Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Perché le donne a seno scoperto infastidiscono?

Ci scusiamo di dover coprire i capezzoli di queste fiere ragazze ma facebook trancia i post e le pagine solo per questa stupida ragione. Noi però vorremmo almeno far passare i contenuti che l’articolo regala. Nel link originale potete vedere le immagini senza censure.

 

Articolo di Paula Gimenez

in lingua originale QUI. Traduzione di Camilla del Gruppo di Abbatto i Muri.

Perché le donne a seno scoperto infastidiscono?

Il fine settimana passato si è celebrato l’Incontro nazionale delle donne a Trelew. Più di 50 mila donne hanno marciato per le strade di questa città e molte di loro lo hanno fatto senza maglietta e reggiseno. I media e le reti si son riempite di commenti negativi a riguardo e qua a FILO analizzeremo il perché.

Nelle mobilitazioni femministe e in particolare durante l’Incontro nazionale della Donne, molte ragazze hanno marciato a seno scoperto. Quante più donne col petto scoperto ci sono, quanto più sgomento narrano i media e maggiore è l’indignazione di molta gente. Che succede quando si chiama in causa il petto delle donne? Perché mostrare questa parte del corpo genera così tante controversie?

Quando si mostra e perché si mostra possono essere due domande che aiutano a capirlo. Una donna svestita nella copertina di una rivista non è uguale a una donna svestita nella strada, con il suo corpo dipinto esigendo diritti. Nemmeno è uguale a una donna che allatta in pubblico o che mostra le sue cicatrici di qualche operazione. Nonostante le dovute differenze culturali e valutazioni, preme sottolineare come la società punti il dito accusatore contro coloro che osano fare uso del proprio seno liberamente.

Per capire un po’ di più queste differenze, FILO ha parlato con la sociologa e femminista Natalia Garavano, con Karina Felitti, ricercatrice del CONICET e con Ana Carolina, umorista, femminista e militante.

Perché la nudità è un’arma? Per Garavano il patriarcato gestisce l’uso e l’esibizione dei corpi delle donne. “Determina i criteri, i contesti e le forme in cui i nostri corpi appaiono pubblicamente, generalmente reificati. Sono oggetto del desiderio e della soddisfazione dello spettatore, nel caso della sessualizzazione; sono oggetto di sopravvivenza dei/lle figli/e, in caso di maternità”, analizza.

Sembra che la paura e la predica che l’esibizione delle tette genera, non siano solamente una questione moralema anche il segno di un empowermentche le donne non dovrebbero avere. “Quando una donna decide le forme e i contesti per l’uso e l’esibizione del proprio corpo, appare il ripudio. Quindi, si tratta evidentemente di un problema di potere e di autonomia. Quello che infastidisce è il corpo autonomo, la possibilità di decidere cosa, come, quando e perché. Nello stesso senso si può leggere la resistenza alla legalizzazione dell’aborto e alla regolazione del sex work. Lo stesso vale per il dibattito pubblico smisurato che si genera ogni volta di fronte alla decisione di molte donne di non allattare. L’irruzione politica del corpo annuncia l’abbandono del nostro storico ruolo di oggetto e la trasformazione in soggette politiche con potere decisionale. E’ questo che genera il disagio. La donna libera”, continua Natalia.

La campagna #FreetheNipple (#Liberailcapezzolo), movimento fondato dall’attivista e cineasta Lina Esco, interroga la convenzione che considera “indecente” l’esposizione del petto della donna, e che invece non considera allo stesso modo l’esposizione del petto dell’uomo. In questa linea la pubblicità del 2016 riguardante il cancro al seno utilizzò, in maniera ironica, il petto di un uomo per mostrare come controllarsi.

La censura evidenzia in maniera evidente un limite, una linea immaginaria che divide quello che in questa società deve essere considerato atto pubblico e quello che invece è fuori norma.

Tappare gli occhi ai/lle nostri/e figli/e quando in un luogo pubblico appare una donna a torso nudo può essere una delle tipiche reazioni di padri e madri. “Questo accade giustamente perché si stanno scavalcando i limiti sociali prestabiliti in quanto a criteri, forme e contesti per esibire il seno. Ricordo il caso delle ragazze che si tolsero i reggiseni nella spiaggia di Necochea. Sono arrivate 5 pattuglie perché c’erano ‘famiglie’ che non si sentivano a loro agio perché ‘come lo spiego ai miei figli?’. Figli a cui, con ogni probabilità, non è mancata, tra le primissime esperienze della loro vita, la visione di una tetta. E che probabilmente vedono la televisione, dove appaiono molte tette. E per di più, tutto ciò accadeva in una spiaggia. A volte si usano triangoli che coprono solo il capezzolo. Difatti c’è anche un tema con il capezzolo, no? Se il capezzolo non si vede, non c’è lo scandalo”, sostiene Garavano.

Da parte sua, Ana Carolina, umorista e femminista, è una militante dell’andare a seno scoperto e sostiene che una delle ragioni per cui lo fa è che “una donna a seno scoperto è una donna disobbediente”.

Ana Carolina, che utilizza molto questo mezzo e interpella politicamente con il suo seno, assicura che la gente reagisce e s’infastidisce in molte maniere che però condividono una caratteristica importante per l’analisi: “Una differenza che osservoe che mi piacerebbe segnalare, è come rispondiamo all’impulso di guardare, alla curiosità che ci provoca “l’oscurato” a seconda della nostra età. I bambini lasciano scorrere lo sguardo curiosi mentre le persone adulte si sforzano di non guardare, lottando contro la loro voglia”, aggiunge.

Una delle osservazioni più ripetute ed evidenziate contro l’autonomia dei seni si sostiene con la frase “Non ho bisogno di mostrare il mio corpo se sono intelligente”. Dibattiti interi affermano che una donna non ha bisogno del suo corpo per esprimere idee.

Di fronte a questo argomento la sociologa indica: “Il corpo egemonico che il patriarcato modella per le donne è solo un corpo e niente di più. La donna come prodotto, senza contenuto, salvo l’apparenza. Il femminismo manifesta, di contro, che il corpo e la mente si danno la mano, che si ha bisogno del corpo e della testa per lottare”.

La doppia morale che si nasconde dietro la sessualizzazione del petto femminile s’intensifica quando le donne decidono di mostrare le tette in una marcia. Con il corpo dipinto con frasi come “il mio corpo, la mia decisione”, centinaia di donne interpellano una società che spesso le vuole nude e altrettanto spesso coperte e calmate.

Da alcuni decenni in Occidente il nudo si è convertito in una strategia di protesta femminile e/o femminista. La pratica di mostrarsi totalmente a torso nudo è utilizzata da molte donne cis e trans di diverse età, nazioni, etnicità, classi, e corporalità, come un modo di richiamare l’attenzione sulle loro rivendicazioni sociali, politiche, economiche, lavorative, (non) riproduttive e sessuali”, spiega Feletti.

Perché l’immagine di una donna con il petto nudo che manifesta è mostrata come se fosse una violenza?“Il problema è la decisione autonoma, la libertà delle donne di mostrarsi. Nelle manifestazioni succede sempre: alla gente e ai media sembra più aggressiva una donna nuda  piuttosto che il fatto che ogni 30 ore si verifichi una morte a causa di violenza machista”, conclude Garavano.

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Un pensiero riguardo “Perché le donne a seno scoperto infastidiscono?”

  1. infastidiscono perché eccitano gli uomini e fanno pensare al sesso (che al giorno d’oggi è ancora tabù). sono fermamente convinto che se vivessimo in una società meno bigotta, e che non reprimesse la sessualità, e ci fosse maggiore naturalità con il corpo (e la vista di esso), ci sarebbero molti meno crimini sessuali.

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