Antisessismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

Siamo tutte transfemministe – Considerazioni sul corteo del 30 a Verona: per una pluralità di pratiche

Ci scrivono:

Ciao,
vi inviamo una riflessione post corteo del 30 a Verona che vorremmo condividere e diffondere senza legarci a un soggetto collettivo in particolare. Nasce da un confronto tra alcune persone presenti al corteo e dalla frustrazione sentita rispetto ad alcune modalità di gestione. Abbatto i muri ci sembra uno dei canali più pertinenti attraverso cui far girare queste righe.

Ecco dunque quello che ci hanno scritto. Buona lettura!

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Questo scritto a più mani vuole proporre un punto di vista critico sullo stato del movimento (trans)femminista italiano e quindi sulla costellazione che compone NUDM a partire dalla giornata di contestazione all’infame forum mondiale delle famiglie. Con l’attenzione di non voler criticare la rete “dall’esterno”, vogliamo fare critica e autocritica dalle contraddizioni che noi stesse attraversiamo dentro la rete e far si che queste osservazioni, che nascono da un posizionamento specifico e circonstanziato, servano a far avanzare la rete su alcuni temi qui affrontati.

La prima e immediata riflessione riguarda il rapporto di forze che NUDM ha creato in Italia, nei territori locali e sul panorama nazionale; un rapporto di forze che si evidenzia nella capacità di mobilitare anche sul piano numerico, ma che ha la sua radice forte nella quotidianità delle assemblee e dei processi di soggettivazione politica in corso da tre anni. NUDM è la realtà politica che riempie le piazze in un momento in cui “i movimenti” sono in difficoltà a espandersi e comunicare, in difficoltà soprattutto ad attivare sui temi che vedono scontrarsi le forze reazionarie del panorama governativo attuale. In particolare sulla piazza di Verona, la manifestazione aveva bisogno di essere massiva, perchè l’occasione era troppo rivoltante per non chiamare grossi numeri, anche nell’ambito dell’associazionismo più istituzionale. Il dato interessante e che sicuramente ci piace della chiamata di NUDM è la secondarietà di sigle e bandiere, e l’assoluta centralità del soggetto-rete spontaneo e multiforme del (trans)femminismo.

Ci sembra però evidente che esistono al momento attuale, delle negazioni e censure di pratiche e forme di conflittualità, sia come pratiche di piazza che come forme di autodifesa transfemminista, antisessista e antirazzista. Chiunque abbia partecipato al corteo si è resa conto che l’unico passaggio leggermente “in vista” del luogo dove si svolgeva il congresso era non solo (evidentemente) blindato dalla polizia, ma soprattutto che le compagne responsabili della sicurezza del corteo hanno dapprima cercato di far scorrere il corteo il più velocemente possibile, e poi fatto cordone per evitare qualsiasi manifestazione di conflitto che andasse oltre gli slogan e gli sfottò, di fatto interponendosi tra la polizia ed la gente e formando un cordone rivolto verso il corteo. Non si trattava di tutelare la fiumana di persone che stava sfilando in quel momento da azioni che avrebbero messo in pericolo il corteo, ma di una quasi censura di forme di contestazione diretta al luogo che in quel momento simboleggiava il motivo stesso della manifestazione. Gruppi di compagn* che si “attardavano” a gridare di fronte allo schieramento poliziesco (dietro cui spuntavano le faccie dei cattofascisti al congresso) sono stat* “gestit*” e spintonat* dal servizio d’ordine del corteo. In una nota di fastidioso colore ci teniamo a ricordare un fantomatico “compagno” sindacalista, con tanto di pettorina bianca targata “Non Una Di Meno”, che a noi personalmente intima di avanzare con il percorso stabilito.

Non che ci siamo ritrovate stupite da tal gestione della piazza, nella misura in cui era coerente con le policy decise con fatica pre-corteo nelle riunioni tra le varie realtà locali che compongono NUDM. Per quanto abbiamo fiducia ne* compagn* che hanno messo le proprie energie nell’organizzazione di un corteo che ci ha riempite anche di forza e di emozioni, non possiamo che constatare che queste stesse policy sono espressione di una pratica che ne esclude o quanto meno ne limita molte altre e che leggiamo come la manifestazione di una egemonia all’interno di una rete di alcune aree politiche. Ribadiamo la non-volontà da parte nostra di creare uno sterile scontro di schieramenti, ma di fare una (auto)critica che speriamo venga accolta e discussa sul piano politico che merita. L’aspetto che vogliamo mettere a critica non è la scelta di una forma di protesta festiva nell’occasione della giornata a Verona, con tutte le valutazioni fatte sul caso, ma che si continui a non prendere in conto dentro il panorama delle lotte in cui NUDM è coinvolta, la possibilità di assumere altre forme di espressione di rabbia e di conflitto.

Da questo episodio durante il corteo del 30 a Verona emerge per noi che il rapporto che NUDM ha con l’autodifesa femminista e la violenza non è chiaro, ma si inscrive ancora in un paradigma eteronormato. In effetti, limitare o condannare le compagne perché autodeterminano il loro modo di stare in piazza secondo quella che per loro è una modalità offensiva commisurata alla forza del corteo e alla piccolezza del proprio obiettivo polemico (quattro cattofasci terrorizzati difesi da un ridicolo cordone di poliziotti) rischia di inscriversi in una lettura estremamente binaria (e quindi patriarcale) delle espressioni di rabbia e schifo.

La nostra idea di NUDM come movimento transfemminista non può riprodurre narrazioni eteronormate sulla violenza politica, e soprattutto non può farlo senza considerare il posizionamento dei corpi che la agiscono – corpi femministi, corpi queer, che si autodeterminano con fatica nel mondo attuale, ma che dovrebbero trovare sponda e apertura in una rete che si nomina (trans)femminista.

Occorre prendere parola, nelle realtà locali della rete così come nei momenti di assemblea nazionale, sul fatto che vogliamo aprire spiragli ad altre pratiche rivendicative e di lotta, che ci vogliamo liberare dai ruoli tradizionali anche nelle nostre azioni politiche dentro NUDM. È necessario perché il silenzio e la censura sono scelte complici di narrazioni egemoniche, che relegano i nostri corpi a forme di inazione e non-violenza in quanto corpi deboli, inscritti in un paradigma eteronormato che attribuisce la violenza solo ai soggetti dominanti. Dobbiamo prendere parola, creare gli spazi, discorsivi e reali, perché una pluralità di pratiche ancora da inventare si dispieghi, soprattutto in un movimento con un’ampiezza come quello che ci troviamo ad attraversare.

In questo testo abbiamo scelto di mettere la parola (trans)femminismo tra parentesi perchè il passaggio di soggettivazione trasfemminista per noi ha un fondamento anche in una rottura radicale con le pratiche binarie di militanza vetero femminista, e tale rottura che auspichiamo per questo movimento non può essere unicamente linguistica. Se vogliamo, attraverso e durante la nostra pratica politica, aprirci spazi di libertà, dobbiamo prenderci e riappropriarci tutte le pratiche che possono esserci utili e non solo quelle che abbiamo l’abitudine di percorrere. Esistono soggettività femministe e queer che scalpitano dall’impazienza di uscire dall’immaginario gioioso e docile, noi che scriviamo siamo tra queste, e non ci possiamo permettere di perdere l’occasione di farlo succedere.

 

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2 pensieri su “Siamo tutte transfemministe – Considerazioni sul corteo del 30 a Verona: per una pluralità di pratiche”

  1. Quello che mi piacerebbe sapere è se stanno parlando a livello personale, collettivo, sono in qualche nodo di NUDM? Nelle assemblee locali probabilmente il tema viene trattato o comunque verrà trattato, ma trovo poco chiaro il contesto di questa riflessione. Se non fanno parte di NUDM stanno indicando una direzione comunque alle varie assemblee? sarò io ma sinceramente non capisco.

    1. proprio per non parlare a nome di nessuno hanno scritto un documento di una varietà d gente. a noi è sembrato corretto fosse inviato in questa forma e così lo abbiamo pubblicato. come invito alla discussione collettiva, certo. 🙂

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