Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

Storia di M., prima persona intersex al mondo a sporgere denuncia per mutilazioni

Attenzione a chi è sensibile a storie di violenza

Fin dai primi giorni di vita, riceve dosaggi di ormoni. Tra il 1980 e il 1993, l*i subisce 5 interventi chirurgici invasivi. M. dovrà seguire dei trattamenti a vita e non potrà avere figli.

Di Aude Lorriaux

Articolo apparso il 10/4/2019 su slate.fr – traduzione di Antida, Marika, Elisabetta del gruppo di lavoro Abbatto i Muri

In questo articolo, che racconta la storia di M., una persona nata con gli attributi di entrambi i sessi, femminile e maschile, e che oggi si identifica principalmente come “neutra, fluida, non binaria”, abbiamo scelto, con il suo accordo, di sostituire i pronomi personali lui/lei con l*i. Abbiamo anche deciso di utilizzare l’asterisco per evitare l’accordo di genere.

Non mi piace troppo il termine intersex, perché c’è dentro la parola “sex” , preferisco usare inter-“ spiega M., 41 anni, imbacuccat* in una felpa dal cappuccio grigio. Testa rasata e occhiali tondi, l*i racconta la sua storia, allucinante, venata di dolore e coraggio, mentre fuma una sigaretta dopo l´altra: “sono nat* con una vagina, dei testicoli non scesi, un micropene o una clitoride ipersviluppata. Avevo davvero gli attributi di entrambi i sessi”, spiega M., che, come circa il 2% della popolazione mondiale, è venut* al mondo con queste caratteristiche. Secondo la sua cartella medica, che ci è stato possibile consultare, i suoi organi genitali erano perfettamente sani.

I medici hanno tuttavia convinto i genitori a operarl*, millantando un ipotetico rischio cancerogeno[1], per far sì che M. rientrasse in una categoria di genere ben definita, che la società fosse disposta ad accettare. Quell’operazione, e le  numerose altre che sono seguite, hanno inflitto a M. una serie interminabile di problemi di salute. L´hanno privat* di parole per descrivere cosa avesse, innescando un processo interminabile di ricerca della propria identità. M. è, ad oggi, la prima persona intersex in Francia, e probabilmente in tutto il mondo, ad aver sporto denuncia contro ignoti per le mutilazioni subite.

Per anni, M. e i suoi genitori non hanno potuto dare un nome a quella che era stata presentata loro come un´”anomalia genetica”. I suoi genitori chiedevano  di incontrare bambini con una “malattia” simile, ma i medici dichiaravano di non conoscerne. Dicevano loro che M. era un caso a sé. Che l*i non avrebbe avuto le mestruazioni né avrebbe potuto avere figli, ma che era in ogni caso “una bambina” ed era necessario spazzar via ogni dubbio omettendo le informazioni sulle sue origini. “I genitori, auspicabilmente, non dovrebbero avere alcun dubbio sul sesso di M., così che l*i possa effettivamente essere cresciuta come una bambina, senza alcun aspetto  intersessuale”, riporta la lettera di un medico a un suo collega che Slate.fr si è procurata. “Dicevano “gonadi” ma non parlavano di testicoli, parlavano di una clitoride più lunga e non di un pene. Hanno fatto di tutto per farci pensare che fosse una bambina”, ricorda la madre.

Difficile parlare di consenso manifesto per una scelta dalle conseguenze tanto terribili per M., che ha subito 5 interventi chirurgici invasivi tra il 1980 e il 1993, dovrà seguire dei trattamenti per il resto della sua vita e non potrà avere figli. E i medici affermavano addirittura che l*i fosse “in perfetta salute”. Fin dai primi giorni di vita, gli/le vengono somministrate dosi di ormoni: punture e iniezioni che provocavano perdita di peso e acne, e un´operazione viene praticata ai suoi organi genitali perché assomiglino al sesso femminile.

All´età di un anno, in seguito a una prima operazione, una parte dei suoi organi sessuali viene rimossa. A 3 anni, tutti i suoi organi genitali vengono asportati e l*i subisce una clitoridoplastica per ridurre la dimensione di quello che può essere considerato un micro pene oppure come una clitoride ipersviluppata, senza che questo fosse necessario o urgente da un punto di vista medico. Questa operazione e le seguenti priveranno il suo organo sessuale di quasi tutta la sensibilità e della capacità di provare piacere. A 4 anni è la volta della vaginoplastica, per costruire una vagina. “Cosa me ne frega di avere una vagina a 4 anni?”, polemizza M. Tutti gli interventi chirurgici lasceranno a M. diverse cicatrici e provocheranno difficoltà nei rapporti sessuali. Nel corso dell´adolescenza i medici gli/le somministrano l´androcur, un trattamento che moltiplica i rischi di tumore al cervello. “Mi hanno distrutto la salute”, riassume l*i.

Dalle sedute ai dildo

Le visite mediche che hanno costellato la sua infanzia hanno lasciato dei traumi su di l*i. A partire dall´etá di 4 anni, l*i deve andare regolarmente in ospedale per dei trattamenti volti all´allargamento della vagina attraverso la penetrazione con strumenti simili a candele. “Avevano delle valigette con dieci dildo di diverse dimensioni. Io ero nud* sotto il camice di carta dell´ospedale, avevo freddo, piangevo. Loro osservavano la dimensione della vagina, doveva essere stimolata continuamente perché fossero in grado di penetrarmi…fino a quando sentivo dolore” racconta l*i tra le lacrime, provat* dal ricordo appena riemerso.

La ragione di quei trattamenti, da l*i definiti atti di tortura, è limpida: “mi dicevano: quando avrai un marito in futuro, il suo pisellino dovrà poter entrare dentro di te”. I medici non hanno mai considerato, neanche per un attimo, l´ipotesi che la sua sessualità si potesse realizzare altrimenti che attraverso la penetrazione vaginale. Come se tutto avvenisse non in funzione del futuro piacere di M., ma di quello dell´uomo, per forza di un uomo, che un giorno sarebbe stato al suo fianco. “Era  talmente etero patriarcale”, commenta M., che adesso è militante femminista queer.

Il massimo dolore viene raggiunto tra i 10 e gli undici anni, quando M. comincia ad avere delle crisi perché non vuole più tornare in ospedale. I medici non riescono piú a somministrargli/le le loro “candele”. M. si divincola, traumatizzat*. I medici chiedono allora ai genitori di proseguire a casa con la terapia, previo acquisto di “candele”, o, per meglio dire, di dildo, in un sexy shop. Confusi, in un primo momento i genitori rispettano la consegna: è sua madre che ci si mette. “Abitavamo in una città piccola, senza nessuno che potesse aiutarci, non c´era internet. E i medici avevano una certa importanza, mi fidavo”, spiega lei.  Per molto tempo si è sentita in colpa, si è sentita manipolata dal personale medico. “Mia madre è uscita distrutta da questa vicenda, ce l´ha con se stessa” dice M. singhiozzando, provat* dal ricordo dei suoi genitori. “La vita dei miei è stata sconvolta. Io ne sono rimast* traumatizzat*, ma anche loro. Li vedo tristi e questo rattrista anche me… se porto avanti questo processo è per loro, che non hanno capito nulla di quello che gli stava succedendo.

«L’infanzia è finita molto presto»

Per colpa di tutti quei non-detti e di quei traumatismi, M. diventa un* adolescente turbolent*; una “bomba”, è la sua stessa definizione. L*i fuma cannabis a 11 anni, si mette a spacciare a 12. “A 14 anni avevo già preso tutte le droghe possibili immaginabili”,rivela. Già dal primo giorno di scuola in prima media M. viene espuls*, poi non fa che accumulare difficoltà e “cazzate” che l* portano in tribunale. Il trattamento con le “candele” ha prodotto in l*i un rapporto diverso alla sessualità: “Da giovanissima, dai miei 10 anni, avevo voglia di avere rapporti sessuali per sapere se la mia vagina fosse funzionale”,ricorda.

L*i ha mille partner diversi, a 13 anni esce con uomini di 30 o 40, poi si prostituisce. “Mi sentivo già una donna vissuta, cercavo di essere femminile, cercavo di plasmarmi.” L*i avanza a tastoni e alterna tra un look punk e coatto, tra trucco eccessivo e spille da balia nel naso. “L’infanzia è finita molto presto”, riassume. Dal momento che nessuno capisce cosa l*i stia vivendo e nemmeno l*i sa esattamente cosa gli/le succeda, le relazioni con i suoi cari sono difficili. “È stata una crisi adolescenziale all’ennesima potenza, li ho fatti impazzire».

Gli eccessi del suo carattere instabile aggiungono altri problemi di salute a quelli già presenti. “Ho avuto un sacco di problemi, mi sono beccat* l’epatite C, una sarcoidosi. Le mie ossa sono quelle di una persona di 85 anni, mi hanno tolto pezzi di polmoni, pezzi di occhio… Ho molti problemi di memoria, ho perso dei neuroni. Il semplice fatto di mettermi un tailleur mi fa male” testimonia l*i, che “gira per ospedali”da anni per trovare il trattamento giusto, senza successo.

L’enigma infine risolto

«Intersessualità»: eppure quella parola era presente fin dall’inizio sulla bocca dei medici, come attesta la lettera del 9 febbraio 1978, di uno dei professori che si occupavano di l*i. Ma è solo a 23 anni che M., dopo anni di vaghezza, potrà comprendere appieno la sua situazione.

In quel periodo, M. cerca di ottenere un sussidio da parte della MDPH (Casa dipartimentale per le persone in situazione di handicap) e per farlo deve mettere insieme una serie di documenti. Ma ovunque le porte gli/le si chiudono in faccia. Un giorno gli/le dicono che la sua cartella medica è bruciata, un’altra che un problema idraulico l’ha distrutta, un altro ancora che è scomparsa. Il suo libretto sanitario è vuoto, l*i anche.[2] Poi, qualche mese dopo, una persona suona alla sua porta e gli/le consegna una busta sigillata, stranamente indirizzata al medico referente della MDPH.

In quel momento, M. è con il suo compagno. Sono entrambi sotto ketamina, una droga psicotropa. L*i apre la busta e all’interno ci trova la sua cartella medica, con la chiave dell’enigma tanto rimuginato. Dieci pagine che raccontano tutta la sua vita: “cariotipo XY”, “ablazione delle gonadi testicolari”, “iniezione di ormoni”… un vero shock. L*i rimane chius* in bagno per un’ora con quella cartella. Quando esce, mette immediatamente alla porta il compagno dell’epoca chiudendo la relazione senza dargli spiegazioni. È un colpo troppo duro da incassare per poterne parlare.

Quando l’emozione si placa, M. fa delle ricerche su internet per chiarire a se stess* le parole che legge. Ma è l’anno 2000 e le informazioni non circolano come oggi. Le parole chiavi rimandano a siti porno. Non esistono ancora comunità intersex online.

 «Una nuova identità, né uomo né donna»

Quelle scarse parole lette sulla cartella medica, soprattutto «pseudoermafroditismo», che l*i capisce confusamente, danno comunque il via a una trasformazione. Il punk della sua adolescenza si stempera progressivamente in favore dei loop dell’elettronica. M. toglie i piercing, i braccialetti e si nasconde in dei grandi parka che mascherano le forme. «Quando ho letto la cartella, ho iniziato a rasarmi la testa. L’unico genere che mi parlasse era il genere techno. Cane, camion, camouflage, era un’identità”.

Gli incontri a Bruxelles, a 30 anni, con un’associazione queer e più in là con una figura della lotta intersex, Vincent Guillot, gli/le permetteranno infine di ritrovarsi completamente e di mettere sul suo percorso tutte le parole necessarie.

«Per tutta la vita il mio obiettivo è stato incontrare miei simili. Hai presente il film E.T. ? Beh ecco per me era così, «telefono casa». L’incontro con Vincent Guillot è stato una liberazione. Mi ha rivoluzionato la vita”.

Più avanti, M. ha incontrato altre persone intersex, ha scoperto il forum internazionale intersex, al festival di Douarnenez. Oggi l*i si sente più fort* grazie a questa comunità. “Sto in una nuova identità, né uomo né donna: intersex non binaria. Non siamo sol* al mondo ed è un sollievo dirsi che un sacco di altre persone hanno subito la stessa chirurgia, gli stessi tabù”.

A Douarnenez l*i ha incontrato Mila Petkova, l’avvocata che l’aiuterà a sporgere denuncia, accompagnat* da Benjamin Moron-Puech, professore all’Università Panthéon-Assas, e Benjamin Pitcho, avvocato.

La denuncia e il ricorso alla CEDH

  1. ha sporto denuncia contro ignoti nel novembre del 2015, per “violenze che hanno provocato una mutilazione o infermità[3] permanente”, “violenze sessuali” e “danneggiamento permanente degli organi genitali”. La sua denuncia pone l’attenzione sull’assenza di necessità terapeutica degli interventi chirurgici che ha subito. Ad oggi, secondo Benjamin Moron-Puech, specialista della questione intersex nel diritto, è la prima denuncia penale al mondo. Da allora in Francia è stata rivelata un’altra denuncia, sporta però in una data successiva.

La denuncia di M. è stata respinta a causa dei tempi di prescrizione che, all’epoca dei fatti, erano di dieci anni a partire dalla maggiore età. Secondo le persone specialiste di cui M. si è circondat* però, il tempo per la prescrizione non può essere conteggiato a partire dalla sua maggiore età, in quanto, in quel momento, l*i non era a conoscenza del suo stato, che ha appreso solo in seguito alla lettera contenente la sua cartella clinica, intercettata per caso, a casa sua, nel febbraio del 2000, cinque anni dopo i suoi 18 anni. Se la giustizia francese prendesse in considerazione questo “ostacolo insormontabile”, come lo definisce il suo avvocato, il tempo per la prescrizione sarebbe ritardato al 2020, perché, dal 2000 al 2010, esso è stato esteso a 20 anni per crimini di questo tipo. Un’argomentazione già utilizzata dalla Corte di cassazione in un caso di plurinfanticidio. La richiesta di M. è stata nuovamente rifiutata il 6 marzo 2018 dalla Corte di cassazione, e la battaglia ormai si svolge a livello della Corte europea dei diritti umani.

Voglio che questo caos si plachi”, afferma M., che molto si aspetta da quest’azione giudiziaria per “ricostruirsi”. Quest* guerrier* ha già fatto grandi progressi negli scorsi anni, accompagnat*, dice, da una nuova generazione militante, che “spacca tutto” e le/gli fa un “bene pazzesco”. Per quanto “triste, frustrat* e svuotat*” da quel che è successo, l*i si sente “in fermento, con la rabbia in corpo” e “in lutto”: “Voglio far conoscere il nostro percorso di vita e fare comprendere alle persone spregevoli il modo in cui la società ci tratta. Non abbiamo altra scelta che svegliarci al mattino e crederci. Credere che domani andrà meglio”.

Cosa fanno il Ministro della Salute e le autorità francesi, in tutto questo?

La Francia è stata condannata dall’ONU nel maggio del 2016 per le mutilazioni sui bambini intersex. Le associazioni Human Rights Watch e Amnesty International, la Delegazione interministeriale per la lotta contro il razzismo, l’antisemitismo e l’odio anti-LGBT (Dilcrah), la Commissione consultiva nazionale per i diritti umani, e anche il Consiglio di Stato, hanno chiesto la fine di queste mutilazioni. In uno studio pubblicato nel giugno del 2018, il Consiglio di Stato ritiene che “quando il minore non è in grado di esprimere la propria volontà, solo un “motivo medico molto serio” potrebbe giustificare che, senza aspettare che il/la bambin* sia in età idonea per prendere la decisione, si esegua un intervento medico che potrebbe gravemente danneggiare la sua integrità fisica”.

Il Gruppo d’informazione e sostegno sulle questioni sessuali e di genere (Giss) tenta di far proibire gli interventi chirurgici di conformazione di genere e ha interpellato il Ministero della Sanità, che ha risposto nel gennaio del 2019. Le autorità ritengono che “gli interventi chirurgici di conformazione di genere senza alcuna necessità medica sono già proibiti” e che “questo tipo di interventi chirurgici sono giustificati solo quando il rischio per la vita è accertato” o per “assicurare la migliore funzione possibile sia urinaria che sessuale successiva”. Il Ministero aggiunge che “gli interventi e i trattamenti medici che sono attualmente praticati sui/sulle bambin*, con il consenso dell’autorità genitoriale, sono dettati da necessità mediche”, lasciando intendere a più riprese, nel corso della lettera, che gli interventi chirurgici senza necessità medica non sono più praticati in Francia.

Tutto dipende, infatti, da quelle che sono intese come “necessità mediche”. Un/a neonat* dovrebbe essere operat* quando la sua uretra è lievemente traslata, anche se funzionale, e quando questo intervento comporta un rischio elevato di complicazioni? Un rischio di cancro molto basso, e che ha solo poche possibilità di verificarsi prima della pubertà, giustifica un intervento così importante?

In linea con il Consiglio di Stato e con il rapporto della missione sulla revisione della legge sulla bioetica, affermiamo che solo due condizioni giustificano il compromettere l’integrità fisica di un/a neonat*: il rischio per la vita e il consenso libero e informato. Oltre questi criteri, altre motivazioni per gli interventi chirurgici non vengono contemplate”, spiega il Collectif Intersexes et Allié·e·s, un collettivo che chiede “la fine delle mutilazioni, sterilizzazioni, trattamenti ormonali non consensuali su persone intersex di qualsiasi età”.

Dunque, secondo questo collettivo, gli interventi chirurgici praticati senza “rischio per la vita” – termine che il Ministero stava ben attento a non usare – o rischio sanitario sono ancora largamente praticati oggi e incoraggiati dai protocolli per la cura delle persone intersex. Il sito dell’associazione francese di urologia consiglia per esempio di “eseguire rapidamente una chirurgia pediatrica” ai/alle bambin* che hanno un clitoride più grande “al fine di migliorare l’aspetto estetico degli organi genitali esterni” e spiega che “la maggior parte dei chirurghi preferisce realizzare una ricostruzione chirurgica completa durante i primi mesi di vita”.

Contattato da Slate.fr, il Ministero della Salute afferma di non avere alcun “riscontro sui casi di eventuali mutilazioni”. I dati sono disponibili, poiché le ablazioni di organi realizzati sui/lle bambin* intersex sono riportate nelle informazioni sanitarie cui ha accesso il Ministero.

 

[1]Il rischio cancerogeno a volte esiste, secondo gli studi realizzati in merito, ma è molto raro e in generale non presenta un carattere urgente. Nel caso di M., diverse parti della cartella medica indicano testicoli sani alla nascita e la biopsia  non aveva rilevato niente.

[2]Prima del 2002 il quadro giuridico in vigore non permetteva alle persone intersex di beneficiare di un effettivo diritto di accesso alla propria cartella medica.

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