Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Lo stupratore è solo frutto di una mentalità maschilista

In questi giorni ho pensato ai mille modi che trovano i negazionisti della violenza di genere per commentare a sproposito ogni volta che scrivo di denunce di stupro. Se gli accusati sono italiani, ed è un fatto che più spesso siano italiani, arrivano a ricordarmi i nomi delle uniche due donne delle quali i fascisti si siano mai interessati per davvero, solo perché massacrate da uomini di colore. Ma ho mai negato che questo possa succedere o è mai accaduto che non le abbia nominate? No. E’ falso. Ma i fascisti fanno finta che le femministe non dicano perché loro negano e negano brutalmente ogni brutta cosa accade alle donne. Così hanno trovato un altro modo per insegnarci l’omertà. Della serie stai zitta ché ti ricordo che tu vuoi i neri nella NOSTRA terra a stuprare le NOSTRE donne.

Poi arriva quello che dice che però anche a sinistra… ed ecco che dimenticano come qui su abbatto i muri possiate trovare decine di racconti di abusi commessi da persone “compagne” “antifascisti” e simili. Abbiamo mai negato che potesse succedere? No. E li abbiamo chiamati fascisti perché l’elemento chiave che predomina nei casi di stupro è la dimostrazione di potere tipica di chi agisce opprimendo persone, popoli, culture. Fascisti perché ottengono quello che vogliono facendo finta che tu non sia neppure una persona, disumanizzando le vittime e poi intimidendo chiunque tenti di parlarne al punto da isolare quelle che parlano troppo.

E qui abbiamo dato voce a tante donne che non si lasciano più intimidire perché sanno di non essere sole ed è la solitudine che sconfiggiamo ogni giorno accogliendo centinaia di voci di persone che hanno in un modo o nell’altro subito violenza fascasta sui propri corpi. Una violenza che si manifesta in più modi. Da quella sessuale al femminicidio, dalla patologizzazione dei disagi che derivano da maltrattamenti, dalla violenza psicologica a molti altri esempi in cui l’elemento comune è uno solo: gli accusati dicono che non era vero niente, lei era consenziente, non è successo nulla, lei è esagerata, non era molestia, era paranoica e pazza. Non è quello che si dice sempre?

Dunque dato che per noi l’elemento centrale è la vittima e non la persona accusata di violenza non possiamo che rintracciare gli stessi elementi in comune. Ma ci sono delle questioni culturali da chiarire. Ci sono dei contesti che vanno certamente descritti in modo approfondito.

Come non parlare dei compagni che chiamano “infame” la vittima che denuncia una violenza subita in una sede di movimento. Come non parlare di fascisti/fascisti che chiamano “nostre” le donne per proporsi come protettori per poi dimostrare quel che i protettori fanno da sempre: agendo controllo e poi abusandone fino alla fine.

Come non parlare delle violenze subite da persone “straniere” mentre le vittime vengono strumentalizzate da fascisti e protettori per  istigare odio contro gli stranieri. Tutto ciò è un abuso nei confronti delle donne e dunque scusate se qui vogliamo parlare delle donne vittime di violenze facendo piazza pulita di tutto ciò che distrae dall’oggetto della nostra attenzione. Scusate se continuiamo a ricordare che il sessismo non ha colore, razza o religione e che lo stupratore non è un malato ma il figlio sano del patriarcato (altro che cure chimiche).

Sicché quando l’accusato di stupro A si troverà dinanzi all’accusato di stupro B e poi a quello C spero vorrete dirmi se davvero trovate delle differenze. Mettiamo che uno sia quello di destra, l’altro uno straniero e l’altro un “compagno”. Faranno a chi è lo stupratore più nobile? A chi ne aveva più diritto? E solo ottenendo il nulla assoluto da questo confronto si capirà che la persona alla quale prestare attenzione, alla quale chiedere di cosa ha bisogno, è la vittima (o presunta tale, non sia mai si incazzassero gli accusati).

E dopo la vittima ci sono le ragioni che uniscono gli elementi A e B e C: la cultura sessista e maschilista. Quella che impedisce ad un uomo di comprendere che se lei dice di No e lui continua è stupro. Quella che dice che quel corpo non è lì per te e che non puoi ottenere ciò che vuoi. E se questo ragionamento ti offende o se mi dirai che tu giammai fosti sessista… ma sai, in quella particolare circostanza e batti che ti ribatti neghi ed eviti di rimetterti in discussione, dunque se mi dirai che tu non sei come loro, ecco, invece devi convincerti che tu sei esattamente come loro.

Perché non c’è un diritto sui corpi delle donne che passi per il tuo essere fascista o straniero o compagno. Dunque, ai commentatori che insistono nel determinare altre cause, nel continuare a dire che però, eddai, non vedi, non si tratta della stessa cosa, vorrei chiedere per l’ultima volta: quand’è che smetterete di negare la realtà e comincerete a rimettere in discussione la mentalità maschilista che voi stessi continuate a produrre e diffondere? E più lo fate, più continuate a rafforzare la cultura dello stupro e più stupratori che si autogiustificano ci saranno. Più lo fate e più i processi contro gli accusati di stupro diventeranno processi contro le vittime. Più lo fate e meno il mondo cambierà. Ma cambierà, grazie al coraggio delle donne che denunciano, che non stanno più zitte, che non hanno paura e che non si lasciano intimorire da vigliacchi di ogni tipo. Qualunque sia il colore politico, della pelle o di qualunque altro gingillo si portino dietro.

La violenza di genere si chiama così per una ragione precisa. Non si parla di mele marce, non si parla di branchi a sé stanti. Si parla di un unico grande albero i cui frutti che tentano di andare lontano fanno una gran fatica e allora è solo con quei disertori del patriarcato che si può discutere. Perché loro sanno. Lo sanno perché sono vittime di quella violenza maschilista anche loro.

 

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