con altre persone. Gli risposi di sì, e la prese male. Qualche giorno dopo me ne tornai a casa nella mia città (non ero ospite da lui), ed iniziai ad avere uno dei miei momenti di depressione. Ne parlai con lui, e mi auguró di star male, di morire. Ebbi una crisi fortissima, nella quale ricominciai a farmi del male dopo tanto tempo. Lui se ne lavò le mani, scrisse a tutti i miei amici e poi sparì. Dopo un mese passato sotto stretta osservazione da parte dei miei amici, decisi di reagire, e in qualche modo mi convinsi a cercare un aiuto psicologico e a ricostruire la mia vita, eliminando anche lui, bloccandolo ovunque.

La storia non è stata così corta, ci sono tanti aneddoti nel mezzo che non racconto per motivi di lunghezza, ma il concetto che voglio sottolineare è il fatto che ognuno dei due era andato per la sua strada, e io cercavo di rinascere in qualche modo, lontano da una persona che per tante volte mi aveva lasciato da sola in questi momenti così duri culminati sempre nell’autolesionismo.
Nel corso dei mesi, sono riuscita a tirarmi in piedi; un nuovo lavoro, una nuova relazione (stavolta sana e paritaria), una me che si approccia diversamente.
E lui si fa sentire, ci prova per mesi in quel modo viscido e schifoso col quale riesce a dirti contemporaneamente che gli manchi ma anche che la sua vita adesso è perfetta senza di te. A volte piange, a volte dedica canzoni, a volte si comporta come se fossi io a farmi sentire e mi tratta con sufficienza. Insomma, cerca di scaturire qualcosa in me.
Ma stavolta no, ho appoggio e comprensione dal mio attuale compagno, e non voglio che questa persona torni nella mia vita.

Passa il tempo, mi arrivano chiamate anonime, messaggi dalle sue amiche che affermano che tutti sanno che sono ancora innamorata di lui, e che non ha senso la mia “ripicca di stare con qualcun altro”. Gente della sua città che io non conosco inizia a seguirmi sui social. Like, messaggi, chiamate, strani squilli al telefono di casa. Ad un certo punto chiedo a lui di gestire la cosa, perché non ce la faccio più. E lui mi risponde che non può gestire gli altri, che loro fanno quello che sentono.

Cerco di lasciar perdere, ma ad un certo punto arriva l’ennesima ragazza che inizia a seguirmi. Stranamente, anche lei è della stessa città di lui. Quando le chiedo chi sia, inizia ad insultarmi per l’aspetto fisico, per i capelli, per il mio modo di vestire. Dice che sono mesi che lei va a letto con lui e che lui le ha raccontato tutta la nostra storia. Di quanto io sia stata troia ad andare a letto con altre persone nei mesi dopo la nostra rottura.
Fin qui tutto apposto, posso reggere, non mi viene da piangere.
Minaccia di scrivere non si sa cosa al mio compagno. Quando la blocco mi scrive con account fake. Ma ancora, posso sopportarlo.

Ma poi, in fondo, nell’ultimo messaggio parlava del mio autolesionismo, e lo brandiva come un’offesa, trattandomi come una malata incurabile e pericolosa.
Quando ho chiamato lui mi ha detto che questa ragazza si era inventata tutto, ma come faceva ad essersi inventata la verità?

Stanca, dopo più di un anno e mezzo di queste violenze che la maggior parte della gente non considera neanche violenze, sono andata dai carabinieri, accompagnata dal mio compagno e dal mio migliore amico.
Mi hanno fatto entrare da sola, non hanno voluto due uomini con me.
Una volta raccontato tutto sapete quali sono state le risposte dell’agente?
“Anche la mia ex moglie mi chiama spesso, mica la denuncio”;
“Ma ti rendi conto che se lo denunci gli rovini la vita?”;
“Anche se scrivono al tuo ragazzo di cosa ti preoccupi? Tanto si suppone che ami te e non creda alle sconosciute, oppure ha motivi per non crederti?”;
“Eppure ha una famiglia con la fedina immacolata, non ci credo che faccia questo per cattiveria. E poi anche te gli hai risposto ai messaggi a volte, l’hai provocato”.
“Abita anche lontano da te, che vuoi che ti faccia, mica può rovinarti la vita a distanza”.
Alla fine ero in un bagno di lacrime; mi sentivo in colpa, inutile, esagerata, una piagnona, inadatta ad affrontare la situazione. Insomma, mi sono sentita colpevole per quello che era successo. Me l’ero meritato, era colpa mia, me l’ero cercato.

Non sono riuscita a fare niente, mi sono immobilizzata. Mi sono cancellata da quasi tutti i social, ho bloccato tutti i suoi amici e i suoi familiari. Per ultimo, prima di bloccarlo, ho scritto a lui, mentendo e dicendo che i carabinieri erano dalla mia parte, e che se avesse fatto qualcosa sarei tornata a denunciarlo.
Ecco, dopo questa lunga lettera che mi era necessaria per spiegare la situazione, mi chiedo perché una donna debba sentirsi così quando chiede aiuto. Perché mi devo sentire in colpa? Perché le forze dell’ordine in molti casi si riducono a dare la colpa a chi vuole denunciare? Non voglio sentirmi così minuscola e insignificante, non voglio dover chiedere ai miei amici maschi di minacciarlo.
Nonostante tutto io sono stata fortunata; sono circondata da persone che mi vogliono bene e mi aiutano sempre, ho trovato una mia stabilità e mi sto rimettendo insieme.
Ma se non hai questa fortuna e cerchi aiuto nelle istituzioni sei fottuta.. se sei donna.

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*


Donate Now Button

Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Annunci

2 pensieri riguardo “Quando le forze dell’ordine scoraggiano le denunce di violenza di genere”

  1. Se in caserma ti hanno in realtà detto queste parole che ho copia-incollato qui sotto dal tuo post:

    “Anche la mia ex moglie mi chiama spesso, mica la denuncio”;
    “Ma ti rendi conto che se lo denunci gli rovini la vita?”;
    “Anche se scrivono al tuo ragazzo di cosa ti preoccupi? Tanto si suppone che ami te e non creda alle sconosciute, oppure ha motivi per non crederti?”;
    “Eppure ha una famiglia con la fedina immacolata, non ci credo che faccia questo per cattiveria. E poi anche te gli hai risposto ai messaggi a volte, l’hai provocato”.
    “Abita anche lontano da te, che vuoi che ti faccia, mica può rovinarti la vita a distanza”.

    I carabinieri in questione non si sono comportati da carabinieri reali, mentre ti faccio auguri sinceri, il tuo caso sembra complicato e vasto, più persone vi sono coinvolte, cosa ne pensiamo, intendiamo, sentiamo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.