Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Femminismi in Grecia: contro il governo che cambia la definizione di “stupro”

di Elisabetta Garieri

Anche in Grecia da qualche anno fioriscono nuovi movimenti femministi e LGBTQ+ radicali, contro l’intensificarsi dell’attacco alle soggettività più vulnerabili da parte del sistema patriarcale. È un sistema incarnato da uomini che stuprano e uccidono le donne, ma anche da estremisti di destra e polizia, da sempre pericolosamente conniventi, e ancora di più da quando esiste il partito neonazista Alba Dorata.

«Governo e sbirri, tv e giudici, sono loro a ripulire tutti gli stupratori. Assemblea: Senza consenso è stupro»

Le femministe stanno imponendo l’uso del termine femminicidio, che provoca le solite levate di scudi, e stanno scendendo in piazza per denunciare non solo i femminicidi ma anche le aggressioni e gli omicidi di persone LGBTQ+ (come l’assassinio tramite linciaggio dellu performer/attivista queer Zak/ZackieOh Kostopoulo sper mano del proprietario di una gioielleria, di un esponente della destra locale e della polizia), o di persone migranti come il nigeriano Embuka Maman Subek, ucciso nel commissariato di polizia di Omonia (dal quale in passato sono uscite morte almeno altre cinque persone) per cui si è mobilitata la United African Women Organization Greece, o ancora i femminicidi in serie di donne migranti a Cipro, per cui hanno manifestato donne, migranti e non, con la campagna che hanno chiamato «La vita nella tomba» (citando il famoso romanzo di Stratis Myrivilis), con slogan come «vulnerable women lives matter».

Quest’anno poi l’8 marzo è stato lanciato lo sciopero femminista, con lo slogan «Se le nostre vite non valgono allora (ri)producete senza di noi». L’adesione allo sciopero globale femminista è stata caldeggiata anche da esponenti del governo di Syriza e Kinal. Le femministe hanno però criticato duramente queste prese di posizione, tacciandole di ipocrisia, perché solo pochi giorni prima dell’8 marzo il governo ha reso pubblica la proposta di nuovo Codice Penale, all’interno del quale viene modificata la definizione di stupro, in senso tutt’altro che femminista.

Così, dal mese di marzo, diversi collettivi si sono riuniti nell’assemblea «Senza consenso è stupro», per contestare la proposta di modifica della definizione di stupro nel Codice Penale portata avanti dal governo. A seguire le traduzioni di due testi in merito, il primo dei collettivi Kαμία ανοχή «Tolleranza zero», Sabbat – Burn the rich not the witch e Justice for Zak/Zackie il secondo dell’assemblea Χωρίς συναίΝΑΙση είναι βιασμός «Senza consenso è stupro».

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Il sesso senza consenso è stupro: il governo acconsente – noi no!

ANCHE SE LA GONNA ME LA METTO IN TESTA, QUANDO DICO NO VUOL DIRE CHE NON VOGLIO, Ε ΒASTA.

Due giorni prima della giornata mondiale/sciopero delle donne, il governo e il Ministero della Giustizia hanno scelto di rendere pubblica per la consultazione la proposta di modifica dell’articolo 336 del Codice Penale, in cui viene identificato lo stupro.

Fino all’altro ieri, il 6/3/2019, costituivano stupro le seguenti condizioni: «Chi per mezzo di violenza fisica o minaccia di serio e diretto pericolo costringe un’altra persona a un rapporto sessuale, o a un’altra pratica lasciva o alla sua sopportazione, è punito con la reclusione. Se l’azione descritta nel paragrafo precedente avviene per mano di due o più persone che agiscono congiuntamente, si impone la reclusione per almeno dieci anni.»

Nella proposta presentata dalla commissione legislativa del Ministero della Giustizia la sera del 6 marzo, la definizione è la seguente «Chi per mezzo di violenza fisica o minaccia di serio e diretto pericolo per la vita o l’integrità fisica costringe un’altra persona a intraprendere o sopportare un atto sessuale è punito con la reclusione».

Questa proposta non solo non considera come unico presupposto il consenso, come ripete in tutti i modi il movimento femminista mondiale da decenni: al contrario, con qualche parola appena, nega che possa esistere qualunque altra forma di stupro, al di fuori di quella più stereotipata, cioè quella ottenuta per mezzo della violenza fisica o della minaccia diretta per la vita o per l’integrità fisica. Questa stessa forma stereotipata di stupro nega ostinatamente che tra i generi esistono relazioni di potere, che non si esprimono esclusivamente per mezzo della violenza fisica: quelle che da decenni riportano le donne nelle loro case, dove poi vengono ammazzate dagli uomini che le maltrattano, anche se spesso hanno già trovato il coraggio di denunciarli. Quelle che negano ostinatamente il diritto all’autodifesa, perché ci vogliono silenziose, remissive e morte.

La Commissione legilsativa, come se si trovasse in un vuoto sociale di paradisiaca uguaglianza, dove la nostra volontà e i nostri desideri, o la loro mancanza, sono qualcosa di acquisito e indubitabile, non riproduce semplicemente la pratica consolidata delle giustizia sessista greca di far uscire gli stupratori indenni dai processi, non registra semplicemente la cultura dello stupro in forma legislativa, ma riporta il Codice Penale indietro di vent’anni, facendo come se non ci fossero mai stati tutta una serie di testi di diritto internazionale, come la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul).

Rende inoltre quasi lettera morta – dopo tanti sforzi da parte delle femministe – l’identificazione del reato di stupro nel matrimonio, che è stato istituito perché giustamente si ritiene che esistano altri mezzi/modalità, al di fuori della violenza fisica, che possono costringere una donna a «sopportare» lo stupro, senza che chiaramente questo significhi che è consenziente.

Queste modalità non sono nient’altro che le decine di meccanismi di potere espliciti e impliciti dei quali il corpo femminile è quotidianamente oggetto, da parte di uomini di tutti i giorni che possono vantarsi di non aver mai alzato le mani su una donna. Sono la minaccia di perdere il lavoro, di privarti di qualcosa senza il quale potresti non riuscire più a vivere (come per decine di donne tossicodipendenti), la minaccia di essere giudicata/messa alla gogna in tutte le forme che la maschilità tossica dominante puòimmaginare, la minaccia che venga fatto del male ai tuoi figli o ai tuoi cari, la morsa dell’asfissia economica e della segregazione.

Sulla base di questa proposta di legge, la ventunenne Eleni Topaludi non è stata stuprata, se vengono accertate le prove secondo le quali era minacciata tramite la registrazione video del suo precedente stupro. Secondo questa proposta di legge i ragazzini minorenni che vivono nella miseria nera e sono vittime di tratta non vengono stuprati. Con questa proposta di legge, lo stato torna indietro nel tentativo di chiudere la breccia aperta negli ultimi anni dalle voci di migliaia di donne in tutto il mondo, che gridano «se dico no vuol dire che non voglio» e che la violazione stessa di questo no costituisce il solo presupposto per il reato di stupro.

Non accetteremo niente di meno di questo: senza esplicito consenso è stupro. Ne abbiamo abbastanza delle prese in giro del governo, che esattamente un anno dopo la ratifica dell’accordo di Istanbul non solo non ha avanzato in questa direzione, senza nessun cambiamento legislativo rilevante, ma arriva poco prima dell’8 marzo 2019 con questa esasperante proposta di legge.

Che le dirigenti e le parlamentari di Syriza e del Kinal [1] lascino stare i loro ipocriti appelli a partecipare allo sciopero globale delle donne. I corpi delle nostre sorelle violate e uccise gli sbarreranno la strada – nessuna di meno – nessuna sola di fronte allo stato, al governo, agli sbirri e ai giudici!

Nessuna sola di fronte al patriarcato!

Tolleranza zero, Sabbat – Burn the Rich not the Witch e Justice4ZakZackie rivendicano l’ovvio: che queste proposte vengano integralmente ritirate dal Ministero e che vengano sostituite dall’approvazione effettiva per le nostre vite dell’integralità della convenzione di Istanbul – e non semplicemente da una ratifica formale.

Chiamiamo tutti i collettivi femministi, di donne, queere, lgbtiq+, il multiforme movimento dei lavoratori, universitario, antirazzista, antifascista, contro la guerra, anticapitalista, a un’assemblea per organizzare le nostre azioni contro il voto di questo articolo femminicida. 

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Senza consenso è stupro

Modifica della definizione di stupro nell’articolo 336 del codice penale

Due giorni prima dell’8 marzo la bozza del nuovo Codice penale, nel quale si propone, tra le altre cose, la modifica della definizione di stupro (articolo 336) è stata resa pubblica in vista delle consultazioni. Dalla nuova definizione manca completamente la questione del consenso, istanza da sempre impellente per i movimenti femministi in Grecia e a livello internazionale.

In sostanza dalla nuova definizione manca interamente il rispetto per l’autodeterminazione dei nostri corpi, il rispetto per le nostre vite. La definizione vigente fino a oggi, obsoletae pericolosa, richiedeva l’impiego della violenza fisica o la minaccia di un serio e diretto pericolo perché un’azione fosse definita come stupro.

Ormai la definizione vigente è sostituita da una molto più reazionaria, che non solo mantiene l’impiego della violenza fisica, ma si limita esclusivamente alla minaccia per l’integrità fisica della vittima.

Questa proposta arriva durante una congiuntura internazionale in cui l’attacco ai nostri diritti e alle nostre conquiste si intensifica. Dall’Argentina al Brasile e dalla Polonia alla Turchia, il patriarcato e il capitalismo aspirano ad avere un controllo ancora maggiore sui nostri corpi, per mezzo di politiche autoritarie, sessiste e contro le lavoratrici e i lavoratori. In parallelo peròsi ingigantisco anche le resistenze con il fiorire dei femminismidi movimento. I femminismi fioriscono anche in Grecia, dove le politiche del governo Syriza approfondiscono lo sfruttamento e l’oppressione di genere, senza prendere sostanziali misure di fronte alle vittime che contiamo ogni giorno. In questo quadro il governo proponeanche questa ignobile definizione di stupro. Una definizione che rimane indifferente al pericolo che corrono i corpi delle donne e delle persone LGBTQ+ogni giorno. D’altra parte le statistiche sono dure: una donna su 20 sopra i 15 anni nell’Unione Europea ha subito uno stupro. Una su dieci ha vissuto una qualche forma di violenza sessuale.

In Grecia, stando alle statistiche delle polizia, ogni due giorni viene denunciato uno stupro (o portato a termine o un tentativo). E tutto ciò restituisce un’immagine solo parziale della questione, dal momento che le statistiche ufficiali sono sporadiche, manchevoli e non vengono incrociate. Certo non va trascurato che le statistiche nascondono anche una parte di uomini stuprati, che in ragione della stigmatizzazione sociale denunciano con grande difficoltà. Ciò che è sicuro comunque è che qui non si parla di numeri ma delle nostre vite, di Angelikì, di Eleni, di Panaghiota… Una definizione che chiude gli occhi davanti alla cultura dello stupro dominante ed è indifferente al fatto che le donne vengono scoraggiate in ogni modo a denunciare le violenze che subiscono: quando le autorità della polizia ignorano le loro denunce perché «sono passati giorni» (è stato il caso di Eleni Topaludi). Quando intere comunità locali mettono la vittima alla gogna e stanno al fianco dei «ragazzi di buona famiglia» (è stato il caso dello stupro di gruppo di una studente minorenne a Amarinto). Quando le poche donne coraggiose che arrivano nelle aule dei tribunali vedono assolti i loro stupratori (è stato il caso dello stupro di gruppo a Xanthi), mentresi ritrovano a essere lorοle accusate, chiamate a dimostrare di non avere colpa se sono state stuprate perché portavano «la gonna corta», «avevano bevuto», o «tornavano a casa tardi la sera». Una definizione che lascia fuori un’enorme quantità di stupri, che non sono avvenuti tramite l’impiego di forza fisica. 

Noi peròcrediamo alle vittime

Stupro è quando ti raggeli al momento di un’aggressione sessuale. Stupro è quando vieni minacciata di gogna pubblica o di licenziamento. Stupro è quando subisci violenza psicologica da parte del tuo compagno – consorte. Stupro è quando non è concepibile parlare di libera volontà (droga dello stupro, uso di alcool o sostanze). Stupro è quando viene sfruttata la tua posizione vulnerabile di rifugiata, migrante, tossicodipendente. Stupro, e in più continuativo, è quando sei vittima di tratta.

Per noi allora l’unica presupposto per ogni pratica sessuale, in ogni suo momento è il consenso libero, spontaneo, ugualitario. Quando manca si tratta di stupro!

Questa definizione non passerà!

  • Chiediamo la modifica della definizione di stupro esclusivamente sulla base dell’assenza di consenso!
  • Chiediamo al governo di dare qui e ora effetti reali alla convenzione di Istanbul, che riporta chiaramente che l’unico presupposto per qualunque «pratica o comportamento sessuale è il beneplacito volontario delle persone, beneplacito che deve essere il risultato della libera volontà». 

Non smetteremo di lottare fino a che:

  • Il femminicidio non sarà riconosciuto legalmente
  • Non sarà istituito per le donne il diritto all’autodifesa di fronte a qualunque forma di violenza di genere
  • Non saranno attivate, in ogni quartiere, strutture di supporto immediato e a lungo termine e di empowerment per le donne che hanno subito violenza
  • Non verrano registrate statistiche ufficiali per ogni forma di violenza di genere

Assemblea “Senza consenso è stupro”

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_per_il_Cambiamento_(Grecia)

 

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