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Fleabag e Dietland, due serie tv a confronto

Due serie tv a confronto. Fleabag e Dietland. La prima è scanzonata, irriverente, prende in giro tutto e tutti e la protagonista prende in giro se stessa e svela le sue incoerenze ogni volta che viene messa a confronto con donne che si definiscono femministe esibendo persone compatibili come fenomeno da baraccone. Ecco il mio amico pittore trans, la mia amica bisessuale che vive con una comunità poliamorosa, il mio amico gay, nero, eccetera eccetera. La matrigna della protagonista è l’esempio perfetto di questo tipo di esibizioni che riducono a convenzioni le battaglie individuali e collettive di tante persone. Esilarante il modo che ha la protagonista di svelare le ipocrisie di un contesto che mette un certo femminismo sullo stesso piano di ordini monacali. Come per il seminario rivolto a donne in un casale di campagna dove le donne venivano condannate al silenzio, non senza fare le pulizie di primavera per conto delle consorelle a capo della struttura, e allo stesso tempo, in un’altra ala dello stesso spazio un altro seminario rivolto a uomini dove essi potevano, tanto per cambiare, usare bambole gonfiabili per sfogarsi urlando “troia, bagascia, puttana”.

Lo sguardo della protagonista è impietoso, non fa sconti a nessuno e tantomeno a se stessa. Confusa e contraddittoria lei mette sul piatto la sua fragilità e la sua forza. Prova ad aiutare la sorella a venire fuori da una situazione matrimoniale terribile e tutto viene narrato con leggerezza e ironia. Ho amato questa serie e aspetto la stagione tre.

La seconda serie ruota attorno ad una donna obesa che pensa a farsi operare per ridurre la fame e il peso. Il viaggio di questa donna è quello di tante persone che passano dallo stato di vittime passive ad una condizione di consapevolezza che ti porta a voler combattere, a volerti bene per quel che sei, ad accettarti. La donna in questione, per lavoro, risponde a moltissime lettere di tante ragazze piene di problemi che scrivono chiedendo consiglio e aiuto ad una rivista femminile. Lei risponde anonimamente al posto della boss della rivista e nel frattempo vive di grandissime paure fino a che non incontra qualcuno che tenta di convincerla a non fare l’operazione e a decidere solo quando avrà capito meglio qualcosa di più di se stessa.

Anche questa serie attraversa mondi in cui le donne al potere non hanno scrupoli e riscattano i sacrifici fatti per arrivare in cima dando addosso ad altre donne, senza minimamente provare empatia per nessuna. Poi ci sono gli ambienti femministi, la casa rifugio per donne abusate, il percorso di accettazione delle accolite alla stessa maniera di una setta, con la capa carismatica, bella e privilegiata, ricca e senza problemi, che si occupa delle donne più sfortunate senza tuttavia capire moltissimo di quel che provano davvero. Nella casa rifugio particolarmente disturbante è una “installazione artistica” con scene tratte da video porno affinché le donne che vogliono migliorare se stesse pensino che in fondo essere belle non serve ad altro se non a farsi usare meglio.

La capa spirituale della setta ha un metodo per far “guarire” le donne che dice di voler salvare. Quello dedicato alla protagonista della serie sembra più una richiesta di prova di fede ideologica che altro, fin dal momento in cui le chiede di smettere i farmaci, di sottoporsi a interventi estetici – iniezioni di botox nel viso – per raggiungere un indice più alto di scopabilità, di andare ad appuntamenti al buio con gente idiota o violenta, tutto per provare la solita tesi ovvero che voler diventare più belle non significa molto. Se di per se’ il concetto è buono la pratica per insegnarlo è veramente violenta e sadica. Ovviamente chi mette in discussione la capa deve andarsene e questa non si assume la responsabilità di quello che avverrà nel mondo esterno alla donna che viene cacciata dal rifugio in malo modo.

Tutto ciò accade mentre un gruppo di terroriste chiamate “Jennifer” uccide uomini che sono sfuggiti ad accuse di stupro e mentre diffondono il loro manifesto la faccenda diventa ancora più incomprensibile quando scelgono di uccidere una attrice porno che secondo loro avrebbe normalizzato la cultura dello stupro. La reazione ai delitti è controversa perché se da un lato le donne/vittime ne traggono sicurezza, gli uomini e le altre donne che vengono giudicate colluse con essi hanno paura e la faccenda diventa abbastanza surreale nel momento in cui la protagonista, pur non accettando la violenza come strategia, decide di conoscere le donne che stanno dietro il nome Jennifer per raccontarne le storie.

Mentre guardavo la serie notavo due cose: da un lato si capisce che i percorsi di accettazione di se’ sono dolorosi e individuali, nessun comandamento può renderli più efficaci e le sette di certo non aiutano a sviluppare consapevolezza perché il fine ultimo diventa il controllo e non la libertà dell’altra; dall’altro vengono descritte tutte le femministe come fanatiche estremiste, sebbene in questo caso si parli di terroriste e non si può non definirle tali, ma puntare il dito contro la pornografia le rende oltretutto decisamente moraliste. I contenuti della serie sono interessanti ma preferisco di gran lunga Fleabag a Dietland. In ogni caso vi consiglio di vederle. Diteci che ne pensate!

 

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