Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

La violenza nella famiglia tradizionale e cristiana

Lei scrive:

Cara Eretica, voglio condividere la mia esperienza su un’infanzia caratterizzata da maltrattamenti e violenze. Non solo in famiglia ma anche all’esterno. L’unico luogo di socializzazione in paese era la chiesa e per me è stato un calvario. Lo consiglio a tutti perché se ne esci viva poi capisci quanto la religione massacra le donne. Nel mio caso le bambine.

I miei erano religiosi a modo proprio e mi hanno mandato da piccola dalle suore, a pagamento. Queste arpìe non solo davano bacchettate sulle mani ma mi obbligavano a pulire. Questo per loro era educativo, come se non bastasse l’educazione patriarcale ricevuta a casa. Un giorno ebbi un incidente perché ci portarono nella loro terrazza che era piena di chiodi e attrezzi edili. Per nascondere la cosa mi fasciarono il piede senza neppure farmi l’antitetanica. Dopodiché mi dissero di rivolgere preghiere a Dio. Nella mia classe c’erano anche i bambini ed era vietato interagire con loro. Poi per fortuna i miei mi trasferirono alla scuola statale.

Ma c’era la chiesa, il catechismo, la confessione, poi la comunione e la cresima, con un prete ignorante e viscido che mi faceva veramente ribrezzo. A casa nel frattempo io dovevo aiutare mia madre nelle faccende di casa. Lavavo i piatti, i pavimenti, facevo i piccoli bucati, a mano, perché non ero in grado di spremere le lenzuola e la lavatrice era solo per chi vuole “oziare”. Quando arrivava mio padre a casa bisognava stare in silenzio e non si poteva dire niente di sbagliato altrimenti erano botte. Ho sempre chiesto a mia madre perché non lo abbia lasciato e lei diceva di averlo fatto perché il matrimonio è sacro e per i figli. Ma noi figli stavamo malissimo e siamo cresciuti tutti con molti traumi difficili da superare. Io più di mio fratello, ovviamente, perché lui da maschio ha potuto fare cose a me totalmente proibite.

Quando terminai le scuole dell’obbligo volevo andare all’artistico ma mi obbligarono a frequentare il liceo perché era vicino casa e lì conobbi il professore dalle mani lunghe e dalla voce grossa. Tastava le alunne e dato che era un pezzo grosso non gli si poteva dire niente. Io ero troppo piccola e inconsapevole per reagire e allora credo che il mio corpo inventò una strategia per sfuggire a quelle situazioni: svenivo. Diventavo bianca come un lenzuolo e poi cadevo ovunque. Per questo fui bullizzata e in casa dissero che io ero sicuramente una specie di psicopatica. Mio padre era troppo avaro per pagare uno psicologo e io cominciai a tagliarmi per sentirmi viva. I disturbi alimentari cominciarono a 14 anni, dopo le prime molestie da parte del professore. Lo stimato cittadino poi si seppe che aveva messo incinta una sedicenne e aveva pagato i genitori per il loro silenzio. Tutti sapevano, il preside sapeva e quando lo dissi ai miei mi dissero che io avrei fatto qualunque cosa per attirare l’attenzione.

Tentai il suicidio a 15 anni. Feci tagli profondi ai polsi e mi trovarono immersa in una pozza di sangue dopo un po’. Ero ancora viva e per la mia famiglia quel che era importante era nascondere il fatto perché io rappresentavo una vergogna. Mi mandarono in un collegio, gestito ancora da suore, dove era impossibile fare qualunque cosa. Però non c’era il professore molesto anche se a me sembrava ingiusto il fatto che lui fosse ancora lì e io invece ero stata punita. Nel collegio venne una professoressa laica e un giorno le raccontai tutto. Rimase a bocca aperta e mi chiese come fosse possibile che certe cose potessero accadere.

Per me che ero cresciuta nel triste mondo reale le sue espressioni mi sembravano davvero strane. Dove aveva vissuto tutto quel tempo? In ogni caso diventammo amiche, per così dire, e fu lei che mi consigliò di parlare con una persona che stava fuori dal collegio. Uno psicologo, suo amico. Non potevo pagarlo e poi la mia famiglia non sapeva niente e io ero ancora minorenne ma la professoressa e lo psicologo rischiarono lo stesso pur di darmi una mano. Mi diplomai potendo contare su quelle due persone e mi sentii davvero triste quando dovetti tornare a casa perché mio padre voleva che io studiassi da esterna, senza frequenza, all’università della città vicina. Lui pagava i libri e io studiavo. Quando dovevo dare le materie mi accompagnava e poi tornavo a casa ad aiutare mia madre e a continuare a vivere senza poter socializzare.

Mio padre lo faceva per il mio bene, così diceva, dati i miei trascorsi. E siccome pensava che io ero pazza e scema non mi lasciava uscire con nessuno. A modo suo era progressista. Voleva che prima mi laureassi e poi mi vedeva sposata con un buon partito. Quando compii 22 anni e stavo quasi per laurearmi, un giorno che ero andata a fare la spesa, incontrai l’insegnante stronzo e quella volta non riuscì a trattenermi e mentre lui si avvicinava, con le mani avanti, come sempre, e con il suo sorrisetto viscido, gli dissi di starmi lontano e lo chiamai “porco”. Dell’incidente ovviamente fu informato mio padre che mi rimproverò e disse che io soffrivo di allucinazioni. Lui voleva solo salutarmi e io avevo portato la vergogna in famiglia.

Oggi ho compiuto 26 anni, sono ancora intrappolata in casa dei miei perché mio padre non mi lascia andare da nessuna parte. Ho cercato un lavoro in città ma per me che non avevo avuto contatti con colleghi di università è difficile trovare anche un alloggio che costi poco. Mi sento in trappola e penso che la mia vita sia finita qui. I miei continuano nella loro vita di sempre e quando parlano di me dicono che sono sempre qui a proteggermi. Ma chi mi protegge da loro e come faccio ad andarmene senza soldi e senza prospettive? La mia laurea in lettere praticamente non serve a niente. Mio padre dice che devo aspettare per poter fare l’insegnante ma a parte qualche supplenza in una scuola privata non ho avuto niente e so quanto è difficile. Non posso aspettare così tanto per andarmene e vorrei davvero poter vivere come tutte le altre ragazze.

Non ci crederete ma fino ad ora ho avuto rapporti sessuali solo con una persona che vedo di nascosto ma che non mi piace nemmeno. Lo vedo solo perché voglio in qualche modo disobbedire all’ordine di aspettare di sposarmi e fare figli. La mia cristianissima famiglia mi sta distruggendo e io non so come ho fatto a restare ancora in vita dopo tutto quello che ho sopportato. Certe volte immagino come potrebbe essere vivere in un altro posto ma mio padre mi ha indotto la paura di tutto e la sfiducia nei confronti di chiunque. Sono tutti cattivi e con brutte intenzioni, tranne il professore con cui lui continua a prendere il caffè quando vanno in giro in piazza.

Io so che non è così per tutte e quando leggo su internet, che per fortuna mio padre mi concede perché ho anche il telefono e non può farci niente, vedo le vite delle altre. Sono diventata una voyeur, anche una stalker a volte perché guardo le foto, immagino le esperienze e io mi sento rinchiusa in una torre come una cazzo di principessa sfigata dei giorni nostri. Per fortuna posso leggere e leggo tanto ma a cosa mi serve tutto questo leggere se non posso vivere la mia vita? Vi giuro che la mia famiglia non vive nell’ottocento. Succede tutto ora e nel frattempo mia zia, la sorella di mio padre, mi tocca la pancia per vedere se per caso non sto progettando di scappare via con un figlio. Fossi matta, per davvero. In queste condizioni fare un figlio. Almeno su questo nessuno può costringermi e quindi non succederà.

Questa è la vita di una donna in una famiglia cristiana. Non musulmana come pensano alcuni ma cristiana. Manca poco che non mi portino al family day perché loro credono che la famiglia sia sacra e quella vigliacca di mia madre, che non ha mai voluto difenderci, lo appoggia in pieno. I veri valori, le idee benedette, tutto quello che mi hanno imposto, l’educazione religiosa, il collegio quasi militare. Succede ancora e credo ci siano tante ragazze in trappola come me che non sanno cosa fare. Aiutateci, vi prego. E grazie a chi lotta anche per noi. Non posso mai partecipare ad una manifestazione, anche se non vedrei l’ora di andarci, ma vedo le fotografie e solo voi mi date speranza. La speranza che un giorno anche per me sarà diverso e migliore. Grazie.”

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*


Donate Now Button

Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

2 pensieri su “La violenza nella famiglia tradizionale e cristiana”

  1. La mia più profonda solidarietà a lei Signora cara, quello che sta passando lei è comune a molti figli, che purtroppo ancora oggi vivono in situazioni di famiglie eccessivamente zelanti nella religione, già la religione; io sono un ex teologo cristiano fuoriuscito dalla chiesa con un’atto di sbattezzo, le dico che purtroppo lo strapotere genitoriale affonda le sue radici nell’antico testamento prima e nel nuovo poi, il discorso di Gesù in difesa dei bambini quello purtroppo è un’aggiunta postuma, lo strapotere dell’adulto viene da lontano, in una dottrina che predica i comandamenti in cui c’è scritto solo il dovere di onorare il più grande, del più piccolo ne si ha invece un concetto bieco ed ignobile, si legga chi è davvero Yaweh, e poi capirà il perché suo padre si comporta così, perché forse suo padre in lui la qualità dell’amore non ce l’ ha, comunque si faccia forza esca da quella prigione che non chiamo neanche famiglia, abbia la forza di andarsene e di ricominciare a vivere.

  2. Lo so che la mia risposta arriva un po’ tardi, ma spero che la leggerai. Vorrei aiutarti, mi dici che sei bloccata a casa e hai accesso ad internet: ci sono molte apps per imparare le lingue straniere, tu hai una laurea in lettere e sicuramente sei portata. Impara il tedesco. Io vivo a Freiburg i.B., ho qualche contatto e potrei aiutarti a trovare lavoro. Non posso garantirti subito un posto per una persona laureata, ma un lavoro con i diritti e uno stipendio dignitoso qui si trova sempre. Più difficile è trovare una stanza dove stare, io purtroppo vivo con mio marito in 34 mq e sono incinta al quinto mese, se avessi un po’ di posto ti offrirei un affitto modesto ma purtroppo non so nemmeno dove mettere il bambino quando nasce. Conosco però una famiglia di gente a posto (anche se forse un po’ troppo hippy) che affitta stanze a giovani studenti. Con un po’ di preavviso loro forse ti prenderebbero. Si tratta di conoscere un po’ la lingua, abbastanza da poter svolgere un lavoro semplice, come ad esempio commessa in un supermercato. Poi con il tempo puoi trovare un lavoro migliore. Pensi di farcela?
    Se per te questa è un’opzione contattami.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.