Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

I/le sex workers ora hanno il movimento femminista al loro fianco

Fotografia László, illustrazione Marianne Wilson

 

Articolo (dello scorso 8 marzo) di Stacey Clare

In lingua originale QUI. Traduzione di Egle del Gruppo Abbatto i Muri.

Dopo anni trascorsi a vedere queste persone come vittime, l’attivismo femminista ora sta finalmente prestando attenzione ad uno dei gruppi più emarginati?

La giornata internazionale della donna sta diventando sempre più travolgente ogni anno, con donne che scendono per le strade di tutto il mondo per condannare l’oppressione e chiedere sicurezza e rispetto.

Si sa che comunque, il movimento femminista ha una storia di incongruenze quando si tratta di supportare e proteggere i diritti di un gruppo in particolare – i/le sex workers.

Ma c’è ora un movimento per i diritti delle donne che supporta appieno i diritti dei/delle sex worker.

Lo scorso anno, l’assemblea delle donne in sciopero (Women’s strike assembly – sede uk per lo sciopero globale delle donne – Global Women’s Strike) supportato dalle sex workers, si è riunita per chiedere dei cambiamenti concreti.

La giornata internazionale della donna nel 2018 è stato un evento enorme a livello globale – solo in Spagna più di sei milioni di donne hanno scioperato, e le immagini delle proteste provenienti da tutto il mondo hanno fatto il giro di tutti i notiziari. La giornata ha ricevuto una enorme spinta da i/le sex worker e dalle organizzazioni da loro amministrate negli uk.

Più di un centinaio di persone che rivendicano diritti per i/le sex worker si sono riuniti per poi marciare in un corteo che ha con successo occupato le strade di Soho per l’intera serata dell’8.

Una parata di spogliarellist*, sex workers e loro alleati  hanno tenuto una manifestazione sovversiva con centinaia di sostenitori, il più grande raduno pubblico del genere di sempre.

Quest’anno si preannuncia essere ancora più grande e abbiamo bisogno del supporto di alleati ora più che mai. La richiesta è chiara: Decriminalizzare il sex work per la sicurezza delle donne stesse.

Il 2019 sta già prendendo forma come anno molto importante per l’attivismo delle sex workers. È iniziato con una vittoria importante a gennaio.

I club, i posti di lavoro di spogliarellist* a Bristol sono per anni stati a rischio di chiusura, per via dell’inarrestabile campagna dei gruppi dedicati ai “diritti delle donne”, ossessionati con l’idea di far chiudere gli strip club.

Dopo un decennio di pesanti restrizioni sule licenze per i locali dedicati all’intrattenimento sessuale (Sexual Entertainment Venue SEV), che ha visto una grande riduzione degli strip club negli UK, i due locali rimanenti a Bristol – entrambi nello specifico diretti da donne – hanno visto le loro licenze preservate per un altro anno, grazie all’impegno di spogliarellist* che si sono organizzat* per salvare i loro lavori. Questa settimana è stato inoltre annunciato che i sex worker in Scozia possono finalmente far parte di un sindacato per la prima volta.

via SWARM – the Sex Work Advocacy and Resistance Movement

 

In febbraio, il collettivo delle prostitute inglesi (ECP) ha pubblicato una ricerca a cura della community e intitolata “che ci fa una ragazza carina come te in un lavoro così: una comparazione tra il sex work ed altri lavori normalmente svolti da donne”.

Tramite una serie di interviste con donne che ricoprivano diversi ruoli tradizionalmente visti come occupazioni femminili – maestra, levatrice, colf, puericultrice ed infermiera – si è dimostrato che non solo il sex work non è l’unico in cui si può trovare sfruttamento. Ma facendo un confronto su ore, salari e condizioni lavorative nelle diverse forme di lavoro, diventa chiaro come il lavoro delle donne sia svalutato e spesso considerato non importante, lasciando la porta aperta per lo sfruttamento in generale in tutti i campi, nonostante il sex work sia l’unico lavoro che può comportare il rischio di penalizzazione.

La divulgazione della ricerca dell’ECP si è svolta nel parlamento, con il sostegno della parlamentare del partito del lavoro – Labour MP – Dawn Butler. Far entrare le voci delle sex worker dentro il parlamento non è una cosa da poco, data la tendenza dei politici e legislatori ad assumere un atteggiamento paternalistico riguardo la materia. Il documento dell’ECP è quindi opportuno quanto necessario, così come lo è un appello per la decriminalizzazione, la cui necessità aumenta giorno per giorno.

L’università di Bristol sta per pubblicare una ricerca commissionata dal governo che riguarda la natura e l’entità dell’industria del sesso negli UK, e la ricerca segue una indagine del 2016 portata avanti dal comitato degli affari interni, il quale raccomandava la depenalizzazione del sex work.

L’ultima campagna del collettivo delle prostitute inglesi , #MakeAllWomenSafe, evidenzia quanto le vigenti leggi che riguardano il sex work non siano tagliate per il loro scopo negli UK, leggi che costringono le sex worker a lavorare da sole. La legislazione al momento impedisce alle donne di lavorare insieme o aggregarsi, in quanto questo farebbe classificare il loro lavoro come “bordello”,  contro il quale si schiera la legge. Le sex workers sono quindi costrette a scegliere tra lo stare al sicuro (con altre) ed il rischio di arresto, cercando di evitare di crearsi precedenti penali e di mettere loro stesse in pericolo.

Marzo è un altro importante mese per l’attivismo dei sex worker. Non solo parliamo della giornata mondiale delle donne (l’8 marzo), ma è stata inoltre la giornata mondiale de* sex worker il 3 marzo. Il movimento sta raggruppando energie, e potrebbe presto esserci un ribaltamento della situazione. Stiamo infatti assistendo all’inizio della creazione di un sindacato vero e proprio. Un numero sempre crescente di strippers sta entrando a far parte del sindacato delle voci unite del mondo, per riprendere il controllo di quello che accade nei loro posti di lavoro.

Dopo anni di business basati sullo sfruttamento, strippers e sex workers stanno ora usando il potere del l’attivismo e dei sindacati per rivendicare i loro diritti di impiegati.

Già in quest’anno, uno degli strippers entrato a far parte di UVW ha vinto un considerevole risarcimento contro un club per via di ferie non pagate, per il valore di svariate migliaia di sterline, provando alla legge che anche gli strippers ricoprono una posizione da lavoratori. Altre richieste di risarcimento sono in opera, dal momento che sempre più strippers hanno iniziato a farsi valere contro bullismo e manipolazione sul posto di lavoro.

Sindacati, prostitute, strippers, lavoratori sfruttati e femministe tutti uniti per lavorare insieme, questo potrebbe giusto cambiare la realtà delle cose e portare la formazione di nuovi diritti per i sex worker e tutte le persone oppresse, ad essere una realtà.

Ogni anno, le udienze per il rinnovo delle licenze degli strip club diventa un campo di battaglia per il femminismo, dividendo le donne in gruppi opposti. -quelle che credono che l’industria del sesso non potrà mai essere nient’altro se non una espressione del patriarcato, e altre femministe che credono invece che il diritto di una donna di scegliere per sé, ricopra anche le scelte che essa prende riguardo il vendere il proprio tempo e lavoro come sex workers.

Essendo anche io una spogliarellista e femminista, i miei 12 anni di esperienza nell’industria del sesso, mi hanno solo dimostrato che c’è validità in entrambe le considerazioni. Ho lavorato in strip club davvero misogini, che potrebbero solo essere descritti come demoralizzanti per le donne che ci lavorano e l’industria del sesso ha in realtà un grande bisogno di essere riformata.

E comunque, il mantra femminista “my body my choice” (il mio corpo, la mia scelta) viene seguito dalla propria conclusione logica, ovvero che le donne debbano avere la libertà di scegliere lavori demoralizzanti in un quadro economico che riduce il lavoro ad una comodità – anche se si parlasse di sex work. Le donne stanno spesso prendendo queste decisioni tra un range davvero limitato di scelte possibili, quindi dove sta il beneficio nell’avere la scelta tra un numero più ridotto di cose?

La campagna che vuole invece abolire il sex work tramite la criminalizzazione dello stesso non fa che incentivare il sex work clandestino, dominato dal patriarcato, mentre portano un immenso caos nelle vite delle lavoratrici più sensibili, le quali vengono messe in circostanze ancora più precarie. Difendere il diritto delle persone che vengono emarginate, dovrebbe più di ogni altra cosa stare a cuore di ogni riforma sul sex work- e non ci sono dubbi sul fatto che strappare queste persone dai loro lavori, o renderli illegali li mette solo in ulteriore pericolo. Assorbendo alcune tra i più oppressi membri della società dentro il movimento, il femminismo del 21esimo secolo può solo diventare più forte.

I movimenti coordinati da sex worker continuano a spuntare tutt’intorno al mondo. Negli USA, ci sono stati la chiusura di Backpage (un sito per la pubblicazione di annunci da parte di sex worker) è l’introduzione delle nuove leggi SESTA/FOSTA <(due capitoli legislativi votati lo scorso anno grazie a Trump – SESTA (Stop Enabling Sex Traffickers Act), approvato dal Senato, e il FOSTA (Fight Online Sex Trafficking Act) approvato dalla Camera – stanno creando grossi problemi collaterali.

Il cosiddetto SESTA-FOSTA, infatti, modifica la sezione 230 del Communications Decency Act del 1996, una legge che forniva protezione alle piattaforme online dalla responsabilità per i contenuti caricati da terzi.)>

Questi avvenimenti portano solo ad un ulteriore emarginazione delle sex worker, le persone hanno dimostrato in tutta la nazione riconoscimento e cambiamento.

Lo sciopero degli stripper di New York lo attesta, e giusto la scorsa settimana, una nuova coalizione per depenalizzare il sex work a NY (coalition decrim NY) ha annunciato che stanno lavorando con i legislatori statali per introdurre nuove leggi che decriminalizzano completamente il sex work a New York.

Io stessa ho visto i pericoli che risiedono nell’ignorare le voci delle donne più colpite dalla legislazione sul sex work e dalle sue restrizioni – le lavoratrici stesse. L’ultimo tentativo di abbattere le barriere per la decriminalizzazione potrebbe finalmente diventare realtà grazie alla collaborazione tra molteplici organizzazioni, ognuna impegnata a mettere le esperienze vissute dalle sex worker alla base della loro causa.

I sindacati, prostitute, stripper, lavoratrici sfruttate e femministe stanno tutte lavorando insieme e potrebbero giusto riuscire a scuotere la situazione e riuscire a rendere i diritti per i sex worker, e di tutte le persone sfruttate, una realtà.

Quest’anno la chiamata è più grande che mai.

Invitiamo tutte le persone che supportano la causa ad unirsi alla marcia e sciopero e mettersi al fianco delle sex worker l’8 marzo e supportare alcune delle più vulnerabili donne nella nostra società a lottare per la loro auto-determinazione.

È tempo di cambiare la storia relativa al sex work, e le continue misure punitive che sono solo utili ad emarginare e stigmatizzare questi individui.

Abbiamo una lotta tra le mani, ma potremmo comunque vincere.

Firmate anche voi la petizione portata avanti dall’ECP Riguardo la depenalizzazione del sex work.

https://petition.parliament.uk/petitions/241311

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