La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e la cena con gli amici precari

Cena, siamo in cinque. Tutti precari, pressappoco della stessa età dai 37 ai 40 e rotti. Noi abbiamo solo un ripiano con due sedie e quindi si finisce per sedere per terra ma va bene lo stesso. Siamo ecologici e usiamo i piatti in ceramica che poi laveremo. Dopo i convenevoli si salta subito alla situazione di ciascuno di noi. Io guadagno quasi niente, come ho già raccontato, il mio compagno ha un piccolo stipendio da operaio che dovrebbe coprire quasi tutte le necessità. Chiediamo per curiosità se qualcuno di loro ha preso il reddito di cittadinanza, la famosa spinta all’economia che ogni tanto i politici pubblicizzano quando sulle prime pagine dei giornali si parla di poveri discriminati e ricacciati indietro o che non trovano neppure un posto per dormire, senzatetto. La nostra amica è stata fortunata: è riuscita a superare un concorso per entrare in un ente locale ma il patto era che non avrebbe guadagnato mai un soldo di straordinario. Non ha la qualifica adatta, dicono. Prende 1300 euro lorde, e al netto, dato che paga le tasse, fate un po’ voi.

Per andare via da casa dei suoi ha comunque dovuto scegliere la coabitazione con altre lavoratrici che arrivano da fuori città. Paga quasi quanto paghiamo noi ed è da sola. Inutile dire che secondo le tabelle del governo lei è ricchissima. Gli altri tre amici si arrabattano come possono ma il primo ha smesso da un bel pezzo di fare cose per l’ego del suo docente universitario, a quasi zero euro di guadagno, e si è messo a fare il cameriere, a 40 anni. Ha un contrattino, guadagna 900 euro. Anche lui coabita con estranei e i prezzi delle case sono scandalosi. Ma il reddito di cittadinanza non sa neppure com’è fatto. Il secondo, da poco, ha dovuto smettere (fine contratto a progetto) di lavorare part time in un ufficio e si è messo a fare il garzone dei traslochi. 827 euro al mese netti. Ha voluto che prendessi appunti nel caso mi sbagliassi. Mi sono rifiutata di segnare anche i centesimi. Lui vive con il compagno che alla tenera età di 43 anni fa il tuttofare in uno studio di architettura. Guadagna 700 euro al mese, e vaffanculo alla bella laurea che ha preso e ai tanti sacrifici che ha fatto. Insieme guadagnano 1527 euro al mese e pagano 680 euro di affitto per un bivani poco più grande del nostro. Sono sempre sotto zero e lavorano continuamente ma neanche a loro spetta quella cosa del reddito.

Ho fatto un po’ di conti, perché io ormai trascorro la vita a fare conti, e vedo che se la passano male. Non hanno diritto a straordinari. Dato che non si tratta di contratti a tempo indeterminato non prendono tredicesima, quattordicesima, i contributi messi da parte per la pensione sono pochissimi, col datore di lavoro che dice sempre cose del tipo “non è meglio se li do a te?”. A parte la nostra amica, gli altri non vengono pagati se sono malati e dunque devono recuperare. Non so davvero come facciano. Anzi lo so. Per me è lo stesso.

Tra le vostre conoscenze c’è chi ha preso il reddito di cittadinanza? Il traslocatore dice che sicuramente qualcuno ha fatto intrallazzi, coppie che hanno divorziato e sulla carta si sono separati per avere residenze diverse, gente che non si capisce come rientri nei parametri. Ma poi, dice il cameriere, voi li avete capiti davvero questi parametri? La gente povera continua a dormire per strada, le mogli disoccupate dipendono ancora dai mariti, se basta che uno guadagni 500 euro al mese per non aver diritto a niente ci si chiede se chi ha pensato quella legge abbia un quadro reale di quella che è la precarietà. Avranno mai lavorato in vita loro? Sanno come si vive senza lo stipendio da parlamentari? Chi lo sa. Ce ne sarà qualcuno in buonafede ma gli effetti sono sempre gli stessi. Comunque sia la questione del reddito di cittadinanza sembra una leggenda metropolitana.

Stiamo mangiando pasta con un ottimo condimento che ha preparato la nostra amica. Il cameriere ha portato una bottiglia di vino. Finita in un soffio. Non c’è secondo, dico. Ci ho pensato io, risponde il traslocatore, e tira fuori un sacchetto di frutta secca. Effettivamente conservano tutte le proprietà alimentari di cui abbiamo bisogno. Sgranocchiamo e chiacchieriamo. Riusciamo a ridere delle cose che ci succedono. Sai, dice il traslocatore, l’altro giorno una signora pretendeva che facessi entrare il divano da una finestra larga un metro. Se provi così e poi così, e di traverso, e al contrario, alla fine ho messo giù e le ho detto che dovevamo trovare un’altra soluzione. Ha fatto reclamo, ci credereste? La gente è assurda.

E’ vero. La gente è veramente assurda. Poi racconta aneddoti che riguardano il suo compagno: l’architetto apprendista stende progetti che non può firmare e passa del tempo presso i cantieri di lavoro. Sapessi cosa non farebbero le imprese per risparmiare sul materiale, riferisce il traslocatore. Poi si sorprendono del fatto che i palazzi crollano. E l’amica impiegata? E tu, chiedo? Che fai di bello? Sono un’impiegata, una passacarte, una che timbra e archivia. Niente di creativo. Quasi quasi lascio il lavoro, non ne posso più.

Tutti noi, bella gente che in circostanze diverse le direbbe di fare esattamente così, la guardiamo inorriditi. TU VUOI LASCIARE IL LAVORO? DAVVERO? Ti pagano malattie e tredicesima, hai un contratto a tempo indeterminato… E lei ci ferma subito.

Sapete, comincia, con la caccia alle streghe agli assenteisti stiamo peggio che se avessimo le SS sulle spalle. Ci sorvegliano, ci spiano, ci timbrano, dai computer non puoi neppure leggere una mail senza che lo sappiano e poi ci chiamano per le riunioni motivazionali, i corsi di aggiornamento in cui loro aggiornano gli stipendi dirigenziali, non dobbiamo lamentarci, dire o fare niente. Se su facebook scrivo una cosa che non piace ai ministri possono licenziarmi quando vogliono. E’ alienante. E’ la morte. Io voglio andarmene. Forse vado all’estero e ricomincio da capo.

Noi siamo ammutoliti. Tutti quanti. Dopo qualche secondo sentiamo il crack di qualcosa. Il cameriere voleva schiacciare il guscio di una noce con i denti. Tieni, e gli consegno lo schiaccianoci. E restiamo lì a chiederci se effettivamente non avremmo fatto meglio, tutti noi, ad andarcene. Ma abbiamo paura. Tanta paura. Di restare. Di andarcene.

MalaRazza

—>>>Questo è il racconto a puntate di Malarazza. Potete seguire le puntate precedenti e quelle successive a partire da QUI.

 

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