Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

La mia brutta e dolorosa esperienza con lo speculum

Lei scrive:

Cara Eretica,

intanto grazie per il tuo lavoro straordinario e sommerso. Leggo le storie IMPORTANTI che ti sono trasmesse e che con tanta cura trasmetti e non posso che ringraziarti.
A proposito del fantastico articolo da te pubblicato sul maledetto SPECULUM, voglio riportarti la mia storia.
Se vorrai divulgarla, anche tagliando, spero sia utile per altre donne.

Contattata dalla Regione Lazio a giugno 2018, mi sottopongo diligentemente al programma di screening, nonostante tutti i pap-test fatti per anni con la mia ginecologa erano risultati negativi.
Primo pap-test al Regina Margherita, luglio 2018, è molto doloroso, con dottoressa giovane e svogliata ma simpatica. Mi richiamano dopo oltre un mese per dirmi “pap test non andato a buon fine, eri irritata” e non mi forniscono nessun referto.
Altro appuntamento dopo l’estate, settembre 2018, altra dottoressa, stavolta pap-test non doloroso.

A fine settembre risulto POSITIVA all’HPV e mi dicono che devo fare la colposcopia. Il mio ragazzo è vaccinato, quindi rimugino sul mio passato e su quei rincoglioniti dei miei precedenti partners restii al preservativo con i quali, vedendo in loro non si sa qualche buon cuore, mi sono purtroppo frequentata.
Oscillando fra sensi di colpa e consapevolezza femminile, insieme al mio compagno (che è americano e ha ricevuto un’ educazione sessuale superiore a qualsiasi maschio italico con cui io mi sia congiunta in 33 anni di vita) ci informiamo sull’HPV, scoprendo che su questo virus c’è un mare magnum di confusione e disinformazione, assolutamente non accettabile, considerata la sua diffusione.
I primi di Ottobre 2018 mi sottopongo alla fase 2, la colposcopia, al Sant’ANNA di via Garigliano.  Un po’ di timore, essendo la prima volta, ma mi faccio accompagnare dal mio papà, ebbene si. È un centro specializzato in salute della donna: mi sento, più o meno, tranquilla.

La dottoressa appena entro mi fa, con (perdonami), una grandissima faccia di caz**:  “è consapevole del perché è qui? No sa, ha quest’aria tutta strana, si guarda intorno” che, diciamo, non è proprio l’ideale come approccio. Dopo altre battute acidissime e scarse informazioni, al contrario la colposcopia procede bene e non mi arreca dolore. Esco comunque turbata dal trattamento, ma ancora, più o meno, fiduciosa.

Fine ottobre 2018: pap-test negativo dalla mia ginecologa privata, mi tranquillizzo.
Ma il programma di screening comunque mi richiama, come pattuito, a marzo 2019, e mi sottopongo diligentemente al quarto pap test, che certo piacevole non è.
Dopo 1 mese di attesa altra telefonata (aprile 2019) nuovamente POSITIVO.
Per inciso, fino a questo momento solo telefonate e NESSUN REFERTO. Inizio a spazientirmi e ho una crisi con la dottoressa al telefono, perchè mi sembra assurda l’incoerenza dei due test. Ottengo un appuntamento con la dottoressa con cui avevo parlato al telefono a Prati (vi invito a notare già in quante cliniche diverse mi hanno spedito) per ottenere finalmente un referto. A onor del vero, la dottoressa con cui ho parlato a Prati è stata l’unica a rispondere esaustivamente alle mie domande, anche se i dubbi rimangono tanti, per esempio “ma perché non mi è dato sapere il ceppo del mio virus?”.
Passato il panico, prendo nuovamente appuntamento, 21 maggio 2019, chiedendo di essere messa con una dottoressa dai modi meno acidi (che scoprii derivare da  rivalità interne loro, come mi fu confessato).

Ebbene, mi ritrovo dalla padella alla brace. Una dottoressa apparentemente gentile e in realtà sciatta mi fa firmare frettolosamente (ho dovuto insistere di farmi leggere) il consenso al prelievo di tessuto in caso di necessità. La dottoressa non indossava i guanti e armeggiava, prima di aprirmi la vagina, col poggia piedi che era montato male e infatti ha divaricato troppo le mie gambe e ho avuto male alle anche per una settimana. Mi ha inserito lo speculum senza lubrificazione alcuna né delicatezza e ho provato molto dolore da subito (mai provato cosi); contribuiva il fatto che mi tremava la gamba per la troppa divaricazione del poggia piedi.

Nonostante la dottoressa avesse visto dal monitor il mio ectropion infiammato ed estremamente irrorato,  ha proceduto con la biopsia e vedendo che stavo perdendo sangue mi ha ficcato una spugna in vagina, senza dirmi entro quale forchetta temporale l’avrei espulsa (solo l’infermiera ci ha un po’ provato a spiegare qualcosa) e s’è pure risentita quando ho richiamato al telefono per chiedere info, visto che non riuscivo a fare pipi per quanto la spugna era pregna di sangue (durato 4 gg insieme a perdite strane). Al telefono mi è stato detto “i giorni di espulsione sono variabili, che je dovevamo di?” (testuali parole).

Ci tengo a dire che ho girato diverse ginecologhe nella mia vita e un dolore cosi già dallo speculum non mi era mai capitato. Ammetto, piangevo durante la biopsia, ero agitata e tremavo per via della posizione, ma non ho ostacolato in alcun modo, muovendomi o irrigidendomi,  la visita.

Torno a ritirare il referto dopo quasi un mese, mi si dice che ovviamente la biopsia non è valida perchè l’ectropion era infiammato e i 4mm di prelievo del MIO utero erano pieni di muco ed emazie, ossia sangue. Peccato che tutto questo si vedesse chiaramente nel monitor. “Cosa faccio dottoressa, l’ectropion è genetico” “vabbe, si prova a rifare e poi a un certo punto st’esame riuscirà”…UN PEZZETTO DE UTERO PER VOLTA PRIMA O POI JE LA FAMO (traduzione mia). Nessuna indicazione su cosa fare, nessuna indicazione su come cautelarmi, tacciata come “isterica” (testuali parole, che da una donna fanno male) perché quel giorno ero visibilmente agitata e “avevo messo in mezzo il mio ragazzo”.
NdR.,  avevo semplicemente detto loro che era vaccinato all’HPV, dato importante visto che ero li per quello, e mi sono permessa di osservare che avrebbero dovuto avvisare prima che la biopsia richiede astinenza sessuale 2 gg prima e 7 gg dopo, perché altrimenti avrei cambiato appuntamento, visto che il mio ragazzo veniva quel giorno dopo 2 mesi che non ci vedevamo. NON capisco perché rinfacciare questa piccola innocente confidenza detta in lacrime e sanguinando a fine visita.

Rincaro di dose: “Poi guardi che è strano che uno speculum faccia male a una ragazza giovane come lei, lei è l’unica che si è lamentata”…mi spiace, LA MIA VAGINA E’ STRETTA, il medico sei tu e prendi le precauzioni del caso e se sono in fase premestruale me lo devi dire PRIMA che c’è rischio faccia malissimo ed eventualmente spostare l’appuntamento.

Del resto, non ho mai avuto dolori con nessun’altra ginecologa, nè privata nè pubblica, e ho sempre visto usare un po’ di lubrificante. Probabilmente la colposcopia e la biopsia non ne consentono l’uso, ma allora mi aspetto il massimo della delicatezza.
Non sono pazza, non sono isterica e sono stata educata che una paziente consapevole è una paziente già in via di guarigione. Ma alle mie semplici domande “mi devo vaccinare?” o “devo usare precauzioni”? mi è stato detto “abbiamo un programma da seguire e altri appuntamenti, arrivederci”.

Ebbene, mi sono cancellata dal programma di screening. Dovró  pagare a mie spese il mio benessere intimo.

Tuttavia, parlando con amiche, ho capito di non essere affatto l’unica ad aver sofferto all’inserimento dello speculum.
Parlando con mia madre, ho capito che ai suoi tempi l’autodeterminazione femminile passava anche per la ribellione all’accanimento ginecologico,  e al fatto che, per quanto riguarda le donne, la scienza è indietro e la disinformazione è tanta.

Nessun ginecologo mi aveva mai informato del vaccino per l’HPV e ancora usiamo uno strumento inventato nell’800 per le visite, con la convinzione che, se da quel buco nero c’esce un ragazzino, ci si possa fare di tutto.
“Partorai  con dolore” disse Dio alla malcapitata Eva…e  quindi, nessuna pietà.

Grazie per lo sfogo Eretica, che spero davvero possa essere d’aiuto per altre donne, per aiutarle a pretendere dolcezza e professionalità.

Con stima

Silvia

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Un pensiero riguardo “La mia brutta e dolorosa esperienza con lo speculum”

  1. il mirabilante mondo della medicina! in cui tutti fanno finta che vada bene così. in cui in realtà sono più i ciarlatani e quelli in affari con le industrie farmaceutiche che altro.

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