Antifascismo, Antirazzismo, R-Esistenze

Stranieri discriminati in quanto persone: per un antirazzismo contro il binomio santi/criminali

Se fai cose da fascista, se pensi come un fascista, se parli come un fascista, sei un fascista!

Piccole cose che avvengono in una città che vanta orgoglio antifascista. Però.

Al supermercato qui vicino c’è un tizio che sui gradini mette accendini, ombrelli, fazzolettini, le solite cose da ambulante. Non chiede l’elemosina, vende degli oggetti, in nero o come volete ma lo fa per campare. Il titolare del supermercato, per fortuna, lo difende e dice che non fa nulla di male e che se fosse vero che si tratta di sfruttamento non può dare un calcio allo sfruttato. Gli sfruttati si tutelano, non si cacciano via in malo modo per il “loro bene”. Un giorno un tizio ha dato un calcio alla merce e poi ha sputato a terra dicendo “via la mafia dal mio quartiere”. Ma chi è il mafioso? Tu che hai dato quel calcio o il ragazzo che si guadagna da vivere vendendo oggetti?

Poi c’è la polizia municipale, sempre più armata, grazie alla volontà dei sindaci sceriffi, e il loro principale scopo pare quello di perseguitare gli ambulanti che sistemano le stampe e altri oggetti per turisti su superfici di cartone pronte ad essere rinchiuse e trasportate ad ogni avviso sull’arrivo della polizia. Anche la municipale dice di farlo per il “loro bene” ma in realtà perseguitano e fanno multe alle persone sfruttate. Così succede alle prostitute multate per questioni di decoro. Quelle che stanno in strada sono spesso immigrate e dunque la somma di questi eventi dice che si tratta di una guerra contro l’immigrazione, un modo per creare precedenti che diano pretesti per espellere persone che in realtà non fanno nulla di male.

Su una strada che va verso le colline vedo sempre due ragazzi in bicicletta, intorno alle dieci di sera. Tornano stanchi dal lavoro. Di certo con le bici scassate non sono stati a rapinare una banca. Un tale ha fatto finta di sbandare e li ha fatti cadere, entrambi, poi dal finestrino ha urlato “tornatevene a casa vostra… negri… non vi vedo al buio”. Ed è ancora un modo per dire a persone aggredite che essi stessi sono responsabili di quell’aggressione.

Chiunque agisca in questo modo contro le persone immigrate non rende un servizio alla comunità ma sfoga solo il proprio fascismo. Questo deve essere chiaro a tutti. E i sindaci che fanno ordinanze contro l’abusivismo e il decoro lo fanno sempre perché sono fascisti e non perché sono preoccupati della sorte delle persone che vogliono siano perseguitate.

Sull’autobus ci sono spesso persone immigrate che tornano dal lavoro o che viaggiano per altre ragioni. Che bellino il bimbo nero che affaccia la testolina dal passeggino, poi però una signora bianca, ben vestita, fa una smorfia perché “la madre è vestita da prostituta”. Qualunque fosse il mestiere della donna indossava un pantalone aderente, una maglietta e una borsa a tracolla. Scarpe basse. La prostitutività dell’abbigliamento stava nella volgare esibizione del bel culo da africana, così ha detto la signora ben vestita. Quindi avere un culo “da africana” significa essere una prostituta. Però che bellino “il bimbo tutto nero”. Se è nero come lo vorresti? Parzialmente nero? A pois? A strisce? Certo che è nero. E il tuo non è un complimento ma un insulto. La madre del bimbo, ingoia il rospo e sorride. E chissà quanti rospi deve mandare giù ogni giorno, povera stella.

ll ragazzo nero, seduto in tram, dormicchia, anche lui probabilmente stanco o anche no. Avranno pure il diritto a non essere stanchi questi “neri”. Vicino a lui c’è un posto libero, ma le signore ben vestite se ne stanno alla larga. Buon per me perché così trovo posto. Sentir russare quel ragazzo non è diverso dal sentir russare chiunque altro perché non esiste un “russare” nero e un “russare” bianco. Ma il giudizio pende sulla sua testa e un tale dice che forse è ubriaco. Ma a me non pare che sia così e anche se lo fosse non si capisce perché io debba cercare la virtù in persone diverse da me solo per dimostrare che hanno diritto a stare con noi.

Che si ubriachino, che facciano le prostitute (un lavoro degno, in ogni caso), che vendano oggetti abusivamente, che non siano socialmente virtuosi, secondo il virtuosometro fascistoide, non significa che siano criminali. Eggià che allora faccio i conti con il razzismo interiorizzato. Ma quando parlo di gente bianca e italiana non mi pongo di questi problemi. Non cerco di trovare il lato buono delle persone che vengono maltrattate. Se vengono maltrattate si tratta solo di maltrattamento, e basta.

Vedo ogni giorno alla fermata dell’autobus, presto, donne straniere che sicuramente stanno andando a fare le badanti. M chiedo cosa ne sarebbe stato della sorte di tanti anziani senza queste donne costrette a lasciare la famiglia per adottare famiglie altrui. Ed è pur vero che quando i ministri razzisti parlano di migranti però dicono che le colf sono le benvenute. E siamo noi, le donne, che dovremmo dire che è un modo razzista e sessista per trasferire le responsabilità da una donna all’altra. Noi non ci siamo emancipate: sfruttiamo altre affinché possiamo dirci tali. Ma in questo caso nessuno corre a salvarle. Nessuno ha voglia di dare un calcio alla loro merce. Nessuno le ascolta quando parlano di sfruttamento e molestie sessuali. Perché da quell’orecchio non si vuol sentire. Le donne sono sempre donne, qualunque sia il loro colore della pelle. Ma queste donne sono sfruttate due volte e bisogna dirselo ogni giorno.

E arrivata fin qui mi chiedo se faccio abbastanza o se il mio non sia colonialismo in salsa antirazzista. Non dovrei essere così preoccupata a dimostrare la meraviglia di altre culture per dichiarare il mio antirazzismo. Non dovrei sentirmi in difficoltà quando sulle pagine dei giornali leggo di un uomo straniero che ha aggredito una donna. Se sorgono queste differenze, se mi sento in difficoltà significa che anch’io dopotutto sono parte dell’ingranaggio. Se il razzista mi costringe ad essere in difficoltà e io mi trovo in difficoltà vuol dire che non ho vinto la mia battaglia contro di lui. Significa che i miei ragionamenti e le mie osservazioni indignate comunque partono dal fatto che io debba dimostrare che gli stranieri siano migliori per meritare trattamenti umani. In realtà il punto non è che siano migliori o peggiori. Sono discriminati in quanto stranieri. Sono sfruttati in quanto stranieri. Sono insultati in quanto stranieri. E questa è una cosa che va detta ogni giorno, ogni minuto, se vogliamo smettere di restare all’interno dello schema colpevolizzante creato dai razzisti fascisti.

Allora il punto è che gli stranieri non sono criminali in quanto stranieri ma i fascisti sono criminali in quanto fascisti. Lo sono perché il fascismo inquina, insozza, discrimina, censura, divide et impera. Sono criminali perché attribuiscono il proprio crimine alle persone che lo subiscono. Come per l’uomo che ha dato un calcio alla merce dell’abusivo. Come per la signora che ha chiamato prostituta la donna dal culo africano. Come per il tizio che ha buttato fuori strada due uomini in bicicletta perché “neri”. I fascisti sono criminali perché non fanno che partorire culture che giustifichino i loro crimini. Il crimine più grande è certamente quello di mettere al rogo i diritti umani. Un altro crimine, benché minore, è quello di aver costretto me a cercare la santità in persone che non sono sante né colpevoli. Sono solo persone. E se i fascisti mi hanno insegnato che l’unico modo per parlar bene di loro è definirli santi allora, purtroppo, in qualche modo hanno vinto e anch’io ho interiorizzato il razzismo.

E’ come quando il maschilismo mi insegnava che per parlare di donne avrei dovuto dividerle in sante e puttane. Donne migliori, più capaci, bla bla. Ribaltamento degli stereotipi zero. Riflessione femminista dell’età della pietra. Valutazione in chiave binaria che è utile solo a riaffermare i principi di chi pratica oppressione.

Dunque a partire da ora le parole d’ordine saranno diverse: la persona, straniera, non deve essere “migliore” e può anche essere una che che fa stronzate su stronzate, ma il punto è che non è un crimine l’essere stranieri. E quando quella persona sarà discriminata io dovrò sempre tenere presente questa cosa. Per non essere fascista. Per non lasciarmi controllare dai fascisti. Per produrre culture antifasciste.

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*


Donate Now Button

Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.