La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

MalaRazza e il recupero dei contatti umani

Quando il mio compagno torna con il muso temo che possa crollare. Poi chiacchieriamo, lui mi dice che ha paura del futuro, che ci sono momenti in cui vede tutto nero, perché non ci sono i soldi, perché tutto è sempre uguale, perché nutriva la speranza che qualcosa sarebbe migliorato e per un attimo si lascia andare e piange. Devo ricordargli allora chi è e quante cose belle ha fatto. Perché è sempre stato uno con le spalle scoperte, niente eredità, aiuto dai genitori precari più di lui, e comunque è andato avanti e lui si chiede se la vita sia tutta qui ed è giusto che lo faccia. Gli dico che se vuole smettere, fare pausa, prendiamo e andiamo in un posto lontano, un piccolo luogo in cui poter trovare lavori per sfamarci e comunque senza la pressione impellente dei doveri quotidiani. Giusto quello che ci serve per sopravvivere. Il mio è un sogno un po’ da frikkettona, lo confesso. Lui non è così. Ha i piedi piantati per terra. Ha fatto tutto da solo, ha lavorato e studiato, si è fatto il culo così e poi è una persona bella, davvero bella, intimamente serena e mi dico che anch’io devo essere un po’ bella per essermelo meritato.

Tutto quello che resta attorno per noi, nel nostro presente, è fisicamente sconosciuto. Sentiamo di stupri, uccisioni, violenza, odio e non comprendiamo come la gente possa essere tanto scollegata dalla realtà. Ci vuole fegato per ancorarsi al proprio sé. Non è un’opinione, è un fatto. Più sfuggi te stesso e più fai cazzate. Quando se ne parla, mangiando qualcosa, lui mi dice che non ha tempo per fare cazzate e non ne ha voglia. Non capisce come gli altri possano. Come sia possibile perdere tanto rispetto per il mondo e come sia possibile latitare così tanto ed essere tanto irresponsabili. Perciò quando vacilla colgo le sue incertezze. Non sono le paranoie di uno stronzo che teme di essere scoperto con le mani sulla marmellata, uno di quelli che teme di essere beccato mentre dice una frase di odio su facebook. I suoi timori sono autentici. Sono quelli della gente che non dimentica e che ogni giorno si sveglia e fa il proprio dovere e contrariamente a quello che non fanno tanti parassiti ricchi che rendono precaria la vita di tutti lui paga lo scotto di ogni cosa. Noi paghiamo il prezzo per ogni grammo di aria che respiriamo.

Allora mi parla del fatto che bisognerebbe cambiare il pensiero. Se si pensa meglio si vive meglio. E lui fa di queste massime un percorso semplice e autentico. Mi legge un passaggio in cui un tale dice che si spreca troppa energia a guardarsi allo specchio e a tentare di pulire la macchia su quella superficie senza curare la propria persona. E’ un po’ come quando tu dici che ti senti grassa, mi ricorda. Non importa quel che sei ma se tenti di correggere la macchia allo specchio e poi inizi una dieta (e che dieta poi!) sai già che non riuscirai. Quella macchia non scompare fintanto che non lavori per te. Per stare meglio non serve lavorare sull’opinione che gli altri hanno di te. Bisogna vivere e basta. E finisce per consolare me che mi rattristo dei miei piccoli e grandi fallimenti e poi mi dedica una carezza.

La vita di chi si aliena per sopravvivere alle imposizioni di una società dei consumi è fatta anche di queste cose. Lo sfruttamento dei corpi per il capitale. Se solo se ne parlasse e se solo ci ascoltassimo di più invece che odiarci l’un l’altro. Fa un po’ di conti e dice che questo mese sforiamo perché è arrivato un conguaglio della bolletta dell’elettricità e quel ventilatore consuma troppo, mannaggia. Poi si avvicina al frigo, tira fuori un po’ di verdure e dice che si preparerà un’insalata. Se voglio posso condividerla ma io ho già mangiucchiato qualcosa e non ho appetito. Sono a dieta, dico. E che palle. Ma posso restare seduta qui con te ad ascoltarti e parliamo ancora. Non è questo forse che si è perso nelle relazioni umane? L’abilità di parlarsi, di guardarsi di più. Così presi come siamo a commentare notizie di cui non ci frega un cazzo su facebook. E nel frattempo ci dimentichiamo delle persone e della realtà che ci passano accanto.

Una serata normale, più tardi mi faccio bella e usciamo a buttare l’immondizia differenziata. Così prendiamo un po’ d’aria e ci accarezziamo mentre facciamo due passi. Di questo godiamo, che il nostro umore sia a terra o voli tra le stelle. Siamo persone. Questo è quello che dovremmo ricordare sempre.

MalaRazza

—>>>Questo è il racconto a puntate di Malarazza. Potete seguire le puntate precedenti e quelle successive a partire da QUI.

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