Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Culture, R-Esistenze

Cos’è la decolonizzazione e cosa significa per me

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Yu (revisione di Leda) del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

di TINA CURIEL-ALLEN

Tina Curiel-Allen, donna di origine messicana residente negli stati Uniti d’America, poetessa, scrittrice, attivista, spiega il significato di decolonizzazione per coloro che non hanno familiarità con il termine. Occorre notare che Tina scrive dalla California, una terra che ora è conosciuta come parte degli Stati Uniti d’America. La sua famiglia ha origini che sono rintracciabili in California, altre parti dell’America del nord, e in Messico. Il suo è un tentativo di esprimersi sulla colonizzazione non generalizzando, ma piuttosto raccontando l’esperienza della comunità alla quale appartiene, includendo gli anziani e gli insegnanti che, dice lei, è stata fortunata a conoscere.

“Per parlare di decolonizzazione, la gente deve capire da cosa ci dobbiamo decolonizzare. La colonizzazione è quando un gruppo dominante o un sistema prende il sopravvento e sfrutta la terra ed i suoi nativi. La colonizzazione ha preso piede in tutto il globo terrestre attraverso il furto delle terre, lo stupro delle donne, la resa in schiavitù delle persone, la rottura dei corpi attraverso la violenza, (lo sfruttamento) del lavoro, la reclusione ed il genocidio, l’applicazione (forzata) delle religioni, la distruzione, o il tentativo di distruzione, di approcci spirituali differenti alla vita. Tutte queste cose hanno lasciato una impronta psicologica, spirituale e fisica sulle persone indigene, assieme ad un sistema di governo che non abbiamo creato e che non fu fatto per noi. Queste sono le cose da cui ci dobbiamo riprendere e dalle quali dobbiamo iniziare per opporre reclami. È da qui che dobbiamo iniziare ad organizzarci per parlare di decolonizzazione.
Come possono decolonizzarsi coloro che sono stati colonizzati? È nell’interesse del colonizzatore dividire e conquistare, separarci dalla comunità. Quindi è importante partire da un punto di vista “nostro” quando si parla di decolonizzazione. Si tratta di un punto di partenza comune e politico, ma tale perché personale.

Gli anziani dicono che possiamo decolonizzarci attraverso i nostri corpi, che significa abbastanza letteralmente attraverso i nostri sensi. Il profumo è legato fortemente alla memoria. Pertanto bruciamo erbe sacre, resine e legno per riconnetterci e purificarci. Noi ricordiamo attraverso canzoni ed il suono del tamburo, sonagli di zucca, il fischio del flauto ed altri strumenti musicali. Questi ci ricordano il ritmo della vita che soffoca nella quotidianità della vita capitalista americana. Ci riportano a casa, a noi stess* ed alla interconnessione delle cose. Mettiamo le nostre mani sulla terra e preghiamo per onorare una madre(-terra) che non ci ha mai lasciato.
Usiamo molte cose per la vista, come l’arte, l’immagine dei nostri avi, delle nostre divinità e delle nostre guide spirituali.

Comunichiamo attraverso il modo di vestirci, attraverso penne, gioielli artigianali ed altri oggetti. Cerchiamo anche di vedere il mondo in maniera differente l’uno dall’altro per onorare la sacralità presente in ognuno di noi. Possiamo vedere non solo attraverso i nostri occhi al di là di quello che può essere visto o provato. Il gusto avviene attraverso altre cose come il tabacco e tutti i tipi di cibo che i nostri parenti mangiarono e coltivarono per generazioni. Questi tipi di cibo sono molto più comuni di quello che si pensa, come il mais, fagioli e lo squash. Questi sono i cibi che nutrono i nostri corpi e connettono la nostra spiritualità alla terra da dove veniamo. Siamo anche consapevoli delle parole che usiamo dato che possono “cibarci” o avvelenarci. È importante parlare di PALABRA (che significa ‘parola’) per essere gentili con gli altri e trattarli come se fossero te perché in un certo senso lo sono.

Decolonizzare vuol dire reclamare quello che fu preso e onorare quello che ancora abbiamo. Questo richiede un lavoro ed uno sforzo consapevole. C’è un certo valore nel cercare attivamente quello che fu perso e nel ricordare ciò che fu scordato. I valori sono importanti per noi come anche la comunità’. Molti dei nostri genitori o nonni ci benedirebbero come se stessimo per lasciare le loro case. Noi onoriamo questo e la nostra connessione verso nuovi membri della famiglia attraverso la costruzione della comunità. Rispettiamo e ci prendiamo cura l’uno dell’altra.

Prima del capitalismo, avevamo letteralmente bisogno l’uno dell’altro e della terra per sopravvivere. Non lo abbiamo dimenticato. Onoriamo ciò che è sacro in ogni persona e non ci importa di quello che possono dire gli altri. Nessuno ce la fa da solo. Viviamo ancora il trauma di quello che la colonizzazione ci ha fatto. Stiamo cercando di riprenderci per fare meglio per le future generazioni di modo che possano portare un peso un poco più leggero del nostro. Questo vuol dure che siamo sempre consapevol* di come le nostre parole, intenzioni, azioni e preghiere non solo hanno delle conseguenze su di noi ma anche sulle generazioni future. Il nostro progetto è quello di lasciare le cose in maniera migliore di come le abbiamo trovate.

Potrei scrivere della cerimonia, pregare o danzare – di come trovare modi per lasciare andare le cose che ci fanno male. L’argomento sulla decolonizzazione della mente è meglio lasciarlo per un’altra volta dato che anche su questo ci sarebbe molto da dire. Quello che spero di aver comunicato è che la decolonizzazione è un modo di vivere, una strada che ci connette al nostro passato, presente e futuro. È personale, politico, spirituale. Se sono riuscita a farti chiedere cosa sia la decolonizzazione, ovunque tu ti trova mentre mi leggi, allora ho fatto una cosa buona. Da qui, le conversazioni, le azioni, il voler costruire una comunità, queste cose dipendono da te. E sono possibili! Siamo la prova vivente di questo!”

Tina Curiel-Allen

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*


Donate Now Button

Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.