Antifascismo, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Non è la prima volta che vediamo la disgustosa misoginia di Carl Benjamin –  vi ricordate di Gamergate?

Jess Phillips non è la sola donna che Carl Benjamin ha molestato online

 

di Keza MacDonald– giovedì 9 maggio 2019, Guardian
Articolo originale qui:
https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/may/09/gamergate-carl-benjamin-ukip-mep

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Traduzione di Marica del gruppo “Abbatto i Muri”.
Questa traduzione è stata fatta in collaborazione con “Non è l’alt right (nerd, gioco di ruolo e dintorni)”, uno spazio femminista inclusivo, pro-lgbtq+, trans-positive, antifascista e antirazzista in cui parlare di videogiochi, gioco di ruolo, gioco da tavolo, serie tv, fumetti, anime e dinamiche da fandom in generale in modo più approfondito e magari provare anche a fare insieme un lavoro di costruzione di un immaginario radicale e rivoluzionario intorno a questi temi.
Buona lettura

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Le molestie sessuali denunciate nel 2014 hanno travolto l’opinione pubblica- e uno dei suoi perpetratori è un candidato di Ukip.

Per persone più fortunate di me, questa settimana è stata la prima volta in cui hanno sentito parlare di Carl Benjamin (meglio conosciuto online come Sargon of Akkad). L’aver scoperto che un candidato di Ukip abbia detto qualcosa di orribile sarebbe una notizia di routine, difficilmente mi sarebbe rimasta impressa se non avessi immediatamente riconosciuto il candidato in questione.

Benjamin (o Sargon of Akkad) nel 2016 twittava che lui “non avrebbe neanche stuprato” la parlamentare Laburista Jess Phillips. E’ poi recentemente tornato sull’argomento con un video sul suo canale YouTube da un milione di iscritti, adesso oggetto di indagine da parte della polizia.

Per un candidato alle elezioni europee sarebbe già una storia spiacevole di per sé, ma Phillips non è affatto l’unica donna che Benjamin abbia molestato online. Ha costruito la sua intera piattaforma intorno a questo.

La maggior parte delle donne che lavoravano o gravitavano nell’industria dei videogiochi verso la fine del 2014 sa esattamente chi sia Benjamin. Era uno dei più noti personaggi di punta di Gamergate, un “movimento” online iniziato da un uomo offeso che ha deciso di diffondere pettegolezzi maligni sulla sua ex fidanzata, sviluppatrice di giochi. Questo movimento si è trasformato in una vera e propria campagna persecutoria contro un alto numero di donne, sotto la cortina di fumo dell’anti-censura e della preoccupazione per l’etica. Ora Gamergate non può che essere visto come la prefigurazione di una malattia che da allora ha inghiottito la vita politica e pubblica.

Le persone come Benjamin, con la sua disgustosa speculazione sul fatto che le donne in politica si meritino o meno lo stupro, vogliono portare la rozza misoginia dei peggiori spazi online nella vita pubblica. Vogliono trasferire il modo di fare Trumpiano nella politica britannica. Le persone come Benjamin credono di poter parlare liberamente e impunemente, partendo dal presupposto che le donne che desiderano esporsi pubblicamente, creare qualcosa o avere un’opinione, dovrebbero essere preparate ad aggressioni, commenti degradanti e all’incessante giudizio meschino che inevitabilmente seguiranno. Questo è stato il messaggio di Gamergate nel 2014. E oggi questo stesso messaggio è riproposto da una fetta significativa degli estremismi, solitamente accompagnato da una forte dose di razzismo.

Gli obiettivi di Gamergate – prevalentemente donne – hanno subìto una quantità enorme di esecrabili abusi. Al tempo io ero uno degli editori di Kotaku, un sito di videogiochi che è stato uno dei primi loro bersagli: hanno persino chiamato il loro subreddit come noi. Le persone hanno cominciato a scrivere mail ai nostri capi cercando di farci licenziare, inviavano agli editori di videogiochi centinaia di mail falsamente educate contenenti 1.000 parole di teorie cospirative, e diagrammi di Microsoft Paint esplicativi di come le femministe e chi si batteva per la giustizia sociale stessero distruggendo i videogiochi.

Ci sono state persone che hanno cercato di scoprire i nostri indirizzi di casa, gli indirizzi dei nostri genitori,  hanno scavato nei forum alla ricerca di vecchi post compromettenti, tweet o fotografie che potessero screditarci. Qualche obiettivo di Gamergate ha ricevuto telefonate e lettere minatorie. Alcune delle loro famiglie sono state minacciate. Ogni forma di social media è diventata inutilizzabile.

Truffatori come Benjamin hanno aizzato le masse attraverso YouTube contro qualsiasi donna fosse critica nei confronti dei videogiochi, e sull’effetto cancerogeno del femminismo sui giochi.

Da allora Benjamin ha basato l’ampliamento del suo pubblico sull’anti-femminismo e anti-politicamente corretto adottando, inoltre, una retorica anti-immigrazione, per cui però nessuno si è sorpreso, dato che gravitava intorno a Ukip. Come recentemente documentato da Buzzfeed, Discord, il  server di chat dei suoi fan, è pieno di “supremazia bianca, antisemitismo, supporto per il terrorista di ChristChurch, e discussioni sull’uccisione di membri del Parlamento Europeo”. Un amabile seguito.

Molti degli attacchi subìti dalle donne si sono rivelati abbastanza gravi da implicare un coinvolgimento della polizia. Ma la polizia non è stata particolarmente d’aiuto, il consiglio alle vittime di molestie online è stato essenzialmente “perché non smetti di usare internet?”, come se l’internet fosse una sorta di universo parallelo senza impatti sulla vita reale.

Questo è il genere di retorica prevalente nel mondo reale: nelle strade di Westminster, in politica, dietro ai pulpiti presidenziali, a Charlottesville. Quindi, grazie del consiglio, forze dell’ordine. Forse sarebbe stata una buona idea far rispondere delle loro responsabilità le persone che hanno perpetrato mirati e talvolta violenti attacchi o incitamenti all’odio, invece che rendere responsabilità delle vittime di girarsi dall’altra parte e ignorarli. Invece persone come Benjamin, affermatosi come portavoce anti-femminista nel 2014, hanno stretto alleanze con altri agitatori “alt-right” – compresi Milo Yiannopoulos, il quale ha recentemente annunciato che affiancherà Benjamin nella campagna elettorale – e oggi parlano ai raduni per la Brexit e concorrono per diventare deputati del Parlamento Europeo per Ukip.

Al tempo dei fatti, le persone non direttamente coinvolte negli attacchi spesso minimizzavano i colpevoli come “guerrieri da tastiera” che non avrebbero mai avuto il coraggio di guardare negli occhi una persona nella vita reale. In alcuni casi sarà anche stato vero, ma per altri non c’è questa distinzione tra l’online e la vita reale. Questo vale specialmente con i teen-ager e i giovani, cresciuti attaccati ad internet.

Non si può più fare finta che l’internet e cosa vi succede dentro siano alieni alla realtà, non quando giovani uomini radicalizzati da 8chan e dai forum Incel escono da casa e commettono omicidi di massa, lasciando dietro di loro manifesti scritti nel linguaggio memetico dei loro ritrovi online preferiti. Le piattaforme tecnologiche hanno fallito, a più riprese negli anni, nell’affrontare questo problema, e hanno ignorato le migliaia di donne e minoranze che ne hanno denunciato la natura e la portata.

Se le persone su internet possono permettersi di dire ciò che vogliono impunemente, poi è probabilmente naturale che si aspettino di poter dire le stesse cose di persona. Twitter, Reddit, lo YouTube dell’estrema destra e tutto il resto hanno creato un “discorso” dove questo è visto come accettabile e inevitabile.

Qualche volta mi chiedo cosa sarebbe successo se le persone avessero dato ascolto in modo adeguato alle donne vittime del peggio del movimento Gamergate, invece di scrivere pensieri esasperanti e prevaricatori, scavando per stabilire quali rimostranze fossero legittime nel mucchio delle semplici molestie di genere. Invece c’è stato bisogno dell’elezione di Donald Trump due anni dopo, guidata da alcune delle stesse forze (incluso Steve Bannon e il suo gruppo di shock jocks di estrema destra Breitbart), per riuscire a spingere le piattaforme tecnologiche e la società in generale a notare che qualcosa di molto grave stava accadendo e che il contesto online stava alimentando il tutto.

Se le donne dell’industria dei videogiochi fossero state ascoltate più attentamente nel 2014, ci sarebbero voluti altri cinque anni prima che tossici “bullshitters” come Alex Jones e Yiannopoulos venissero banditi da Twitter e Facebook? Ci sarebbe voluto così tanto prima che l’incitamento all’odio diventasse un reato perseguibile? La supremazia bianca si sarebbe diffusa online così facilmente, insieme alla misoginia? Uno YouTuber anti-femminista avrebbe guadagnato abbastanza seguito su una piattaforma da candidarsi al Parlamento Europeo?

Alla fine dei conti Gamergate non valeva nulla e non ha ottenuto nulla. Le donne sono ancora qui, a produrre videogiochi e a parlare e a scrivere, anche se alcune di noi forse sono un po’ più caute e utilizzano molti più filtri su Twitter.

Ma tutto questo ci ha dimostrato come la tecnologia possa diffondere e abilitare massive campagne di molestie, e come l’estremismo possa normalizzarsi per le persone che vi prendono parte. Ci ha dimostrato come i malvagi, mistificatori, opportunisti Signori Nessuno come Yiannopoulos e Benjamin possano accumulare grandi seguiti di persone disilluse e troll accaniti, e servirsene ai danni degli altri e in politica. Avremmo dovuto imparare di più da tutto questo. Le persone avrebbero dovuto ascoltare.

 

-Keza MacDonald è una video games editor per il Guardian

 

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