Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

#Monterotondo: legittima difesa. Ma perché i paternalisti parlano di bellezza e virtù dell’accusata?

Io non so come sia andata la storia della ragazza di Monterotondo, quella per cui si ipotizza la legittima difesa dopo la morte del padre dal quale l’intera famiglia, madre e sorelle, dovevano difendersi perché era un individuo violento. Mi sono soffermata a leggere del fatto che tutti sapessero ma nessuno aveva fatto nulla. I vicini di casa, i conoscenti, i parenti, Qualcuno che avrà visto i lividi o avrà sentito le urla? Ma si sa che i panni sporchi si lavano in famiglia e che tra moglie e marito non si osa mettere il dito. Quel che è certo è che a questa ragazza è toccata una sorte pessima perché non avrebbe dovuto essere costretta a difendere se stessa, la madre e le sorelle. Non avrebbe dovuto sostituirsi a nessuno. Invece ci si è trovata in mezzo e chi ha vissuto fatti violenti in famiglia sa perfettamente come capita quando l’ommu ‘i casa prende un oggetto e te lo lancia addosso, strattona tua madre o tua sorella o picchia tuo fratellino piccolo perché ha respirato con note che non gli suonavano giuste, manco fosse un direttore d’orchestra dei respiri familiari.

Vivere in una situazione di costante violenza è terribile e lo è se una donna non ha altra scelta che restare per i figli, se non hai reddito e casa, o se sei costretta a scappare solo quando i figli più grandi ti dicono, a te che sei la madre, che è una scelta da fare insieme. Ma guardale queste persone mentre fuggono in pigiama, per paura di essere percosse, maltrattate, massacrate, come mille altre volte. E arriva lui a riprendersele una ad una fino al punto in cui c’è bisogno di difendersi. In una società in cui è invocata la legittima difesa – in senso razzista – contro il ne*ro che entra in negozio e ruba un biscotto, a questa ragazza che al momento è agli arresti domiciliari aspettando la decisione del giudice tocca una speciale gogna mediatica. I peggiori sono i paternalisti che mediaticamente la raccontano perché bella, gentile e quindi virtuosa. Se non fosse stata bella, gentile e possibilmente non virtuosa, alla maniera in cui la intendono i paternalisti, dunque sarebbe stato giusto condannarla/insultarla?

Tra gli elementi di virtuosità, in un pessimo articolo, si parla del fatto che lei “mai una parola”. A parte che non è vero perché leggo che il tizio era stato più volte denunciato e segnalato alle autorità competenti. Dunque non sapevano solo i vicini eccetera ma anche le forze dell’ordine. Ma che ci si guadagna a santificare questa donna dato che giustamente la si ritiene vittima? Per essere definita vittima una donna deve perciò essere così? Muta, amorevole con il padre pure se violento e comunque studiosa, bella e angelica? Ne ho conosciute di storie di ragazze che parlavano e tanto e che non erano angeliche proprio per niente e quando si sono difese, per esempio, per aver spaccato in testa una bottiglia ad uno stupratore hanno assolto lo stupratore (anzi gli stupratori, due di numero e di cazzi) e hanno chiamato troia lei perché aveva bevuto ed era andata nell’appartamento dell’amico. Appartamento dal quale è riuscita a sfuggire graffiando e picchiando. Sapete cosa hanno detto? Che essendo lei in grado di difendersi non era possibile che si fosse verificato uno stupro.

Perché se sei una che si difende sei colpevole e se non puoi difenderti sei consenziente. Nel caso di Monterotondo ci vedo le stesse analogie. Si salva l’immagine, lo status e l’estetica della vittima, prima di salvare la persona. Non so cosa sperano quelli che paternalisticamente si sentono spinti al soccorso nei confronti di una donna che si è difesa da sola, senza l’aiuto di protettori comunque assenti che ora si prendono la briga di definirla e giudicarla. Una situazione disgraziata, ed un lui a immaginarsi cavaliere errante a porre in salvo la fanciulla angelica. Sono queste le molle che tentano di toccare con questi editoriali idioti? Darle ragione togliendole potenza. Chiamarla vittima riportandola al ruolo di santa protettrice della famiglia patriarcale, quella per cui marciano i No-Choice che ci vorrebbero ammogliate anche se i mariti ti fracassano le ossa, e madri partorienti, anche se la gravidanza è conseguenza di uno stupro.

Questa storia va analizzata da molti punti di vista e a parte il fatto che si tratta di vite fino ad ora inascoltate, salvo l’audience con foto della “colpevole” rubate da facebook, mi spiace che il pubblico si aspetti o assegni gratuitamente contrizione, pentimento, angelicità in una faccenda che meriterebbe una discussione priva di tutti questi elementi misticheggianti e disgustosi.

Al mio paesello di origine c’era una signora che aveva ammazzato il marito il quale aveva tentato di ucciderla almeno dieci volte. Lei aveva fatto tutto per bene, per così dire. Era scappata con i figli, piena di lividi e di sguardi acidi della gente che all’epoca era anche più aspra di ora su questi temi. Il tizio è andato a riprendersela e ha sparato al suocero che tentava di proteggere la figlia. Il padre sopravvisse e lo sparatore non fece manco un giorno di galera e non c’era l’allontanamento per cose di questo tipo (e adesso invece si? In teoria ma in pratica… Mah!). Lei scappò di nuovo. Lui la raggiunse e quando arrivò lì la prese e la scaraventò giù dal balcone del primo piano. Sopravvisse pure lei. Alla terza tornata ci fu un’altra fuga, lei si fece trovare con un fucile e quando lui sfondò la porta lei sparò e lui morì. Le diedero vent’anni e fece 15 anni di galera. Quando uscì disse che i figli la amavano tanto e che in quel modo aveva dato loro un futuro più sereno. Ma se anche non l’avesse fatto per i figli? Sempre l’impronta misticheggiante che torna. Ma aveva un’aria orgogliosa, mai pentita. Nessuno la perdonò. In paese si diceva che in realtà fosse una questione di corna. Ma le voci di paese quando mai sono state affidabili?

Se nessuno si occupa dei nostri diritti, se non c’è modo di restare vive, perché dovremmo restare zitte, cieche, sorde e soprattutto a mani ferme? La violenza non è una soluzione ma a volte ti salva la vita. Capita quando sei in guerra e ti sparano da ogni parte. Ti tocca darle, giusto per non crepare mentre non fai che prenderle.

 

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