Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

#Francia – SOS Omofobia fuori dai nostri quartieri popolari!

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Benz del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

Discorso di Karim Benbélache al primo DSN Decolonial Café di Parigi, 19 maggio 2019.

“Nel 2010 Marine Le Pen (portavoce del partito di estrema destra francese) ha dichiarato, nel suo discorso-logicamente-razzista:

“In alcuni quartieri, sento sempre più spesso che non è bello essere una donna, né omosessuale, né ebrea, né francese o bianca…”, stigmatizzando ancora una volta gli abitanti dei quartieri popolari non bianchi e accusandoli di essere più sessisti e omofobi che altrove. Da allora, quest’idea si è ulteriormente diffusa. Nel dicembre 2018, l’associazione SOS omofobia ha annunciato l’intenzione di insediarsi in questi stessi quartieri, giustificandosi con delle vaghe statistiche di crescenti casi d’aggressione e appoggiando di fatto le parole razziste del più importante movimento di estrema destra francese.

SOS Omofobia, io in quanto frocio arabo non ti voglio nel mio quartiere popolare,  abitato da persone “racisé”, non voglio il tuo universalismo bianco, le tue lezioni paternalistiche (e quindi coloniali) sui nostri diritti, sulle nostre sessualità e identità, né voglio che le tua presenza serva a gonfiare le vostre statistiche, le vostre cifre e a dare ragione ai vostri leader bianchi per giustificare l’insediamento di alcune istituzioni nei nostri quartieri. È il caso della DILCRAH, che si vuole antirazzista ma che in realtà acconsente a politiche razziste islamofobe, le leggi ciniche come la cosiddetta legge “asilo e immigrazione” che esaspera la situazione dei rifugiati provenienti dai paesi post-coloniali in cui la Francia interviene militarmente, con delle politiche di preferenza nazionale imposte agli studenti stranieri, la normalizzazione dello stato d’urgenza nel diritto comune, il rifiuto di porre fine alle politiche repressive, ai controlli alla “faccia”antropometrici, la violenza della polizia nei nostri quartieri e la sua impunità.

Non saremo la tua legittimazione, il tuo popolo LGBT “racizé” che ha come principale problema l’omofobia smisurata “delle periferie più povere”, cosa che statisticamente non è provata (in relazione ad altri quartieri) ma che serve come pretesto per sputare sulle popolazioni già rese fragili e minorizzate.

Quindi questi “token” che avete sottomano non denunciano affatto le politiche razziste, le disuguaglianze sociali e non sviluppano alcuna analisi rilevante dell’omofobia specifica a cui sono sottopost*. Alla fine, le persone LGBTI “racisé” dei quartieri popolari non saranno mai convinte della legittimità di questi venduti e delle cosiddette associazioni LGBT repubblicane che strumentalizzano le nostre identità e le nostre sessualità per stigmatizzare e quindi discriminare ancora di più.

Noi queer razzialializzati, eredi delle lotte decoloniali e antirazziste, della guerra d’Algeria, dei collettivi queer anticoloniali antirazzisti e autonomi, passando per la marcia per l’uguaglianza del 1983, sappiamo come organizzarci e gestirci per combattere insieme contro la LGBTfobia che viviamo ogni giorno, essenzialmente lontani dai nostri quartieri, principalmente nei luoghi di lavoro: dai colloqui di lavoro alle giornate lavorative, di fronte alla polizia, di fronte alla giustizia, nelle carceri, di fronte al corpo medicale (all’istituzione medica?), di fronte alle istituzioni delle scuole repubblicane fino all’università, agli sportelli dell’ufficio di collocamento, di fronte agli assistenti sociali di settore, di fronte all’OFPRA(Office Français de Protection des Réfugiés et Apatrides) e infine nei quartieri ricchi, covo dell’estrema destra e delle manifestazioni contro il matrimonio per tutt*, dove è una minaccia essere poveri e neri e, arab*, froci, lesbiche o trans.

Consideriamo che oltre alla resistenza contro i fobici LGBTQI, le nostre priorità includono le lotte antirazziste, femministe, ecologiche e sociali. Non liberateci, ce ne occuperemo da soli.
SOS Omofobia fuori dai nostri quartieri!

Karim Benbélache,41 anni, bisessuale, attivista Queer e antirazzista. Vive a Kremlin Bicêtre e ha trascorso tutta la sua vita nella periferia sud di Parigi. Formatosi come business school ma discriminato sul lavoro, ha trascorso la sua vita lavorativa sopravvivendo con la RSA (salario minimo garantito).

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