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Il machismo che impoverisce il rapporto tra padre e figlio

Proprio stanotte ho finito di leggere “Come uccidere il padre” di Eva Cantarella, che non è di certo un libro sui mille modi di ammazzare un padre, anzi. E’ una traccia storica, dalla romanità ai giorni nostri, su come si sia evoluta culturalmente e legislativamente la questione del rapporto tra padri e figli (e mogli). Ve la faccio breve (ma vi invito a leggere il libro che è veramente interessante): il pater familias poteva tutto. Poteva ammazzare o vendere i figli.

Poteva stabilire con chi un figlio dovesse sposarsi, poteva gestire il potere patrimoniale per sempre e non c’era un diritto ereditario consono al punto che per molti anni ci furono moltissimi episodi di parricidio per questioni economiche. Via via che la legislazione cambiava c’era sempre chi poneva un freno dicendo che tutti quei progressi stavano mettendo in crisi la “famiglia tradizionale”, al punto che, ancora oggi, nonostante il cambiamento sostanziale dei rapporti familiari ottenuti con la detronizzazione del pater familias e della sua patria potestà nel 1975, ci sono rigurgiti culturali che portano a episodi di machismo e violenze sempre dirette nei confronti delle donne, spesso considerate ancora come proprietà, e nei confronti dei figli.

I dialoghi diventano difficili quando il padre presume di poter addebitare tutti i problemi del mondo alla sua perdita di potere. Non so se questo spiega o c’entri con la lettera che segue ma è una potente chiave di lettura che andrebbe accompagnata ad ulteriori analisi sociologiche e antropologiche.

Si parla della crisi del padre, della scomparsa del padre, ma il vero punto è che quel tipo di padre di cui si teme la scomparsa, a costo di chiederne perfino il ripristino, è una figura tramontata che oggi dovrebbe solo abituarsi ad avere un ruolo molto diverso in seno alla famiglia e alla società. Detto ciò vi auguro buona lettura!

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Lui scrive:

Ciao Eretica, mi piacerebbe che questa breve storia apparisse sia sulla pagina web che sulla pagina FB. Vorrei trattare un argomento del quale non leggo molto spesso: il rapporto fra padre e figlio nell’era della decadenza del machismo.

Sono un uomo di 28 anni, che vive ancora con la sua famiglia in attesa di una situazione lavorativa stabile e soddisfacente. Ho fatto diversi lavori ed ottenuto una Laurea all’estero. Questo ultimo passo è stato per me importantissimo anche da un punto di vista sociale. Sono passato da un piccolo paesino di provincia del Nord Italia ad una grande città del Nord Europa.

Sono cresciuto in una famiglia che si è presa sempre cura di me, e mi ha dato tutto ciò di cui avevo bisogno (incluse le risorse per studiare all’estero). Come in ogni famiglia profondamente cattolica, il rapporto figli e genitori non indagava su questioni quali sesso e così via, a tal punto che un figlio maschio poteva apprendere qualcosa solamente attraverso i primi giornaletti porno che giravano alle scuole elementari.

Fatto sta che, anche in queste condizioni, il rapporto con mio padre era relativamente sereno, lui era anche contento che io andassi all’estero. Le cose hanno poi cominciato a cambiare già con l’avvento di internet e dell’ultima crisi globale.

Prima di recarmi all’estero, ero un machista inconscio. Senza neppure accorgermene, basavo la mia visione dell’altro sesso ed i rapporti con esso su preconcetti che un sano rapporto con i genitori, senza troppa religione di mezzo, avrebbe dissipato.

Una volta ripulita (quasi) la mia mente, sono ritornato in Italia (si…ci sono tornato) e ho trovato quello che vediamo ora. Non c’è stato bisogno di far discorsi con la mia famiglia: ero un pesce fuori dall’acqua.

Sento solo parlare di patria, confini, negri, comunisti, armi per tutti, botte da orbi, puttane, UE, Crucchi, Scandinavi infami, la Sinistra ecc. Non capisco bene se sia stata la crisi economica o altro, quello che so è che con mio padre si ha la più totale incomunicabilità. Torna dal lavoro, mangia e si siede a leggere giornali complottisti su FB e a sparare invettive ad alta voce. Basta un niente perché lui cominci a sbraitare, e non passa giorno senza che lo faccia. Preciso, non è violento fisicamente. Mia madre lavora a tempo pieno, a volte anche più di lui, ma si sobbarca il lavoro casalingo interamente. Come se non bastasse, c’è la suocera che non accetta che lei vada a lavorare (“Ma hai una moglie o cosa tu?”).

Se le cose non vanno ESATTAMENTE COME LUI VUOLE è la fine del mondo. Persino nelle cose più semplici, come il formaggio lasciato aperto nel frigo alle 2 di mattina. Ed è inutile dire qualsiasi cosa, perché piovono le cattiverie peggiori. Poi lui fa finta che non sia successo nulla e basta. Io rispondo e il fuoco si intensifica.
Fine settimana e festività completamente rovinate. E se non sono rovinate nel pre, meglio non sedersi a tavola perché gli argomenti sono sempre quelli.

Io sono una persona che per carattere si infiamma, ma ha imparato a chiedere scusa, che per un uomo del vecchio modello è già un bel passo. Mia madre è stata naturalmente quella che ha subito più di tutti, ma ha scelto di non fare nulla, anche nei momenti peggiori. Questo perché il matrimonio è qualcosa di sacro. Ora lei lo accontenta.

Il succo del mio discorso è che il machismo non solo infetta la vita delle persone, ma rende povero e scarno il rapporto fra padre e figlio, lo inquina e lo svuota. In più, che vita deve essere quella di qualcuno che passa il suo tempo incazzato ed ossessionato dal comando?

All’inizio del racconto ho parlato di “decadenza”, perché sono convinto che, nonostante tutto quanto di orribile si senta ogni giorno, qualcosa si stia muovendo. Il machismo proprio per questo si stia risvegliando. E’ il sovrano che sente il trono tremare sotto i suoi piedi.

Resto anonimo,
un saluto a tutt*

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