Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Lo stupro commesso anche da donne

Abbiamo pubblicato un post di una persona che racconta, a modo suo, il perché non esista lo stupro commesso da una donna su un uomo. Tra le righe una critica, non dovutamente argomentata, su quello che i maschilisti intendono ogni volta che danno delle bugiarde alle donne o ogni volta che tirano fuori lo stupro subito da un uomo come pretesto per negare la violenza di genere. Una sorta di parità che a loro serve per dire che la violenza non avrebbe sesso e che la violenza di genere non esiste. Questi argomenti triti e ritriti vengono usati soprattutto da chi ritiene che le donne mentano quando denunciano di aver subito uno stupro avvenuto senza tracce e ferite evidenti, come se lo stupro fosse ritenuto tale solo se lei resta menomata o uccisa.

Stereotipi sessisti ai quali l’autrice del post non ha saputo, a mio avviso, e non solo, rispondere, ma il suo post è stato utile ad aprire una discussione che fa risaltare le contraddizioni di di cui sopra. Se è vero che lo stupro non avviene solo attraverso penetrazione o solo con violenza visibile dunque perché ogni volta che una donna denuncia uno stupro la si processa con moralismo da quattro soldi e insulti sessisti? Se è vero che lo stupro può avvenire tramite coercizione psicologica dunque perché sembra inverosimile che una donna lo abbia subito e che lo abbia raccontato dopo molti anni? Perché gli stessi che parlano di stupro come arma contro gli uomini sono gli stessi che ce l’hanno con il #metoo e che ogni volta che una donna denuncia lo stupro le applicano etichette davvero offensive. Oltretutto questi maschilisti vittimisti sono gli stessi che ce l’hanno con il femminismo.

Ma siamo noi, le femministe, che riportiamo alla luce la violenza di genere in tutte le sue forme ed è solo grazie a questo se gli uomini possono oggi raccontare di aver subito uno stupro pur se con grande difficoltà dato che affrontano derisione e incredulità. Affinché la discussione che è venuta fuori possa tornarvi utile riassumo qui alcuni commenti.

Paola scrive: “può succedere che una donna convinca/costringa un uomo non volente ad un rapporto sessuale. se uno non vuole menare la tipa che “ti sta stuprando”, che succede? che la tipa riesce a fartelo alzare e poi la dinamica è più o meno la stessa delle donne che “”non protestano”” / “non riescono a opporre resistenza” no?”

Martina scrive: “in risposta alla persona che vi ha scritto per pubblicare quest’articolo, basterebbe ricordare un altro vostro pezzo in cui un ragazzo (credo americano) raccontava di essere stato stuprato, mentre era incosciente a causa dell’alcool, da parte di una donna incinta che lo aveva condotto con un pretesto nella stanza di un motel.

Per quanto riguarda le “violenza psicologiche” riportate dalla persona che ha scritto la lettera, queste non sono altro che un’emulazione di dinamiche e meccanismi di possesso appartenenti al sistema patriarcale. Se in coppia, tramite ricatti e lamenti, obbligo il mio compagno ad avere un rapporto sessuale è violenza a tutti gli effetti.”

Stefano scrive: “Certi maschi anche in caso di sottomissione e paura, con la stimolazione ripetuta possono ottenere un’erezione, le erezioni non sono semplici e uguali a tutti come sembra dire l’articolo.
Anche obbligarlo al sesso orale o inserendogli cose nell’ano è stupro, drogarlo o minacciarlo per sesso idem.
Non è detto che lei debba sottometterlo tutto il tempo con le sue mani, potrebbe anche riuscire legarlo o minacciarlo con tipo un coltello.
Ricordiamoci che gigolò e trans mtf nel giro della prostituzione la maggior parte delle volte fan sesso con gente che non gli attrae manco un po’ e riescono ad avere erezioni.”

Sveva ricorda che tempo fa avevamo pubblicato un post che merita una rilettura e che può essere una utile traccia per una ulteriore discussione sul tema.

Clare scrive: “Ma deve esserci “pene-entra-vagina” perché sia stupro? Ricordo la storia di uno che, dopo un rapporto consensuale, era stato sequestrato in casa e costretto a fare sesso per giorni. Certo, avrebbe potuto stordirla a pugni in faccia e riprendersi la chiave, ma probabilmente sarebbe stato condannato. Non so come chiamarlo ma non mi sembra un consenso dato liberamente.
Poi ovviamente non c’entrano un tubo quelli che si sentono stuprati se non ci stai, anche un uomo può sedurmi e poi piantarmi lì perché boh, ha cambiato idea. Non è divertente ma non c’entra niente lo stupro.”

Altri commenti ricordano che lo stupro non implica sempre la penetrazione. E su questo la nostra giurisprudenza per fortuna un pochino si è evoluta. Chi non si è evoluto è il maschilista di turno che ritiene che toccare, strusciare, palpare, bloccare una donna non sia violenza sessuale. La cosa vale per le donne e vale certamente anche per gli uomini, per le persone trans ftm e mtf.

A chi dice che solo chi ha un pene può stuprare risponde Clare che dice: “//Solo chi ha un pene può stuprare// allora castrare gli stupratori funzionerebbe benissimo, mentre l’obiezione classica è che un violento castrato troverà altri modi per esercitare il suo desiderio di sopraffazione (oggetti, per dirne una?). Il nemico non è l’uccello, è il disprezzo per il consenso.”

Alice scrive: “Anche questo rientra nel discorso maschilista… gli uomini vogliono sempre trombarsele tutte dunque dovrebbero essere felici anche se qualcuna li costringe, li costringe comunque a fare una cosa che è “nel loro DNA”, una cosa che fanno per “istinto animale”. Sto semplificando…”

Christian scrive: “Come si fa?
Normale seduzione, “sali da me”, alcool/GHB (scoperta, funziona a che sugli uomini) e viagra (la chimica nel 2019 aiuta molto), immobilizzazione, viagra dato a forza di botte e violenze psicologiche nei giorni seguenti.
Lessi tempo fa una storia di questo tipo dove tre ragazze hanno violentato un ragazzo per giorni, che è stato costretto al prontosoccorso per abrasioni al pene dovute ai continui rapporti sessuali.
Altri sono stati violentati esattamente come le donne: mentre erano rovesciati per l’alcool ad una festa ed hanno avuto la sfortuna di avere un’erezione sotto stimolazione meccanica (orale e/o manuale) mentre non si rendevano conto di cosa succedeva.
Per il resto si sottovaluta tantissimo la violenza psicologica e fin dove può far arrivare la disperazione che instilla.
La cattiveria non ha sesso o genere o orientamento.
Magari le violenze cambiano in radice, magari potrebbe esserci un interesse pregresso, una cotta non ricambiata, una stalker.
È vero che bisogna mantenere la consapevolezza della differenza nei numeri e nella radice del problema tra questi casi e quelli c he coinvolgono donne, ma non bisogna MAI cercare di sminuire o invalidare le esperienze traumatiche di chicchessia perché altrimenti si è prima di tutto sei mostri perché il dolore è dolore a casa di una donna come di un uomo e una persona traumatizzata ha diritto a comprensione ed assistenza a prescindere da chi è e in secondo luogo si fa lo stesso gioco dei maschilisti con le donne.
Come han detto altro non è nemmeno sempre questione di forza e penetrazione. È riduttivo e maschilista, pensarlo (altrimenti una palata al culo di una donna non è molestia. E un rapporto orale non è uno stupro).”

Omar scrive: “La queqtione della forza fisica é fuorviante. Lo stupro non é legato direttamente alla forza ma al potere che si esercita sull’altra persona. Evidentemente nella nostra società questo appannaggi degli uomini in gran parte. La cultura dello stupro serve proprio per riaffermare questo potere. Negare la possibilità che un uomo venga violentato da una donna non ha proprio senso e significa assacondare la narrazione maschilista con un’immagine speculare e altrettanto fuorviante. Non saranno molti gli uomini stuprati da donne ma dovrebbero e sicuramente molti di loro sono grati al femminismo per aver dato loro i mezzi di comprendere e anche denunciare la violenza subita.”

Denise scrive: “Il problema è il concetto stesso di stupro che evolve a una lentezza disarmante, specialmente in questo paese. La base principale di questo commento è che lo stupro, in effetti, è sempre stato un atto di forza che obbliga la vittima a subire, da qui l’idea che una donna non possa commettere abusi. Ma i campi di abuso sessuale sono vasti, enormi. Si, la maggior parte degli stupri è perpetrata da uomini, non prendiamoci in giro ma da qui a dire che un uomo non può essere forzato direi che si passa al reame del “non credo quindi non è possibile”.
Bisogna rivedere l’intero concetto di stupro, specialmente nei casi in cui la vittima è un uomo.”

Erica scrive: “…si dà per scontato che le donne siano esseri minuti e incapaci di essere fisicamente forti. Gli stupri su uomini per mano di donne sono successi e succedono, sono molto pochi per fortuna, ma negarne l’esistenza va a rinforzare il sistema che prevede che i dominanti “tossici” siano per forza maschi.
Una persona femminista dovrebbe sapere che un discorso del genere è portato dalla stessa mentalità che porta a sostenere che le donne siano migliori degli uomini in quanto le donne possono procreare e accudire.”

Clare scrive: “Ecco, la differenza sostanziale che segnalerei (al di là del fatto che sia più o meno agevole o frequente, che lascia il tempo che trova) è che la *cultura dello stupro*, come fenomeno sociale, è al maschile. A livello di mentalità comune, “farsi una” è comunque una vittoria, per cui lo stupratore non è un mostro alieno con chissà quali deviazioni, ma è frutto della mentalità diffusa. Una donna “normale” non si sente vincente perché si è infilata a forza un pene da qualche parte, per cui la stupratrice è più facile sia una persona disturbata, con desideri di rivalsa, insomma “ci mette del suo” (nel senso peggiore del termine), non è la società a suggerirglielo. La vittima per lo stesso motivo si sentirà pure dire che è stato fortunato.”

Livia scrive: “Qui però molti si perdono con la dimensione particolare facendo mille ipotesi di uno specifico ipotetico caso di stupro mentre da un punto di vista femminista è la dimensione sociale, politica culturale, simbolica dell’atto dello stuprare, della sua minaccia, della sua normalizzazione che ha importanza portare alla luce del sole e alla consapevolezza delle donne.
E’ questa dimensione politica che rende differente il portato culturale dello stupro subito da una donna da parte di un maschio.
Qui non si tratta di negare il dolore altrui, da un punto di vista della sofferenza individuale va da sè che il dolore è lo stesso, ma qui si tratta di mettere a fuoco la dimensione politica e collettiva dello stupro.
Ripeto che senza mettere a fuoco questa dimensione è facile non comprendere o fraintendere l’importanza di un movimento come il #metoo e la necessità di credere a chi di noi denuncia la violenza.
La possibilità di assegnare il lavoro sporco alle donne di lapidare chi di noi trova il coraggio di denunciare la violenza maschile è reso possibile al patriarcato proprio su questa inconsapevolezza da parte di molte donne della dimensione politica e collettiva dello stupro.”

Omar scrive: “Aggiungo che impostando tutto nella dimensione binaria uomo-donna, si invisibilizzano tutte le altre forme di violenza e di stupro. Quelle nei confronti dei minori, dei disabili, delle persone prive di libertá (indocumentate o recluse) del* trans. Così come quella tra uomini (lo stupro anche tra uomini etero é diffuso in determinati contesti) e tra lesbiche. La logica binaria é proprio una delle caratteristiche dell’eterocispatriarcato ed é forse soprattutto per questo che questo articolo risulta così sessista. Perché riafferma lo status quo patriarcale.”

E voi che ne pensate?

 

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2 pensieri riguardo “Lo stupro commesso anche da donne”

  1. Guardate, davvero c’è un equivoco che si deve chiarire su questo tema.
    Ho già risposto sulla pagina a chi chiedeva “Ma deve esserci “pene-entra-vagina” perché sia stupro?”, ma proverò a farlo anche qui. E vorrei che fosse ben presente l’analisi femminista dello stupro, il quadro al quale fanno riferimento le nostre lotte e al quale fa riferimento anche la ragazza che ha scritto il post.
    Consiglio quindi, prima di andare oltre, a chi non la conoscesse già, la lettura di questa citazione https://www.facebook.com/AbbattoMuri/posts/2279088648824949?comment_id=2279141702152977&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R%22%7D ma inviterei tutte, specialmente le più giovani, quando avete un po’ di tempo, a leggerlo per intero questo testo fondamentale, non il solo, certo, ma uno dei più significativi, di analisi femminista sulla dimensione culturale e sociale dello stupro, un testo che certamente troverete in qualsiasi biblioteca di qualsiasi associazione femminista.
    In breve, lo stupro è sempre un atto politico e collettivo, simbolicamente è sempre l’intera classe sessuale maschile che stupra, e non c’è notalmennismo che tenga https://abbattoimuri.wordpress.com/2019/05/10/pensi-che-nontuttigliuomini-questi-4-fatti-provano-che-stai-proprio-sbagliando/ e questo lo sappiamo bene tutte https://www.facebook.com/AbbattoMuri/photos/a.415642955169537/2163371327063349/?type=3&theater , lo sappiamo quando attraversiamo uno spazio pubblico isolato o in quelle situazioni che tutte noi conosciamo fin troppo bene.

    Qui perciò c’è, in prima battuta, una questione semantica da chiarire, per capire l’opportunità e direi l’importanza, quando parliamo di questi temi tra noi, nei nostri spazi, di tenere a mente un termine ben distinto per significare in modo esclusivo la penetrazione forzata, che, a meno di casi limite veramente improbabili, è sempre compiuta da chi ha un pene.
    E paradossalmente, almeno a prima vista, è la stessa ragione per cui quando invece denunciamo pubblicamente la violenza maschile, dobbiamo passare sopra ogni distinzione e dire chiaramente che lo stupro, per una donna, in una società patriarcale, comincia dal momento in cui guardandole tra le piccole gambe di lei si dirà: “è una femmina”. Perchè anche la violenza simbolica, che la piegherà al disprezzo e alla diffidenza di sè, delle sue simili, in quanto “femmina”, gira attorno alla minaccia dello stupro, fisico o simbolico, ossia della punizione canonica inflitta alla donna ribelle qualora tentasse di rigettare le proprie catene fisiche e simboliche.

    Distinguere tra “stupro” come penetrazione e violenza sessuale o molestia è sempre stato nei tribunali patriarcali il mezzo per negare la violazione del consenso della donna e QUINDI il portato culturale e COLLETTIVO di ciò che rimanda la molestia del maschio contro la donna, ossia il coito forzato contro la nostra volontà, atto la cui possibilità di attuazione dipende solo dalla volontà del maschio.
    Comprendo quindi la levata di scudi quando qualcuno ribadisce la specificità maschile del coito forzato, perché distinguere quella specifica violenza sessuale dalle altre sembra riconoscere un “ordine di gravità” che non ha senso di esistere in un’ottica femminista, ed infatti, ripeto, concordo con voi su questo punto.
    Detto questo, mi chiederete: ma allora perchè insisti tanto?

    Per la stessa ragione di chi ha scritto il post: c’è in atto una reazione patriarcale sempre più raffinata per infiltrare i nostri contenuti le nostre analisi e avvelenarle dall’interno. Abbatto i muri ripubblica periodicamente analisi formidabili sul lessico mascolinista e sulle sue tecniche di avvelenamento, e consiglio tutte di leggerle con attenzione.

    In questo caso la propaganda mra si basa su alcune semplici mosse, tipiche degli avvelenatori. La prima mossa è quella di entrare nel tuo flusso sanguigno.
    A) raccogliere l’allargamento semantico sulla parola “stupro” che giustamente il femminismo ha preteso nei dibattimenti sui singoli casi per mostrare l’intima relazione che hanno le diverse forme di violenza maschile e far emergere assieme il portato politico e collettivo della violenza sessuale compiuta da un maschio su una donna, anche il suo carattere strutturale (svelamento del patriarcato).
    B) Mescolare casi di molestie subite da maschi da parte di donne, molestie che non hanno certo lo stesso significato politico della stupro (e per chi non avesse chiaro di cosa si parla rimando al link sulla citazione di Susan Brownmiller. Against Our Will: Men, Women and Rape, 1975 fatto all’inizio)
    C) Svuotare di senso la distinzione tra violenza sessuale subita da una donna da parte di un maschio contrapponendogli il presunto “sommerso” di molestie subite da maschi da donne
    D) privare la parola “stupro” della connotazione svelata dall’analisi femminista (e, ancora, per chi non avesse chiaro di cosa si parla rimando al link sulla citazione di Susan Brownmiller. Against Our Will: Men, Women and Rape, 1975 fatto all’inizio) utilizzandolo anche per il maschi che hanno subito molestie (A) facendo passare l’idea che siano tanti quanto le donne
    E) a questo punto è facile creare una narrazione dove moltitudini di maschi vengono forzati al coito da donne contro la loro volontà ma resterebbero “senza voce” e costituirebbero un “sommerso di cui nessuno parla”.
    G) …e demolire progressivamente nel sentire comune quanto svelato dal femminismo sul senso dello stupro quale atto essenzialmente collettivo maschile contro l’intera collettività femminile con la chiara finalità di intimorire per dominare, relegare, rinchiudere in ruoli sociali , fisici, simbolici subalterni TUTTE le donne a difesa del privilegio di TUTTI i maschi.

    Questo era il focus del post ed è per questo che la ragazza che lo ha scritto (a cui va tutto il mio sostegno) ha concluso in quel modo (rileggere) che tanto ha scandalizzato, manco a dirlo, i maschi.
    Detta con una battuta:
    Esiste il womanspreading o il “womansplaining? Ecco.
    E allora perchè dovremmo rinunciare, e facendocelo svuotare dall’interno, dalla feccia maschilista, a un termine che dà un nome preciso alla violenza originaria con la quale i maschi hanno costruito il patriarcato?

    1. Ah.. dimenticavo…spero sia chiaro ora anche perchè ho detto che “Solo chi ha un pene può stuprare”, e se permettete, vorrei anche riportare qui sotto la risposta che ho dato a chi ha obiettato, senza cogliere il punto che spero, sia chiaro, ora.

      “Rispondo solo a te per questa obiezione ma vale per tutt*.
      Cerchiamo di guardare la luna.
      “(…) La capacità strutturale dell’uomo di violentare e la corrispondente vulnerabilità strutturale della donna sono essenziali in rapporto alla fisiologia dei nostri due sessi come lo stesso atto sessuale primario.
      Se non fosse stato per questo accidente biologico, (…) non esisterebbero né il coito né lo stupro così come lo conosciamo. (…) il fatto che in termini di anatomia umana la possibilità di un coito forzato incontrovertibilmente esiste. Questo solo fattore può essere bastato per determinare la creazione di un’ideologia maschile dello stupro. Quando gli uomini scoprirono che potevano violentare, si misero a farlo. (…)”
      Non vieni dalla costa di un maschio, ma nemmeno da un qualche essere ultraterreno che ti ha soffiato l’anima nel corpo fatto di materia bruta che solo dal giorno di quel soffio diventa “senziente”. Veniamo dall’evoluzione, dalla materia inorganica che diventa organismo e così anche qualsiasi altro costrutto culturale viene dalla carne che si evolve e non da qualche Monte Sinai.
      Su quell’atto i maschi hanno costruito un intero mondo simbolico e poi una (in)civiltà dove il pene significa il comando e la penetrazione, il “fottere”, il dominio sul prossimo. I maschi che stuprano altri maschi lo fanno per dominarli togliendo loro la virilità, trasformandoli nelle loro donne. Questo è il senso simbolico dello stupro, anche tra i maschi.
      I miti fondativi delle città parlano di fratricidi e stupri. Edipo conquista la donna del re che ha ucciso, Edipo violenta la propria madre, e con questo atto prende il potere.
      Che poi al posto del pene si usi il bastone, il pugnale, la spada, l’organizzazione più razionale in una azienda, dove però a comandare, guarda caso son sempre i maschi è una questione di astrazione, attività nella quale la nostra specie eccelle e che non cambia di una virgola il senso politico dello stupro. Come non la cambia il fatto che lo stupro sia effettivamente compiuto o minacciato o che questa minaccia sia sottintesa, raggiunga subliminalmente i sogni (o gli incubi) di una bambina attraverso le storie e le fiabe che le ricordino la bestialità ancestrale che sta sotto la linea di galleggiamento della nostra bella civiltà e che talvolta riemerge fugace come il bordo sommerso della chiglia di una nave.
      E bada che non sto dicendo che il patriarcato sia non superabile perchè frutto dell’evoluzione (guarda il rapporto tra i sessi nei mammiferi), quello che sto dicendo è che un prodotto culturale nato dalla violenza più ferina e ben al di sotto della nostra attuale capacità di creare cultura coscientemente, domina oggi le nostre vite essendo una (in)civiltà costruita a misura di maschio e che al maschio al potere assicura un privilegio. Sarà la rivoluzione più radicale nella storia umana il rovesciamento del patriarcato.
      Se così non fosse, se il patriarcato lo avessimo creato assieme a loro, che senso avrebbe parlare di femminismo? Che senso avrebbe attribuire ad un solo sesso una eredità culturale?
      Che senso avrebbe il “se toccano una toccano tutte”? Non sarebbero forse davvero dei malati gli stupratori e non dei figli sani del patriarcato?
      Non avrebbero ragione i negazionisti mra allora a cianciare le loro strampalate teorie dove saremmo tutti oppressi allo stesso modo dal patriarcato, dove il patriarcato sarebbe in realtà una eredità culturale come un’altra, dove non esiste una “responsabilità degli uomini” e dove ogni singolo ha solo una sua responsabilità personale delle sue scelte verso la propria eredità culturale? Perchè allora non ci beviamo anche quella (in pratica una proiezione e un totale ribaltamento sul femminile di come il maschile concepisce il potere, ossia dominio su un’altra persona, e il rapporto tra genitori e figli) dove il patriarcato sarebbe frutto di una presunta lotta di potere tutta interna al femminile per il dominio del maschio dove le genitrici mutilerebbero nel sistema culturale di repressione sessuale il “potere nascente” delle figlie per non essere spodestate?”

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