Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Manifesto femminista spagnolo in vista delle elezioni del 28 Aprile

In lingua originale QUI. Traduzione di Giulia e Camilla del Gruppo Abbatto i Muri

#28AlasfeministasVotamos

Il movimento femminista, intergenerazionale e diverso, non cessa di crescere in Spagna, in Argentina, Brasile, negli Stati Uniti, in India e in molti luoghi nel mondo. Dalle mobilitazioni del 2013 per il diritto all’aborto, il Tren de la Libertad del 2014, la Marcia Statale del 7N 2015 contro la violenza machista e gli scioperi femministi dell’8 Marzo 2018 e 2019, siamo un movimento di protesta contro la discriminazione e la violenza sulle donne, ma anche di proposte riguardo il lavoro, la cura, le pensioni, la sanità, l’educazione, la sessualità, il consumo, le frontiere e la laicità. Unite, rafforzando le nostre alleanze con altri movimenti sociali.
Dalle ultime elezioni del 2016 ci sono stati timidi tentativi istituzionali riguardo al tema dell’uguaglianza tra donne e uomini del nostro paese: si è raggiunto un Patto di Stato contro la Violenza di Genere (minimo) e l’aumento dei fondi, si sono recuperate le competenza in materia di uguaglianza nelle amministrazioni comunali. Tuttavia, sono ancora molti i divari che bisogna colmare per raggiungere un’uguaglianza reale ed effettiva.
Questa volta, il contesto in cui queste elezioni si celebreranno è di somma preoccupazione per gli interessi delle donne: tensione politica, avanzamento dei fondamentalismi, rischio di regressione dei diritti ottenuti.
Per questo motivo, come organizzazioni femministe firmatarie, proponiamo ai cittadini e ai candidati che si presentano, che le elezioni legislative del 29 Aprile 2019 sostengano delle politiche per:

1.- LA LOTTA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

La Delegazione di Governo per la Violenza di Genere riconosce ufficialmente dal 2003 al 2 di Aprile del 2019, 990 donne vittime mortali di violenza di genere. Feminicidio.net (Osservatorio indipendente) solo dal 2010 al 2 Aprile 2019 ha documentato 1009 femminicidi e altri assassini a danno di donne (880 femminicidi, 94 assassinii e 35 casi sotto inchiesta), dei quali sono il 51,53% sono ufficiali (520 femminicidi perpetrati da persone con relazioni intime con la vittima). Dal 2013 al 2 Aprile 2019 la stessa fonte riporta la morte di 57 minori a causa di violenza machista (38 bambine, femminicidi infantili, e 19 bambini), mentre la Delegazione del Governo ha riconosciuto solamente 27 casi (12 bambine e 15 bambini). Appoggiandoci alle proposte del rapporto Instanbul-Sombra inviato da 252 ONG al Consiglio d’Europa, esigiamo maggior diligenza nel compimento del Patto di Stato contro la Violenza di Genere e in concreto ESIGIAMO:

1. L’applicazione in Spagna del Convegno di Instanbul, con il riconoscimento di tutte le vittime.
2. Il trattamento delle 120.640 aggressioni sessuali annuali, secondo dati ufficiali, a livello giuridico e sociale come violenza di genere. Geoviolenciasexual.com segnala che, tra il 2016 e marzo 2019, in Spagna si sono verificate 104 aggressioni sessuali di gruppo a danno di almeno 111 donne, di cui una su tre minorenne (36%), da parte di 356 aggressori sessuali, 87 dei quali minorenni quando perpetrarono le aggressioni (24,4%), uno ogni quattro.
3. Una protezione integrale delle donne e dei/lle loro figli/e vittime di violenza di genere da parte di personale specializzato, la revisione del sistema VioGen e la creazione di commissioni specializzate. Appoggiamo una Legge di Protezione Integrale contro la violenza infantile, con prospettiva di genere.
4. Cooperazione Internazionale in materia di Violenza di Genere. Che Spagna e Unione Europea garantiscano la protezione internazionale di donne e bambin@. Esigiamo che si compia la misura 153 del Patto di Stato. Esigiamo che non si subordini la legge al fatto che “l’aggressore si trovi in Spagna” (art. 23.4. l della LOPJ) per quanto riguarda la protezione delle vittime con nazionalità o residenza abituale in territorio spagnolo (ad esempio il caso Juana Rivas). Allo stesso modo esigiamo il diritto delle donne migranti di qualsiasi paese a denunciare alle officine consolari del paese di origine la loro situazione di vittime di violenza di genere. Esigiamo un Protocollo di Derivazione in caso di Ritorno al fine di riconoscere i diritti di tutte quelle donne vittime di Violenza di Genere che tornano ai loro paesi di origine. La creazione di un ordinamento Latino-Spagnolo di protezione delle vittime di violenza, simile all’Euro-Orden.
5. La revisione dell’articolazione tra la Legge di Immigrazione e la legge contro la Violenza di Genere con il fine di eliminare le discriminazioni che di fatto si producono nei confronti delle donne migranti in generale e verso le donne migranti con situazione irregolare.
6. Chiediamo che la Conferencia Sectorial de Igualdad approvi con urgenza il procedimento di riconoscimento extragiudiziale della situazione della violenza di genere e che gli organi pubblici specializzati in Violenza di Genere emettano rapporti vincolanti rispetto alle donne e i propri figli.
7. Che si riconoscano i casi di violenza psicologica in applicazione dell’art. 33 del Convegno di Instanbul, essendo imprescindibile che si avviino tutte le “Unità di valutazione forense integrali” necessarie, formate da professionisti e professioniste della sanità, della psicologia, e del lavoro sociale forense.
8. Che l’attenzione giuridica, psicologica e sociale sia più estesa, che si presti prima e non dopo la presentazione di denuncia a livello giuridico, che non si applichi solo rispetto alla violenza di coppia, e che sia sovvenzionata da parte dello Stato, delle Comunità Autonome e dalle entità locali. Tutto ciò include la creazione di impiego pubblico.
9. Più partecipazione delle ONG con un approccio intersezionale e interculturale, nello monitoraggio e la valutazione delle misure contro la violenza machista.
10. La proibizione della Custodia Condivisa imposta mediante la soppressione del punto 8 dell’art. 92 del Codice Civile che permette, con la giurisprudenza del Tribunale Supremo, che si imponga in sede giudiziale di forma favorita, non tenendo in considerazione i fatti violenti, contro l’art. 31 del Convegno di Instanbul.
11. La soppressione del regime di visite e patria potestà in casi di Violenza di Genere, applicando i tribunali gli articoli 65 e 66 della Legge 1/2004 che autorizzano queste pratiche e obbligano in ogni caso a vigilare che si compiano i punti 38 e 39 delle Observaciones a España-2015 e il dictamen 47/2012 (caso Ángela G Carreño) della commissione CEDAW.
12. Una regolazione che penalizzi l’uso e l’apologia della fasulla Sindrome da Alienazione Parentale o la sua filosofia nei tribunali e fuori da questi.
13. Che si ascolti la volontà de* minori di qualsiasi età da parte di specialist* con prospettiva di genere e conoscenza dei diritti dell’Infanzia. Che in tutto il processo giuridico si ascolti ai e alle minori tenendo in considerazione il loro interesse superiore. Che si eviti la loro vittimizzazione e che sempre si raccolgano le loro dichiarazioni con l’appoggio di professionist* esperti (lavoratori e lavoratrici sociali, psicologi e psicologhe) nel servizio e la valutazione psicosociale delle vittime di violenza di genere, violenza sessuale e minori. Che si metta in atto tutto ciò attraverso la prova precostituita, supportata dai mezzi e materiali tecnologici per questo.
14. Formazione in temi di uguaglianza e violenza di genere diretta a operatori giuridici, forze dell’ordine che operano in generale in questo campo, lavoratori sociali, psicologi, educatori sociali, personale sanitario ed educativo, sostenuta da un approccio intersezionale e interculturale. Che si forniscano i mezzi necessari per permettere di sviluppare una metodologia dei servizi, una valutazione e un monitoraggio che evitino la rivittimizzazione (stanze di Gesell, sale amichevoli).
15. Che ci si prendano le responsabilità della mala prassi degli operatori giuridici mediante sanzioni, pene e divieti professionali. Esigiamo responsabilità da parte dello Stato nei casi di violenza istituzionale, così come la responsabilità sussidiaria dello stato.
16. L’equiparazione degli aiuti alle vittime di delitti violenti e contro la libertà sessuale a quelli delle vittime di terrorismo.
17. Che si ritiri dal testo del disegno di legge riguardo “l’impulso alla mediazione” l’obbligatorietà di certificare l’assistenza al processo di mediazione come requisito dell’ammissione della domanda, in materia di famiglia.
18. Che qualsiasi inchiesta di carattere sociologico sula percezione delle violenza non possa equiparare o assimilare la violenza di genere con qualsiasi altra forma di violenza nella coppia o tra familiari. Sollecitiamo il ritiro dalla Spagna del progetto di inchiesta Eurostat nel caso che assimili la violenza di genere a qualsiasi altra forma di violenza.
19. Punto Viola permanente: attenzione 24 ore su 24 alle donne che lo sollecitino e che stanno soffrendo qualsiasi tipo di Violenza di Genere.

2.- PIU’ LAVORO DI QUALITÀ E LA REVISIONE DEI TAGLI, I QUALI AUMENTANO LA DISEGUAGLIANZA

La discriminazione delle donne a livello lavorativo si manifesta nel fatto che siamo il 45% delle persone con impiego, ma anche 58,4% della disoccupazione registrata, ci assegnano il 76% di impieghi a tempo parziale e il guadagno medio (20.131 € annui) è di un 29% inferiore a quello maschile (25.924 € annui). La mancanza di servizi e la ridistribuzione diseguale dei lavori di cura ci porta a interrompere maggiormente la nostra vita lavorativa (il 95% dei congedi per occuparsi di figli/e e/o familiari nel 2016 sono di donne), un buco per la nostra promozione professionale e i contributi, che porta a una diminuzione delle nostre pensioni del 36%.
La svalutazione si intensifica nei lavori salariali di cura: alle assistenti a domicilio non si paga il tempo di spostamento da un domicilio all’altro, e alle lavoratrici domestiche non si paga l’assicurazione contro la disoccupazione, di fatti facendo vivere le lavoratrici domestiche interne in condizione di schiavitù.
Esigiamo:

1. L’abrogazione delle ultime due riforme lavorative.
2. Che la piena occupazione, degna e ripartita in maniera egualitaria tra donne e uomini, e non l’integralismo del deficit, sia il centro di una nuova politica economica.
3. Che il lavoro part-time sia rendicontabile statisticamente in una tassa differenziata da quella del lavoro a tempo pieno e si relazioni con la povertà e la violenza contro le donne.
4. Che si ratifichi il Convegno 189 della OIT riguardo il lavoro decente per le Lavoratrici e i Lavoratori Domestici e che si stabilisca la protezione dalla disoccupazione
5. L’equiparazione dei diritti delle lavoratrici domestiche: integrazione nello Statuto dei Lavoratori, Regime Generale della Seguridad Social, la Prevenzione dei Rischi Lavorativi, il riconoscimento di patologie connesse al lavoro, la Inspeccion de Trabajo, il calcolo delle pensioni e la negoziazione collettiva. Eliminare la disponibilità totale delle lavoratrici domestiche interne.
6. L’approvazione dell’Iniziativa Legislativa Popolare (ILP) di 426 euro mensili per circa 2,1 milioni di persone, delle quali due terzi sono donne, richiedenti lavoro senza introiti.
7. Affinché la nostra economia non si sposti da una bolla all’altra, esigiamo che il 3% del PIL sia destinato alla ricerca e allo sviluppo, con uguaglianza di genere nel CSIC e nelle università.
8. Di lavorare meno per lavorare tutt*: avanzare nella riduzione generale della giornata lavorativa
9. Eliminare la differenza di genere a livello salariale (29%), pensionistico (36%) e a livello copertura per la disoccupazione (15%).
10. Che la legge di Dipendenza garantisca il diritto a una cura degna e a condizioni degne di lavoro ai professionisti.
11. Che si lotti per il compimento della Legge di Uguaglianza nelle imprese, chiedendo ai poteri pubblici di garantire la sua esecuzione di fronte alla resistenza di settori imprenditoriali e giudiziari.

3.- UNA COPERTURA SUFFICIENTE DELL’EDUCAZIONE INFANTILE DA 0 A 3 ANNI E SERVIZI PER LA DIPENDENZA

Attualmente la copertura statale è di un terzo rispetto alle necessità totali, contribuendo a una situazione in cui le donne dedicano ogni giorno 4 ore e 29 minuti alla famiglia e alla casa, in misura quasi doppia rispetto agli uomini, che si occupano di casa e famiglia 2 ore e 32 minuti diari (INE Empleo del Tiempo 2009-2010). Il rapporto della OIT del 2018 riguardo “Il lavoro di cura”, calcola che il tempo di lavoro di cura non pagato ammonta a 130 milioni di ore al giorno- equivalenti a 16 milioni di posti di lavoro a tempo pieno e al 15% del PIL – e marca il percorso verso il lavoro di cura decente e il compimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 5.4 dell’ONU, convertendo il lavoro domestico non remunerato, o mal remunerato, in impieghi degni nei servizi pubblici nel campo della salute, dell’educazione (specialmente dai 0-3 anni) e della cura di persone in situazione di dipendenza, mediante un costo aggiuntivo del 3,5% del PIL da qui al 2030: 40.8000 milioni di euro.
Esigiamo:

1. Una copertura universale, gratuita e pubblica della scolarizzazione dai 0 a 3 anni.
2. Che non si rimandino nuovamente al 2021 i permessi uguali, non trasferibili e pagati al 100% di 16 settimane per la nascita o adozione a ogni genitore/genitrice, del Decreto Legge 6/2019 che amplia il permesso di paternità da 5 a 8 settimane nel 2019 e 12 nel 2020.
3. La tassazione individuale al IRPF e la copertura delle necessità delle famiglie monoparentali femminili, dell’infanzia e delle persone anziane con una spesa pubblica, e non con sgravi fiscali che creano diseguaglianza territoriale e sociale. La considerazione delle famiglie monoparentali femminili con un/a solo/a figlio/a soggette agli stessi diritti garantiti a famiglie monoparentali femminili con due o più figli/e, a partire dal fatto che entrambi i tipi di famiglia sperimentano difficoltà derivanti dall’assunzione della crescita ed educazione da parte di un solo genitore, indipendentemente dal numero di figli a carico.
4. Il carattere universale e sufficiente dell’assistenza a persone con situazioni di dipendenza, con finanziamenti adeguati. Il progetto PGE per il 2019 prevedeva di aumentare gli importi dello stato del 59%, fino a 2.232 milioni: 415 milioni in più per gli importi minimi, permetterebbero di occuparsi di 80.000 dei quasi 100.000 casi di persone in lista di attesa e creare 18.500 impieghi con diritti; 100 milioni per il livello accordato, sospeso da anni, e 315 milioni per pagare la Seguridad Social a 180.000 persone dei 408.279 impiegati nel lavoro domestico di cura (89% donne). Però il decreto legge 6/2019 favorisce la paga solamente a impiegate nel lavoro domestico di cura, la misura più economica e perpetuatrice della distribuzione diseguale nel campo della cura tra donne e uomini e tra famiglia e società.
5. La copertura universale con servizi professionali e pubblici di assistenza alla dipendenza, la quale genererebbe 600.00 nuovi posti di lavoro (36 per ogni milione di euro investiti) mentre la “prestazione economica per cura non professionale nell’ambito familiare” (che ora rappresenta più del 31% delle prestazioni) non si adegua alle necessità delle persone dipendenti, non crea impiego e deteriora la salute e i diritti del/la lavoratrice.
6. Il rinforzo delle risorse materiali e umane del sistema del Servicios Sociales e nonché il suo coordinamento efficiente con i servizi di salute, affinché il tempo di elaborazione non dissuada dal sollecitare aiuto e i servizi possano avere avvio quando si verifichi l’effettiva necessità.

4.- MECCANISMI ISTITUZIONALI PER L’UGUAGLIANZA EFFETTIVA TRA DONNE E UOMINI

1. Un Ministero dell’Uguaglianza, il rinforzo dell’Istituto de la Mujer e della delegazione del Governo per la Violenza di Genere. L’approvazione in ogni legislatura del Piano di Uguaglianza, con maggiori risorse umane e economiche per l’incidenza sociale e politica, la coordinazione con le Comunità Autonome e la partecipazione delle organizzazioni di donne, come dice il punto 15 delle Osservazioni del CEDAW.
2. La creazione di un canale ampio di partecipazione da parte di organizzazioni femministe, dal momento il cui il Consiglio di Partecipazione delle Donne non è autonomo dal Governo, né rappresentativo, plurale, democratico e espressione delle rivendicazioni del movimento femminista.
3. La suddivisione obbligatoria rispetto al sesso delle statistiche e la loro pubblicità, e il carattere di analisi critica, ora assente, dei rapporti obbligatori dell’impatto di genere riguardo le leggi e le norme, includendo il rapporto del Bilancio dello Stato, incorporando la partecipazione sociale.
4. Uno Stato laico.

5.- APPROVAZIONE DI UNA LEGGE ESAURIENTE CONTRO LO SFRUTTAMENTO SESSUALE DELLE DONNE NELLA PROSTITUZIONE E NELLA TRATTA DEGLI ESSERI UMANI.
La prostituzione e la tratta di donne con il fine dello sfruttamento sessuale sono forme estreme di violenza sessuale contro le donne stesse. Manifestiamo quindi la nostra solidarietá a tutte le donne che si trovano in una situazione di sfruttamento e ci opponiamo esplicitamente affinché tali condizioni siano perseguite e punite in qualsiasi forma.
La Spagna occupa il terzo posto a livello globale di paesi fruitori della prostituzione e davanti a questa situazione si aggiunge l’aumento del male chiamato “turismo sessuale”, in piú la ratifica del “Convegno di Palermo” (dell’anno 2000) non ha apportato cambi legislativi per fermare la richiesta di prostituzione né per perseguirne tutte le forme di sfruttamento: secondo dati stimati, in Spagna 100.000 donne e bambine sono prostitute e piú dell’80% sono immigrate straniere. Perció esigiamo l’approvazione di una legge esauriente contro lo sfruttamento sessuale delle donne sia nella prostituzione che nella tratta di esseri umani, in linea con altri paesi quali Svezia, Norvegia, Islanda, Repubblica d’Irlanda del Nord e Francia.

La legge dovrá includere i seguenti punti:

1.La modifica della legislazione punitiva che incorpori le previsioni contenute all’interno del “Convegno per la repressione della tratta di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui”(1949), che caratterizzi tutta l’intermediazione lucratriva nella prostituzione altrui, mediante o no il consenso della persona prostituita, e la penalizzazione una terza parte localizzabile. Entrambe serviranno come freno e contenimento per l’industria del sesso e dello sfruttamento.
2.L’abolizione di mezzi sanzionatori abilitati secondo la “Legge della Sicurezza del Cittadino” e della normativa autonoma o municipale che contemplano sanzioni amministrative della sopravvivenza all’interno della prostituzione.
3.L’implementazione di misure dissuasive della richiesta di prostituzione, incluse le sanzioni amministrative e punitive.
4.La creazione di un fondo statale destinato allo sviluppo di programmi e lavori alternativi per donne che stanno uscendo dalla prostituzione, cosí come un’attenzione psico-sociale che si rivolga alle donne prostituite.
5.L’inclusione di mezzi necessari per evitare la creazione, il mantenimento e la diffusione della pornografia cosí come l’accesso da parte dei minori d’etá.

6.- SANITA’ PUBBLICA UNIVERSALE

La disuguaglianza di genere é una causa vitale della salute secondo ció che ha stabilito l’OMS, per la quale é imprescindibile integrare la prospettiva di genere in tutte le politiche sanitarie. Per questo esigiamo:

1.La deroga del Decreto Reale della Legge del 16/2012 e l’applicazione effettiva del R.D. del 07/2018 sull’accesso universale al sistema nazionale di salute di tutte le donne, incluse le migranti, eliminando le spese aggiuntive quale finanziamento del sistema, al meno come spiega la media del PIL dell’Unione Europea quale 7.2.
La Spagna paga 2.374 euro pro-capite davanti ai 2.797 euro dell’Unione Europea.
2.La deroga della Legge Organica dell’11/2015 che non consente piena autonomia alle ragazze di 16 e 17 anni sul tema aborto.
Piena attenzione per i centri sanitari pubblici dell’I.V.E (Cliniche per abortire in Spagna) che offroni metodi farmacologici di valido aiuto a scelta delle donne. Cosí l’accesso a tutti i metodi contraccettivi e di pillole del giorno dopo in tutti i centri di assistenza primaria e specializzati. Infine la sostituzione dei medici obiettori.
3.L’assicurare l’accesso alla riproduzione assistita nella sanitá pubblica alle donne sole e omosessuali.
Totale trasparenza del registro di donazione degli ovuli e delle tecniche di riproduzione assistita.
4.Il prevenire e l’attendere la conseguenza sulla salute fisica e psichica di badanti di persone non indipendenti o malate, della contaminazione ambientale, della violenza di genere, della discrimazione di persone invalide, di migranti, di persone di piccole cittá, di anziane e istituzionalizzate, di donne prostitute e dell’uso e abuso della chirurgia estetica per la propria sessualitá, per l’eterna gioventú e bellezza.
5.L’assistere la differente morbilitá tra uomini e donne: ipotiroidismo, malattie autoimmuni, disturbi muscolo-scheletrici, fatica cronica, fibromialgia, anemia, disagi psichici, depressione, disturbi emotivi, endometriosi e menopausa.
Controllo effettivo della terapia omonale sostitutiva e dei nuovi farmaci anti-osteoporosi e richiamo del vaccino del Papilloma Virus Umano.
6.L’eradicazione della violenza ostetrica, ovvero la riduzione delle tasse di parti cesarei, indotti e di episiotomie.
L’adeguamento di un mobilio ostetrico per tutte le donne invalide, esigendo un’azione di polizia difronte a situazioni di molestia per donne e professioniste nel perimetro delle cliniche accreditate per l’interruzione della gravidanza e per la nascita di un momento aggravato, in specifico al rispetto della persona nel delito di costrizione.
7.No all’affitto dell’utero. Che si sanzionino le agenzie che facilitano le informazioni e le gesioni di contratti d’affitto dell’utero, la proibizione di tutta la pubblicitá e degli atti relazionati alla stessa. La deroga dell’istruzione della direzione generale dei registri e notariati del 05 ottobre 2010, dipendente del Ministero della Giustizia che é ció che permette l’omologazione di questa pratica in Spagna.
8.La sostituzione e l’aumento del personale di infermeria, medicina e di altri professionisti di staff essenziali come i/le lavoratori/lavoratrici sociali, tanto negli ospedali quanto all’assistenza primaria con 1.200-1.500 persone per la parte professionale e al meno 10 minuti per ogni utente.
Il rafforzamento dei servizi di salute mentale, aggiungendo la prospettiva di genere.
9.La formazione e la ricerca nella salute con prospettiva di genere, obbligatoria nella prevenzione e nell’attenzione alla VG (Vittime di Violenza di Genere).

7.- ECO-FEMMINISMO NELLA PRODUZIONE E NEL CONSUMO

La Spagna importa 2/3 delle sue risorse naturali, induce il cambio climatico aumentando del 17.9% le emissioni di CO2 dal 1990 al 2017 e produciamo 1.5 kg di spazzatura per persona al giorno e ci sono 35000 morti premature all’anno per bassa qualitá dell’aria.
Lontano dagli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” per il il 2030 e dall’”Accordo di Parigi” non riduciamo nemmeno la disuguaglianza sociale e di genere, il collasso climatico-ambientale e il degrado della democrazia, la violazione dei diritti umani, l’ultranazionalismo, la xenofobia, la chiusura delle frontiere e la corsa alle armi. Dunque, esigiamo:

1.Un’economia femminista per dar posto alla cura delle persone come atto principale.
Indicatori alternativi al PIL (Prodotto Interno Lordo).
Cambiamento dei costumi del consumo, abolire la tirannia della moda e dell’obsolescenza, terminare di produrre e comprare roba o cose prodotte dallo sfruttamento eccessivo di altri paesi o persone, o non necessarie, e distribuire al meglio quelle necessarie. Riutilizzare, riclicare e riparare senza usare prodotti usa e getta, imballati, transgenici e con un sovrapprezzo “rosa”.
Sostituire i tamponi e gli assorbenti con la coppetta mestruale.
2.La Legge di un Cambio Climatico e di una Transizione Energetica per ridurre le emissioni di trasporto e generali del 55%, salvare di un 10% la povertá energetica della popolazione, ridurre del 40% il consumo di energia e con quelle rinnovabili coprire il 45%.
La tassazione ecologica che migliori l’accessibilitá e il finanziamento del trasporto pubblico.
Che nessuno respiri aria contaminata secondo i valori limite della legislazione europea.
3.Legge dell’Economia Circolare che impianti il Residuo Zero, ovvero che nessun materiale si perda nel processo dalla fabbricazione al consumo, riduzione in origine, eliminazione di elementi tossici non biodegradabili (come la plastica), il recupero selettivo di pattume organico e il ripristino di imballati con preferenza al riciclaggio.
4.Un ecosistema piú sano, ovvero garantizzare il diritto umano all’acqua e che sia multato chi la contamini.
Piano di emergenza per contenere la perdita della biodiversitá, gli incendi forestali ed i progetti di attivitá extra.
5.Sovranitá alimentaria, cioé frenare ció che si disperde e promuovere il consumo di meno carne e di cibi elaborati ma piú vegetali di accostamento, ecologici e di stagione, affinché si interrompa lo spopolamento rurale e l’impatto ambientale.
6.L’accesso egualitario delle donne del mondo rurale alle risorse materiali, a internet, alla sostenibilitá e alla gestione locale.
L’incluire l’equilibrio elettorale dei sessi in un comune di meno di 3000 abitanti.

8.- GLI IMMOBILI

Riportare alla casa la sua funzione sociale difronte alla speculazione, causa della crisi del 2008 e riabilitata con una scala di prezzi di compravendita che assorbe piú del 30% delle nostre entrate medie, ritarda l’emancipazioni dei/delle giovani, ha sfrattato 271.454 persona dal 2007 al 2018 per la maggior parte donne che non potevano pagare l’affitto, e che lascia dormire in strada o nelle case per poveri 33.000 persone.
Esigiamo:

1.Una nuova legge statale sull’immobile che garantizzi la sua funzione sociale in tutto il territorio.
2.Modificare il piano statale dell’immobile 2018-2021 con 1.5.000.000 di case sociali e l’1.5% del PIL.
Portare a prioritá l’accesso delle persone a basso reddito, in specie famiglie con a carico una donna.
Incoraggiare l’affitto, la riabilitazione e l’efficienza energetica. Limitare gli alloggi turistici.
3.Creare un indice ufficiale di prezzi e strumenti per ridurre i prezzi dell’affitto.
4.Modificare la Legge dell’accusa civile per paralizzare lo sfratto fino a che non si sia trovato un posto dove abitare, come richiede l’ONU in Spagna.
5.Eliminare l’articolo 245.2 del Codice Penale, recuperando per via civile il possesso difronte all’occupazione pacifica.
6.Piano specifico per evitare la “Startegia Nazionale Integrale” per persona senza fissa dimora dal 2015 al 2020

9.- FRONTIERE, IMMIGRAZIONI, RIFUGIO E CITTADINANZA

Difronte al “noi per primi” predisponiamo un “noi unite” richiedendo uguaglianza e diritti umani per tutte, non quale privilegio per origine, etnia, fama, classe, situazione sociale o altra condizione.
Tutto ció dal momento che ci sono 2.5.000.000 di spagnole e spagnoli all’estero e 4.7.000.000 di straniere e stranieri in Spagna, che lontano dalla loro famiglia e dalla loro gente cercano un lavoro e una vita dignitosi e che contruibuiscono al seguimento economico-sociale dei paesi d’origine e dell’attuale.
Denunciamo coloro che con menzogne, paura e odio cercano di sacrificarli come capro espiatorio tra i connazionali colpevoli. Non vogliamo asfissiarli nelle frontiere tra cortine insanguinate, né che il Mar Mediterranero diventi la piú grande fosse comuna della storia e né che la chiusura delle frontiere obblighi le donne e le bambine a vivere in campi di concentramento o ad attraversare vie non sicure sotto una sistematica violenza sessuale, semi-schiavitú, matrimoni forzati e tratte umane.
Quindi, esigiamo:

1.Una revisione della vendita delle armi con la partecipazione di donne per ricostruire la pace.
2.Che la Spagna e l’Unione Europea che applicano il diritto di asilo annullino l’esternalizzazione a Turchia e Marocco e il ritorno in massa di persone rifugiate, il 55% donne e bambini.
3.Riconoscere come rifugiate le donne scappate dal loro paese per violenza sessuale e di genere, mutilazioni genitali, tratta umana, matrimonio forzato, crimini d’onore e discriminazioni da parte dello Stato.
4.Chiudere i CIE (centri di detenzione per immigranti) e proibire l’internamento di minori, donne in gravidanza, gestanti o vittime di tratta umana.
5.Aumentare la cooperazione internazionale e la prospettiva di uguaglianza di genere.
6.Terminare con vettori non sicuri nelle cittá autonome di Ceuta e Melilla con ritorni immediati.
7.La garanzia dei diritti dei minori e delle minori non accompagnate per l’amministrazione di MENA (Associazione che accompagna i minori immigranti non accompagnati)
8.La deroga di una Direttiva Europea di Ritorno.
9.Che le persone nate all’interno dello stato spagnolo abbiano il diritto alla nazionalitá spagnola.
10.Appoggio alle associazioni delle donne migranti e il riconoscimento quali valide interlocutrici.
11.Richiedere mediatori e mediatrici interculturali per la partecipazione.
12.Deroga della Legge Mordaza, conosciuta anche come Legge della Sicurezza del Cittadino.

10.- EDUCARE PER L’UGUAGLIANZA

In Spagna ci sono 8.000.000 di studenti e la scuola come spazio sociale e socializzante qual é ha la capacitá e la responsabilitá di procurare che sia gli studenti che i professori facciano strumento di strategie per la risoluzione di conflitti in aggressioni, che non sono mai la risposta adeguata.
Crediamo nella necessitá di una prospettiva integralista di prevenzione della violenza, basata sulla costruzione dell’uguaglianza e del rispetto dei diritti umani difronte della quale bisogna insegnare a rifiutarte il sessismo e la molestia.
Per tutto questo sviluppiamo le nostre richieste nel paragrafo sull’educazione:

1.Che la prevenzione della violenza di genere sia una politica prioritaria.
Esigiamo un sistema co-educativo che includa un’educazione affettivo-sessuale, uguaglianza di genere, prevenzione dell’abuso sessuale infantile e violenza maschilista in tutti i livelli educativi, sia in cicli che in ambiti.
2.Recupero del soggetto “Educazione per la Cittadinanza” come obbligatorio e nelle Universitá quale creazione del soggetto obbligatorio sull’“Uguaglianza di Genere”.
3.Esigiamo la formazione sull’uguaglianza con criteri di qualitá dei professionisti dell’educazione, in piú di agenti in ambiti distinti come elementi determinanti per un effetto di accreditamento, sviluppo e valutazione dei programmi applicati, specialmente tra la commissione di tutte le tappe scolastiche. In questo modo richiediamo la formazione specifica per tutto il personale che interviene tra i mezzi di comunicazione e per la produzione culturale, costanti che giá sono anche rappresentanti educativi.
4.L’attuazione di piani di uguaglianza dei centri educativi con formazione obbligatoria per i i responsabili, cosí come la creazione di una figura rappresentativa dell’uguaglianza in tutti i centri scolastici e negli istituti.
5.L’inclusione in maniera trasversale di donne rilevanti in tutti gli ambiti sociali, scientifici, letterari e cosí via, nei libri di testo e nel programma studentesco in modo che si concluda con l’attuale segregazione nelle differenti aree della conoscenza.

feministaselecciones2019@gmail.com

Per aderire clicca QUI

 

Ps: ci sono alcuni punti controversi che stanno facendo discutere le stesse femministe spagnole. Nel capitolo 5, per la prostituzione si auspica il modello repressivo scandinavo e, nel capitolo 6, si perora aiuto alla riproduzione assistita per donne single o lesbiche mentre si condanna senza alternativa qualsiasi pratica di “surrogacy”. Inoltre, nei 10 capitoli manca un qualsivoglia riferimento alle persone trans.
La pratica surrogacy putroppo in Spagna è politicamente dibattito di destra. Le soggettività trans sono dimenticate e vengono invisibilizzate anche per carenza di solidarietà della maggior parte del femminismo mainstream. E con la prostituzione è lo stesso anche se ci sono associazioni e cooperative di sex workers che lavorano già nella legalità. Le femministe spagnole risentono molto l’influenza del femminismo sudamericano dove, ovviamente, le pratiche sono significate e rinominate in maniera differente e hanno diverso impatto sociale (ma anche in america latina le sex workers sono riconosciute come cooperative, per esempio).
Quello che vogliamo sia tenuto presente è il fatto che prostituzione e surrogacy in Spagna sono dominio politico delle destre. Quindi consideriamo il contesto dal quale dipende evidentemente una radicalizzazione delle parti.

 

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*


Donate Now Button

Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.